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STUDI MARIANI / MARIA e i PADRI della
CHIESA:
SANT'EFREM IL SIRO:
UN POETA CHE CELEBRA
LA BELLEZZA DELLA MADONNA
Dante, Petrarca, Boccaccio,
Manzoni, Testori... una lunghissima lista di poeti che hanno
cantato la Madonna nei loro componimenti. Chi non ricorda le
parole ispirate di Dante, nella preghiera alla Vergine che San
Bernardo pronuncia nel canto XXXIII del Paradiso e che inizia
con il celebre verso: Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio?
Sembra che nessun grande poeta
nella storia della letteratura italiana abbia potuto resistere
allincanto che proviene dalla Madonna. Non ci sorprendiamo.
La poesia è traduzione in parole dei frammenti della bellezza
che il poeta, con la sua ispirazione, riesce a mettere insieme.
La Madonna è la creatura in cui tutta la Bellezza si è
raccolta.
Il primo
poeta di Maria
Uno dei Padri della Chiesa,
vissuti nel IV secolo, è, in ordine cronologico, il primo
dei poeti mariani, quello che ha aperto la strada a tanti altri,
di tutte le epoche e di tutte le lingue. Questo Padre della
Chiesa
si chiama Efrem. È un nome inusuale. Infatti egli è
siriano, nativo di Nibisi, unantichissima città
che oggi si trova in Iraq. I cristiani della Siria e della Mesopotamia
lo hanno sempre ritenuto un grande dottore e, ancora oggi, pur
in mezzo alle immani difficoltà che devono affrontare,
lo venerano con devozione.
I suoi componimenti, che assommano
addirittura tre milioni di versi, sono ricchi di afflato mistico
elevato al punto che Efrem è stato chiamato la cetra
dello Spirito Santo. Se tutte le poesie scritte da Efrem
sono dotate di bellezza, quelle in cui parla della Madonna sono
veramente incantevoli perché sgorgano da un cuore teneramente
filiale e così ad Efrem è stato giustamente attribuito
anche il titolo di il cantore di Maria.
Efrem non è un teologo
speculativo che scopre nuove idee. Egli, piuttosto, riferisce
il contenuto tradizionale della fede, soprattutto i racconti
della Bibbia, ma riveste questa materia di immagini liriche ed
in questa sua capacità risiede il suo valore.
Tutto in
me e tutto ovunque
Come i lettori assidui di Maria
Ausiliatrice ricorderanno, già altri scrittori cristiani
prima di Efrem, come Giustino ed Ireneo, avevano paragonato Maria
ad Eva per mostrare, attraverso la contrapposizione, il ruolo
esercitato dalla Madonna nella storia della salvezza. Efrem riprende
lo stesso tema ma lo presenta con immagini poetiche veramente
ispirate: Guarda il mondo: due occhi ha avuto. Eva, locchio
sinistro, quello cieco; Maria, occhio luminoso, quello destro.
Per colpa dellocchio sinistro si ottenebrò il mondo
e rimase buio. Ma mediante Maria, occhio destro, silluminò
il mondo con la luce celeste che abitò in lei e gli uomini
ritrovarono lunità.
Quando vuole affermare la verginità
di Maria, un articolo della fede alla quale la Chiesa ha sempre
aderito, Efrem non propone dei ragionamenti per confutare gli
avversari di questa verità, ma canta questo grande mistero
rielaborando in modo poetico delle immagini tratte dalla Bibbia,
come quella del roveto ardente che non si consuma: Come
il Sinai, io tho portato e non fui incendiata dal tuo fuoco
tremendo, la tua fiamma non mi consumò. Forse, tra
i cristiani, non cè celebrazione più dolce
ed amata di quella del santo Natale. Tutti ci commuoviamo dinanzi
al Presepe, anche le persone più severe e, persino, violente.
Naturalmente questo accade
anche al nostro poeta siriano, Efrem, il quale, contemplando
gli eventi accaduti a Betlemme, si lascia trasportare dal suo
fervore religioso e poetico e mette sulla bocca della Madonna
questi versi, una specie di ninna-nanna della Madre di Dio al
Suo Bambino, che adora: Maria effondeva il suo cuore con
inimitabili accenti e cantava il suo canto di culla: 
«Chi mai diede alla solitaria
di concepire e dare alla luce colui che insieme è uno
e molti, piccolo e grande, tutto in me e tutto dovunque? Il giorno
in cui Gabriele entrò presso di me povera, in un istante
mi ha fatto signora ed ancella. Perché io sono ancella
della tua divinità, ma anche madre della tua umanità,
o Signore e Figlio mio!».
