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     25 marzo 1370: Nostra Signora di Bonaria - Cagliari
     QUEST'ARIA MALSANA
   SI CAMBIERA' IN BUONA ARIA



La storia del Santuario-Basilica di Nostra Signora di Bonaria in Cagliari, si intreccia con quella dell’Ordine della Mercede per la redenzione degli schiavi, fondato nel 1218 a Barcellona da San Pietro Nolasco. I religiosi Mercedari giungono in Sardegna con il Beato Fr. Carlo Catalano, nobile sardo che aveva conosciuto l’Ordine in Spagna e vi si era iscritto come cavaliere laico.

Nel 1335, il Re Alfonso di Aragona fa dono ai Mercedari di una chiesa, da lui costruita qualche anno prima sul colle di Bonaria in ringraziamento per aver strappato la città di Cagliari al dominio di Pisa.

Il Beato Fr. Carlo Catalano è ricordato per la santità della vita, per i numerosi fatti straordinari compiuti in vita e dopo morte, ed in particolare per aver profetizzato l’arrivo miracoloso della Statua della Madonna. Si narra, infatti, che alcuni mercanti veneziani giunti a Cagliari abbiano chiesto confidenzialmente al Catalano perché non avesse mai pensato di domandare a Dio, per il porto della città, un’aria più salubre ed un vento più favorevole all’attracco delle navi a terra. Alla domanda il Beato, volgendosi verso la penisola Iberica, avrebbe risposto: “di laggiù verrà la Regina e quest’aria malsana si cambierà in Buon’Aria!”.

Molti anni dopo, e precisamente il 25 marzo 1370, “la miracolosa venuta della Vergine rischiarò la profetica risposta; e manifesto apparve avere il Signore rivelato al suo servo, in quell’estasi beata, quanto doveva succedere dopo non molto tempo”.

L’arrivo della Statua

Una nave, partita dalla Spagna e diretta in Italia, ormai in vista delle coste sarde, si trova in mezzo ad una furiosa tempesta. A niente servono gli sforzi sovrumani dei marinai. Sopraffatto dalla stanchezza e dalla disperazione, l’equipaggio già si prepara a morire, invocando la misericordia divina, quando il comandante dell’imbarcazione ordina di gettare a mare il carico che stipa la stiva.

Tutte le merci sono subito scaraventate in mare e, tra l’altro, anche una pesantissima cassa della quale si ignora il contenuto. Appena questa tocca le acque, il mare in burrasca d’improvviso si calma, calano i venti e il cielo si fa sereno. La gioia dei naviganti per lo scampato pericolo si muta ben presto in attonita meraviglia quando, volgendo lo sguardo sul mare ormai calmo, vedono che del carico gettato tra le onde tutto è andato a fondo, tranne la pesante cassa buttata in mare immediatamente prima che la tempesta si placasse.

Da nuova sorpresa, mista ad un certo timore questa volta, sono presi i marinai quando, calata a mare una scialuppa con l’intento di recuperare la cassa, si accorgono che questa, come mossa da una forza misteriosa, non solo si è messa a navigare, ma trascina sulla sua scia lo stesso bastimento, dirigendosi verso le coste sarde, per arrestarsi infine sullo specchio di mare prospiciente la collina di Bonaria.

Sulle rive intanto si è andata raccogliendo una folla di curiosi che da terra hanno potuto seguire, almeno in parte, l’odissea della nave pericolante, e poi hanno visto lo strano navigare di una cassa che pareva trainare un bastimento.
La meraviglia di quanti gremiscono lo stretto approdo cresce nell’apprendere dai marinai ciò che realmente è avvenuto ed aumenta ancora quando, nonostante ripetuti tentativi, non si riesce a trarre a riva la cassa, né ad aprirla per vedere che cosa contenga di tanto pesante.

La notizia di questo fatto si propaga per tutta la città di Cagliari; l’arcivescovo Bernardo ed il vicerè Alberto Satrillas accorrono per ammirare la cassa che è sempre dove si è fermata e non si è potuta smuovere. Un bambino tra la folla grida: “I frati della Mercede porteranno a terra la cassa!”. Questo grido pare a tutti ispirato.

