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       25 marzo: l’annunzio a Maria

Il 25 marzo la Chiesa celebra la solennità dell’Annuncio del Signore a Maria. L’Incarnazione del Verbo è l’inizio della sua Pasqua: perciò la festa del 25 marzo, già nel IV-V secolo era considerata «la radice delle feste» (Giovanni Crisostomo), l’inizio dei tempi nuovi, l’inizio della fine: inizio dell’Incarnazione storica del Messia e inizio della deificazione dell’uomo, del rinnovamento del creato.
Per gli Ebrei, il Capodanno liturgico è celebrato nel mese di Nisan, durante il quale si fa memoriale della Pasqua (cf Es 12, 2.18; 34,18). Tale data era anche il Capodanno del re e delle feste. Infatti si contava l’inizio del regno del sovrano a partire proprio dal Capodanno festivo. Anche in epoca cristiana l’inizio dell’Anno liturgico nell’alto Medioevo era fissato a marzo, precisamente il 25 marzo, capodanno pure civile, quindi primo mese dell’anno. In seguito l’inizio dell’Anno liturgico si spostò a Natale, poi all’Avvento, mentre l’inizio dell’anno solare fu regolato in corrispondenza con il calendario civile di Roma, dal quale potrebbe derivare la data del Natale cristiano al 25 dicembre, giorno in cui in tutto l’impero romano si celebrava il Natale del dio Sole.

Una regina madre

L’espressione dei Padri della Chiesa, «radice delle feste», con la quale si denomina il 25 marzo deriva proprio dal Capodanno del re. Il 25 marzo, perciò, sorge nella Chiesa come il Capodanno del Re Salvatore e della Regina Madre.
Nella letteratura cristiana, il 25 marzo è indicato come il giorno che comprende tutti i giorni del tempo nuovo: il giorno sommo del tempo della Chiesa.

Seguendo l’ipotesi che spiega la festa del Natale fissata al 25 dicembre in dipendenza dal 25 marzo (e non viceversa), gli Antichi e i Padri – fin dal tempo di Tertulliano – credevano che questo giorno, equinozio di primavera, segnasse l’inizio della creazione del mondo e dell’uomo. Perciò era ritenuto come una data simbolica del concepimento del Verbo di Dio: il Signore si sarebbe incarnato e sarebbe anche morto il 25 marzo.

La festa tuttavia cadeva in Quaresima, tempo in cui per la Chiesa era vietato celebrare qualsiasi solennità. Per l’Occidente la difficoltà fu affrontata dal concilio di Toledo (656); in Oriente invece il Concilio trullano (692) stabilì che in Quaresima si sarebbe fatta un’eccezione per l’Annunciazione, senza trasferirla, anche se coincide con il Venerdì o il Sabato santo. Questo uso è in vigore ancora oggi tra gli Orientali.

Sia in Oriente che in Occidente, la festa dell’Annunciazione è tra le più solenni dell’Anno liturgico; in questo giorno Maria è venerata e ricordata come la Portatrice della Vita Nuova, della Vita pasquale del Signore. Abramo di Efeso in una omelia per il 25 marzo proclama: «Oggi è sciolta l’antica condanna: da quando infatti fu pronunciato in terra quel Gioisci, è cessato quel Partorirai figli nel dolore; per una donna subentrò agli uomini la morte; per una donna ritornò loro la vita».

La salvezza prolungata

L’Annunciazione non è solo l’inizio della Redenzione: è la chiave di lettura e di comprensione di tutta la vicenda di Cristo che seguirà poi. L’esaltazione del Verbo fattosi Carne e Signore universale non attenua minimamente il suo Mistero di Verbo fattosi Uomo dalla Donna per l’eternità. Il Mistero pasquale si sviluppa e cresce nel segno dell’Incarnazione storica e gli uomini nell’Emmanuele diventano figli di Dio (Gal 4,4-5).

Come evento storico-salvifico la Chiesa celebra l’Annunciazione una volta l’anno, ma lo stesso Mistero si attua ogni giorno e in ogni celebrazione. Il Signore Risorto, annunciato a Maria, è annunciato quotidianamente alla Comunità dei fedeli per il perpetuarsi della Incarnazione sua e ciò avviene in prospettiva storica, come compimento della Profezia, in dimensione sacramentale come attuazione dell’Evangelo «per noi-qui-ora» e nella dimensione escatologica, tempo ecclesiale della crescita di Cristo Capo nel suo Corpo, fino alla Venuta parusiaca del Signore. A questi tre livelli corrispondono infatti le tre letture della Liturgia della Parola: il Profeta (o Antico Testamento), l’Evangelo e la lettura dell’Apostolo.

