SONO VENUTA A VISITARTI
9 OTTOBRE: B. V. del Miracolo di Desenzano al Serio (Bergamo)


Una bambina di 12 anni appena, di nome Venturina Bonelli, soprannominata Negrina, da 15 mesi è bloccata da una gravissima malattia alla gamba sinistra, che, in avanzato stato di cancrena, è ridotta a tal punto da sembrare tenuta legata al ginocchio unicamente da un piccolo nervo. La madre, povera e vedova, ha fatto di tutto per alleviare le sofferenze della figlia, non risparmiando nulla in medici e medicine; purtroppo però neppure i medici riescono a trovare qualche rimedio al male. Saputo che quel giorno, 8 ottobre 1440, diversi medici rinomati sono convocati nel vicino paese di Comenduno, distante da Desenzano un chilometro appena, chiamati da Conzino de’ Signori, signorotto del luogo, per un consulto intorno alle tre sue figlie ammalate, non manca di cogliere l’occasione, nella speranza di trovare un rimedio per la gamba della infelice Venturina. Prende sulle braccia la figlia che, estenuata dalla lunga malattia non è più in grado di reggersi in piedi da sola, e bussa alla porta di quei signori chiedendo che, per carità, i dottori vogliano visitare ancora una volta la martoriata gamba.
Mossi da compassione, i dottori esaudiscono le richieste della desolata madre e visitano accuratamente la figliola, ma purtroppo, consultatisi tra loro, rilasciano il triste, prevedibile responso: il caso è disperato, ed è inutile applicare a quella gamba quasi morta qualsiasi rimedio. Unico mezzo per salvare la vita della ragazza è amputare, quanto prima la gamba, benché anche questo esito rimanga incerto, date le condizioni fisiche della paziente e l’intossicamento ormai avanzato del sangue. Se la madre vuole, essi sono pronti ad intervenire, ma non assicurano nulla.
Facile è immaginare la disperazione della madre e di Venturina: che fare? Quale decisione prendere? Udite le parole dei medici, la madre dà in dirotto pianto e, non sapendo che cosa decidere in quel momento, ringraziati i medici, riprende in braccio la figlia e ritorna a Desenzano. Passando vicino alla chiesa parrocchiale di S. Pietro, posta a metà tra i paesi, stanca e sfiduciata, si ferma; depone la figlia davanti all’altare della Madonna e scoppia in pianto amarissimo: è mai possibile che la Vergine Maria sia così a lungo sorda alle sue preghiere ed ai suoi gemiti?
Venturina, da ragazza coraggiosa e pia quale è, che sopporta con fortezza e grande rassegnazione il suo male, prende a confortare essa stessa la madre; la esorta ad accogliere con rassegnazione la volontà di Dio, e ad avere fiducia nel Signore e nella Madonna, che non abbandonano mai i loro figli, ma vogliono sempre e solo il loro bene.
Queste parole recano conforto al cuore addolorato della madre, le ridonano serenità e fiducia. Sistema meglio su di un banco della chiesa la figlia, ed esce a raccogliere, nel prato circostante, alcune erbe che conosce essere medicinali per la ferita. Allontanatasi appena un poco dalla chiesa, vede una bestia bruttissima e nera, di strano aspetto, con una testa paurosa e armata di corna che, sbucata dal vicino bosco, corre verso di lei in atto minaccioso. Spaventata, si dà alla fuga e riesce a stento a scansare l’urto di quella strana bestia che, con le corna, le strappa un brandello della veste che porta via con sé nel bosco. Rientrata ansante in chiesa, riprende sulle braccia Venturina e senza indugio si incammina verso casa.
Quella giornata tanto amara si chiude con un’ulteriore medicazione della gamba malata, e con la recita della preghiera alla Vergine: nonostante tutto, un profondo conforto scende nel cuore della madre e della figlia.
Sono le tre della notte del 9 ottobre: il paese è immerso nel silenzio e nell’oscurità, quando all’improvviso, Venturina che, insonne si trascina sul balconcino, vede un grande bagliore. Una luce intensa le colpisce la vista e le impedisce di vedere distintamente. Sbigottita chiude gli occhi e china la testa a terra; non ha paura, perché la coscienza non le rimprovera nulla. Riapre gli occhi e, con meraviglia, vede in mezzo a quella luce, una nobile matrona dall’aspetto venerando, vestita di veste candida, che le sorride amorevolmente e le dice: “Figliuola mia, sappi che io ho visto la tua lunga infermità e ne ho avuto grande compassione e sono venuta a visitarti. Or dunque alza le tue vesti e lasciami vedere il tuo male”. Quindi piega a terra il ginocchio, solleva le vesti a Venturina, le sfascia la gamba inferma e la massaggia lievemente, dal ginocchio fino al piede. Quindi prende dal suo seno una fascia di bianco lino ed un po’ di terra; con la saliva ne fa del fango che pone sulla parte piagata che poi fascia con il lino.
Alzatasi da terra, la matrona ordina a Venturina di recarsi presso la chiesa di S. Pietro, dove la madre ha visto quello strano animale, di raccogliere il pezzo di veste che le era stato stracciato dalle corna della bestia e di gettarlo nell’ossario del vicino cimitero; quindi di andare sulla ripa sovrastante la chiesa dove avrebbe trovato un buco rotondo nella terra, nel quale buttare le bende ed il fango posto sulla ferita. Ordina inoltre di far dipingere un’immagine sua e del divin suo Figlio, di adoperarsi per far edificare in quel luogo una cappelletta, e di annunciare a tutti l’ottenuto prodigio e le sue volontà.
