LA BURRASCA, L'IMBARCAZIONE
E LE LITANIE LAURETANE

Mentre si sta svolgendo a Torino la mostra sui santini e il mare, proseguiamo la nostra riflessione su questo argomento, affrontando il tema del rapporto che vi è fra la burrasca marina, le imbarcazioni e alcune litanie lauretane. L’immagine del vascello, in preda alle onde del mare con fulmini che squarciano il cielo, s’incontra sovente nelle immaginette e deriva iconograficamente dalle incisioni profane, si pensi, ad esempio alla vasta produzione legata agli emblemi ed agli stemmi, nei quali ritroviamo anche il tema dell’imbarcazione in preda alle onde del mare.
Tuttavia, lo si ritrova anche in altre forme devozionali quali gli ex-voto marinari, la cui iconografia incontriamo su alcune incisioni mariane, dove, attorno all’immagine centrale si collocano scene relative a miracoli compiuti dalla Madonna.

Tali raffigurazioni traducono visivamente le parole del salmo 106, 23-30 della Vulgata: «Quei che con navi solcarono il mare, dandosi ai traffici per le vaste acque, videro le opere del Signore e le sue meraviglie sul pelago profondo. Un vento di tempesta si levò e alti si alzarono i flutti, salivano al cielo e scendevano fino agli abissi e l’anima loro si finiva dalla pena. Si aggiravano e barcollavano come ubriachi e inutile era ogni arte loro. Gridarono al Signore nella loro angustia ed Egli li liberò dalle loro tribolazioni. Cambiò la procella in aura lieve e si calmarono i flutti. Si rallegrarono per la bonaccia ed egli li condusse al porto desiderato». Tale salmo, non a caso, è riportato come prima pagina nel testo di F. e C. Boullet, Ex-voto marins, 1978, Ginevra.

Nell’Apocalisse, poi, si sottolinea come il mare restituisca i morti per il giudizio universale: è evidente la paura che incuteva (e per certi versi incute tuttora) quest’imponente massa d’acqua quando i naufragi erano all’ordine del giorno ed avevano una tale incidenza che le navi inghiottite dai flutti o preda dei pirati erano di più rispetto a quante giungevano in porto.
La conversione e il mare
Il mare in burrasca presente in diversi passi biblici trova una tradizione patristica ben consolidata: sicuramente hanno avuto particolare fortuna alcuni passi di Sant’Agostino. Nei suoi scritti, il tema del mare è ricorrente e tutto sommato è il motivo che fornisce una cornice unitaria alle riflessioni contenute ne Le veglie. Il mare è elemento che allontana dalla patria (simbolo di Dio) ed è sempre il mare che sia pure fra burrasche, riconduce in porto ed alla propria patria e di conseguenza alla fede e al totale abbandono in Dio. Il mare ritorna anche quando si parla di Santa Monica, madre di Sant’Agostino e non è casuale che nei santini che hanno per soggetto i due santi il mare sia raffigurato sullo sfondo.

Il mare in burrasca non poteva mancare anche nelle immagini delle litanie di Klauber (XVIII sec.), in particolare all’appellativo Consolatrix Afflictorum, la Madonna che consola gli afflitti.
Oltre alle grandi imbarcazioni a vela nei santini troviamo la raffigurazione dell’arca di Noè. Si incontra su alcune immaginette devozionali relative al Natale: Gesù Bambino all’interno di un’arca diventa l’arcobaleno che unisce il Vecchio ed il Nuovo Testamento. Ritroviamo l’arcobaleno anche nelle immaginette relative al Sacramento della riconciliazione: in queste immagini il mare in burrasca sta dalla parte del penitente, il sereno è dove c’è il sacerdote e l’arcobaleno unisce il tutto.
L’arcobaleno, simbolo positivo, è presente nel racconto del diluvio universale nel momento in cui l’ira di Dio è placata e ritorna il sereno. L’immagine dell’arca è presente nelle incisioni delle Litanie Lauretane di Klauber quando la Vergine è indicata con il titolo “Regina di tutti i santi”: qui una figura, verosimilmente Noè, reca fra le mani proprio tale imbarcazione. D’altronde uno degli appellativi delle Litanie lauretane è Foederis Arca ossia arca dell’alleanza poiché Maria concependo Cristo ha reso possibile la nuova alleanza ossia la realizzazione della salvezza umana. Se l’arca di Noè difende i suoi occupanti contro i pericoli delle acque dell’abisso inferiore; l’arcobaleno li difende dal pericolo delle grandi acque dall’alto. Questi due archi tesi dalla misericordia di Dio si uniscono alle loro estremità e determinano uno spazio di grazia permanente che costituisce l’uomo del nuovo mondo. La barca di Pietro sostituirà l’arca di Noè: il mistero salvifico l’abiterà. E la barca di Pietro – la Chiesa –, forse trasformazione della settecentesca barca della Divina Provvidenza, sarà raffigurata soprattutto nel XIX secolo, con precisi riferimenti a fatti politici e religiosi. Tali raffigurazioni ricorrono particolarmente quando si parla del dogma dell’Immacolata Concezione e nelle immagini prodotte nel 1870 dopo la proclamazione della Comune di Parigi.
Ritroveremo l’arca dell’alleanza sormontata da un arcobaleno quale raffigurazione dell’appellativo Foederis Arca in modo accentuato nel XX secolo specie nelle immagini della ditta AR. L’abbinamento di Maria a questo appellativo tuttavia è presente in più scrittori cristiani. In numerosi passi Sant’Alfonso de’ Liguori afferma che l’arca di Noè ha salvato solo pochi animali mentre Maria, arca assai più potente in quanto madre di Cristo, è in grado di salvare ogni peccatore che ricorra a Lei. “L’arca di Noè fu ben ella figura di Maria, perché in quella trovarono ricetto tutti i bruti della terra: così sotto il manto di Maria trovarono rifugio tutti i peccatori, che per i loro vizi e peccati sensuali, son già simili a’ bruti.” Con tal differenza però dice un autore: “Quod arca animalia suscepit, animalia servavit (Paciucc., De B.V.); nell’arca entrarono i bruti, e bruti restarono, il lupo restò lupo, la tigre restò tigre, ma sotto il manto di Maria il lupo diventa agnello, la tigre diventa colomba. Un giorno, Santa Geltrude vide Maria col manto aperto, e sotto di quello molte fiere di diverse specie, pardi, leoni e vide che la Vergine non solamente non li discacciava, ma di più colla sua benigna mano dolcemente gli accoglieva e gli carezzava. Intese la santa che queste fiere sono i peccatori, che allorché ricorrono a Maria, ella li accoglie con dolcezza ed amore (ap. Blos Mon. Spir. cap. 1)”. Le glorie di Maria Vergine di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Milano 1870 p. 125. Se ci basiamo su quest’interpretazione si può rilevare come vi sia una sovrapposizione fra l’appellativo “Arca dell’Alleanza” e “Madre di Misericordia”, appellativo iconograficamente tradotto con la Madonna che copre il fedele con il suo mantello in atto di protezione.

                                                                            
Laura Borello


IMMAGINI:
L’ancora della salvezza, siderografia colorata a mano con cornice ornata impressa a punzone. 1860-70, Edizioni Blot, Parigi. Collezione F. Campogalliani.
Arca di Noé, siderografia colorata a mano con fondo ornato impresso a punzone; antine apribili con all’interno scene della Natività. 1860-70, Edizioni Boxasse-Letaile, Parigi. Collezione G. e S. Ciarrocchi.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-2
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