Due religiosi del vicino convento mercedario, subito accorsi, con estrema facilità riescono a caricarsi sulle spalle la misteriosa arca, sulla quale è scolpito lo stemma dell’Ordine della Mercede, al quale prima nessuno aveva fatto caso, e tra il giubilo dei presenti, la portano fino alla chiesetta di Bonaria, ove viene aperta.

“Lingua umana – così scrive il P. Sulis – non sarebbe atta ad esprimere l’ansietà della folla, che, in quel momento solenne, densa ed impaziente, si stava accalcando intorno alla cassa, avida di finalmente conoscere l’arcana cagione di tanti insigni prodigi; quand’ecco al più profondo silenzio succedere all’improvviso un entusiastico grido di ammirazione, di ringraziamento, di devoto affetto, dei più vicini in prima, indi del popolo ad una voce, all’apparire di una maestosa statua di Maria splendente di celestiale bellezza, con un vezzoso bambino nella sinistra, una candela accesa sulla destra ed un pannolino inzuppato di sangue nella manica dell’abito al braccio destro.

Rizzata dall’arca la immagine augustissima per essere da tutti veduta e venerata, non ebbe più ritegno l’entusiasmo universale. Il popolo intero ebbro di giubilo e di riconoscenza, caduto a ginocchi, intonò il Te Deum.

L’arrivo della Statua è accompagnato da altri prodigi che contribuiscono ad accrescere e a diffondere la venerazione alla Madonna che da subito si incomincia ad invocare come Vergine SS. ma di Bonaria.
Quasi tutti gli scrittori di cose sarde ricordano nelle loro opere questo avvenimento, la veridicità del quale è confermata ufficialmente nel documento redatto nel corso di un processo istituito per ordine dell’Arcivescovo Don Francesco Del Val, che si tenne dal 4 marzo al 31 luglio 1592 ed i cui atti si conservano nell’archivio della Curia arcivescovile di Cagliari.

La devozione dei Papi

Il 24 aprile 1870, per autorità del Beato Pio IX, tra un grande concorso di Fedeli, la statua della Madonna è solennemente incoronata con due corone d’oro, e nel 1908 la SS. Vergine di Bonaria è proclamata dal Papa San Pio X “Patrona Massima della Sardegna”.

Cinquanta anni dopo, Pio XII in radiomessaggio afferma “La Sardegna si può considerare a giusto titolo, eredità e dominio di Maria, e tale vuole restare nel futuro...”.

Il Beato Giovanni XXIII in una lettera ufficiale all’Arcivescovo di Cagliari, pone sotto la sua firma, la dichiarazione autografa: “pellegrino umile e devoto a Bonaria dove celebrò la Messa il 29 ottobre 1921”.

Paolo VI, pellegrino a Bonaria nel 1970, conclude la solenne omelia con l’esortazione: “Maria Santissima particolarmente venerata nel Santuario di Bonaria e tanto invocata dal buon popolo sardo, interceda affinché tutti i fedeli della Sardegna siano nella Chiesa «attivi, perseveranti, uniti, fiduciosi»”.

Giovanni Paolo II esprime la sua gioia per essere pellegrino a Bonaria nel 1985 “Grande è la mia gioia per questo incontro!... sono venuto in questa splendida terra di Sardegna mosso dall’amore...”,

e Benedetto XVI nel recente pellegrinaggio del 7 Settembre 2008 così conclude la sua fervida omelia:

“Maria è porto, rifugio e protezione per il popolo sardo, che ha in sé la forza della quercia. Passano le tempeste e questa quercia resiste; infuriano gli incendi ed essa nuovamente germoglia; sopravviene la siccità ed essa vince ancora.

Rinnoviamo dunque con gioia la nostra consacrazione ad una Madre tanto premurosa. Le generazioni dei Sardi, ne sono certo, continueranno a salire al Santuario di Bonaria per invocare la protezione della Vergine. Mai resterà deluso chi si affida a Nostra Signora di Bonaria, Madre misericordiosa e potente. Maria, Regina della Pace e Stella della speranza, intercedi per noi. Amen!”.

                                                                                      Don Mario Morra sdb



IMMAGINI:
1  
Il Santuario di Bonaria costruito da Alfonso di Aragona nel 1335.
2 Nostra Signora di Bonaria, patrona della Sardegna e protettrice dei naviganti. 


     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 -3
     
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