IL PELLEGRINAGGIO E
I SUOI RICORDI
Se il fedele
che compie un pellegrinaggio lascia facilmente un dono al Santuario,
specie quando viene da lontano, ancor più facilmente desidera
portarsi via un ricordo dal luogo di culto che ha visitato: ciò
che riporta con sé non è solo un ricordo, ma assume
anche un valore di protezione.
Lazione del prendere qualcosa è ben chiara nel Medioevo
nei pellegrinaggi di Terrasanta: i crociati ottenevano non sempre
in modo corretto le reliquie che portavano nei loro Paesi dorigine
e ben presto ciò che resta dei santi diventò
oggetto di contesa fra i potenti in quanto si riteneva che i
resti dei martiri avessero uno speciale potere taumaturgico e
qualità particolari oltre al fatto di conferire prestigio
e potere a chi le deteneva.
Reliquie tratte dai luoghi di Terrasanta1 (e non più dei
martiri) saranno date ai pellegrini ancora nel XIX secolo.
In questo periodo, tuttavia, pietre e terra tratti dai luoghi
che videro la presenza fisica di Gesù Cristo sembrano
essere state sostituite dai fiori raccolti in quegli stessi luoghi
considerati sacri dalla tradizione cristiana.
I fiori del resto costituiscono materiale rinnovabile di anno
in anno a differenza di pietre e terra.2 Il santino
con questi fiori assume il valore di reliquia e sarà possibile
trovarlo, forse come probabile imitazione, anche in altri luoghi
di culto.3
Il significato protettivo dellimmagine in sostanza è
parzialmente assimilabile a quello della reliquia.
Il ricordino
religioso
Il pellegrinaggio o la visita
al Santuario finisce per coinvolgere anche altre persone, dagli
amici ai parenti, attraverso specifici doni religiosi legati
ad un determinato luogo di culto. Nei tempi più antichi
il pellegrino prendeva delle immagini sacre di piccole dimensioni
da porre sul cappello in modo tale che fosse chiaro il raggiunto
obiettivo del viaggio a chiunque incontrasse lungo la via del
ritorno a casa. Oggi questo utilizzo dellimmagine sacra
può far sorridere ed appare, a prima vista, lontano dalla
nostra religiosità anche se è ancora presente specie
in Italia
meridionale.
Tuttavia, gli oggetti ricordo che si possono solitamente acquistare
nei pressi di un luogo di culto, spesso di gusto discutibile
in sintonia con tutta lindustria del ricordo turistico
di basso costo, e hanno in fondo lo stesso valore delle immaginette
sul cappello. Essi testimoniano infatti di fronte agli altri
lavvenuto incontro fra divinità e fedele in una
precisa collocazione geografica.
Inoltre, oggi, al posto dellimmagine sul cappello si è
in un certo senso sostituita la cartolina spedita ai conoscenti
o anche ladesivo posto sui vetri delle macchine in una
sempre innegabile continuità fra passato e presente.
Le cartoline dei Santuari spesso recavano e recano una frase
augurale nei confronti di chi la riceve ed evidenziano latteggiamento
di preghiera caratteristico dei pellegrinaggi in quanto è
frequente trovare riportata lespressione Ho pregato
per te. Tipologicamente possiamo distinguere le cartoline
che raffigurano solo lesterno delledificio di culto,
quelle che recano leffigie venerata o un suo dettaglio
e quelle che riportano limmagine delledificio sopra
a cui viene collocata licona venerata. Ritroviamo la stessa
tipologia iconografica anche nelle immaginette devozionali.
Alcuni ricordini
particolari
Alcune tipologie di oggetti
che si possono trovare con facilità nei Santuari, assumono
un chiaro valore simbolico, anche se nel corso del tempo è
andato in parte scemando, ed agiscono nei pellegrini a livello
inconscio.
Una tipologia di oggetti particolarmente interessante è
costituita dalle tazze dei Santuari ossia da quelle scodelle
su
cui
è riportata limmagine sacra di un determinato luogo
di culto o delledificio sacro.
Gli oggetti di questo tipo di mia conoscenza sono da ricondurre
prevalentemente ai Santuari mariani. A mio avviso trovano il
prototipo nelle tazze e nei piatti della Santa casa
di Loreto: tali stoviglie erano (e sono) impastate
con terra raccolta nella Santa Casa. Le tazze assumevano (e assumono)
con questo impasto (garantito tramite un sigillo una volta di
ceralacca) un forte valore protettivo ed un significato antropologico
importante costituito proprio dallelemento terra unito
al tema della Madre.
