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BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE,
Torino-Valdocco:
LA BATAGLIA DI VIENNA
(1683)
Lonomastico
di chi si chiama Maria
e gli affreschi della cupola
maggiore della Basilica
Quante sono le signore e le
signorine che portano il bellissimo nome di Maria? Moltissime!
In Italia e in tutto il mondo. Saranno liete di sapere che il
giorno del loro onomastico, che cade il 12 settembre, è
associato ad un episodio molto importante della storia della
Chiesa rievocato nella Basilica di Maria Ausiliatrice.
Infatti, nella parte della
cupola maggiore che è di fronte al trono dellAusiliatrice,
un gruppo di angeli sostiene un
arazzo rappresentante la battaglia di Lepanto, di cui abbiamo
già parlato in un numero precedente della nostra rivista.
A sinistra si può intravedere
la figura del re polacco Giovanni III Sobieski, il condottiero
delle truppe cristiane che liberarono la città di Vienna
nel 1683.
A seguito di questa vittoria,
del tutto insperata eppure di straordinaria importanza per la
sopravvivenza stessa dellEuropa cristiana, il Papa dellepoca,
il Beato Innocenzo XI, decise di estendere alla Chiesa universale
la festa
liturgica del Nome di Maria, dapprima
celebrata solo in alcune regioni.
Il Papa era infatti convinto
che la liberazione di Vienna, stretta dallassedio dei Turchi,
fosse stata un evento del tutto prodigioso e fosse stata ottenuta
per lintercessione di Maria, proprio il 12 settembre di
quel lontano 1683. Ma che cosa avvenne esattamente?
Lavanzata
irresistibile dei Turchi
Il secolo XVII è funestato
da una serie di guerre apparentemente interminabili tra gli Stati
europei: divisioni religiose tra Cattolici e Protestanti e lotte
dinastiche ne sono la causa, calo demografico e crisi economica
leffetto.
Ne approfittano i Turchi dellImpero
Ottomano che, di convinta fede islamica, attraversano un periodo
di grande
vigore militare e che puntano a stringere come una tenaglia il
Cristianesimo europeo, da Est e da Ovest. Puntano a conquistare
Vienna, la capitale dellImpero Asburgico, da essi chiamata
la mela doro e poi di là scendere a
Roma per trasformare la Basilica di San Pietro in una moschea.
Da tempo padroni dei Paesi
balcanici, conquistatori di Buda, capitale dellUngheria,
nel maggio del 1683 i Turchi radunano un enorme esercito, forse
trecentomila soldati, e scatenano loffensiva verso lEuropa
centrale, guidati da un generale feroce, il Gran Visir, Karà
Mustafà.
Dove passano, come loro costume,
devastano i villaggi, razziano ogni genere di bene, profanano
e distruggono le chiese, e rapiscono centinaia di donne per popolare
gli harem e soddisfare così i loro appetiti sessuali.
Dopo due mesi di marce forzate di venti e persino trenta chilometri
al giorno, si piazzano dinanzi alle porte di Vienna e la cingono
dassedio, attendendone la capitolazione, per fame e per
malattie.
Limperatore Leopoldo
I fugge e si rifugia nella città di Linz. Vienna è
eroicamente difesa da circa diecimila soldati e da volontari
disposti a perdere la vita pur di salvare lEuropa dallaggressione
turco-islamica.
La città rigurgita di
profughi e di malati. Le risorse idriche sono state inquinate,
topi infetti, gettati oltre le mura dagli assedianti, fanno dilagare
la peste. Voragini sono aperte lungo i bastioni.
Una campana della cattedrale
di Santo Stefano continua a convocare gli eroici difensori con
i suoi rintocchi. Viene chiamata Angstern, che significa
angoscia. La capitolazione è vicina.
