Settembre 1748: Madonna del Pedancino
- Cismon del Grappa (Vicenza)
PROTETTRICE
DEL VAL BRENTA
Lorigine della devozione
alla Madonna del Pedancino in Cismon del Grappa si perde nella
lontananza dei secoli. La tradizione la colloca addirittura alla
fine del 700, in seguito allassurda lotta contro le Immagini
sacre scatenata in Oriente dallimperatore di Costantinopoli
Leone Isaurico nel 727 e continuata dai suoi successori. Molte
immagini della Madonna, splendide Icone orientali, vengono perciò
trafugate e nascoste in luoghi solitari, e poi riportate alla
luce ed alla venerazione dei fedeli, in Occidente in diverse
occasioni. È il caso di S. Eusebio, primo vescovo del
Piemonte, che, in seguito ad un sogno-visione, dallOriente
porta la statua della Madonna di Bonaria a Cagliari, quella di
Crea nel Monferrato, e quella di Oropa sui monti biellesi, come
pure la scoperta in Torino del quadro della Madonna Consolata,
per opera del cieco nato di Briançon. Simile sorte è
toccata alla statua della Madonna che, per essere stata trovata
ai piedi del monte Ancino, è chiamata Nostra Signora del
Pedancino. Nel territorio del minuscolo paese di Cismon del Grappa,
a ridosso del monte, quasi sulla riva del torrente si erge una
scoscesa rupe con una larga spaccatura; in essa si è sviluppato
un maestoso biancospino. In un giorno limpido di primavera, come
al solito, un pastorello accompagna le sue pecore nelle vicinanze,
quando allimprovviso i suoi occhi sono colpiti da una luce
misteriosa che brilla nellanfratto della roccia, e proprio
sopra il biancospino troneggia una bella immagine della Vergine
che tiene in braccio il Bambino, e che sorridente pare lo inviti
ad avvicinarsi. Ma il pastorello estatico non osa avvicinarsi,
anzi dimenticando perfino le pecorelle, corre e vola a casa gridando
e chiamando gente a vedere il miracolo. Corre ansante dal parroco
che stenta a credergli, ma che poi si convince e lo segue, perché
quel ragazzo è lui stesso segno del miracolo: era muto
ed ora parla!
La notizia si propaga in un baleno, la gente corre da ogni parte;
interviene lautorità del Vescovo di Padova che manda
esperti ad esaminare diligentemente lImmagine ed a vigilare
onde evitare ogni abuso. La statua risulta opera di una mano
esperta, ma in uno stile ben differente da quelli delle nostre
regioni; anche il legno non è dei nostri boschi e dei
nostri monti, e la sua durezza dimostra che proviene da paesi
lontani. È qualificato legno tauro, durissimo e pesantissimo,
originario delle terre di Oriente.
Sul luogo del ritrovamento della statua, viene subito eretta
una Cappellina, poi ampliata ed abbellita lungo i secoli, rigurgitante
sempre di fedeli. Una lapide ricorda, ancora oggi, la visita
del Papa S. Leone III che, mentre si reca a Paderborn in Sassonia,
presso lImperatore Carlo Magno, nellestate del 799,
si ferma a Cismon per venerare la Madonna del Pedancino. Le relazioni
poi delle Visite Pastorali del Vescovo di Padova, di oltre sei
secoli fa, ci parlano di grazie attribuite alla Madonna del Pedancino,
di numerosi devoti e di feste solenni tradizionali.
