LA VERGINE CONSOLATA SALVA TORINO
Sono le undici e quarantacinque minuti del 26 aprile quando un improvviso boato scuote la tranquilla Città di Torino. Dal funzionamento difettoso di una macchina, scocca una scintilla che provoca un principio d’incendio nel laboratorio della Fabbrica delle Polveri, eretta nel 1585 dal Duca Carlo Emanuele I, che si trova in mezzo al Borgo Dora, presso il Cimitero di S. Pietro in Vincoli. Tre sono i magazzini contigui dove sono accumulati quintali di “polvere da mina e da caccia”.
Il fuoco in un batter d’occhio si appicca ai frantoi, ai granitoi e frulloni del laboratorio, quindi si propaga investendo il piccolo magazzino con polvere da caccia e quindi quello con polvere da mina, situato a poca distanza, che “scoppiano con un rombo tremendo, udito a quindici miglia all’intorno, facendo traballare la città, sgangherando usci e porte e non lasciando, alle finestre chiuse, un solo vetro intatto.

La grossa fabbrica di polvere salta in aria, le case vicine si rovesciano... pietre, chiodi, spranghe di ferro, travi infuocate volano in aria, e piombano su palazzi e case come proiettili d’immensa bomba”.1 Le vittime sono 21 operai uccisi e 35 feriti. “Una densa nuvola di fumo come un funereo manto si stende sopra tutta Torino, le toglie la vista del sole e la riempie di terrore”.1 Il rischio maggiore però è che vada in fiamme il terzo magazzino delle polveri ben più fornito dei due precedenti; se prendesse fuoco sarebbe un terribile vulcano e non solo Borgo Dora, ma buona parte di Torino crollerebbe da capo a fondo! “Or chi salverà Torino? La salverà Maria per mezzo di un suo divoto, il cui nome è ben giusto che da noi sia pure tramandato alla più tarda posterità”.1

Il sergente foriere Paolo Sacchi da Voghera, capo degli operai addetti alla fabbrica, tra l’enorme sconvolgimento, corre al terzo magazzino che sta per essere invaso dalle fiamme: una coperta vicina è già intaccata dalle fiamme. Invocando la Madonna, “O Madonna Consolata a Voi mi affido, aiutatemi”,2 con coraggio inaudito, entra nel magazzino, strappa la coperta in fiamme ed evita così il peggio. Animati dal suo eroismo accorrono volenterosi, si aggiungono soldati e pompieri e si costituisce un pronto intervento. “Gli uni attendono a spegnere il fuoco, che si manifesta qua e là; gli altri trasportano dal gran magazzino gli 800 barili di polvere, che vi conteneva. Anche il Conte Cays è là, consigliando, aiutando, trasportando feriti. Il Sacchi intanto si affretta a coprire i barili colle coperte di lana impregnate d’acqua. Questi lavori, nella grande trepidazione degli animi, durarono fino alle ore quattro pomeridiane.

Così in quel giorno di angoscia Torino andò salva per l’intervento di Maria, e per l’eroismo di un uomo che a Lei si rivolse, e che fino a che sopravvisse tu avresti veduto ogni sabato prostrato dinanzi all’altare della Vergine Consolatrice a sciogliere un voto di ringraziamento per averlo non solamente salvato, ma reso salvatore dei suoi fratelli”.1 Avrà i dovuti riconoscimenti dalle Autorità e dalla Città di Torino, che gli ha dedicato una delle principali vie. Egli però ha sempre attribuito alla protezione della Madonna Consolata la salvezza di Torino. E, anche se non gli sono mancate critiche proprio per questa sua convinzione, la sua devozione alla Madonna non venne mai meno fino “al 24 Maggio 1884, festa di Maria Ausiliatrice, ultimo giorno di sua vita”.1
L’Oratorio di Valdocco è a poco più di 500 metri dalla Polveriera.
Al primo scoppio, Don Bosco si trova in un locale di via Dora Grossa (ora via Garibaldi) dove sta sistemando gli oggetti della Lotteria per i ragazzi dei tre Oratori a lui affidati. Al secondo scoppio immagina quanto possa essere avvenuto. Corre verso casa temendo il peggio, ma la trova vuota, perché tutti, sani e salvi, sono fuggiti nei vicini campi e prati. “Allora, senza mettere tempo in mezzo, e senza badare al pericolo, egli vola sul luogo del disastro, a fine di recare a qualche infelice il soccorso del sacro ministero. Per via si imbatte nella madre, che tenta di intrattenerlo, ma invano. Sopraggiunge Carlo Tomatis, e Don Bosco gli ordina: – Torna indietro, va’ in cerca delle monache che sono fuggite qua e là per le piazze e per le vie dai loro monasteri e conducile tutte in Piazza Paesana. Là vi è un omnibus che le trasporterà a Moncalieri dalla Marchesa Barolo”.1 Tomatis corre ad eseguire l’ordine, anche se non sa rendersi conto da chi Don Bosco abbia appreso l’informazione!

