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        24 giugno 1522: Madonna della Corona - SPIAZZI (VERONA)
         L'ANTICO SENTIERO

Uno dei più caratteristici Santuari, sia per l’austerità del paesaggio che lo circonda, sia anche per la sua storia, è sicuramente quello della Madonna della Corona che sorge sul Monte Baldo, in Diocesi di Verona.
Il Monte Baldo è una stupenda catena prealpina che si estende tra il lago di Garda ed il fiume Adige, per una lunghezza di circa 40 chilometri e per una larghezza di 20. Il massiccio da sempre è chiamato «la Corona», «da quei monti che in giro piegando, formano intorno una corona».
Per questo il Santuario dell’Addolorata prende il nome della «Corona».
In un breve spiazzo incavato nella parete di roccia cruda, che si drizza a picco sull’abisso per una altezza di 400 metri, sta la chiesa, appiccicata sulla roccia come un nido di aquila.

La tradizione

La tradizione fa miracolosamente comparire nel 1522, sulla parete rocciosa del Baldo, la statua della Madonna.
La Venerabile Elena da Persico (1869-1948), fondatrice delle Figlie della Regina degli Apostoli, riferisce che, in una notte del giugno 1522, una luce misteriosa illuminò le selve che coprivano le balze orientali del monte Baldo, in quella insenatura rocciosa, che scende a picco fin quasi all’Adige e guarda i monti sorgenti sull’altra riva del fiume. Così intensa e viva è quella luce che i terrazzani dei dintorni ne sono colpiti ed accorrono sui cigli della roccia per vederne la causa. Ma da lassù nulla possono scorgere, se non la meravigliosa luce.

Allora i più coraggiosi, per mezzo di funi si calano giù al centro di quegli splendori. Sopra un brevissimo spiazzo, a mezza roccia, scorgono la statua di Maria col Figlio morto sulle ginocchia.
La notizia si diffonde subito in tutti i dintorni ed è un accorrere di gente a venerare la statua miracolosa. Ma il luogo dove essa si trova è inaccessibile, ed allora si pensa di portarla alla borgata Spiazzi, composta di poche case, alla cima delle rocce.
Superando grandi difficoltà, si riesce nell’impresa. L’immagine preziosa e venerata, a forza di argani, è portata sulla sommità del monte. Viene improvvisata una processione, alla quale prendono parte moltissimi fedeli accorsi dai paesi vicini, e la statua, tra canti di gioia, è collocata sopra un altare in una cappella di legno, costruita in tutta fretta.

Ma il giorno seguente, quando i devoti accorrono per venerarla di nuovo, la statua non c’è più! Pensando ad un furto, si cerca nelle case, negli antri delle rocce, nei boschi. Inutilmente! Finalmente qualcuno pensa di guardare sullo spiazzo roccioso, dal quale è stata tolta. Si trova proprio là.
Allora quegli uomini semplici rinnovano la fatica del giorno prima, scendono di nuovo a prendersi la preziosa statua e la riportano nel luogo dove già le hanno eretto un altare. E per la seconda volta Ella sparisce dalla Cappella di legno, e per la seconda volta è ritrovata nel breve spiazzo roccioso. Si decide allora di costruire sul posto una piccola chiesa. Per circa venti anni, i fedeli debbono calarsi giù dalle rocce con le funi dell’argano, finché non viene costruita una strada.

Un’altra spiegazione

Oltre alla tradizione che riferisce l’apparizione miracolosa della statua della Pietà, si ritiene che, già prima del 1522 in quella cavità rocciosa vivessero dei religiosi eremiti, ai quali Ludovico di Castelbarco fa dono, come ex voto, di una statua dell’Addolorata che la tradizione vuole sia giunta da Rodi, dopo la caduta dell’isola in mano ai Turchi. Infatti sul piedestallo della statua vi è la scritta «Hoc opus facit fieri Ludovicus de Castro Barco AD 1432».
Attorno a questa statua fiorisce la devozione all’Addolorata, molto viva in quel tempo, e sorge il Santuario che con gli anni si sviluppa ed abbellisce.

La statua

La statua della Madonna che si venera alla Corona è un gruppo in pietra alto cm 70; la Vergine è raffigurata in atteggiamento di profondo e composto dolore materno, mentre sorregge e contempla afflitta il corpo di Cristo deposto dalla croce. È una delle tante immagini e statue della Pietà (in tedesco «Vesperbild», cioè «Quadro della sera») che ci riporta alla sera del venerdì santo, quando Maria riceve tra le braccia il corpo di Gesù deposto dalla croce. Una statua simile è quella che si venera nel Santuario altoatesino di Pietralba, «Maria Weissenstein», in provincia di Bolzano, molto amato dall’indimenticabile Papa Albino Luciani, Giovanni Paolo I. Queste raffigurazioni della Pietà sono in gran parte una forma artistica caratteristica della regione tedesca e alpina.

Le vie attuali al Santuario

Oggi per giungere al Santuario della Madonna della Corona si possono percorrere diverse vie. Da Brentino, in Val d’Adige, si snoda lungo il costone del monte Cimo «l’antico sentiero del pellegrino», che si percorre a piedi: tratti di terreno battuto si alternano a rampe di gradinata (1540 gradini). È la via più ardita, che ogni anno è percorsa da molti pellegrini.
Una strada asfaltata scende dal piazzale “Giovanni Paolo II” di Spiazzi e arriva alla Corona immergendosi nell’ultimo tratto in una galleria (scavata nel 1922). Questa strada è percorribile anche da auto, ma nei periodi di maggior afflusso è riservata ad un pulmino di linea.

Un’altra antica via «la via del pellegrino orante» è costituita da una lunga teoria di scalinate che, partendo da Spiazzi, presso la fontana, o dal piazzale “Giovanni Paolo II”, portano al Ponte del Tiglio; da qui inizia la «via Matris», il tratto di scalinata a strapiombo sulla vertiginosa vallata. Percorrendo queste scalinate si possono ammirare le visuali più suggestive del Santuario.
Il numero dei gradini disseminati nei dintorni della Corona è di circa duemila (2.000).
Ogni anno in questo angolo nascosto, sospeso tra cielo e terra, giungono numerosi pellegrini per chiedere alla «Pietà», che la tradizione popolare ama pensare giunta da Rodi, quell’aiuto di cui è stata ricca nei secoli.

                                                                             
Don Mario Morra

   IMMAGINI:
  
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Suggestiva visione del Santuario della Corona, incastonato ai piedi del monte Baldo. Secondo la tradizione la statua dell’Addolorata giunse in questi luoghi da Rodi, dopo che l’isola cadde in mano ai Turchi.
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Interno del Santuario della Corona


       RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2007 - 6
      
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