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VALDOCCO
23 feb. 1517: Prima
apparizione
della Madonna
delle Grazie di PENNABILLI (PS)
PROTEGAM VOS SEMPRE
SEMPRE VI PROTEGGERO'
La nascita della città
di Pennabilli risale allepoca etrusca e romana. Durante
le scorrerie barbariche del 1° millennio dopo Cristo, le
due alture su cui sorge il capoluogo, chiamate «Roccione»
e «Rupe», servono da rifugio alle popolazioni stanziate
nei dintorni e lungo il fiume Marecchia. Sorgono le comunità
di «Penna» e di «Billi» i cui nomi, uno
deriva dal latino «Pinna», e significa vetta,
punta, e
laltro da «Bilia»,
cima tra gli alberi. Essi fanno riferimento alla
caratteristica conformazione dei due colli sui quali sorge la
Città. Secondo unaltra teoria «Billi»
deriverebbe dal nome del dio etrusco del fuoco «Bel»,
venerato in un tempio pagano diventato, in era cristiana, chiesa
di San Lorenzo, il martire del fuoco.
Nel 1004, un discendente della
famiglia Carpegna soprannominato «Malatesta», forse
perché testardo e scapestrato, inizia la costruzione della
rocca sul Roccione, dando così origine al
celebre casato che, conquisterà tutta la Romagna.
Solo nel 1350 avviene lunione con il vicino castello di
Billi, con la posa della «pietra della pace»
nella piazza del mercato, sorta tra i due nuclei abitati. Il
nuovo comune passa, nel corso degli anni, sotto linfluenza
dei Malatesta, dei Montefeltro, dei Medici e dello Stato Pontificio.
Nel 1572, Pennabilli diventa sede vescovile della diocesi di
San Marino-Montefeltro, e Papa Gregorio XIII la onora del titolo
di «Città».
Il Santuario della Madonna
delle Grazie, conosciuto anche come Chiesa di SantAgostino,
perché officiato dal 1372 al 1810 dai monaci Agostiniani,
prende il nome da unImmagine della Madonna in trono con
il Bambino. È un affresco dipinto sul muro; la Madonna
ha la veste rosa, il manto azzurro, cosparso di rose gialle,
il volto bellissimo. Alla sinistra un angioletto, sul braccio
destro il Bambino, biondo e bello. Non si conosce il nome del
pittore; sappiamo solo che nel 1475 limmagine è
stata ritoccata, a spese del Comune, da Pier Giovanni da Piandimileto,
che stava alla corte di Urbino. Dalla iscrizione su una lapide
ormai perduta, apprendiamo che laltare della Madonna è
stato consacrato nel 1222 da Papa Onorio III, di passaggio per
Pennabilli mentre era in viaggio verso Ravenna.
La Madonna
piange
Il 20 marzo del 1489, terzo
venerdì del mese, lImmagine della Madonna delle
Grazie è vista versare lacrime dallocchio destro,
alla presenza di numerosi fedeli. Tutti corrono a vedere, tutti
gridano al miracolo. Per assicurarsi meglio, le lacrime vengono
asciugate con pannolini, ma esse spuntano nuovamente sulle ciglia
della Madonna, come perle di rugiada sui fiori, e scorrono sulla
guancia
lasciandovi una traccia
che ancora si vede.
Danno resoconto del fatto gli
atti della Compagnia della Madonna delle Grazie, subito istituita
per disposizione del Vescovo, Mons. Celso Mellini, e liscrizione
latina della lapide posta a lato dellaltare. Essa dice:
«Ai posteri. Questa Immagine della Madre di Dio, presaga
della futura calamità, mossa a compassione del suo popolo,
versò lacrime che asciugate tre e quattro volte si rinnovarono,
come ne fanno fede gli annali scritti da testimoni oculari, lanno
del Signore 1489, 20 marzo».1 Ancora oggi la lacrimazione
miracolosa è festeggiata il terzo venerdì di marzo,
chiamato il Venerdì Bello.
