IL ROSARIO E IL MESE DI PASQUA
Maggio viene tradizionalmente considerato il mese del Rosario, può quindi sembrare fuori luogo inserire un articolo su questa forma popolare di preghiera ad aprile, tenendo conto che questa rubrica, per scelta iniziale, segue l’andamento del calendario.
In realtà, considerando la distribuzione dei misteri del Rosario, prima della “rivoluzione” operata da Giovanni Paolo II, si poteva notare come la centralità della corona fosse segnata dai misteri dolorosi ossia dal tema della Passione posto fra la nascita (mistero dell’Incarnazione) e la Risurrezione e l’Ascesa al cielo (promessa della vita futura che attende il fedele).

L’aggiunta dei cinque misteri della luce tende a colmare la “lacuna” relativa alla vita terrena di Gesù e all’annuncio del Regno, ma comporta una notevole rottura con la tradizione.
I quindici misteri del Rosario corrispondono alla recita di 150 Ave Maria, queste avevano preso il posto della recita dei 150 salmi del salterio che i semplici fedeli, ma talvolta anche alcuni monaci, sicuramente non conoscevano a memoria.

Nel mondo contemporaneo, credo che pochi conoscano questo riferimento storico (150 Ave Maria al posto dei 150 Salmi) ed in ogni caso l’inserimento di altri cinque misteri spezza il valore simbolico del numero 150 facilmente recepibile nel passato.
L’introduzione dei misteri della luce, inoltre, sposta l’attenzione dal nucleo centrale della Passione verso la speranza del Regno futuro e quindi dal concetto essenziale della sofferenza in Cristo che per tanto tempo aveva giocato un ruolo fondamentale nell’educazione del popolo cristiano. L’inserimento di nuovi misteri, a mio avviso, fa perdere anche un’altra centralità, soprattutto a livello europeo, in quanto il modo di pensare indoeuropeo, procede per categorie di tre (gli studi dello storico delle religioni Dumézil lo evidenziano e lo dimostrano con una chiarezza inequivocabile). Forse la fortuna del Rosario nei secoli passati era legata proprio al fatto che il Rosario fosse diviso in tre parti. In ogni caso, sarà il futuro a decidere le variazioni e i mutamenti che avverranno con un intervento così profondo su una forma di preghiera ancora viva nel mondo cristiano, anche se in modo meno marcato, rispetto ai secoli passati.
Mi soffermo a questo punto sui cinque misteri dolorosi in quanto sono il riassunto della Passione da considerare comunque strettamente legati ai due primi gloriosi, che esprimono pienamente la Pasqua cristiana.
I cinque misteri dolorosi (orazione nell’orto del Getsemani, flagellazione, incoronazione di spine, viaggio al Calvario, Crocifissione) si collegano ad altre forme devozionali particolarmente sentite e praticate nel periodo che precede la Pasqua.
Nel mese scorso si è già parlato della Via Crucis e in quest’occasione facciamo notare come questa sia di fatto, un’amplificazione soprattutto del quarto e del quinto mistero, amplificazione che trova espressioni caratteristiche in altre forme religiose come le processioni della Settimana Santa, particolarmente vive e sentite nelle aree meridionali del Mediterraneo (fra tutte, ricordo quelle spagnole, di Siviglia e dintorni). In questo tipo di processioni è ricorrente, quale retaggio medioevale, il tema della flagellazione rituale e, dunque, il rimando al secondo mistero doloroso; talora, si richiamano anche gli altri misteri dolorosi attraverso rappresentazioni teatrali o con veri e propri carri che sfilano in processione.

Il tema della Crocifissione diventa poi particolarmente importante considerando alcune devozioni di antica tradizione come quella relativa alle cinque piaghe di Cristo sulla Croce. Le cinque piaghe sono quelle delle mani, dei piedi e del cuore: quest’ultima diventa preminente nel corso del tempo e talora è rappresentata come vero e proprio fiume di sangue che bagna i fedeli e si interseca con la devozione al Sacro Cuore di Gesù.
In tutte le forme religiose ricordate è centrale il tema del sangue di Cristo che salva e purifica e di conseguenza conduce ad una rinnovata vita spirituale.

Altra forma di devozione con cui si sottolinea e si riflette sul mistero della Crocifissione è quella dell’orologio della Passione, assai diffusa in passato: si tratta di far passare 24 ore unendosi alla sofferenza di Cristo, soffermandosi in particolare sulle ore che precedono la morte.

Nella devozione popolare è costante il richiamo al trascorrere delle ore e dei giorni in chiave strettamente spirituale. Vi sono precisi riferimenti all’anno liturgico, ai mesi dedicati a particolari devozioni, ai tridui, alle 24 ore di vario tipo.

Quest’accentuazione del trascorrere del tempo in chiave sacra, talvolta può sembrare un po’ calata dall’alto, più che esprimere un’esigenza naturale ed immediata di un’istanza popolare, tuttavia, se si deve fare un’eccezione, questa occorre farla forse proprio per la Settimana Santa e per il mese di maggio che hanno conosciuto, e tutt’ora conoscono, una popolarità senza precedenti.

                                                                                                       Laura Borello


IMMAGINI: Immaginette devozionali raffiguranti i 5 misteri dolorosi del Rosario. Produzione italiana sec. XX
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-4
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