LA MADONNA DEL ROSARIO DI POMPEI
La Madonna del Rosario, come si è già rilevato in altri articoli, ha una tradizione assai antica ed un’iconografia simile a quella della Cintura, tuttavia, fra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo, diventa predominante l’immagine tratta dal dipinto conservato nel Santuario Pontificio di Pompei e si tende ad identificarla per antonomasia con la Madonna del Rosario.
Il quadro in questione fu posto da Bartolomeo Longo (fondatore del Santuario pompeiano) prima nella piccola chiesa Valle di Pompei e poi nella grande Basilica. Si tratta di un olio acquistato nel 1875 presso un rigattiere di Roma per 8 carlini e restaurato varie volte fra l’Ottocento ed il Novecento.

È un’opera che dal punto di vista artistico non ha certo una grande rilevanza, ma a livello devozionale è noto in tutto il mondo. Si tratta di un elemento comune a molti Santuari, dove sovente le opere oggetto di particolare venerazione non sono quelle più importanti sotto l’aspetto artistico; questo è un capitolo di storia delle mentalità e degli atteggiamenti religiosi su cui si è scarsamente indagato.
Il dipinto di Pompei raffigura la Madonna in trono con il Bambino in braccio fra San Domenico e Santa Caterina: la Vergine offre il Rosario alla Santa e Gesù al Santo quasi a sancire le due categorie maschile/femminile.

Le immaginette e le stampe devozionali della Madonna di Pompei sono innumerevoli: il parallelo con la quantità di quelle in circolazione relative al Santuario di Lourdes sorge abbastanza spontaneo. Probabilmente è proprio il successo di queste immagini devozionali, dei più diversi formati, a far diventare l’iconografia di Pompei quella dominante, un po’ come è accaduto per la Madonna Ausiliatrice che viene associata di solito a quella del Santuario torinese; tale immagine tuttavia si inserisce meglio nella tradizione rispetto a quella del Santuario campano.
I santini e le stampe che ritraggono la Madonna di Pompei presentano numerose varianti abbastanza interessanti. Esiste un’iconografia diffusa a livello popolare dove accanto all’immagine centrale, sono disposte le scene relative ai 15 Misteri del Rosario (recentemente portati a 20): questa è un’immagine da ricollegare all’uso che se ne fa nelle chiese.
Sovente, soprattutto dopo il Concilio di Trento, negli edifici sacri si trovava una cappella dedicata al Rosario dove, oltre ad un’icona centrale – di frequente una statua – erano collocati appunto affreschi relativi ai 15 Misteri.
Nelle immaginette più antiche vengono circondati da una corona del Rosario raffigurata con estrema precisione, rispettando le decine e i grani di divisione: in quelle più recenti, o derivate da particolari modelli, la corona diviene elemento decorativo e non si rispetta più la divisione ricordata.
In altre immagini, e sono forse le più diffuse, è presente solo la riproduzione tratta dal dipinto di Pompei: è particolarmente comune nelle oleografie, opere su carta particolarmente fragili e molto diffuse nelle abitazioni popolari per i loro colori accesi che vogliono imitare la pittura ad olio. Le oleografie erano smerciate dai venditori ambulanti ed i centri di produzione più importanti li troviamo in Germania anche se importanti ditte italiane, dalla Società Litoleografica di Modena o Bertarelli di Milano, le producevano in quantità.
Numerose immagini devozionali della Madonna di Pompei recano in basso delle rose, di solito canine: si tratta di fiori che, a parte il valore simbolico relativo al binomio rosa-rosario, rivestono un accentuato valore votivo nella Basilica Pontificia e quindi tendono a connotare ed essere specifiche di quest’iconografia.

Attorno agli anni quaranta del XX secolo, troviamo un’immagine della Vergine piuttosto caratteristica dove l’abito risulta ricoperto di ex-voto: non si deve dimenticare che in tale Santuario si conserva sicuramente la più numerosa collezione di dipinti e di offerte votive presenti sul territorio italiano e, di conseguenza, tale immagine viene ad assumere un rilievo speciale nel contesto della Basilica Pontificia. Non è tuttavia un’iconografia isolata poiché anche presso altri Santuari, sempre in quegli anni si trovano immagini addobbate allo stesso modo.

Ritroviamo, infine, fra le immaginette di Pompei un’iconografia comune a tutti i Santuari ossia quella dove la Vergine, in questo caso sempre fra i due santi, è sopra il Santuario, facilmente riconoscibile, come in tutti i santini che si rispettino, dal punto di vista architettonico. In alcune, la scena sacra appare incorniciata da una serie di rose, che non a caso sono 15 quanti sono, o meglio erano, i Misteri del Rosario.
Se la nuova forma del Rosario con i 20 Misteri nel tempo diverrà prevalente, diventerà difficile comprendere l’accentuato valore simbolico delle immagini del passato: i simboli cambiano – è proprio della loro natura – ma occorrerà vedere se il cambiamento provocherà un adattamento iconografico o un annullamento totale; solo il tempo potrà dare una risposta.
                                                                                             
  Laura Borello



  IMMAGINI: 1 Immaginetta raffigurante la Madonna del Rosario di Pompei circondata dai Misteri del Rosario. Cromolitografia di produzione italiana, fine del XIX secolo. Collezione privata.

2 La Madonna del Rosario di Pompei e un fiore di rosa canina. Cromolitografia di produzione italiana, inizi del XX secolo. Esiste un’immagine con lo stesso disegno, ma di formato più piccolo edita da Doyen di Torino. Collezione privata.

3  La Madonna del Rosario di Pompei ed il suo Santuario. Stampa al bromuro in più colori (Italia, 1940 circa). Collezione privata.


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-5
 VISITA
Nr.