L'EPIFANIA E I DONI DI NATALE
“L’Epifania tutte le feste porta via”: così recita un proverbio più o meno diffuso in tutta la penisola italiana. In realtà nello stesso momento inizia il tempo di Carnevale e le feste ritornano. È quanto si ritrova in un proverbio veneto che dice: “ Santa Tafania (l’Epifania-la befana) tute le feste porta ia, el mato de Carneval el iè torna a portar”. Del resto, il 17 gennaio festa di Sant’Antonio abate (sovente confuso a livello popolare con Sant’Antonio da Padova) segnava le prime fiere contadine del mese di gennaio e di conseguenza un’attività lavorativa particolarmente vivace. Il maiale che accompagna e caratterizza l’iconografia del santo è un animale particolarmente legato alla tradizione carnevalesca anche se la medicina popolare ritiene che il suo grasso serva per guarire dal cosiddetto “fuoco di Sant’Antonio”.
L’Epifania è segnata soprattutto nell’Italia centro-meridionale da uno scambio di doni a ricordo di quelli che i tre magi (Baldassarre, Gaspare e Melchiorre) offrirono a Gesù Bambino. I tre re portarono regali simbolici: oro, incenso e mirra che stanno ad indicare la divinità, la santità e il dolore che caratterizzano la vita di Cristo sulla terra.
In realtà nel mondo contemporaneo lo scambio dei doni si sta unificando un po’ dappertutto ed avviene durante la notte di Natale. Nel giorno dell’Epifania rimane la tradizione di un regalo più piccolo e simbolico per i bambini: per lo più dolci per i bambini buoni ed il carbone per quelli che non si sono comportati bene, che poi carbone non è ma piuttosto zucchero: tali dolciumi inoltre sono portati dalla befana, simpatica vecchietta che vien dai tetti come Babbo Natale scende dal camino. La figura della befana risulta particolarmente familiare a Roma dove donne velate di nero in passato offrivano dolciumi e tenevano vere e proprie lotterie: anche oggi una delle principali lotterie nazionali trova l’epilogo proprio il giorno della befana. Questa vecchietta raffigurata spesso a cavalcioni di una scopa tende a sovrapporsi iconograficamente a quella delle streghe ma senza assumere i tratti negativi di quest’ultime: la scopa serviva a spazzare la casa, levando la polvere vecchia e per “rinnovare” l’abitazione.
La duplicazione dei giorni in cui si ricevono e si fanno regali (in altre regioni ciò avviene ancora prima, nel giorno di San Nicola o di Santa Lucia) sta ad indicare una mancata uniformità nel periodo comunemente indicato come Natale: è vero che in senso strettamente cristiano Natale è la realizzazione del mistero dell’Incarnazione nella storia, evento preceduto da un periodo di attesa (Avvento) ma è pur vero che a livello popolare e a seconda delle zone geografiche è un arco di tempo che può essere dilatato ed iniziare con il giorno di San Nicola (6 dicembre) e finire con quello della presentazione al Tempio del Divino Infante (2 febbraio). Nella dilatazione di questo periodo si sono sovrapposte più tradizioni. Va inoltre tenuto conto di una realtà calendariale particolare: solo in età relativamente recente (XVII secolo) l’anno inizia in tutta Europa il 1o gennaio mentre prima l’inizio variava a seconda delle zone con più frequenza fra Natale e febbraio.
Nel “Direttorio su pietà popolare e liturgia - Principi e orientamenti” documento della Santa Sede del dicembre del 2001, lo scambio dei doni viene rilevato solo a proposito della festa dell’Epifania e si invitano i destinatari del documento ad accentuarne l’importanza simbolica, evidenziando il concetto del dono che Dio ha fatto all’umanità, mandando Gesù a salvare l’umanità dal peccato e facendo in modo che i doni siano segno di pietà popolare: in realtà si ignora totalmente la complessità spazio-temporale legata a questa tradizione che segna tutto il ciclo di Natale; sicuramente non era facile condensare questo tema in poche righe ma soprattutto oggi i doni dell’Epifania tendono a diventare un fenomeno più definito localmente e geograficamente: le campagne pubblicitarie che commercializzano il Natale fin dalla prima metà di novembre stanno inoltre provocando un’uniformità temporale difficilmente ipotizzabile in passato. Certamente può essere discutibile e per certi versi non condivisibile, tuttavia risulta difficile pensare di salvaguardare un significato profondo come quello dei doni dell’Epifania se non cercando di riportarlo al giorno di Natale.
Il significato di Cristo come dono all’umanità e vero Natale del cristiano del resto è un tema ben noto e caro alla tradizione popolare in quanto è presente su numerose immagini e nei canti popolari dove si sottolinea il significato dei doni dei magi poiché, non a caso, sono molte le raffigurazioni che ritraggono il Bambino con la corona sul capo ed i simboli della Passione fra le mani: Natale come preludio alla morte ed alla Risurrezione.
                                                                      
  Laura Borello
              

IMMAGINI: 1  Immaginetta devozionale raffigurante i re Magi che offrono doni a Gesù Bambino. Cromolitografia italiana. XX secolo. Collezione Privata.
2 Immagine di Epinal raffigurante Sant’Antonio abate con una cantica sotto forma di domande e risposte su come ottenere i frutti celesti. XIX secolo. Collezione Privata.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-1
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