I PELLEGRINI E I LORO SEGNI:
CIO' CHE SI PRENDE
E CIO' CHE SI LASCIA NEI SANTUARI

Mi è sempre piaciuto considerare il Santuario come un luogo di scambio dove il pellegrino lascia e nello stesso tempo prende qualcosa. Osservando questo via vai, dai e nei Santuari, mi pare interessante provare a ricostruire alcuni aspetti della devozione popolare, comune un po’ a tutti i luoghi di culto e non solo ai Santuari.
Il primo punto da chiarire è quello relativo al termine stesso di “pellegrino”: ogni volta che ci si reca in un Santuario si compie comunque e sempre un pellegrinaggio per cui ogni fedele si identifica in realtà con questo termine. L’iconografia devozionale popolare a livello di immaginette e di incisioni presenta in più casi la figura di un pellegrino vestito come San Giacomo che sale sulla montagna in cima alla quale si trova la luce, indice della Gerusalemme celeste contrapposta alla vita terrena segnata dai rovi delle difficoltà.1

Pellegrinaggio, metafora dell’esistenza

Il tema del pellegrinaggio è fondamentale per il cristiano proprio perché rappresenta il corso della vita che porta in cielo. Ho avuto modo già di segnalare un fatto curioso presente sulle immaginette devozionali: verso la fine dell’Ottocento vi sono santini che raffigurano il pellegrinaggio della vita come un biglietto ferroviario di sola andata per il Paradiso o l’Inferno.
Può far sorridere questa irruzione di modernità, ma si tratta di un fatto molto interessante in quanto se prendiamo in mano una guida del pellegrino del 1889 che da Saluzzo accompagna i viaggiatori fino in Terrasanta, troviamo come il viaggio per terra e per mare (passando dalla Svizzera) occupi un ampio spazio e siano dati opportuni consigli pratici a partire dal bagaglio occorrente oppure su come prevenire il mal di mare o come ci si deve comportare con le donne orientali ed inoltre si sottolinea più volte la velocità del treno e, ad esempio, si rileva come “le fischianti vaporiere”, attraverso il tunnel del San Gottardo riescano in 20 ovvero 25 minuti a “divorare” ben 15 km “di buia strada appena illuminata da una lampada ogni mille metri”.2
È innegabile che i nuovi mezzi di trasporto incidano pesantemente rispetto a quelle che sono le antiche vie dei pellegrinaggi che hanno segnato l’Europa fin dalle età medioevali: è una trasformazione profonda che spesso ci sfugge forse perché troppo ovvia, in un mondo dove le distanze si calcolano ormai sul tempo impiegato a raggiungere un determinato luogo piuttosto che sulle reali distanze chilometriche.
Ancora nel testo del 1889 si mescolano ad aspetti strettamente devozionali altri interessi che oggi definiremmo turistici, antesignani di quel fenomeno che porterà nel secolo successivo al turismo di massa. Forse i “nuovi” mezzi di trasporto, più accessibili come costi e come quantità rispetto al passato, hanno incrementato forme di pellegrinaggi dove si è attenti anche all’interesse delle persone verso la conoscenza di nuovi luoghi.
In questi pellegrinaggi il gruppo sembra prevalere rispetto al singolo individuo: si tratta del resto di una tendenza presente a livello ecclesiale in tutto il XX secolo.

Varietà dei doni

Il segno concreto del passaggio dei fedeli può essere oggetto di studio a differenza di quello che è il significato più profondo di un impegno personale di fede, sicuramente non quantificabile. Tale segno può variare dalla offerta in denaro solitamente, ma non necessariamente, finalizzata alla celebrazione di una Messa, a forme particolari di doni che possono evidenziare un rapporto stretto ed una vera e propria intersezione con la vita personale del graziato.
In questo contesto assumono particolare significato gli ex-voto che testimoniano il colloquio avvenuto fra il fedele e la divinità e raccontano un intervento divino sempre reale e concreto per chi porta l’ex-voto, un “graziato” a cui i decreti di Urbano VIII, ammesso che li conosca, dicono ben poco, dove la distinzione fra grazia e miracolo diventa inutile, trattandosi di una sovrastruttura assolutamente incomprensibile. Il fenomeno dei doni votivi è tuttora vivo anche se assume spesso forme diverse rispetto al passato: allo stato attuale la fotografia e la necessità di documentare (secondo un’abitudine propria del XX secolo) sono atti fondamentali.

L’analisi delle relazioni di grazia relative a due Santuari mariani della città di Torino (la Consolata e la Madonna della Salute) ha ulteriormente evidenziato come il meccanismo che provoca l’ex-voto sia estremamente complesso ed il pellegrinaggio al Santuario sia comunque e sempre una fase importante nell’offerta votiva: sovente quello personale è lontano dalle vie tradizionali ed è slegato da particolari feste religiose. Del resto è assodato come l’offerta dei doni sia spesso accompagnata da particolari pratiche devozionali in cui il sacrificio divino ha un notevole rilievo.
Nell’ambito dei doni votivi ed in particolare della devozione popolare mariana, è da ricordare l’usanza di “votare” i bambini al blu, presente in diversi Santuari di area piemontese e francese ancora agli inizi del XX secolo, poiché legata al fenomeno delle processioni: tale “voto” comporta di vestire per un certo periodo, in base all’importanza della grazia ottenuta, i bimbi con un abito azzurro; colore che per tradizione viene attribuito alla Vergine e che richiama espressamente il cielo.
Il valore simbolico dell’abito in relazione alla Madonna, ritorna nelle processioni nello spazio in cui una volta sfilavano le figlie di Maria con la loro veste bianca e la cintura azzurra, abito che è presente anche su diverse immaginette devozionali proprio da riportare, come diffusione, a questa associazione religiosa e al mese di maggio, dedicato alla Madonna.

I pellegrini inoltre tendono a lasciare una firma o un commento sui muri del Santuario o incisi sui banchi della chiesa: si tratta di un’abitudine di certo non educata ma da segnalare a livello antropologico prima ancora che religioso. Talora i commenti possono essere anche sarcastici come quello che ho reperito su un ex-voto della prima metà del XX secolo dove sotto alla grande scritta di un’aula di tribunale “La legge è uguale per tutti” a penna, in maniera ortograficamente non corretta, è stato aggiunto “per chi cià quattrini”.

                                                                                           Laura Borello



1 Nelle immaginette di questo tipo in basso, ad intralciare le strada del pellegrino, troviamo sempre i rovi ed in alto la luce che può riportare o al tema della “Ianua Coeli” o alla figura di Cristo.
2 Guida del pellegrino in Terra Santa a cura del comitato cattolico saluzzese, 1889, Torino, tipografia degli Artigianelli, pag. 40. Si rileva inoltre che i redattori della guida insistono molto sull’economicità del pellegrinaggio anche se si visitano luoghi turistici come Vienna e se si passa dalla Svizzera: il risparmio è basato su offerte vantaggiose ottenute dalle ferrovie per le comitive organizzate.
IMMAGINE:
1 PROCESSIONE DI PELLEGRINI: Foto di Gianfranco BINI
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-6
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