LE RELIQUIE:
RICORDI DEI SANTI

Alle reliquie (resti dei Santi od oggetti particolarmente legati al sacro), è attribuito un valore protettivo e una particolare potenza. Per questo non possono venire trattate liberamente da chiunque: la santità come tale deve godere a sua volta di una particolare sacralità, atta quasi a mantenere la potenza ad essa connessa (questo elemento è presente a livello antropologico in molte culture). I resti sacri sono preziosi e perciò vanno protetti.

Ecco la vera funzione del reliquiario: conservare e custodire un “oggetto” di valore in grado di rinviare al sacro. A ciò si aggiunge nel tempo la garanzia dell’autenticità con i sigilli del “contenitore”. Fra i resti sacri esposti alla pubblica venerazione e il fedele si avrà sempre, almeno in età moderna, una barriera data da un reliquiario. La cerimonia del bacio delle reliquie, assai diffusa un tempo, era “mediata” da un reliquiario o una “pace”. Una particolare forma di reliquiario si lega alla concezione ciclica del tempo.

In questi “quadri”, per forza abbastanza grandi, c’è una reliquia per ogni giorno dell’anno. In varie chiese, un tempo, si esponeva quotidianamente una reliquia, seguendo il calendario liturgico: a Torino, a partire dal 1930 nella Chiesa dell’Ausiliatrice, quest’uso si è mantenuto fino ad oggi. Si traduce visivamente quanto ricordato ogni giorno dal Messale, nelle “memorie” dei Santi.

I reliquiari

La reliquia, per avere valore, deve essere “autentica”, perciò il reliquiario reca sigilli in ceralacca con lo stemma del Vescovo la cui funzione è quella di fermare i fili o i nastri, possibilmente di seta rossa (colore del sangue), che fissano il resto sacro al supporto: il sigillo impedisce le frodi. Oltre a ciò occorre un documento che descriva il reliquiario e riproduca il sigillo vescovile: solo con l’“autentica” la reliquia è accettata e riconosciuta degna di venerazione dalla Chiesa. Questa documentazione codificatasi nei secoli, si è resa necessaria per il moltiplicarsi abnorme delle reliquie (pare, ad esempio, che Sant’Apollonia avesse oltre 300 denti e San Giovanni Battista più teste). La proliferazione delle reliquie è dovuta ad un fiorente commercio legato prima alle Crociate e poi alle “indulgenze”, una delle cause scatenanti la Riforma protestante.

Alcuni Santi sono in realtà nomi di persone forse mai esistite: solo con le decretali del 1234 si riconosce la canonizzazione quale prerogativa del Papa. La garanzia dell’autenticità delle reliquie va posta in relazione e si accompagna alla definizione del processo di canonizzazione, codificato definitivamente da Benedetto XIV e semplificato in modo consistente solo nel XX secolo (l’ultima legislazione in materia è del 1983). Del resto nei periodi più antichi i “Santi” nascevano dalla tradizione orale e dalla devozione popolare: solo più tardi avveniva il riconoscimento della Chiesa. Per questo erano elementi importanti il corpo “incorrotto” e l’“odore della santità” che più che il profumo, che poteva “emanare” dai luoghi di sepoltura, ricorda lo stile di vita inatteso dei Santi.

Ci sono pervenuti molti reliquiari medioevali, per lo più lavori di alta oreficeria. Dall’Oriente (terra di martiri e delle Crociate) arrivavano sacchetti contenenti ossa o frammenti umani, oggetto di contesa fra nobili casate (che possedevano la maggior parte delle reliquie). Conquistato il prezioso resto, lo si “montava” in un contenitore il cui valore era giustificato dalla potenza, anche taumaturgica, della reliquia.
I reliquiari assumono con frequenza la forma di parti anatomiche. Mi riferisco non tanto al busto reliquiario che servirà da ritratto ma alle braccia, alle gambe, ai piedi ed alle mascelle. La reliquia, di solito, era racchiusa in un reliquiario che assumeva la forma anatomica corrispondente (un dito, ad esempio, era posto in un reliquiario a forma di dito o di mano). Lo “smembramento” dei corpi (oggi vietato), a livello di oggetto, presenta analogie con gli ex-voto anatomici raffiguranti le parti del corpo sanate dalla divinità e richiama usi funebri europei. Fra i nobili, infatti, era presente una forma di imbalsamazione che comportava il seppellimento di cuore e viscere in luoghi sacri differenti rispetto a dove si sotterrava il corpo. In tale contesto il “testamento del capitano di Saluzzo”, canzone dove il militare ferito a morte lascia ogni parte del corpo a persone diverse, raccolta nel XIX secolo in più regioni italiane, è più realistica di quanto non sembri a prima vista.
La Riforma protestante ha affievolito, almeno momentaneamente, l’interesse per le reliquie specie da parte dei nobili: a partire dal XVII secolo però i reliquiari sono numerosi nelle chiese e si sviluppa una particolare tipologia che diventerà d’uso domestico dove il valore ornamentale è prevalente.

Dalla Controriforma in poi mi sembra che i reliquiari delle chiese siano di materiali meno pregiati del passato (fatte le debite eccezioni): c’è più argento e meno oro, diminuiscono le pietre preziose e molti sono di legno dorato o argentato.
Nel XIX e nel XX secolo il processo industriale investe pure le fabbriche di arredi sacri: i reliquiari diventano oggetti seriali e sovente dozzinali. Moltissimi sono in metallo: fra i prodotti più interessanti troviamo quelli smerciati in tutta Italia dal Pontificio stabilimento d’arredi sacri Bertarelli di Milano.
I reliquiari assumono svariate forme e può essere utile una distinzione in base alla grandezza come quella dei cataloghi di oggetti sacri e degli inventari delle chiese.

                                                                                                 Laura Borello


IMMAGINI:
1  
La Cappella delle Reliquie della Basilica di Maria ausiliatrice a Torino-Valdocco
 Reliquie di San Francesco di Sales e di Santa Giovanna Francedsca de Chantal
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-9
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