La Madonna
appare
Unaltra iscrizione del
1631, che si legge a caratteri doro in sfondo nero, sul
fianco destro dellaltare, sopra larchitrave, ricorda
due apparizioni della Madonna e due vittorie, il 23 febbraio
1517 ed il 23 febbraio 1522, riferite da quasi tutti gli storici
di Pennabilli.
La Città di Pennabilli
si trova al centro della contesa tra i Medici di Firenze ed il
Ducato di Urbino al quale aderisce. Lesercito fiorentino
si accampa nel piano sotto le rocche di Pennabilli e decide di
espugnarle; divide le forze in tre schiere di seicento fanti
ciascuna e muove allassalto.
Gli abitanti della città non stanno inoperosi, ma organizzano
la difesa: distribuiscono agli abitanti abili
tutte le armi possibili, dardi,
saette, spade, archibugi, spingarde. La battaglia si ingaggia
terribile, e mentre i giovani combattono, i sacerdoti, i vecchi,
le donne ed i bambini accorrono, al suono delle campane, attorno
allaltare della Madonna delle Grazie, alla quale rivolgono
la loro preghiera ardente e fiduciosa.
I nemici sono ormai alle porte,
già si arrampicano con le scale sulle mura, quando nel
furor della mischia, sullalto della rocca appare in un
grande splendore la Vergine delle Grazie. Presi dallo spavento,
i nemici suonano le trombe e battono in ritirata. Pennabilli
è salva dal saccheggio e dalla strage.
La Madonna si dimostra ancora una volta Protettrice di Pennabilli
in una situazione parimenti disperata il 23 febbraio 1522, quasi
a conferma della promessa fatta: «Protegam vos semper.
Sempre vi proteggerò».
Il Santuario
La riconoscenza dei fedeli
a Maria è grande nel corso dei secoli; il Santuario viene
ampliato ed abbellito con numerose opere darte che ancora
oggi suscitano la nostra ammirazione.
Nel 1989, in occasione del V Centenario del Venerdì
Bello, sono realizzati diversi lavori di restauro che hanno
rivelato opere stupende del passato. È apparso, tra laltro,
un affresco eucaristico in tre sezioni. Al centro rappresenta
LUltima Cena, in basso il Sacrificio di Melchisedech, re
di Shalem (Gerusalemme), che offre al patriarca Abramo vincitore,
pane e vino, ed in alto due scene a dimostrazione della presenza
eucaristica: a sinistra, la riproduzione da un dipinto di Paolo
Uccello eseguito ad Urbino, della profanazione dellOstia.
La storia è nota: un
ebreo, per spregio, compera da una donna, bisognosa di denaro,
unOstia consacrata, e a casa la pone in una padella sul
fuoco. Ne esce sangue in abbondanza che invade tutta la casa
e fa accorrere la gente. Si organizza una processione di espiazione
ed il Papa in persona riporta lOstia in Chiesa.
A destra il miracolo della mula. Si riferisce alla vita di SantAntonio
da Padova, che predicava a Rimini verso il 1223. Lepisodio
dice che un eretico di nome Bonillo non voleva sentire parlare
di presenza eucaristica. Ne nacque una sfida. Leretico
doveva tenere a rigoroso digiuno per tre giorni la sua mula;
poi si sarebbero incontrati in piazza. È facile immaginare
la scena: arriva leretico con la mula scalpitante, davanti
alla cesta della biada; sopraggiunge con lOstensorio SantAntonio.
La mula affamatissima lascia la biada per adorare lOstia
consacrata piegando ginocchia e capo.2
Don Mario Morra sdb
1 Antonio
Tani, Pennabilli e la Vergine delle Grazie nel IV centenario
delle sue apparizioni, Casalbordino, N. De Arcangelis, 1925.
2 Don Enzo Busca, da «V Centenario del prodigio delle
lacrime», supplemento al mensile «Montefeltro»,
febbraio 1989.
IMMAGINI:
1 Il paese di Pennabilli
(Pesaro).
2 La Madonna delle Grazie, venerata a Pennabilli.
3 Sulla collina il Monastero
delle Suore di Clausura.
4 Immagine della Madonna delle
Grazie venerata a Pennabilli.
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2007 - 2
VISITA Nr.

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