La Pentecoste di Maria

Luca lascia emergere con sufficiente evidenza l’analogia tra la discesa dello Spirito su Maria all’Annunciazione e sulla Chiesa apostolica a Pentecoste. Del resto l’Annunciazione è giustamente detta «la Pentecoste di Maria» (S. Bulgakov) o la proto-Pentecoste della Chiesa. È l’inizio dell’Oméga, l’inaugurazione della Alleanza Nuova nel Sangue del Dio-Uomo, l’inizio del Giudizio escatologico. Perciò l’Annunciazione è la Parte del Tutto, la radice e l’inizio cronologico e salvifico dell’evento pasquale.
Vi è una discreta analogia tra l’Annunciazione a Maria e la Pentecoste della Chiesa apostolica. Basta confrontare i testi di Luca (1,35.46.49a con 24,49; At 1,8; 2,4.6.7.11).

Adombrata dallo Spirito nell’intimo della sua persona, la Figlia di Sion erompe quasi all’esterno, sulle montagne della Giudea per annunziare le grandi opere compiute in lei dall’Onnipotente. Dall’altra parte la Chiesa apostolica di Gerusalemme, corroborata dal vigore dello Spirito (Lc 24,49; At 1,8) – mentre erano radunati all’interno della casa (At 2,2) – lascia il suo ritiro per proclamare pubblicamente le grandi opere del Signore (At 2,4.6.7.11).

Una novità radicale

L’Annuncio a Maria supera ogni vecchio schema delle annunciazioni dell’Antico Testamento. I temi narrati qui sono completamente nuovi: il concepimento verginale del Figlio di Dio, la compartecipazione della Madre ai Misteri salvifici, la Maternità divina e perciò Maternità verginale, propria ed esclusiva dei tempi messianici. Anche le Promesse dell’Antico Testamento si compiono in un modo del tutto inatteso, nella novità che è Cristo Signore.
Nella radicale novità inaugurata con l’Annunciazione trovano attuazione i tratti originali dei tempi escatologici e apocalittici.

Il Fiat della Vergine – che riecheggia quello di Israele alle falde del Sinai (Es 24,3.7), ma mai pienamente compiuto – conclude l’Alleanza escatologica. Ritroviamo qui gli elementi teofanici caratteristici: la manifestazione della Gloria e della Presenza di Dio (Shékinàh), il segno della nube. La presenza dello Spirito, Forza (Dynamis) divina per il concepimento verginale del Figlio di Dio, prelude la gloria del Battesimo del Signore (Lc 3,21-22), della sua gloriosa Trasfigurazione (Lc 9,29-35), del Giudizio del mondo (Lc 22,69-70) e della Resurrezione (cf Rm 1,3-4).
La Novità del Figlio di Dio che trasforma i modelli preesistenti è unicamente quella della Resurrezione; una novità che passa attraverso la Croce gloriosa, tanto che l’Annunciazione è spiegata anche con la Croce, radice dell’Annuncio del Signore. Il Fiat della Madre di Dio esprime il suo desiderio di entrare in comunicazione filiale e nuziale con Dio e con il Verbo; è un’offerta sacrificale, e ogni sacrificio è celebrazione della Pasqua, Ingresso liturgico in Dio Padre, crescita dei fedeli del Signore nella Vita Nuova (cf Eb 10,4-10; Sal 39,7-9).

Come altrove, Luca, nel riferire l’Annunciazione alla Vergine, va controcorrente rispetto agli slogan del suo tempo, secondo i quali la donna in genere sarebbe caratterizzata per la passività e l’uomo per l’attività. L’autore usa un suo metodo originale: presenta il turbamento sia di Zaccaria che di Maria. Ma Zaccaria è turbato dalla visione dell’angelo (Lc 1,12), Maria «per tali parole rimane molto turbata» (Lc 1,29): il suo turbamento è a causa dell’audizione dell’invito alla gioia messianica e all’elogio insolito. Il sacerdote rimane passivo e quasi paralizzato. La Vergine invece è in situazione attiva: riflette per aderire.

Maria accetta di diventare così la Madre di Dio. Questa espressione contiene tutto il mistero dell’economia della salvezza, come dice San Giovanni Damasceno.
In Lei noi vediamo realizzato il progetto di Dio: la salvezza e la santificazione espressa dai Padri con la frase: «Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventi Dio».
Maria con il suo «Sì» rende efficace per tutta l’umanità il progetto di misericordia di Dio. Il sì incondizionato e totale della Vergine al sì precedente di Dio costituisce il punto esatto in cui la Redenzione entra nel cuore dell’umanità.

