IL MESE DELLA PASSIONE E I RELIQUIARI
Nel calendario spirituale, il mese di aprile è definito “della Passione”. È il mese in cui il fedele dovrebbe riflettere sulla Croce e sulla Risurrezione di Cristo che significa la vittoria sulla morte e sul male. In questo periodo solitamente cade la Pasqua, la festa più importante per il credente poiché, per i cristiani, ricorda la fine della vita terrena di Cristo iniziata con il Natale e che la Redenzione umana si è finalmente compiuta. Pasqua cade meno di frequente a marzo come è accaduto quest’anno, ma in ogni caso il periodo pasquale comprende sempre parte del mese di aprile.
I giorni che precedono questa festività, a partire dalla Quaresima, sono caratterizzati da una serie di celebrazioni particolari, dalle Ceneri al Triduo Santo, ma sicuramente una delle forme più popolari, e oggi vive più che mai, rimane la Via Crucis.
A questa meditazione sulla Passione e Morte di Gesù, si accompagnava sovente in molte chiese con la venerazione di reliquiari contenenti frammenti della Croce su cui fu ucciso Gesù. Tali reliquiari, un tempo, erano esposti nelle chiese soprattutto durante la Settimana Santa. In realtà, in seguito all’ultima riforma liturgica del XX secolo, questa pratica è venuta meno anche perché le reliquie sono state considerate a livello ecclesiastico con una certa titubanza a causa di talune esagerazioni che, talvolta, avvicinava la loro venerazione a forme religiose pagane. A dire il vero, però, tutto ciò fa parte di un atteggiamento, tipico degli anni sessanta, che ha considerato negativamente quasi tutta la religiosità popolare e le sue manifestazioni senza valutare appieno l’importanza della tradizione del popolo nel sentimento religioso comune.
Indubbiamente il discorso delle reliquie risulta assai delicato poiché tale culto, forse più di altri, può sconfinare facilmente in forme di vera e propria superstizione. A ciò va aggiunto il fenomeno della proliferazione di quelle più o meno autentiche, in seguito alla esasperata ricerca attuata in età medioevale. Tutti questi sono fatti che spiegano il perché l’autorità ecclesiastica si mostri talvolta molto prudente. Tuttavia, alcune pratiche, come l’adorazione davanti al legno della Croce, non sottointendono necessariamente richiami al paganesimo. Anzi, sono espressioni di autentica fede cristiana. Certamente nasce il problema delle innumerevoli reliquie del legno della Croce sparse un po’ ovunque in Europa e, di conseguenza, la loro più o meno vera autenticità. Molte in realtà possono essere considerate come reliquie per contatto, cioè sono frammenti lignei che hanno per così dire “assorbito” le caratteristiche sacre dopo essere venute in contatto con una reliquia autentica. Ma la preghiera di fronte ad un reliquiario esula da queste problematiche storiche e si manifesta come un fatto di semplice e popolare espressione di fede.
Le reliquie hanno avuto molta importanza nel mondo cattolico soprattutto a partire dalle Crociate quando i nobili e le principali casate europee erano disposte a pagare cifre molto alte e, se necessario, anche a combattere per ottenere quelle “più importanti”, quali quelle legate a Gesù o alla Vergine. Possedere molte reliquie diventava così espressione della potenza della famiglia e del casato. Un fenomeno che poteva facilmente avere una valenza sociale, più che esprimere la fede sincera di una famiglia. Nel corso dei secoli successivi alle Crociate, il fenomeno non è più legato esclusivamentre alla nobiltà e l’uso delle reliquie si diffonde anche presso altri ceti sociali e non si fanno più guerre per conquistarle.
Un importante veicolo di distribuzione di reliquie e di reliquiari diventano i conventi di clausura, specie quelli legati all’ordine carmelitano (ma non esclusivamente femminili). Ai benefattori dei conventi, specie a partire dal XVII secolo, possono essere donate paperoles ossia particolari reliquiari di carta arrotolata frutto di estrema pazienza. Sono lavori in cui la reliquia di uno o più santi tende a confondersi in un tripudio di carte colorate, lavorate in modo simile alla filigrana o si mescolano a pergamene miniate, a smalti di Limoges, a figurine di vetro o cartapesta o ancora ad Agnus Dei. Sovente nei reliquiari domestici dell’Ottocento troviamo delle vere e proprie costruzioni architettoniche, con interni di chiese ed altari che recano al posto delle icone sull’altare o sul tabernacolo una piccola reliquia. L’oro luccicante, sia pure in questo caso di carta, come si conviene all’inserzione di ogni oggetto prezioso, domina in tutti questi reliquiari domestici.
Fra quelli più rari, ne troviamo alcuni del XVII secolo in cui sono state inserite placche di Limoges in grisaille (bianco e nero) oppure colorate. Tali placche, che sovente vengono vendute sul mercato antiquario staccate dal contesto originario anche perché di solito si realizza un maggior profitto a vendere lo smalto separatamente dalla cornice, documentano l’ultima fase della lavorazione dello smalto, quando tale tecnica finisce sempre più per diventare simile alla pittura e tende a confondersi con la decorazione su porcellana e viene in gran parte finalizzata alla produzione di particolari oggetti del tipico gusto del Settecento. Gli smaltatori che producevano queste placche appartenevano a famiglie che si tramandavano questo mestiere da più generazioni. Fra queste vi sono i Laudin a cui sono da attribuire i due reliquiari qui riprodotti: sembrano siano da ricondurre più precisamente a Jean Laudin attivo nella prima metà del XVII secolo a Limoges, uno dei più importanti centri di produzione di smalti francese.
                                                                       
                               Laura Borello
Sui reliquiari in carta cfr. L. Borello e P. P. Benedetto Paperoles-Le magnifiche carte, 1998, Allemandi ed. Torino, reperibile presso Lalla Darò, Via San Francesco da Paola, 14/c Torino.

IMMAGINI: Coppia di reliquiari, sec. XVII                                                  
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-3
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