FARE MEMORIA DI MARIA OGGI


Ci sentiamo spinti a fare memoria di Maria nella prospettiva della fede. Non si tratta, d’altra parte, solo di una fede religiosa in Dio, ma è la fede che comporta la sequela di Cristo. Perché?
La Chiesa attuale deve realizzare la sua missione in una situazione molto difficile. Si trova a vivere, soprattutto nel primo mondo in una società che, da tempo, non è più segnata dalla religione. Sono molti quelli che non hanno più nemmeno dei dubbi religiosi. Ateismo, agnosticismo, indifferenza, sono le caratteristiche che definiscono la vita di non pochi dei nostri contemporanei. La cosa peggiore è che questa situazione tocca in una certa misura anche il popolo di Dio. Una cosa estremamente preoccupante è l’esodo dei credenti verso il mondo dell’incredulità.

In questa situazione, fare memoria della beata Vergine Maria non si riduce ad una mera evocazione della sua figura, ad un puro ricordo intellettuale. La memoria nella Chiesa è evento. Quanto la Chiesa ricorda avviene, ovvero essa entra nell’evento ricordato, poiché ricorda davanti a Dio e nello Spirito di Dio. Fare memoria di Maria è sperimentare la sua presenza. Ella ci ricorda le nostre origini, poiché fu Chiesa nascente; con lei cominciamo ad essere Chiesa di fede, a partire da lei siamo discepoli amati di Gesù. Maria “è salutata come membro supereminente della Chiesa, come il suo prototipo e modello rilevantissimo nella fede e nella carità” (LG 53).

Già nel secolo IV, sant’Ambrogio, parlando ai fedeli, faceva voti perché in ognuno di essi ci fosse l’anima di Maria per glorificare Dio. Il “sì” di Maria a Dio, nonostante tutte le gravissime difficoltà alle quali si trovò sottoposta, è per tutti i cristiani una lezione ed un esempio. Abbiamo bisogno di essere eredi della fede dei nostri padri e delle nostre madri. In modo particolare, di essere gli eredi di colei che fu e continua ad essere “la nostra Madre nella fede”. In lei abbiamo il modello di un itinerario per perseverare nella fede.

Fare memoria di Maria è importante

in modo speciale in un mondo che relativizza tutto e che poche volte si fonda su ciò che è autenticamente solido e fondamentale, sull’assoluto. La figura evangelica di Maria è contrassegnata dalla coerenza di vita, dall’unità interiore, dall’integrazione di tutti gli aspetti che viveva. Maria seppe integrare la sua maternità divina con la sua attenzione all’uomo bisognoso, la sua maternità spirituale e la sua appartenenza alla comunità post-pasquale in uno stesso ed unico progetto di fede. Maria fu coerente dal principio alla fine.

Fu semplicemente “la credente”, credente nella presenza e nell’abbandono, nel giorno e nella notte, nella vicinanza e nella lontananza. Quando la Chiesa fissa il suo sguardo su Maria impara ad essere coerente, a mantenere con fermezza e fedeltà le convinzioni che sono nate dalla mediazione e interiorizzazione della parola di Dio; impara ad essere fedele nelle circostanze più avverse; a non lasciarsi dominare dalla paura e ad avere sempre sulle labbra un Magnificat di speranza.

Fare memoria di Maria in mezzo ad un’umanità

che per tre quarti vive in una situazione di estrema povertà, in mezzo ad un’umanità nella quale la giustizia e la pace sono costantemente violate, è mettersi dalla sua parte con il suo inno escatologico, il Magnificat. Fare memoria di Maria in queste circostanze è contemplarla come la donna che capeggia la denuncia delle ingiustizie e l’annuncio dell’alternativa del Regno. È mettersi dalla parte sua e di suo figlio a favore di un mondo alternativo. Maria, come a Cana, continua a dire, nel contemplare l’estrema povertà e le situazioni indegne dei suoi figli, sparsi per tutto il mondo: “Non hanno vino!”. Maria vuole accelerare l’“ora della salvezza” per tanti e tante che non resistono più alla sofferenza, all’ingiustizia, alla guerra. Le lacrime della donna cadono costantemente su questa “valle di lacrime” e implorano l’arrivo del Regno in un Magnificat ininterrotto.

Fare memoria di Maria è

far sorgere una Chiesa capace di optare con più decisione per i poveri, per la giustizia, per la liberazione. La memoria di Maria ci spinge ad una “prassi audace”. Maria non impedì a suo figlio Gesù di esercitare la missione per instaurare il Regno; piuttosto, anticipò la sua ora; Maria acconsentì all’oblazione del Figlio, senza lottare per trattenerlo accanto a sé; Maria non volle una Chiesa incipiente permanentemente preoccupata per lei, che la venerasse, l’assistesse, si prendesse cura di lei; piuttosto, contribuì allo slancio missionario degli apostoli, accompagnandoli con la sua preghiera d’intercessione e la sua irradiazione.

Fare memoria di Maria nella Chiesa è

ricordarci la nostra vocazione a essere santi, vale a dire, a donarci senza riserve al nostro Dio, la nostra vocazione alla sequela radicale di Gesù, la nostra vocazione a essere santuari dello Spirito. La memoria di Maria diviene accusa alla nostra mediocrità, al nostro imborghesimento, al nostro minimalismo evangelico. Ma chi si affida a Maria riceve stimoli
per realizzare “la verità della Chiesa”.

Fare memoria di Maria

deve portare le confessioni cristiane ad estrarre dal loro cuore la spada della divisione e a lottare per la riunione di tutti i figli di Dio e fratelli di Gesù, dispersi. Fare memoria di Maria è intensificare nelle nostre famiglie l’alternativa evangelica del matrimonio cristiano, della vocazione alla paternità-maternità. Fare memoria di Maria è riscoprire il significato della disapprovazione di sé, persino del proprio corpo, e del dono totale che implica il progetto di verginità di quelli che sono chiamati alla vita consacrata. Fare memoria di Maria è per i ministri ordinati un invito ad accogliere in prima persona, come Maria, la fede che poi proclameranno con autorità.
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Duemila anni fa, nacque la nuova Eva. Un nuovo mondo cominciò ad albeggiare. La luce vinse le ombre. L’alba aveva un volto di donna. E in lei Dio andava seminando germi di vita. E lo Spirito la faceva crescere in grazia, in bellezza. Duemila anni fa, la storia cominciò ad offrire i primi sintomi della sua pienezza. Anche se Maria passò inavvertita in Israele, attraverso di lei Dio preparava la più grande rivoluzione della storia.
Dopo duemila anni, Maria, la nuova Eva, non si è allontanata da noi. Maria, donna risuscitata, è sempre in comunione con noi e partecipa dell’intercessione costante di Gesù in nostro favore. Per mezzo della sua risurrezione rimane nell’assemblea ecclesiale, di modo che possiamo davvero dire: “In comunione con tutta la Chiesa, ricordiamo e veneriamo anzitutto la gloriosa e sempre vergine Maria” (Preghiera Eucaristica I).
Davanti al terzo millennio non c’è posto per l’angoscia. Dio lo ha fatto precedere da un segno benefico: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna...” (Ap 12,1).
                                                                                    Garcia Paredes


L'immagine:
Madonna del Vangelo - Santuario Madonna delle Grazie al Sasso
Articolo tratto da "
Maria nella comunità del Regno", Libreria Editrice Vaticana
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2001-1
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