Il Verbo non avrebbe mai potuto prendere carne, l’umanità non avrebbe mai potuto essere salvata, se Maria nella sua disponibilità alla volontà di Dio, cioè nelle sua totale purezza, non avesse detto il suo «Fiat» al Creatore. Al Fiat del Creatore risponde il Fiat della creatura: «Eccomi, sono la serva del Signore...» (Lc 1,38).
Nell’omelia sull’Annunciazione, Nicola Cabasilas, liturgista bizantino del XIV secolo scrive:

«L’Incarnazione fu non soltanto opera del Padre, della sua virtù e del suo Spirito, ma anche l’opera della volontà e della fede della Vergine. Senza il consenso della purissima, senza il concorso della sua fede, quel disegno era altrettanto irrealizzabile che senza l’intervento delle tre Persone divine.

Dio la prende per Madre soltanto dopo averla istruita e persuasa, prende carne da lei soltanto dopo che lei vuole prestargliela. Come voleva incarnarsi, così voleva che sua Madre lo generasse liberamente, con pieno consenso».

                                                                           
 Lorenzo Villar


La gioia dell’Annunciazione

È la stessa SS. Trinità che, desiderosa del bene dell’uomo, invia l’angelo ad annunciare alla Vergine il mistero dell’Incarnazione. A lei, umile, semplice, promessa sposa ad un falegname, preferita ad ogni apparenza vistosa del mondo, è inviato l’angelo Gabriele, che significa fortezza.

L’angelo saluta la Vergine con profondo rispetto e con gioia nuova la chiama «piena di grazia», cioè piena di doni, di virtù, di affetti d’amore e di buoni desideri. Le manifesta l’assistenza di Dio dicendole: «Il Signore è con te», e proclama la sua preminenza su tutte le donne a motivo della benedizione del cielo.
Il compimento dell’Incarnazione fu motivo di grande gioia:

– per il Padre perché ci ha potuto dare il Figlio, che Egli ama più di ogni cosa;
– per il Figlio perché si vede fatto uomo tra gli uomini che
Egli ama come fratelli;
– per lo Spirito Santo perché ha potuto compiere la più grande opera d’amore;
– per la SS. Vergine perché si è vista innalzata alla dignità di Madre di Dio.

Fu infinita la carità di Dio che, potendo per diritto possedere un corpo immortale e non soggetto alla sofferenza perché non formato per opera d’uomo, lo assunse mortale e sofferente.


Ave o Vergine Santa

Il più eccelso degli Angeli fu mandato dal Cielo
per dir «Ave» alla Madre di Dio.
Al suo incorporeo saluto vedendoti in Lei fatto uomo, Signore,
in estasi stette, acclamando la Madre così:
Ave, per Te la gioia risplende;
Ave, per Te il dolore s’estingue.
Ave, salvezza di Adamo caduto;
Ave, riscatto del pianto di Eva.
Ave, Tu vetta sublime a umano intelletto;
Ave, Tu abisso profondo agli occhi degli Angeli.
Ave, in Te fu elevato il trono del Re;
Ave, Tu porti Colui che il tutto sostiene.
Ave, o stella che il Sole precorri;
Ave, o grembo del Dio che s’incarna.
Ave, per Te si rinnova il creato;
Ave, per Te il Creatore è bambino.
Ave, Sposa non sposata!
Ave, o Madre dell’Astro perenne,
Ave, o aurora di mistico giorno.
Ave, fucine d’errori Tu spegni,
Ave, splendendo conduci al Dio vero.
Ave, l’odioso tiranno sbalzasti dal trono,
Ave, Tu il Cristo ci doni clemente Signore.
Ave, sei Tu che riscatti dai riti crudeli,
Ave, sei Tu che ci salvi dall’opre di fuoco.
Ave, Tu il culto distruggi del fuoco,
Ave, Tu estingui la fiamma dei vizi.
Ave, Tu guida di scienza ai credenti,
Ave, Tu gioia di tutte le genti.
Ave, Vergine e Sposa!
                        
(Dall’inno Akathistos)


IMMAGINI:
1-2  
Annunciazione, Beato Angelico (1434), Museo Diocesano di Cortona.. / L’Annunciazione a Maria è un evento che anticipa la Pasqua. I cieli si aprono affinché lo Spirito della Resurrezione scenda sulla creatura; il medesimo Spirito incarna il Verbo dell’Amore del Padre mediante un’azione creatrice.
 
Annunciazione, Andrea del Sarto (1528), Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze. / Maria per prima proclama l’Amen alla gloria di Dio e intona per tutta la Chiesa: «Vieni, Signore Gesù!».
4 Maria attende l’Annunciazione, Anonimo Fiammingo (1438), Museo del Prado, Madrid..

         RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2007 - 3  
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