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VALDOCCO
LA CATECHESI DI BENEDETTO XVI:
IL MAGNIFICAT
Siamo giunti ormai allapprodo finale del lungo itinerario
cominciato proprio cinque anni fa dal mio amato Predecessore,
lindimenticabile Papa Giovanni Paolo II. Il grande Papa,
infatti, aveva voluto percorrere nelle sue catechesi lintera
sequenza dei Salmi e dei Cantici che costituiscono il tessuto
orante fondamentale della Liturgia delle Lodi e dei Vespri.
Pervenuti ormai alla fine di
questo pellegrinaggio testuale, simile a un viaggio nel giardino
fiorito della lode, dellinvocazione, della preghiera e
della contemplazione, lasciamo ora spazio a quel Cantico che
idealmente
suggella ogni celebrazione dei Vespri, il Magnificat (Lc 1,46-55).
È un canto che rivela
in filigrana la spiritualità degli anawim biblici, ossia
di quei fedeli che si riconoscevano «poveri» non
solo nel distacco da ogni idolatria della ricchezza e del potere,
ma anche nellumiltà profonda del cuore, spoglio
dalla tentazione dellorgoglio, aperto allirruzione
della grazia divina salvatrice. Tutto il Magnificat è,
infatti, marcato da questa «umiltà», in greco
tapeinosis, che indica una situazione di concreta umiltà
e povertà.
Celebrare
la grazia
Il primo movimento del cantico
mariano (cf Lc 1,46-50) è una sorta di voce solista che
si leva verso il cielo per raggiungere il Signore.
Si noti, infatti, il risuonare
costante della prima persona: «Lanima mia... il mio
spirito... mio salvatore... mi chiameranno beata... grandi cose
ha fatto in me...».
Lanima della preghiera
è, quindi, la celebrazione della grazia divina che ha
fatto irruzione nel cuore e nellesistenza di Maria, rendendola
la Madre del Signore. Sentiamo proprio la voce della Madonna
che parla così del suo Salvatore, che ha fatto grandi
cose nella sua anima e nel suo corpo.
Lintima struttura del
suo canto orante è, allora, la lode, il ringraziamento,
la gioia riconoscente. Ma questa testimonianza personale non
è solitaria e intimistica, puramente individualistica,
perché la Vergine Madre è consapevole di avere
una missione da compiere per lumanità e la sua vicenda
si inserisce allinterno della storia della salvezza. E
così può dire: «Di generazione in generazione
la sua misericordia si stende su quelli che lo temono»
(v. 50). La Madonna con questa lode al Signore dà
voce
a tutte le creature redente, che nel suo «Fiat»,
e così nella figura di Gesù nato dalla Vergine,
trovano la misericordia di Dio.
Dalla parte
degli umili
È a questo punto che
si svolge il secondo movimento poetico e spirituale del Magnificat
(cf vv. 51-55). Esso ha una tonalità più corale,
quasi che alla voce di Maria si associ quella dellintera
comunità dei fedeli che celebrano le scelte sorprendenti
di Dio.
Nelloriginale greco del
Vangelo di Luca abbiamo sette verbi allaoristo, che indicano
altrettante azioni che il Signore compie in modo permanente nella
storia: «Ha spiegato la potenza... ha disperso i superbi...
ha rovesciato i potenti... ha innalzato gli umili... ha ricolmato
di beni gli affamati... ha rimandato i ricchi... ha soccorso
Israele».
In questo settenario di opere
divine è evidente lo «stile» a cui il Signore
della storia ispira il suo comportamento: egli si schiera dalla
parte degli ultimi. Il suo è un progetto che è
spesso nascosto sotto il terreno opaco delle vicende umane, che
vedono trionfare «i superbi, i potenti e i ricchi».
Eppure la sua forza segreta
è destinata alla fine a svelarsi, per mostrare chi sono
i veri prediletti di Dio: «Coloro che lo temono»,
fedeli alla sua parola; «gli umili, gli affamati, Israele
suo servo», ossia la comunità del popolo di Dio
che, come Maria, è costituita da coloro che sono «poveri»,
puri e semplici di cuore. È quel «piccolo gregge»
che è invitato a non temere perché al Padre è
piaciuto dare ad esso il suo regno (cf Lc 12,32).
E così questo canto
ci invita ad associarci a questo piccolo gregge, ad essere realmente
membri del Popolo di Dio nella purezza e nella semplicità
del cuore, nellamore di Dio.
Tutti generano
Cristo
Raccogliamo, allora, linvito
che nel suo commento al testo del Magnificat ci rivolge SantAmbrogio.
Dice il grande Dottore
della Chiesa:
«Sia
in ciascuno lanima di Maria a magnificare il Signore, sia
in ciascuno lo spirito di Maria a esultare in Dio; se, secondo
la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo la fede
tutte
le anime generano Cristo; ognuna infatti accoglie in sé
il Verbo di Dio...
Lanima
di Maria magnifica il Signore, e il suo spirito esulta in Dio,
perché, consacrata con lanima e con lo spirito al
Padre e al Figlio, essa adora con devoto affetto un solo Dio,
dal quale tutto proviene, e un solo Signore, in virtù
del quale esistono tutte le cose» (Esposizione del Vangelo secondo Luca, 2,26-27:
SAEMO, XI, Milano-Roma 1978, p. 169).
In questo meraviglioso commento
del Magnificat di SantAmbrogio mi tocca sempre particolarmente
la parola sorprendente:
«Se,
secondo la carne, una sola è la madre di Cristo, secondo
la fede tutte le anime generano Cristo: ognuna infatti accoglie
in sé il Verbo di Dio».
Così il santo Dottore,
interpretando le parole della Madonna stessa, ci invita a far
sì che nella nostra anima e nella nostra vita il Signore
trovi una dimora. Non dobbiamo solo portarlo nel cuore, ma dobbiamo
portarlo al mondo, cosicché anche noi possiamo generare
Cristo per i nostri tempi. Preghiamo il Signore perché
ci aiuti a magnificarlo con lo spirito e lanima di Maria
e a portare di nuovo Cristo al nostro mondo.
Benedetto XVI
LOsservatore Romano, 15-02-2006
IMMAGINI:
1 © Annunciazione,
Jan Janssens, Museum voor Schone Kunsten, Gent. / Con lannuncio
dellangelo a Maria, si compie la visita di Dio alla Vergine
di Nazaret. Questo è il momento in cui lumile ancella
viene innalzata sopra tutte le creature.
2 © Visitazione, Mariotto Albertinelli
(1503), Galleria degli Uffizi, Firenze./ La maternità
divina di Maria è lorigine dei suoi privilegi e
della sua esemplarità per tutti i credenti.
3 Maria col Bambino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2007 - 9
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