MARIA CI FA DA MAESTRA
per
divenire terra fertile per la Parola di Dio
La parola uscita dalla
mia bocca non ritornerà a me senza effetto (55,11).
Quando il profeta Isaia faceva
questa affermazione, essa non era affatto il rilievo di una cosa
tanto ovvia, ma piuttosto una contraddizione a quel che ci si
poteva aspettare. Perché questo brano appartiene certamente
alla narrazione della passione di Israele, ove si legge che i
richiami di Dio al suo popolo subiscono continue sconfitte e
che la sua parola resta invariabilmente senza frutto, mentre
Dio appare sì assiso sul palco della storia, ma non come
vincitore. Perché tutto era avvenuto in segni: il passaggio
del Mar Rosso, lo spuntare dellepoca dei re, il ritorno
in patria di Israele dallesilio, tutto questo ora svanisce.
La semina di Dio nel mondo non sembra dare risultati. Perciò
loracolo, sebbene avvolto di oscurità, è
un incoraggiamento per tutti coloro che nonostante tutto continuano
a credere nella potenza di Dio, convinti che il mondo non è
soltanto roccia in cui il seme non può trovare spazio
e certi che la terra non sarà solo e sempre una crosta
superficiale, da cui i passeri giorno per giorno beccan via subito
quel seme che vi è caduto sopra (cf Mc 4,1-9).
Per noi cristiani, questa affermazione del profeta Isaia suona
come promessa di Gesù Cristo, grazie al quale la parola
di Dio è ora veramente penetrata nella terra ed è
divenuta pane per tutti noi: seme che porta frutto per i secoli,
risposta feconda, in cui il discorso di Dio si è radicato
in questo mondo in modo vitale. È difficile rinvenire
altrove il mistero di Cristo collegato a quello di Maria in una
forma così chiara e stretta come nella prospettiva di
questa promessa: perché quando si afferma che la parola,
o meglio, il seme porta frutto, si vuol dire che esso non cade
sulla terra per rimbalzarvi come una palla, ma che penetra invece
profondamente nel suolo per assorbirne la linfa e trasformarla
in se stesso. Presa così la terra in sé, produce
realmente qualcosa di nuovo, transustanziando la stessa terra
in frutto. Il chicco non resta solo: ad esso appartiene il mistero
materno della terra a Cristo appartiene Maria, suolo santo
della Chiesa, come appropriatamente la chiamano i Padri. Il mistero
di Maria significa appunto questo, che la parola di Dio non rimase
sola, assunse anzi in sé laltro, la terra; nella
terra della Madre la parola divenne uomo e ora di
nuovo, impastata con la terra dellintera umanità,
può far ritorno a Dio.
Il vangelo ci spiega come sia possibile agli uomini diventare
un campo fertile per la parola di Dio. Essi lo possono divenire,
preparando quegli elementi, nei quali una vita può crescere
e maturare. Raggiungono lo scopo, vivendo essi stessi di tali
elementi; trasformandosi cioè essi stessi, impregnati
della parola, in parola; inabissando la vita nella preghiera
e quindi in Dio.
Terra buona
Luca ci introduce al mistero
mariano a più riprese dice di Maria che custodiva
la parola nel suo cuore (2,19; 2,51; cf 1,29). Maria ha radunato
in sé le correnti dIsraele; in sé ha portato,
pregando, la sofferenza e la grandezza di tale storia per convertirla
in fertile terreno per il Dio vivente.
Pregare, come ci dice il Vangelo, significa indubbiamente molto
di più che parlare senza riflessione, che emettere parole.
Essere terreno per la parola vuol dire essere una terra che si
lascia assorbire del seme, che al seme si assimila, rinunciando
a se stessa, per farlo germogliare.
Con la sua maternità Maria ha trasfuso in esso la sostanza
di sé, corpo e anima, affinché una nuova vita potesse
venir fuori. Il detto sulla spada che le trafiggerà lanima
(Lc 2,35) ha un significato molto più grande e profondo:
Maria si mette a completa disposizione come suolo, si lascia
usare e consumare per venir trasformata in Colui che ha bisogno
di noi per diventare frutto della terra.
Desiderio
di Dio
Nella colletta del primo martedì
di Quaresima, noi veniamo sollecitati a farci desiderio struggente
di Dio. I Padri della Chiesa sostengono che pregare non è
altro che cambiarsi in desiderio struggente del Signore.
In Maria questorazione viene esaudita: ella è, vorrei
dire, una coppa del desiderio in cui la vita diviene preghiera
e la preghiera vita. San Giovanni ha meravigliosamente alluso
a tale processo di trasformazione, non chiamando mai Maria per
nome nel suo Vangelo. Si riferisce a lei soltanto come alla madre
di Gesù. Ella ha in un certo senso messo da parte quanto
in lei vi era di personale per essere unicamente a disposizione
del Figlio; ed è proprio in questo che Maria ha realizzato
la sua personalità.
Penso che simile connessione tra il mistero di Cristo e quello
di Maria, sia di grande importanza nella nostra epoca di attivismo
di cui la mentalità occidentale ha toccato le punte massime.
Perché nel nostro modo di pensare vale ancora solo il
principio del maschio: fare, produrre, pianificare il mondo e,
semmai, rifabbricarselo da sé, senza dover niente a nessuno,
facendo invece affidamento solo sulle proprie risorse. Non a
caso, perciò, con questa mentalità abbiamo sempre
di più separato Cristo dalla Madre, senza renderci conto
che Maria, in quanto sua madre, potrebbe significare qualcosa
di indispensabile per la teologia e per la fede. Tutto questo
modo di riferirsi alla Chiesa parte perciò da un modo
errato di pensare. La consideriamo spesso anche noi quasi come
un prodotto tecnico che intendiamo programmare con perspicacia
e realizzare con un dispendio enorme di energie. Ci meravigliamo
se poi succede quanto annota San L. M. Grignon di Montfort in
calce ad un detto del profeta Aggeo (1,6): «Voi fate
molto, ma non ne vien fuori niente!». Se il fare prende
il sopravvento, divenendo autonomo, quelle cose che non sono
da farsi, ma che sono vive e vogliono maturare, non potranno
più esistere.
Chiesa,
mistero di Maria
È necessario che usciamo
da questa unilateralità di prospettive propria dellattivismo
occidentale per non degradare la Chiesa a un prodotto del nostro
fare e pianificare. La Chiesa non è un manufatto finito,
ma seme vivente di Dio che vuole svilupparsi e arrivare a maturazione.
Per questo essa ha bisogno del mistero mariano, anzi è
essa stesa mistero di Maria. Può esserci in essa fecondità
solo se si sottomette a questo segno, solo cioè se diventa
terra santa per la parola. Dobbiamo accettare il simbolo del
suolo fertile, dobbiamo nuovamente divenire uomini che aspettano,
raccolti nel proprio intimo, persone che nella profondità
della preghiera, dellanelito e della fede danno spazio
alla crescita.
Joseph Card. Ioseph Ratzinger
Da Il cammino pasquale, Ediz. Ancora
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2000-4
VISITA Nr.
