2 LUGLIO 1557: Apparizione di Nostra Signora di Montallegro - RAPALLO
NESSUNO OSI TRASFERIRMI DA QUI

Il 1500 è un secolo infelicissimo per tutta l’Italia, divenuta campo di battaglia per gli eserciti di Francia e di Spagna che si contendono la supremazia in Europa. La Repubblica di Genova inoltre, da sempre travagliata da lotte interne, lo è ora anche da varie insurrezioni di nobili e popolani, ai quali si aggiungono le agitazioni dei Corsi. Dal mare poi, con frequenza spunta il terrore dei pirati di Tunisia ed Algeria, che uccidono, saccheggiano, distruggono e trascinano schiavi nella loro fuga uomini, donne e ragazzi. Rapallo, posta ad un terzo del percorso tra Genova e La Spezia, vive in pieno questa situazione dolorosa, ma proprio sulle montagne che la circondano si manifestano la bontà e l’aiuto del Signore.

Venerdì 2 luglio del 1557, Giovanni Chichizola, un popolano di San Giacomo di Canevale, rientrando da Genova, dove si è recato a vendere i suoi prodotti, giunge sul monte Leto stanco ed affaticato per il gran caldo, in quel meriggio di luglio. Si rifugia in una grotta formata da ruderi di un secolare castello e si addormenta. D’improvviso un accecante bagliore lo scuote dal sonno: una Signora, rivestita di una veste color turchino, meravigliosamente ricamata, splendente come il sole, gli dice: «Non temere Giovanni! Sono la Madre di Dio. Ti ho scelto a messaggero del mio materno volere. Va’ agli ecclesiastici di Rapallo e fa’ loro sapere che la Madre di Dio ha prescelto questo luogo a sua perpetua dimora e desidera che qui sia eretta una chiesa al suo nome». Sorpreso dalla visione e spaventato per l’incarico che gli viene affidato, Giovanni risponde: «Ma come potrò io, povero uomo di contado, essere ascoltato?». «Tu mostrerai questa immagine e la scritta di questa pietra»,1 lo assicura la Signora.

La visione scompare lasciando una celeste fragranza e l’animo del veggente ricolmo di gioia spirituale. A terra, vicino ad un ruscello dall’acqua argentina, è rimasta una piccola tavola con su raffigurato il Transito di Maria santissima. Giovanni stende la mano per prendere quel quadretto e portarlo alla bocca per baciarlo, ma per quanta forza faccia, non riesce a smuoverlo dal suo posto. Preso da riverenza e da timore, grida: «Miracolo! Miracolo!». Accorrono alcuni contadini che lavorano nelle vicinanze, si meravigliano per il racconto di Giovanni ed ammirano la tavola dipinta. L’Arciprete della chiesa parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio, al quale Giovanni è corso a raccontare l’accaduto, sale processionalmente con le autorità e molta gente fino alla grotta sul monte, dove il Quadretto spicca con i suoi vivi colori tra siepi verdeggianti. L’Arciprete lo prende, lo avvolge in un velo di seta e, non comprendendo le parole scritte sulla roccia, processionalmente, devotamente cantando, lo porta in città, e lo ripone nella Chiesa parrocchiale, sotto chiave; la gente commentando meravigliata l’avvenimento, se ne torna alle proprie case. Il mattino seguente il pensiero di tutti corre al quadretto; l’Arciprete apre l’armadio, ma il quadretto non c’è più! Con meraviglia di tutti il quadretto è ritornato sul monte, nella grotta. Riportato con maggior venerazione nuovamente in Rapallo, il giorno seguente è ritrovato sul monte, nella grotta. I fedeli accorsi numerosissimi videro pure, accanto al quadretto, zampillare un’acqua limpida cristallina, che ridona salute agli ammalati e che non si esaurisce neppure in tempo di grande siccità, come quella terribile del 1683. Nasce quindi la convinzione comune che la misteriosa Tavoletta con su il Transito di Maria Santissima sia stata portata dagli Angeli.

Si tratta di una minuscola tavoletta di 18u15 cm, leggermente arcuata nella parte superiore, dipinta a guazzo, con colori stemperati in acqua. Su di uno sfondo sferico di color giallo sfumante in roseo si eleva un trono turchino, striato da una raggiera d’oro che termina in alto con sei stelle. Ai lati due Angeli si appoggiano con la destra al trono e con la sinistra indicano con reverenza la figura centrale. Un’unica aureola d’oro circonda tre teste unite di profilo e distinte: sono la raffigurazione della SS. Trinità. Nel petto della figura di sinistra brilla un minuscolo viso. Il manto che avvolge la veste della Trinità, alla sinistra della figura contrassegnata dal viso, risale ed avvolge una fanciullina aureolata, simbolo dell’anima: nell’aureola si leggono due gruppi di lettere greche in oro HP OY, che significano Madre di Dio.

Ai piedi della figura centrale, su un sudario rosso porpora, giace il corpo della Madonna: una veste nero-turchina lascia scoperti i piedi ed avvolge il corpo fino al capo; sopra la veste un manto dello stesso colore lascia scoperti il viso, il collo e le mani incrociate. Un’aureola d’oro dà risalto al biancore del volto e del collo; sulla spalla sinistra, le solite sigle greche in oro HP OY.
Dal lato del capo della Madonna, un vecchio venerando, aureolato d’oro, con i capelli bianchi e la barba fluente, con il grande palio dalle croci nere, tiene un libro aperto sulle braccia. Dall’altro lato, dodici figure – tre aureolate d’oro – fissano gli occhi stupiti sul viso di Maria; l’ultima figura in basso, agita un turibolo. Sul pavimento dieci ramoscelli di rose e di altri fiori con foglioline verdi.

Diciannove anni dopo la scoperta, nel dicembre 1574, alcuni naufraghi di Ragusa, saliti a ringraziare la Madonna di Montallegro, riconoscono la tavoletta per quella scomparsa da Ragusa proprio nel 1557, e la rivendicano come propria. Il tribunale di Genova, dopo diciotto mesi, la restituisce, ed essi esultanti la portano sulla loro nave, ma il mattino seguente, quando stanno per salpare, si accorgono che la tavoletta che avevano gelosamente racchiusa nella stiva, non c’era più. Era ritornata sul monte, segno che là era stata recata misteriosamente e che là voleva rimanere.

                                                                                        Don Mario Morra SDB


1 Alfonso Casini, Nessuno osi trasferirmi da qui. Storia di Montallegro, Editrice Ipotesi, Rapallo 1981; C. Stefano Cuneo, Memorie storiche dell’insigne Santuario di Montallegro scritte in occasione delle feste del terzo anno secolare, Tip. di Giuseppe Esposito, Rapallo 1882.
IMMAGINI:
1 Apparizione di Maria a Nicolò Barabino /
2 Santuario di Nostra Signora di MONTALLEGRO, RAPALLO (ge) /
3 La miracolosa tavola lignea della Dormizione della Vergine, rinvenuta a Rapallo il 2 luglio 1557
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-7
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