PIETA' POPOLARE E LITURGIA
Nel volgere dei secoli,
il popolo di Dio ha attraversato stagioni differenti che hanno
variamente influito sul modo di esprimere il culto cristiano.
Non basta infatti coltivare un qualsiasi rapporto con Dio, giacché
la Chiesa esprime nella preghiera la propria fede nel Dio di
Gesù Cristo, impegnandosi a tradurre in vita vissuta le
mozioni dello Spirito Santo.
Se la liturgia pervade ininterrottamente ogni comunità
cristiana al di là del tempo e dello spazio, dalle prime
comunità apostoliche fino alle odierne, bisogna nondimeno
riconoscere linflusso avuto, su modi e forme di preghiera,
dalla sensibilità ecclesiale, culturale e sociale di un
dato momento storico che ha generato forme diverse di pietà
popolare.
Insieme alla celebrazione liturgica,
fonte e culmine della vita della Chiesa come ricorda
il Concilio Vaticano II, la tradizione testimonia pertanto una
grande ricchezza di modalità di orazione privata e comunitaria:
è lambito generalmente chiamato pietà
popolare o religiosità popolare o devozionale,
avente una significativa incidenza nella vita spirituale dei
fedeli.
La Chiesa ha sempre avuto coscienza
del necessario rapporto che deve avere con la Liturgia un tale
ambito, nel rispetto della fisionomia propria, essendo meno normato
pur senza cadere nello spontaneismo. Si sente spesso dire, che
alla codificazione della Liturgia si contrappone la creatività
che contrassegna la pietà popolare, dove si dice
la gente semplice ritrova più facilmente se stessa.
Come in ogni generalizzazione cè qualcosa di vero
in questo, ma anche di molto parziale: ecco perché si
è sentita la necessità di redigere un Documento
che richiamasse i principi e desse indicazioni ed orientamenti
al fine di maturare quellarmonizzazione tra Liturgia e
pietà popolare auspicato dai Padri del Concilio Vaticano
II.
Limportanza
della pietà popolare
La pietà popolare è
un tesoro della Chiesa: per capirlo, basti immaginare la povertà
che ne risulterebbe per la storia della spiritualità cristiana
dOccidente lassenza del Rosario o della Via Crucis.
Sono due esempi soltanto, ma
sufficientemente evidenti della posta
in gioco. Qualcuno potrebbe obiettare circa la preziosità
della pietà popolare, citando al contrario pratiche di
superstizione falsamente rivestite di religiosità. Dunque,
proprio per aiutare a riflettere e a discernere con sapienza
in tale materia si è preparato un Direttorio. Dopo il
Concilio Vaticano II, restava ancora, per certi versi, da affrontare
il discorso toccato dal documento Sacrosanctum Concilium sul
rapporto tra Liturgia e pietà popolare. Nellaffermare
il primato della Liturgia, Culmine a cui tende lazione
della Chiesa e, insieme, fonte da cui promana tutta la sua virtù
(Sacrosanctum Concilium, n. 10), il Concilio ricordava anche
che La vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione
alla sola Liturgia (ibidem, n. 12). Ad alimentare la vita
spirituale dei fedeli vi sono, infatti, anche i pii esercizi
del popolo cristiano, specialmente quelli raccomandati dalla
Sede Apostolica e praticati nelle Chiese particolari su mandato
o con lapprovazione del Vescovo. Nel richiamare limportanza
che tali espressioni cultuali siano conformi alle leggi e alle
norme della Chiesa, i Padri conciliari ne hanno tracciato lambito
della comprensione teologica e pastorale: I pii esercizi
siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra Liturgia,
da essa traggano in qualche modo ispirazione, e ad essa, data
la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano
(ibidem, n. 13).
Largomento della pietà
popolare fu riproposto tra i compiti del rinnovamento postconciliare
dallo stesso Giovanni Paolo II nella Lettera apostolica Vicesimus
quintus annus: la pietà popolare non può
essere né ignorata, né trattata con indifferenza
o disprezzo, perché è ricca di valori, e già
di per sé esprime latteggiamento religioso di fronte
a Dio. Ma essa ha bisogno di essere di continuo evangelizzata,
affinché la fede, che esprime, divenga un atto sempre
più maturo ed autentico. Tanto i pii esercizi del popolo
cristiano, quanto altre forme di devozione, sono accolti e raccomandati
purché non sostituiscano e non si mescolino alle celebrazioni
liturgiche. Unautentica pastorale liturgica saprà
appoggiarsi sulle ricchezze della pietà popolare, purificarle
e orientarle verso la Liturgia come offerta dei popoli
(n. 18). Ecco allora limportanza di conoscere il valore
della pietà popolare, di tutelarne la genuina sostanza,
di purificarla dove fosse necessario, di illuminarla con la luce
della Sacra Scrittura, di orientarla alla Sacra Liturgia, senza
contrapporla ad essa.
Favorire
linteriorità
La pietà popolare è
espressione della fede. È risaputo che la fede viene misurata
dalla sua pratica nelle circostanze concrete della vita. In questottica,
le molteplici forme di genuina pietà popolare sono anzitutto
la testimonianza della fede dei semplici di cuore, espressa in
modo immediato, sottolineando ora luno, ora laltro
degli aspetti della fede, senza pretendere di abbracciare contemporaneamente
tutto il contenuto della fede cristiana.