Il valore protettivo è rintracciabile anche nel caso di
altre scodelle con leffigie Mariana quali quelle di Oropa
(che sono sicuramente le più comuni) o della Madonna del
Sangue di Re.4 Ricordo che proprio a Loreto ritroviamo delle
bustine di carta con limmagine della Vergine che contengono
polvere della Santa Casa la quale, nellimmaginario
popolare ha valore terapeutico: quello di Loreto non è
comunque un caso isolato. Tale concezione coinvolge il tema della
medicina popolare ed è un discorso molto complesso che
non va immediatamente tacciato di superstizione. Si tratta di
una tematica che trova, a mio avviso, il culmine con le così
dette immagini da mangiare ossia immaginette con
la Vergine (e in qualche raro caso di santi) da sciogliere in
acqua e da bere. Queste immagini sono ancora distribuite in alcuni
Santuari mariani austriaci.5 Si rileva che in genere i piatti
su cui sono raffigurate le immagini sacre sono più recenti
rispetto alle scodelle senza manici ed anche le tazzine da caffè
presenti in diversi luoghi di culto sembrano appartenere ad una
produzione recente.
I recipienti
per le acque
Unaltra tipologia di
ricordi dal forte significato simbolico è costituita dal
bicchiere
con leffigie venerata. Moltissimi Santuari sorgono nei
pressi di sorgenti e lacqua che ne scaturisce ha sovente
particolari qualità terapeutiche: a tutti è noto
il richiamo al tema dellacqua di vita presente nei Vangeli.
Da questi elementi risulta abbastanza chiaro il valore simbolico
del bicchiere, contenitore del prezioso liquido. Non a caso fra
i più comuni troviamo quelli del Santuario della Madonna
di Lourdes: di solito sono bicchieri ornati di stelline contenuti
dentro piccole scatole di latta cromolitografata su cui è
raffigurata la scena della grotta di Massebielle. Lo stesso disegno
si trova anche sulle più antiche borracce presenti nel
Santuario a cui, nel corso del tempo, si è andata sostituendo
la bottiglia di vetro con la forma della Vergine e poi quella
di plastica. In ogni caso ciò che per il pellegrino ha
valore è lacqua più del contenitore (non
a caso il contenitore è in vendita a differenza dellacqua).
Legata allacqua è anche la bottiglia di vetro diffusa
come la borraccia contenitore, che si trova in vari Santuari
fra cui quello di San Nicola di Bari: in questo caso i contenitori
che recano limmagine del Santo dipinta su vetro, non mi
sembrano legati a particolari valenze taumaturgiche del liquido
ma ritengo piuttosto che presentino un preciso riferimento alle
vie dei pellegrinaggi medioevali tanto più che hanno una
tradizione più che secolare alle spalle e fra laltro
la pittura su vetro è unespressione caratteristica
dellartigianato di più regioni del Sud dItalia.
Laura Borello
1 Possiamo quindi considerarle reliquie per contatto ossia
divenute tali in quanto state a contatto con il sacro
in questo caso identificabile con la presenza fisica di Cristo
in questi luoghi.
2 Che la devozione popolare abbia a lungo andare determinato
la perdita di fonti di reliquie è testimoniata
in più casi. Ad esempio si racconta che a Spiazzi di Monte
Baldo (Verona) la Madonna di notte fece crescere improvvisamente
un tiglio di grandi dimensioni per sostenere un ponte che permettesse
di raggiungere unicona sacra: nel tempo a furia di staccare
reliquie tale albero sparì. Anche ad Oropa esisteva una
pietra che si diceva avesse il potere di fecondare le donne.
Nel corso del XX secolo è sparita, alcuni dicono tolta
dalle autorità ecclesiastiche perché elemento che
incentivava la superstizione.
3 È possibile reperire
sul mercato immaginette con i fiori in uso a livello locale e
che non hanno avuto particolare diffusione (ad esempio immagini
con i fiori raccolti accanto alla tomba di Don Bosco) e di Santuari
importanti come quello di Lourdes o di Paray-Le-Monial dove ha
avuto luogo la visione di Santa Maria Margherita Alacoque.
4 Il valore taumaturgico
di questa tazza viene sottolineato da un miracolo
legato strettamente allambito ecclesiastico. Si racconta
che il Rettore di Re nel XX secolo, chiese ripetutamente al Salesiano
Don Rua di inviare le figlie di Maria Ausiliatrice a Re per gestire
lospizio del Santuario della Madonna del Sangue. Don Michele
Rua promise che le avrebbe mandate soltanto se fosse stata guarita
Suor Maria Prono, gravemente malata. Dal Santuario di Re viene
spedita una scodella benedetta nell edificio sacro invitando
a servire i pasti in quel contenitore. La suora, come colpita
da una scarica elettrica, mentre il Rettore di Re prega, guarisce.
5 Le immagini da mangiare
sono molto piccole e fatte in carta velina in modo da poterle
sciogliere facilmente con lacqua. Oltre alle immagini esistevano
anche statue in cartapesta che venivano grattate
e la polvere ottenuta mescolata nel cibo o nellacqua aveva
potere taumaturgico o poteva ad esempio ottenere il latte alle
puerpere.
IMMAGINI:
1 San Giacomo trasporta due pellegrini, manoscritto
della Biblioteca Palatica di Parma
2 Pellegrini,
da una miniatura fiamminga del XIV secolo
3 Scatola
di biscotti del Santuario Madonna di Oropa (Biella)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-7
VISITA Nr. 