Don Bosco intanto arriva sul luogo del disastro e nella grande confusione si mette a disposizione: aiuta ad estrarre dalle macerie un povero operaio rimasto travolto, ed ha la soddisfazione di impartirgli l’assoluzione. Ma anche il suo cappello renderà un ottimo servizio. Occorrono recipienti per trasportare l’acqua e porgerla al Sacchi che la getta sulle coperte, per impedire che il fuoco vi si appicchi. Non avendo sotto mano altro recipiente, il Sacchi dà di piglio al cappello di Don Bosco e se ne serve a meraviglia finché giungono secchie e pompe!
Chi, in tanto pericolo, ha maggiormente esperimentato la protezione della Vergine Consolata, sono i ricoverati della Piccola Casa della Divina Provvidenza (il Cottolengo): alcuni suoi edifici distano dalla Polveriera solo ottanta o cento metri. Rovinano tetti, pareti e soffitti, crollano armadi e oggetti vari... In mezzo a tanto rovinio, in mezzo a tanti pericoli, “non una delle mille e trecento persone dell’Istituto rimane colpita”.1

Singolare è poi il fatto che tutte le immagini della Madonna, con le rispettive cornici e vetri, nella generale rovina, rimangano intatte al loro posto; in particolare, nel piano superiore del padiglione Nazareth, abitato da una cinquantina di ragazzi minorati e cronici, sul pilastro che regge le travi del tetto, si innalza una colonna di terra cotta sulla quale poggia “una statua della Vergine Immacolata, alta oltre un metro, vuota nell’interno, di semplice scagliola, con intorno al capo un ampia corona di dodici stelle”.1

Nella rovina seguita agli scoppi “la colonna porta l’impronta dei proiettili da cui viene percossa, ma la statua della Vergine, appena di un pollice smossa dalla sua base, rimane illesa ed intatta con in capo la sua corona: e mentre prima era rivolta verso l’atrio della casa, ora si vede la sua faccia guardare la polveriera”.1 Una grande lapide sormontata da un quadro che illustra lo scoppio della Polveriera, è posta dal Canonico Anglesio all’ingresso della Piccola Casa a testimoniare la perenne riconoscenza dei ricoverati alla Consolata per lo scampato pericolo.

Don Bosco per riconoscenza verso la Madonna che ha protetto in modo singolare l’Oratorio e la costruzione della Chiesa di S. Francesco, appena giunta al tetto, fa stampare dalla litografia Doyen 5000 copie di una bella Immagine che a giugno distribuisce ai ragazzi. Sullo sfondo è raffigurata la Città di Torino, il Santuario della Consolata e la Polveriera che esplode; in alto la Vergine Consolatrice sulle nubi e tra gli Angeli; sul davanti giovani in ginocchio ed in piedi con le mani rivolte in alto, a fianco un sacerdote che indica loro, con la destra, la Madonna, mentre poggia la sinistra sulla spalla di un giovane che contempla in estasi la Vergine. In alto si legge: “Nei pericoli e nei bisogni ricorrete a Maria”, in basso: “I figli dell’Oratorio di S. Francesco di Sales a Maria Consolatrice: Noi dalle accese polveri / per tua mercé scampati / ai piedi tuoi gran Vergine, / grazie rendiam prostrati”.
Don Bosco decide pure che metà dell’utile della Lotteria che sta allestendo, per erigere la chiesa di S. Francesco di Sales, sia dato in beneficenza a pro dell’Opera del Cottolengo.
                                                                                 
 Don Mario Morra SDB

1 Giovanni Battista Lemoyne, Memorie Biografiche di Don Giovanni Bosco Volume IV, S. Benigno Canavese, Scuola Tipografica e Libraria Salesiana, 1904.
2 Pietro Buscalioni, La Consolata nella storia di Torino, del Piemonte e della Augusta Dinastia Sabauda, Torino, La Palatina 1938.


IMMAGINI:
1 Statua della Madonna miracolosamente salvatasi dallo scoppio della polveriera di Torino del 1852 /
2 immaginetta stampata da Don Bosco in ricordo della protezione della Vergine sull'Oratorio di Valdocco /
3 Litografia riproducente lo scoppio della polveriera a Borgo Dora di Torino e della protezione della Madonna consolata sulla città.

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-4
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