Gli stessi elementi sensibili, corporali
e visibili, che caratterizzano la pietà popolare,
sono il segno dellinteriore desiderio dei fedeli di dire
la propria adesione a Cristo, lamore alla Vergine Maria,
linvocazione dei Santi: toccare unimmagine del Crocifisso
o della Beata Vergine Addolorata ha il senso di volere in qualche
modo avere a che fare con quel dolore; fare un pellegrinaggio
a piedi, affrontando fatica e spese, è un segno per manifestare
linteriore desiderio di avvicinarsi al Mistero reso visibile
dal Santuario.
Le genuine manifestazioni di
pietà popolare affondano sempre, in un modo o nellaltro,
le loro radici nei Misteri della fede cristiana, sebbene talvolta
abbiano elementi di origine pre-cristiana. Il Direttorio aiuta
a far emergere le linee di convergenza con la Rivelazione cristiana
o a operare una evangelizzazione di tali forme.
Se il passare del tempo e il cambiamento di mentalità
e della società hanno potuto offuscarne talvolta la riconoscibilità
cristiana o enfatizzarne lesteriorità a scapito
dellinteriorità, è compito dei Pastori della
Chiesa aiutare a riscoprire, in tali manifestazioni, il legame
vitale con il credere e il vivere in Cristo.
Da un lato, bisogna che nelle
formule di preghiera e nei gesti di devozione posti da cristiani
sia riconoscibile la fede cristiana, qualificata dal necessario
riferimento alla Rivelazione biblica, e dallaltro, non
si può esigere che ogni singola pratica di fede esprima
la pienezza della Rivelazione. Del resto, la pietà popolare
non si esaurisce in se stessa, ma ha la funzione di preparare
il cuore e di disporre lo spirito a ricevere la Grazia divina
elargitaci attraverso la celebrazione liturgica del Mistero di
Cristo.
Se la pietà popolare non deve sostituirsi alla Liturgia,
la Liturgia non elimina le altre legittime forme di esprimere
la fede in Cristo Salvatore. Lo ha ricordato recentemente il
Santo Padre nel Messaggio rivolto nel settembre del 2001 alla
Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina
dei Sacramenti: La religiosità popolare, che si
esprime in forme diversificate e diffuse, quando è genuina,
ha come sorgente la fede e devessere, pertanto, apprezzata
e favorita. Essa, nelle sue manifestazioni più autentiche,
non si contrappone alla centralità della Sacra Liturgia,
ma, favorendo la fede del popolo che la considera
una sua connaturale espressione religiosa, predispone alla celebrazione
dei Sacri Misteri. Il corretto rapporto tra queste due espressioni
di fede deve tener presenti alcuni punti fermi e, tra questi,
innanzitutto che la Liturgia è il centro della vita della
Chiesa e nessunaltra espressione religiosa può sostituirla
od essere considerata allo stesso livello. È importante
ribadire, inoltre, che la religiosità popolare ha il suo
naturale coronamento nella celebrazione liturgica, verso la quale,
pur non confluendovi abitualmente, deve idealmente orientarsi,
e ciò deve essere illustrato con unappropriata catechesi
(nn. 4-5).
Un testo
per tutti
La pietà popolare ha
il suo risvolto nella vita, sia privata che pubblica. Ha ancora
senso portare un abito votivo, baciare unimmagine sacra,
recarsi ad un Santuario in pellegrinaggio, appendere un Crocifisso
alle pareti di casa o negli ambienti di lavoro, fare suffragi
per lanima di un defunto? E quale è il loro autentico
significato, in modo che sia la santità della vita a manifestarsi
attraverso tali segni e gesti?
Le pagine del Direttorio aiutano
a rispondere a queste domande, raccogliendo istanze e problematiche,
sottolineando valori e pericoli, richiamando i criteri teologico-liturgici
alla cui luce orientare le scelte concrete. Nellesporre
questa complessa materia, qual è appunto la pietà
popolare, si sono tenuti presenti il passato e il presente, la
teologia e la pastorale, il vissuto dei singoli fedeli e delle
comunità cristiane, nel rispetto delle loro tradizioni
e del contesto culturale diversificato a seconda dei Paesi.
Sarà compito dei Vescovi,
con laiuto dei loro diretti collaboratori, in modo speciale
i Rettori dei Santuari, stabilire norme e dare orientamenti concreti
tenendo conto delle situazioni locali. Sono destinatari del Direttorio,
oltre ai Vescovi, i sacerdoti e quanti hanno responsabilità
nella cura animarum, così come le famiglie, i movimenti,
le associazioni, le confraternite. Sono passati ormai una quarantina
danni dal rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II:
laugurio è che il presente Direttorio contribuisca
a far maturare nel popolo cristiano quellautentica vita
spirituale che si sviluppa in maniera fruttuosa attraverso la
celebrazione liturgica del Mistero di Cristo e le altre forme
di preghiera che da essa traggono ispirazione e ad essa conducono.
Card. Jorge A. Medina Estévez
IMMAGINE: Processione liturgica (Foto di
Andreas Lothar)
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2004-3
VISITA Nr.
