3 aprile: Santa Maria della Croce - Crema

LEVATI E NON TEMERE


In Crema una brava ragazza, di nome Caterina Uberti, rimasta ben presto orfana di entrambi i genitori, è sotto tutela del fratello Cristoforo. Unica sua gioia è la devozione alla Madonna alla quale dedica tutto l’affetto che avrebbe voluto rivolgere alla sua mamma terrena. Si sente così non più sola ed abbandonata; ogni giorno mentre recita la Corona, sente la dolcezza di una amorosa presenza.
Il fratello Cristoforo combina per lei il matrimonio con un giovane bergamasco, certo Bartolomeo Petrobelli, detto Contaglio, mercante anche lui, di onorata famiglia, ma di carattere impetuoso, espulso dalla città natale per omicidio. Sorti contrasti per la dote, Caterina rimane inizialmente in casa del fratello, mentre lo sposo irrequieto viaggia continuamente per affari o capricci. La sera del 3 aprile 1490 Bartolomeo arriva all’improvviso da Bergamo, almeno così assicura; dice di essere stato assolto e quindi liberato dal bando, ed esige che Caterina raccolga le sue cose più preziose e lo segua subito presso la sua famiglia. Partire a quell’ora ed in quel modo è una pazzia, ma lui è in preda a tale impazienza febbrile che Caterina intimidita non osa rifiutare. Per volontà di lui, Caterina esce di casa, e lo attende fuori della Porta di Ripalta, dove Bartolomeo giunge a cavallo. Di lì, invece di prendere la via più breve attraverso la città per raggiungere la strada bergamasca che esce dalla parte opposta, preferisce fare il giro esterno delle mura. Intanto si fa notte e le porte della città si chiudono. Giunti nel crepuscolo al bosco del Novelletto, a circa un miglio da Crema, Bartolomeo scende da cavallo, lo lega ad un albero, ne fa scendere la sposa, le strappa gli anelli d’oro e, tratta dal fodero la spada che porta sempre con sé, l’aggredisce mirando al capo. Caduta in ginocchio, Caterina alza le braccia per difendersi, ma una mano le viene troncata, spezzato il gomito, l’altro braccio fratturato, tre colpi violenti raggiungono la testa ormai indifesa. Improvvisamente la spada si spezza, l’energumeno la getta lontano e, lasciando l’infelice in un lago di sangue, slega il cavallo e fugge via nella notte.
Nel profondo silenzio del bosco, sfinita da ben quattordici gravi ferite e spaventata a morte, Caterina si rivolge alla Madonna: “O Madonna benedetta, aiutami tu!”. Sentendo che la vita le sfugge, con un filo di voce, sempre più fioca, continua a ripetere l’invocazione alla Madonna. Ad un certo momento un brivido la scuote e quasi presentendo una presenza misteriosa, apre a stento gli occhi. Un soffuso chiarore nelle tenebre le rivela la figura di una donna dal portamento dignitoso. Il viso dolce, gli occhi pieni di bontà, con voce ferma le ordina: “Levati, figlia mia e non dubitare!”. Al cuore languente di Caterina torna un lieve calore. Con tutta l’anima fissa gli occhi in quella figura di donna ed istintivamente chiede: “Chi siete?”. La sconosciuta le risponde: “Io sono colei che hai chiamata. Levati e seguimi senza paura”.
Caterina si trova, non sa come, in piedi e capace di camminare. Come in un sogno obbedisce al comando e segue la Sconosciuta. Escono dal bosco, seguono il sentiero per circa un quarto di miglio e giungono alla prima abitazione, la cascina dei Samanni. La Sconosciuta batte alla porta, chiama con voce chiara, sorride a Caterina, e mentre la casa si ridesta, svanisce.
Aperta la porta, gli abitanti della casa si trovano davanti una figura raccapricciante: rivoli di sangue scendono dal capo a mascherare il viso e ad inzuppare i vestiti, una mano pende inerte dal braccio spezzato, l’altra non esiste più, solo il moncherino si alza orribile ad implorare pietà. Chi è, a quell’ora della notte? In quello stato? Una donna di malavita? “Non temete – dice la sventurata – sono Caterina, figlia di Bartolomeo degli Uberti”. Al noto nome del cittadino onorato, i Samanni si ritirano, facendo largo alla ferita che si trascina fin sotto il portico dove si accascia. Accorrono gli altri componenti della famiglia, la introducono nella stalla dove, adagiata sulla paglia, Caterina perde i sensi. Come soccorrerla, in quell’ora della notte, senza l’aiuto di un medico? Con dell’acqua le lavano il viso e leggermente le ferite. Caterina apre gli occhi, chiede da bere e lentamente riprende i sensi. Si rende però conto che la vita le sfugge e sta per morire, ed allora sommessamente invoca: “Madonna benedetta! Madre santa! Soccorretemi ancora, non lasciatemi morire così senza i Sacramenti della Chiesa. Fate che io viva fino al giorno, affinché possa venire un sacerdote. Madonna santa, aiutatemi!”. Gli astanti la osservano sbigottiti e si pongono le prime domande: che faceva costei fuori della Città in quell’ora? Chi l’ha ridotta in quello stato? Chi ha battuto alla loro porta quel colpo così energico, se lei è senza mano? Mentre così bisbigliano e l’osservano incuriositi, si accorgono che il sangue cessa il suo flusso, le ferite si asciugano ed il volto riprende la serenità ed i colori della salute. Pieni di meraviglia e di riverenza si raccolgono attorno a lei, e Caterina con volto sereno e voce chiara soddisfa la loro naturale curiosità raccontando la sua vicenda, e poi si assopisce tranquilla.
Alle prime luci dell’alba Caterina viene portata in città dove, prima delle cure del medico, ella insiste per avere il sacerdote che la confessa e le amministra i santi Sacramenti. Al giudice racconta tutto l’accaduto e perdona di cuore al suo assassino. Le ferite intanto tornano a sanguinare... ne esce sangue a fiotti. È pallida come cera, ma sul suo volto vi è una grande luce. Chiude gli occhi e muore. La Madonna ha esaudito la sua preghiera.
La gente discute; si parla di miracolo, ma molti sono gli indifferenti e coloro che negano ogni fatto straordinario. Intanto nel bosco del Novelletto viene posta una rozza croce di legno per segnare il luogo dell’omicidio. Un mese dopo, un ragazzo di undici anni afflitto da una fistula al piede sinistro, sentendo parlare dei fatti del Novelletto, insiste presso la madre per essere condotto là e chiedere la grazia della guarigione alla Madonna. Per accontentarlo la madre lo accompagna proprio il giorno 3 maggio, festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Giunto sul posto, il ragazzo si inginocchia ai piedi della croce di legno che segna il luogo del delitto, e prega con grande fiducia: “Se la Madonna ha ascoltato la supplica di Caterina, ascolterà anche la mia e mi guarirà”. Il tempo passa in una ansiosa attesa, specialmente per la madre, ma all’improvviso con un grido di gioia, il ragazzo le corre tra le braccia: “Mamma sono guarito” e le grucce rimangono ai piedi della croce.1 Per questo la Madonna sarà venerata con il dolce nome di Santa Maria della Croce.
Molti altri fatti straordinari seguiranno questo primo miracolo e richiameranno devoti da ogni parte.
                                                                                             
Don Mario Morra SDB
IMMAGINI:
1 Vetrata del Santuario che descrive l'incontro tra la Madonna e Caterina  /
2  Immagine della Madonna del Santuario di Crema
1 W. Terni de Gregory, La meravigliosa storia di Santa Maria della Croce, Crema 1954.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2002-4
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