LA VIA CRUCIS
Il tema della Via Crucis si inserisce bene nel tempo della Quaresima che quest’anno cade nel mese di marzo. Questo pio esercizio, infatti, durante il periodo quaresimale trova ampio spazio all’interno delle chiese specie il Venerdì, giorno che per tradizione richiama e commemora la morte di Cristo.
La forma devozionale attuale è composta da orazioni e da brevi meditazioni davanti a XIV stazioni, ossia altrettanti punti distribuiti lungo le pareti delle chiese, dove si prega normalmente in modo comunitario stando in piedi (da cui il nome stazione), atteggiamento di preghiera più caratteristico del mondo orientale che di quello occidentale. Tali stazioni prendono spunto dal racconto della Passione e morte di Gesù come ritroviamo nei Vangeli a cui se ne aggiungono alcune provenienti dalla tradizione popolare.
In realtà, la forma della devozione attuale si è codificata lentamente nel corso di molti secoli e si può definire pressoché compiuta nel 1585 ad opera dell’olandese Christian Cruys. Prima di questa data le stazioni variavano da 7 a 18.
La tradizione cristiana, a partire dai Padri della Chiesa, riconduce questo pio esercizio all’epoca stessa di Cristo in quanto la strada verso il Calvario fu segnata e compiuta per la prima volta proprio dal Redentore dell’Umanità. La devozione per la Via del Calvario si sarebbe di conseguenza sviluppata dapprima in Terrasanta dove i pellegrini si recavano per vedere di persona i luoghi in cui era vissuto il Messia. Ben presto, poiché tale esercizio permetteva di lucrare varie indulgenze, ma non tutti i fedeli erano in grado di recarsi in Palestina, si decise in Occidente di riprodurre in modo simbolico la Via della Croce sia in alcune Chiese francescane (i francescani, lo ricordiamo, sono i custodi dei luoghi sacri della Terrasanta fin dal 1200), sia con la creazione di Sacri monti, specie nell’Italia Settentrionale, dove 14 cappelle venivano dedicate alla Via Crucis, ideando, in questo modo, un percorso ideale verso la Gerusalemme celeste.
Nel corso del tempo, la Via Crucis e le relative indulgenze non furono solo più prerogativa delle chiese francescane ma si estesero gradualmente ad alcu-
ni edifici di culto parrocchiali e, a poco a poco, a tutte le chiese.
Fin qui si parla di un pio esercizio praticato all’interno delle chiese dove sotto ad ogni stazione si recita comunitariamente una preghiera che richiama un “preciso punto” della Passione.
Esiste tuttavia un ampio materiale devozionale che presenta la Via Crucis come preghiera di tipo privato e non quale momento di vita pubblica della Chiesa.
Fin dal XVII-XVIII secolo diventano comuni dei libretti che riproducono le 14 scene della via dolorosa con un breve commento e queste indicazioni sono presenti in tutti i manuali di preghiera del XIX secolo. Nel manuale più diffuso del XIX secolo, La Filotea del Riva, si danno anche brevi indicazioni storiche relative all’uso di questa pratica devozionale.
Vi sono corone del rosario particolari che si riferiscono alla Via Crucis, ed è abbastanza frequente trovare Crocifissi da tavolo con inserzioni di madreperla che recano nella parte posteriore 14 numeri riferibili alle singole stazioni. Questi Crocifissi, in genere, sono prodotti in Palestina e provengono da laboratori artigiani legati ai custodi della Terrasanta. Sono frequenti anche serie di immaginette nate in funzione di questa particolare forma di preghiera.
Le serie di immaginette che trattano questo tema possono essere legate una all’altra formando un vero e proprio libretto di immagini. Caratteristico in tal senso quello del 1934 edito in occasione dell’Ostensione della Sindone di Torino di quell’anno: le 14 scene si aprono e si chiudono con la raffigurazione del velo della Veronica e con un’immagine Sindonica, immagine quest’ultima strettamente legata alla morte e Risurrezione di Cristo.
Un’altra forma abbastanza diffusa è quella che presenta le immagini sciolte, utilizzabili, volendo, anche da più persone contemporaneamente (questo uso è però documentato più per le immagini relative ai misteri del rosario che per quelle della Passione).
In Italia, furono realizzate più serie della Via Crucis specie fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, sia in ambito milanese sia in ambito emiliano.
La tradizione di queste è tuttavia molto antica: se ne conoscono varie serie, soprattutto di area fiamminga fin dal XVI secolo e, fra l’altro, proprio nella versione codificata delle 14 stazioni, che, come si è detto, è di tale periodo.
Si propongono in questa sede una serie di immaginette devozionali della Via Crucis del XVII-XVIII secolo, con coloritura coeva, prodotte ad Augsburg da Danner.
Sono immagini nate proprio in funzione devozionale e non per essere legate in un libretto: tale elemento lo si ricava osservando attentamente le tracce delle riquadrature delle immagini. Si rileva, inoltre, che non sono state stampate singolarmente ma erano riunite in più fogli e successivamente ritagliate come tipicamente avveniva per tutta la produzione di piccole immagini.

                                                                     
                        Laura Borello
IMMAGINI:
Stazioni della Via Crucis intagliate da Philip David Danner ad Augsburg nel XVII-XVIII secolo
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-3
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