Compartecipe
della gloria
Qualche volta Efrem aggiunge
dei particolari che non sono riportati nei Vangeli. Potremmo
dire che si permette delle licenze poetiche. Una
di queste è veramente felice e appare ragionevolmente
vera. Si tratta della credenza secondo la quale il Signore Risorto
sia apparso subito a sua Madre. Scrive Efrem: Va,
di ai miei fratelli: «Io salgo al Padre mio e Padre
vostro».
Maria, come fu presente al
primo miracolo, così ebbe le primizie della risurrezione
dagli inferi. Molti santi ed alcuni mistici hanno confermato
questa opinione, molto radicata nella pietà popolare:
Maria, come fu partecipe del dolore del Crocifisso, così
per prima dovette gioire della gioia del Risorto. I poeti certe
volte sono grandi teologi. Efrem ne è una dimostrazione.
Un prodigio
la Madre Tua!
Nel far vibrare le corde del
suo cuore, che sembra che non si stanchi mai di celebrare la
bellezza e la grandezza di Maria, intuisce che cè
una profonda somiglianza tra la Madonna e la Chiesa. Entrambe
sono accomunate da molteplici tratti. Come sempre, Efrem esprime
questi concetti con la sua arte, delicata e robusta allo stesso
tempo, impregnata di reminiscenze bibliche. La Chiesa ci
ha dato il pane vivo, al posto di quegli azimi che aveva dato
lEgitto. Maria ci ha dato il pane che nutre veramente,
invece del pane della fatica che Eva ci aveva procurato.
Un illustre studioso di Efrem
e di tutta lantica letteratura cristiana in lingua siriaca
(una lingua molto simile a quella che parlava Gesù, laramaico),
ha detto che per questo Padre della Chiesa la Vergine Santa è
per lui una persona alla quale si sente intimamente legato e
verso la quale si ritiene obbligato da un debito di immensa riconoscenza
per il contributo offerto dalla Madonna alla salvezza dellumanità.
Efrem si sente attratto dalla Madonna.
Il mistero che promana dalla
sua figura lo riempie di ammirazione e di stupore: Nessuno,
o Signore sa come chiamare la madre tua. Se la chiama Vergine,
vi è la presenza del Figlio; se la chiama sposa, si rende
conto che nessuno lha conosciuta. Un prodigio è
la Madre tua! Il seno della madre tua ha sovvertito lordine
delle cose. Il Creatore di tutte le cose vi entrò ricco
e ne uscì mendicante. Cè un bambino nellutero
e il sigillo verginale rimase illeso. O grande portento!.
Efrem, pur esprimendosi con immacolato rispetto, si rivolge a
Lei con quella confidenza da cui nasce la preghiera fiduciosa,
come quella che riportiamo di seguito a conclusione della nostra
presentazione del pensiero mariologico di Efrem il Siro, e che
sembra anticipare di secoli, altre preghiere accorate alla Madre
di Dio, composte da altri santi:
O Maria,
nostra mediatrice, in te il genere umano ripone tutta la sua
gioia. Da te attende protezione. In te solo trova il suo rifugio.
Ed ecco, anchio vengo a te con tutto il mio fervore, perché
non ho coraggio di avvicinarmi a tuo Figlio: pertanto imploro
la tua intercessione per ottenere salvezza. O tu che sei compassionevole,
o tu che sei la Madre del Dio di misericordia, abbi pietà
di me.
Roberto
SPATARO
E-mail: silvaestudiosus@libero.it
Studium Theologicum Salesianum / Gerusalemme

IMMAGINI:
1 © Maria e il Bambino,
Chiesa della Vergine Santa, Dayr al-Suryan, Egitto. Ph: Karel
Innemée. / Secondo SantEfrem come Maria fu presente
al primo miracolo, così ebbe il privilegio di essere la
prima a cui apparve il Cristo risorto dai morti.
2 SantEfrem il
Siro, è il massimo poeta dellera patristica. Nella
sua composizione poetica, si avvalse di una forma particolare
che gli era specialmente congeniale: la prosa metrica (memre).
Seguace della scuola teologica di Antiochia, scrisse molto per
difendere la fede dagli attacchi degli gnostici.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2008 - 1
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