Il 18 agosto del 1748 una terribile alluvione semina strage ovunque:
danneggia gravemente la chiesa parrocchiale, lasciando intatti
solo il presbiterio, la sacrestia ed il campanile, distrugge
totalmente ben 36 case e travolge la Cappella del Pedancino con
la statua della Madonna che viene portata dalle acque del Cismon
in quelle del Brenta fino alla Friola di Pozzoleone, trenta chilometri
a valle. Lo storico di Bassano, Andrea Memmo, in Vita e
macchine di Bartolomeo Ferracina, stampato nel 1754, a
soli sei anni di distanza, così descrive il terribile
avvenimento: ... si avanza questo Cismone verso la villa
che da lui prende il nome; ma un mezzo miglio prima di giungervi,
abbatté dalla parte meridionale una chiesa intitolata
la Madonna di Pedencin posta sopra duna eminenza, che per
due secoli era stata ben guardata dal riparo dun forte
muro, il quale in sì fatta circostanza cedé alla
straordinaria violenza del torrente, onde lacque alle pareti
della Chiesa giungendo, ed a forza entrandovi, misero a guasto
le suppellettili ed i vasi sacri, e dando di urto alla nicchia,
ove stava la statua di Maria, questa ne loro vortici ingojarono,
minacciando di lasciare dappertutto la desolazione....1
Il medesimo autore ci descrive pure la meraviglia e la gioia
degli operai che, nel ricuperare il legname ed i tronchi trasportati
dalla furia delle acque per ben trenta chilometri, trovano la
statua della Madonna ancora intatta. Ella non era punto
sdruscita, né guasta ne suoi bei colori: aveva il
Bambino al seno, lanello di diamante al dito, al collo
il ricco filo di perle, il manto indosso, non lacero e tocco,
nonostante il lungo viaggio e fortunoso di ventidue miglia, per
lo qual tratto fu rovinosamente portata dallonde del nostro
fiume. Le mancava in testa la corona dargento; e però
... in poca distanza ravvisarono la corona stessa, il messale
guernito di lastre dargento, e per fino la tabella dellindulgenza....2
Lannuncio gioioso del ritrovamento della statua della Madonna
viene subito trasmesso a Cismon ed è organizzato per il
5 Settembre il suo ritorno trionfale dalla Friola, con sosta
a Bassano ed a Carpané. Dovunque passa la Madonna, grande
è lentusiasmo dei fedeli e numerose sono le grazie
ricevute. L8 Settembre la statua giunge a Cismon e viene
provvisoriamente sistemata nella sacrestia della chiesa parrocchiale,
anchessa distrutta, in attesa della ricostruzione di un
nuovo Santuario.
Due secoli dopo, la notte del 5 novembre 1917, in seguito agli
avvenimenti di Caporetto, giunge a Cismon lordine di evacuare
in tutta fretta il paese, prossimo alla totale distruzione. Il
Parroco ottiene dalle autorità di portare con sé
e con la comunità anche la statua della Madonna. Sono
giorni di grande confusione quelli che seguono la disfatta di
Caporetto, ma i fedeli di Cismon sono sostenuti dalla loro grande
fede nella protezione della Madonna, sicuri di poter presto ritornare
alle loro case dopo la vittoria. Così la Madonna del Pedancino,
dopo tante peripezie giunge in Sicilia, a Giarre, dove anche
la comunità di Cismon trova fraterna ospitalità.
Vi rimarrà per oltre un anno e mezzo, fino al 17 giugno
1919, quando per la terza volta (dallOriente - dalla Friola
- da Giarre) farà ritorno a Cismon. La partenza
della Madonna profuga da Giarre fu un vero trionfo.3
Ogni dieci anni, a Cismon del Grappa solenni festeggiamenti celebrano
le glorie della Madonna del Pedancino e ravvivano la fede e la
riconoscenza in Lei, per la Sua ininterrotta protezione.
Don Mario Morra sdb
1 Secco Dino, Cismon.
Il Comune, la Parrocchia, la Madonna, Bassano, Tip. Commerciale,
1974.
2 Idem.
3 Lazzarotto Vittorio, Dodici secoli di prodigiosa storia
della Madonna del Pedancino in Cismon - 1944, Padova, Tip. Antoniana,
1944.
IMMAGINE:
Statua della Madonna del Pendancino - Vicenza
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE
2002-8
VISITA Nr.