Veni,
vidi, Deus vicit
Il comandante della guarnigione
viennese, von Starhemberg, invia un messaggio disperato: Non
perdete più tempo, clementissimo signore, non perdete
più tempo. Lo sconfortato appello è rivolto
ad un principe, Carlo di Lorena, che, insieme ad altri condottieri
cristiani, aveva dato vita ad unalleanza militare di truppe
cristiane, accampate sulle colline a nord di Vienna. Il generale
è il re polacco Giovanni Sobieski, ritratto in Basilica,
ma lanima che infonde coraggio e fiducia ai difensori accorsi
per liberare la capitale è un frate cappuccino, Marco
dAviano, beatificato da Giovanni Paolo II nel 2002.
Tutti lo considerano un santo:
i nobili e le regine che lo vogliono come consigliere spirituale
e confessore, il popolo che si affolla per ascoltarne le prediche
e tagliuzza il suo mantello per ottenerne reliquie, e il Papa
che gli affida missioni impossibili, come quella, per lappunto,
di mettere daccordo i re cristiani, sempre divisi, per
impedire il dilagare dellIslam.
La mattina dell11 settembre,
Marco dAviano celebra una Messa sulla montagna di Kalhenberg.
Il re polacco Giovanni gli fa da chierichetto.
Le truppe cristiane sono presenti
e, alla fine della Messa, Marco dAviano grida: Ioannes
vinces, che in latino significa Giovanni
vincerai.
Ed accade proprio così. Nonostante la sproporzione numerica
tutta a vantaggio dei Turchi, mentre Marco dAviano corre
da una parte allaltra gridando Gesù e Maria,
le campane suonano a distesa e donne e bambini invocano nelle
chiese la Madre di Dio, le truppe cristiane mettono in fuga quello
che era considerato il più potente esercito del tempo.
Alla sera del 12 settembre del 1683 i Turchi fuggono disordinatamente.
Dopo molti secoli di supremazia,
inizia il loro declino. Negli anni successivi, anche Buda e Belgrado
vengono loro sottratte e ritornano ad essere cristiane. Come
questo sia potuto accadere è stato ben compreso dai contemporanei.
Quando il giorno seguente alla vittoria, Giovanni Sobieski entrò
trionfalmente in città, il corteo, per ordine del re,
si diresse verso la chiesa della Madonna di Loreto: allintervento
della Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani, era attribuita la vittoria.
Fu celebrata una Messa, durante
la quale il re rimase in ginocchio. Al Papa egli inviò
un messaggio per annunziargli la vittoria: Veni, vidi, Deus vicit.
Il Pontefice, Innocenzo XI, che aveva voluto organizzare la Crociata,
istituì la festa in onore del Nome di Maria in ricordo
e ringraziamento della vittoria, per il cui conseguimento tanto
si era prodigato il Cappuccino Marco dAviano che, oltre
a benedire le truppe, sarebbe pure allorigine della bevanda,
conosciuta in tutto il mondo: il cappuccino, per lappunto.
Una notizia, priva però
di documentazione storica, riporta che egli avrebbe suggerito
di aggiungere del latte al caffè. Esso era gustato a Vienna
dopo la battaglia in cui i soldati cristiani ricupererarono,
nel bottino, anche sacchi di caffè. La bevanda, ottenuta
dalla mescolanza, proposta da Marco dAviano, di caffè
e latte, piacque tanto che gli avventori dei primi bar viennesi
vollero chiamarla cappuccino.
Se questultimo è
solo un aneddoto piacevole, ma storicamente infondato, una pensosa
riflessione si impone. Molto probabilmente, come ricorda Rino Cammilleri, in
Europa, le nostre donne
oggi porterebbero il chador, sarebbe proibito bere
vino e birra, gli adulteri sarebbero lapidati e ai ladri mozzata
la mano destra e i cristiani, se ancora esistenti come esigua
minoranza, sarebbero solo dei dhimmi, cioè
dei sottomessi, se a Vienna, nel 1683, la Madre di
Dio non fosse stata accoratamente invocata da un re polacco di
Lei devotissimo, che nella sua cappella faceva cantare ogni giorno
le litanie lauretane, e da un frate cappuccino, inviato da un
Papa che volle la festa del Nome di Maria.