SALIAMO A GERUSALEMME:
UN CONVEGNO SUL PELLEGRINAGGIO

Alla fine di ottobre del 2002 si è tenuto in Puglia, nel Santuario di San Matteo in Lamis, un convegno dal titolo “Saliamo a Gerusalemme” che ha visto fra i relatori esponenti di varie Università italiane ed i Rettori di alcuni Santuari italiani di particolare rilievo.
Tale convegno aveva come scopo quello di fare il punto sul fenomeno dei pellegrinaggi, fenomeno che sta assumendo sempre maggiori proporzioni e, soprattutto, ha cercato di porre in evidenza gli aspetti del pellegrinaggio attuale e non soltanto di ciò che appartiene al passato, pur tenendo conto di una continuità data dalla stessa collocazione dei singoli luoghi di culto, centri della storia della religiosità popolare. Il Santuario di San Matteo in Lamis era una sede particolarmente adatta per questo convegno, in quanto ubicato nell’area Garganica, vicino al Santuario della Madonna delle Grazie di San Giovanni Rotondo, a San Michele del Gargano e all’Incoronata di Foggia: si tratta di un sito geografico che vede la presenza di un milione di pellegrini all’anno.
I Rettori di questi santuari hanno illustrato i caratteri principali delle attuali forme di pellegrinaggio per alcuni aspetti comuni un po’ a tutti i luoghi di culto e a loro si sono unite le testimonianze anche del Rettore del Santuario della Madonna di Pompei e di quello del Divino Amore di Roma.
A livello ecclesiastico si è insistito molto sul problema pastorale dato dai pellegrinaggi “mordi e fuggi” assai spesso assimilabili a gite turistiche, problemi emersi anche a proposito dei pellegrinaggi in Terrasanta; in particolare ha parlato di ciò Padre Pio D’Andola, Commissario di Terrasanta.
Lo studio storico della ritualità propria dei pellegrinaggi è ritornata in più relazioni, ma il tema è stato affrontato in particolare da Padre Mario Villani di Foggia e da Maria Pia Pagani dell’Università di Pavia. I relatori “laici” hanno affrontato tematiche storiche di vario tipo: si è passati da aspetti di tipo fenomenologico (Domenico Conci dell’Università di Siena) a quelli propriamente storici (Franco Porsia e Anna Maria Tripputi dell’Università di Bari). Si sono sottolineati diversi aspetti sociali del pellegrinaggio, come la differenza fra pellegrini di terra e di mare (Liana Bertoldi Lenoci dell’Università di Trieste) o il rapporto fra ciò che i pellegrini lasciano nel luogo di culto e ciò che portano con sé (i ricordi) (Laura Borello dell’Università di Firenze).
Si è spesso sottolineato il problema della tutela artistica dei luoghi di culto e dei segni della religione popolare, fra cui troviamo gli ex-voto, evidenziando l’effetto devastante del Giubileo del 2000 in più realtà locali in quanto i restauri hanno totalmente cancellato il passato: proprio per questo, il ricupero delle tavolette votive che si sta operando in Austria, lavoro presentato da Erika Thümmel, dovrebbe essere di stimolo almeno per i Rettori presenti al convegno.
Sicuramente uno degli aspetti più interessanti del convegno è stato il confronto reale che si è avuto fra studiosi di varia provenienza ed il clero, confronto teso a giungere ad armonizzare punti di vista diversi in un’ottica di reciproca comprensione.
In proposito si rileva che la presenza di Mons. Domenico d’Ambrosio, arcivescovo di Foggia non si è limitata ai formali saluti ma ha documentato un reale interesse per l’incontro.
Nel corso del dibattito è stato più volte ricordato il Direttorio sulla religiosità popolare pubblicato dalla Santa Sede alla fine del 2001: in realtà sono state numerose le critiche e ancor più da parte del clero che non dagli studiosi, forse inizialmente preoccupati di non risultare sgraditi in una sede non usuale per convegni di tipo scientifico. In effetti l’impressione che si ricava dalla lettura dell’intero documento è che siano state fatte delle concessioni alla religione popolare ma, malgrado alcune aperture, tale forma di religiosità sia sempre considerata come qualcosa da controllare da parte della gerarchia ecclesiastica più che da valorizzare tanto più che è continuo il richiamo della preminenza della liturgia sulla religione popolare quasi fossero due antagonisti senza possibilità di armonia.
Dal rifiuto al recupero
Occorre rilevare che per diversi anni, specie subito dopo il ’68, c’è stato un netto rifiuto di forme devozionali popolari e molti significati profondi di alcune tradizioni si sono perduti sia nel “popolo” sia nel clero per cui oggi alcuni aspetti della religiosità popolare sembrano solo forme di superstizione: proprio in questi casi occorrerebbe una maggiore attenzione e soprattutto un maggiore studio anche da parte della Chiesa per verificare se si tratti proprio di elementi culturali andati perduti o se non sia sufficiente fare riemergere significati aderenti alla lettura evangelica: la Sacra Scrittura, sia pure mediata in gran parte da autori ecclesiastici, è presente molto più di quanto non si pensi nella religione popolare, gli studi in proposito sono carenti e andrebbero sicuramente approfonditi. Per lungo tempo, inoltre, gli studi sulla religione popolare sono stati esclusivo appannaggio di studiosi di area marxista con una lettura tutto sommato riduttiva del fenomeno e questo tipo di approccio è quello che tuttora domina a livello culturale e, soprattutto, è quello che sta filtrando ancora oggi soprattutto nella preparazione ecclesiastica.
Personalmente sono fermamente convinta che aveva pienamente ragione Mircea Eliade quando nel 1943 diceva che: «Ci si è soffermati innumerevoli volte sull’assimilazione da parte della teologia cristiana del pensiero greco, ma non si è messa in quella luce che merita l’altra assimilazione, quella delle credenze popolari. Quest’atto di incorporazione, trasfigurazione ed unificazione dei culti antichi ci sembra superiore anche all’assimilazione della filosofia greca e delle istituzioni romane. Il cristianesimo infatti ha realizzato la vera unità spirituale dell’Europa soprattutto salvando e “nobilitando” la vita popolare...» (Mircea Eliade I riti del costruire, Jaka Book, 1990, p. 104). E di conseguenza una maggiore attenzione a proposito della religione popolare può veramente essere importante soprattutto nel quadro degli attuali mutamenti storico-culturali.
                                                                          Laura Borello

IMMAINIGI:
1 Santuario san Matteo presso il Monte Celano (Puglia) / 2 Pellegrini
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-2
VISITA
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