Spaventata da tanti incarichi, Venturina, temendo di non potervi attendere per le sue infermità, osa dire: “Ma Signora, come potrò fare quanto mi imponete con questa gamba inferma che non posso trascinare?”. La Madonna replica: “Non temere, tu sarai del tutto liberata da questo male. Anzi sappi che, perché ognuno conosca che io stessa discesi dal cielo a sanarti, io sceglierò e scelgo fin da oggi questi luoghi come luoghi di grazia e di benedizione. Qui stesso dove tu ora giaci si erigerà ne’ secoli avvenire un Santuario, dove sarà invocato il mio nome e dove io sarò larga di favori ai miei devoti”.
In un baleno la notizia si diffonde per le terre di Desenzano, di Comenduno e di Albino, destando in tutti grande stupore e meraviglia. Venturina è conosciuta come fanciulla buona e sincera, incapace di falsità e finzioni, è sicura nel ripetere mille volte la medesima successione dei fatti. Tutti poi l’hanno vista immobile ed ora constatano la sua guarigione: non può essere che un Miracolo!
Venturina esegue con precisione quanto la Matrona le ha ordinato, ma sentendo del suo desiderio di avere una Immagine ed una Cappelletta, tutti si impressionano e si preoccupano dove trovare, nella loro povertà, i mezzi necessari per tante opere.
Conzino de’ Signori di Comenduno, che già conosciamo, preoccupato della salute delle sue tre figlie, per le quali ha già profuso inutilmente un intero patrimonio, fa solenne promessa, insieme alle figlie: se ottiene la grazia, non una Cappelletta, ma una Chiesa si impegna a costruire! Appena pronunciato il voto, le tre figlie si sentono guarite, scendono dal letto e con il padre, piangente per la gioia, corrono alla Ripa a ringraziare la Madonna, sul luogo da lei scelto.
L’entusiasmo della gente va crescendo e tutti accorrono ad incontrare le miracolate, Venturina e le tre figlie di Conzino.
Saggiamente allora i seniori di Desenzano e Comenduno pensano di tramandare solennemente il ricordo di una giornata tanto importante ai posteri. Radunatisi quel giorno stesso, deliberano di redigere un formale e pubblico documento, nel quale siano narrati fedelmente i fatti portentosi di quel giorno. Ancora oggi nella sacrestia del Santuario di Desenzano noi possiamo leggere, in un quadro, una copia di questo “instromento” autenticata dal signor Dott. Giuseppe Roviglio, pubblico notaio di Bergamo.
Con la Chiesa della Ripa viene pure costruito il Convento attiguo, donato poi ai Padri Carmelitani Osservanti che vi rimangono, a custodia del Santuario, per trecento e venti anni, “cioè dal 1468 fin al 1788, quando il loro monastero per ordine, a quanto pare, della Repubblica Veneta, venne soppresso e venduto”. Nel 1575, le cronache registrano la visita di San Carlo Borromeo, che vi lascia i suoi decreti e le sue osservazioni.
In sette anni poi, dal 1592 al 1599, viene costruito il primo piccolo Santuario anche sul luogo dell’apparizione, sulla povera casa cioè di Venturina. Il Santuario attuale viene completato intorno al 1740, trecento anni dopo l’apparizione.
Le statue della Madonna e di Venturina, opere dei celebri Fantoni di Rovetta, risalgono al 1702; quelle dei due angeli (attualmente nel Museo diocesano in stato di grave degrado) sono del 1719.
Con decreto del Card. Mario Mattei, arciprete di S. Pietro in Vaticano, datato 4 gennaio 1857, il Capitolo Vaticano concede l’alto onore dell’incoronazione della statua della B. V. del Miracolo, delegando a celebrare la solenne funzione il Vescovo di Bergamo.
Le feste dell’incoronazione sono fissate per i giorni 9, 10, 11 ottobre 1858. La prima corona però è irreparabilmente perduta durante il naufragio, tra Civitavecchia e Livorno, del piroscafo l’Aventin, sul quale viaggia il sacerdote Don Alberto Noris, inviato a Roma a prelevarla. A stento si salvano le persone, ma la preziosa e tanto desiderata corona non può essere ricuperata. Prontamente il Parroco e gli amministratori del Santuario, senza badare a sacrifici, subito ordinano una nuova corona che in meno di otto giorni viene allestita in perfetta somiglianza di quella che si attendeva da Roma, e l’incoronazione può svolgersi nel tempo stabilito, il 10 ottobre 1858.
Questa seconda corona, purtroppo è stata rubata nella notte tra il 27 e 28 ottobre del 1914; l’attuale che “si scosta nella sua fattura il meno possibile dall’antica” è opera dell’orefice Zanchi di Bergamo, ed incorona la Madonna dal 10 ottobre 1920 ad oggi.
                                                                               
          Don Mario Morra


IMMAGINE:
Santurio della B.V. del Miracolo - Desenzano al Serio - Bergamo
Giuseppe Zanoni, Della Apparizione e della Coronazione della Madonna del Miracolo in Desenzano, Bergamo, dalla tipografia Crescini 1858.
Carlo Castelletti, Storia del Santuario della B. V. del Miracolo in Desenzano al Serio, Bergamo, La Tecnografica U. Tavecchi, Nuova Edizione.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2000-9
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