L'ICONOGRAFIA DELL'AUSILIATRICE
Il
numero dei Santuari presenti sul territorio della penisola italiana
è assai elevato, tuttavia soltanto alcuni presentano uniconografia
certamente caratteristica e tale da avere il sopravvento sulla
maggior parte delle altre nellambito di una regione.
Per quanto riguarda il Piemonte si possono identificare tre Santuari
dal materiale iconografico particolarmente abbondante: la Consolata,
lAusiliatrice ed Oropa. Si può facilmente osservare
che i primi due si trovano a Torino e, fra laltro, a pochi
passi di distanza luno dallaltro, fatto sicuramente
insolito nel panorama dei Santuari italiani.
Un altro elemento da porre in evidenza è che se il Santuario
di Oropa e quello della Consolata sono molto antichi (entrambi
sorgono su siti archeologici e la Basilica della Consolata compie
questanno i 900 anni) quello dellAusiliatrice
risulta molto più recente in quanto costruito da Don Bosco
nel XIX secolo, per altro in unarea depressa della città.
Lappellativo della Vergine, come Ausiliatrice, è
assai più antico del Santuario torinese: appare già
ampiamente codificato nelle litanie lauretane nel XVII secolo
ma era già noto ed acquisito a livello popolare anche
in epoca precedente con uniconografia diversa rispetto
a quella che sarà definita nel corso del XIX secolo su
indicazioni di Don Bosco.
Certamente però liconografia voluta per il Santuario
torinese si impone prepotentemente al punto che oggi se qualcuno
vede limmagine della Vergine con il titolo Ausiliatrice
effigiata in modo differente rispetto a quella conservata a Torino
non sempre la riconosce.
Alla diffusione di tale iconografia ha senzaltro contribuito
unabile campagna a livello tipografico da parte del Santo
torinese, il quale conferma, anche in questo, di essere stato
un imprenditore di indiscusso rilievo nella Torino dellOttocento
ed in ambito italiano, se si tiene conto, ad esempio, che la
Basilica torinese è stata costruita con laiuto delle
offerte provenienti da tutta Italia proprio nella fase in cui
la città perdeva la qualifica di capitale.
Liconografia che ritroviamo sulle immagini devozionali,
in realtà, si inserisce nella tradizione propria dei santuari:
da una parte si privilegia licona venerata e dallaltra
il luogo di culto a cui si può unire anche limmagine
della Vergine. Lo stesso tipo di iconografia si ritrova anche
nelle cartoline ed in genere su tutto il materiale cartaceo reperibile
nei luoghi di culto.
Su poche immagini (rispetto al totale) si riproduce la pala dellaltar
maggiore nella sua interezza poiché si tratta di una composizione
troppo complessa di non sempre di facile resa tipografica specie
per supporti di piccolo formato, senza contare il fatto che la
sua piena comprensione va mediata da uno scritto piuttosto lungo
in cui si identificano i numerosi personaggi raffigurati.
Sui santini tendenzialmente si isola la Madonna: si riproduce
sia la Vergine come è stata dipinta nella pala sia la
statua processionale della festa del 24 maggio.
In alcune immagini più recenti accanto allAusiliatrice
compare la figura di Don Bosco in preghiera: è ovvio
lintento di unire in ununica immagine le due figure
più care alla devozione popolare presenti nel Santuario
torinese. Rileviamo che dopo la morte del Santo le immagini che
lo ritraggono superano quantitativamente quelle della stessa
Vergine e raggiungono capillarmente tutto il territorio italiano
(e lestero): questo sicuramente non avviene a proposito
del Santuario della Consolata dove le immagini di San Giuseppe
Cafasso, ivi sepolto, non risultano particolarmente diffuse malgrado
sia stato proclamato patrono dei carcerati e liconografia
per altro non presenta una varietà di atteggiamenti come
quella riscontrabile a proposito di Don Bosco.
Se nella Basilica torinese dellAusiliatrice vi sono ampi
richiami alliconografia antecedente a quella voluta da
Don Bosco, sia sulla facciata della chiesa, sia negli affreschi
interni, si può altrettanto inequivocabilmente affermare
che tali richiami hanno un valore molto limitato a livello devozionale.
Don Bosco nella scelta del titolo del Santuario ad un certo punto
richiama esplicitamente le litanie lauretane dove lappellativo
Ausiliatrice viene subito dopo quello di Consolatrice: sequenza
ideale con il Santuario più antico presente in città
a cui si affiancherà più tardi lappellativo
di Madonna della Salute (con lomonimo Santuario situato
allinizio del 900 in una delle zone più periferiche
della città).
Nelle litanie lauretane, tuttavia, lAusiliatrice ha anche
la funzione di porsi come baluardo in difesa della cristianità
minacciata dai Turchi che avanzano, difesa che raggiunge il culmine
con la battaglia di Lepanto del 1571, quando viene invocata da
Pio V (lo stendardo della battaglia è conservato nella
chiesa di San Domenico). E forse tale titolo può avere
oggi valenze rinnovate nel quadro dei mutamenti sociali e strutturali
in atto.
Laura Borello IMMAGINI: 1 Cartolina cromolitografata della prima
metà del XX secolo raffigurante lAusiliatrice ed
il Santuario torinese a Lei dedicato. 2 Cartolina cromolitografata
della prima metà del XX secolo edita dalla Buona Stampa
raffigurante la pala dellaltar maggiore conservata nel
Santuario torinese. RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-5 VISITA Nr.
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