17 dic. 1025: Consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Grottaferrata:
MARIA, NON TI STANCARE

DI PROTEGGERE I TUOI FIGLI

Grottaferrata è uno dei rinomati “Castelli Romani”, non lontano dalla più famosa Frascati, meta di tanti turisti italiani e stranieri, ma è soprattutto celebre per la sua Abbazia di rito greco bizantino, per i suoi monaci italo-albanesi e per l’antica Icona della Madonna che vi si venera. La Chiesa è al centro del Monastero dell’Ordine Basiliano, fondato nel 1004 da due monaci calabresi, San Nilo e San Bartolomeo, provenienti da Rossano; essa è edificata sui ruderi di un’antica villa romana, forse, secondo alcuni, la villa di Cicerone. Il nome di Grottaferrata vi deriva, molto probabilmente, da due camere sepolcrali romane chiuse da inferriate e trasformate, in seguito, in cappelle cristiane.
La chiesa di Santa Maria, in stile romanico, è stata consacrata il 17 dicembre del 1025 dal Papa Giovanni XIX dei Conti di Tuscolo. Uno slanciato Campanile romanico del XII secolo, a cinque ordini di trifore e ornato di piastrelle policrome, affianca la facciata della Chiesa, preceduta da un portico a colonne architravate che immette nel nartece (ingresso). La porta d’entrata ha le imposte intagliate in legno di cedro; gli stipiti e l’architrave sono di marmo preziosamente scolpito con fregi bizantineggianti: è la “Porta speciosa” sopra la quale campeggia un prezioso mosaico bizantino del secolo XI-XII raffigurante una Deesis: Cristo seduto in trono ha alla destra la Madre Maria ed alla sinistra Giovanni Battista, entrambi rivolti a Lui in atteggiamento di supplica; ai piedi si vede San Bartolomeo, primo abate del Monastero, succeduto al fondatore San Nilo, e compositore di un dolcissimo inno in onore della Madonna. I visitatori sono accolti con un invito: «O voi che siete per entrare nella casa di Dio, deponete fuori l’ebbrezza dei terreni pensieri, affinché dentro troviate benigno il Giudice».
L’interno a tre navate, divise da pilastri ed affiancate da cappelle ricche di opere d’arte e di affreschi, è chiuso da un’Iconostasi barocca in marmo bianco, eretta dal Bernini nel 1665 in sostituzione di una precedente in stile cosmatesco.

In alto, racchiusa in una preziosa nicchia, con ai lati due angeli berniniani in adorazione, si trova l’antica e bellissima Icona della Madre di Dio. Questa Icona, secondo la tradizione, sarebbe stata portata da San Nilo proveniente dall’Italia meridionale con i primi monaci e, dopo alterne vicende, dovute a lotte ed a furti, che la videro trasferita in vari luoghi del Lazio, da Papa Gregorio IX viene definitivamente riconsegnata al monastero il 22 agosto del 1230.
Dipinta su tavola di legno con fondo dorato, è un’Icona del tipo Odigitria, cioè del tipo di Icona il cui originale è attribuito al pennello di San Luca, e che, proveniente da Gerusalemme, è conservata a Costantinopoli fin dal 450 circa.

È così chiamata perché la Madonna indica con la mano Gesù benedicente, a significare che Maria è la via che conduce a Gesù. La figura a mezzo busto, è presentata di prospetto con la testa leggermente inclinata a destra verso il Bambino. Veste una tunica verde scuro con lunghe e strette maniche, terminate al polso con due fascette dorate.

Sopra la tunica, visibile solo ai polsi, il mantello blu scuro listato da galloni giallo oro; sono ben visibili due delle tre stelle classiche, simbolo della perpetua verginità di Maria. Ai lati, in alto si leggono, a grandi caratteri greci rossi, i digrammi MP e QU che indicano “Madre di Dio”. Il volto rotondo, gli occhi grandi a mandorla rivolti verso il Bambino riflettono i tratti somatici caratteristici di tutte le icone mariane. Il Bambino, seduto sul braccio destro della Madre, di piccola statura, ma con fattezze già di adulto, veste una tunica verde ed un mantello rosso con lumeggiature dorate ad indicarne la divinità. Siede con le gambe allungate, nella mano sinistra regge un rotolo e con la destra benedice, all’uso greco, con l’indice ed il medio; sul capo campeggia il digramma, a caratteri rossi, IC XC, ossia “Gesù Cristo”. Interessante è il particolare che il Bambino sia sul braccio destro della Madonna, anziché sul sinistro, secondo il tipo di non poche icone, risalenti alle più diverse epoche.
Ininterrotta è la devozione verso la Madonna di Grottaferrata da parte dei monaci e dei fedeli che, nel corso dei secoli, si esprime attraverso Inni dolcissimi, composti per le diverse festività mariane. Molti di questi Inni sono attribuiti allo stesso San Bartolomeo, successore di San Nilo, e descrivono molto bene i valori teologici trasmessi dall’Icona.
«Nella santa Icona, o Dio e Verbo di Dio, noi baciamo la Vergine, che tra le braccia sorregge Te, divenuto Bambino per noi. Ti supplichiamo: rendici degni, per la sua intercessione, di vivere per Te castamente e inneggiare con le schiere dei vergini alla divina Tua grandezza».
«Dispensa, o Signora, la tua grazia a quanti ti innalzano Inni di lode e con fervente amore venerano, devoti, la purissima tua santa Icona e con fede proclamano in due nature il Verbo nato da Te».
«Contemplandoti, o Vergine, nella tua santa Icona nell’atto di sorreggere con le tue mani immacolate Colui che con la divina sua destra sorregge l’universo intero, Dio divenuto bambino per la salvezza del genere umano, con amore irresistibile Ti glorifichiamo e con immensa devozione Ti baciamo».
«Quale meraviglioso e formidabile prodigio io vedo! Colui che il cielo non può contenere è innegabilmente contenuto nel seno della Vergine! Isaia lo preannunziò vaticinando: “Una Vergine partorirà Iddio, rimarrà vergine, e salverà coloro che canteranno: opere tutte del Signore, benedite il Signore!”».

Il 7 settembre 1987, Giovanni Paolo II ha voluto compiere il suo primo pellegrinaggio dell’Anno Mariano alla Basilica di S. Maria di Grottaferrata per celebrare, assieme alla Comunità monastica basiliana, i primi vespri solenni della festa della Natività di Maria, in rito bizantino e in lingua greca. Per l’occasione, davanti all’Icona esposta nel grande cortile antistante la basilica, il Papa, rilevando il valore ecumenico dell’immagine, ha pronunciato la seguente preghiera:

«Di fronte a questa Icona di Santa Maria di Grottaferrata, che una tradizione vuole consegnata ai monaci dal papa Gregorio IX, ed è qui venerata dal 1230, vorrei invitare tutti voi, fratelli e sorelle qui presenti, a pregare per l’unità dei Cristiani. Vorrei accomunare in ispirito anche tutti i fratelli ortodossi, i quali domani celebrano anche loro la stessa festa, affinché possiamo dire insieme: “Facendo memoria della tutta Santa, benedetta, gloriosa Signora nostra, Madre di Dio e sempre Vergine Maria, insieme con tutti i Santi, raccomandiamo noi stessi, gli uni gli altri, e tutta la nostra vita a Cristo Dio”. Amen».
                                                                                                              
  Don Mario Morra


IMMAGINE:
1 Campanile dell'Abbazia di Grottaferrata /
 2 Icona di Santa Maria di Grottaferrata (fon la mano indica Gesù)

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2003-11
VISITA
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