Settembre
1616: Apparizione
della Madonna del Pozzo in S. Salvatore Monf. (AL)
VERGINE SANTA, VIENI
IN MIO AIUTO
La
città di San Salvatore Monferrato si adagia su due dolci
colline in un ampio anfiteatro che degrada lentamente verso la
pianura padana. Centro agricolo ed industriale di notevole rilievo,
a dieci chilometri da Alessandria ed a venti da Casale, dallanno
Mille fino al 1700 subisce le alterne vicende di tre nobili dinastie.
La prima dinastia, quella dei Marchesi discendenti dal leggendario
Aleramo, dura dallanno 961 fino a Giovanni I, morto senza
eredi, nellanno 1305. Durante questo periodo il Castello
di San Salvatore è soggetto a diverse incursioni,
e passa sotto il governo di vari vescovi, e di vari signori.
Il Marchese che maggiormente si distingue è Guglielmo
VII, il Grande, soprannominato Lunga Spada,
perché rende celebre San Salvatore con la battaglia combattuta
e diretta da
lui
personalmente, il 10 settembre 1290, contro i Guelfi di Alessandria,
sulle pendici sud di San Salvatore. Oggi la località è
ricordata dalla via Prelio (via del combattimento). Cinque anni
dopo però, nel 1295, gli Alessandrini si prendono la rivincita,
dando alle fiamme il Castello di San Salvatore.
Nel 1305 subentra la dinastia dei Marchesi Paleologo con Teodoro
I, che dura fino alla morte di Gian Giorgio avvenuta nel 1533.
In questo periodo San Salvatore acquista sempre maggior prestigio
ed importanza, soprattutto come Castello di confine.
Deve fornire sei uomini allesercito del Monferrato, mentre
i paesi vicini ne forniscono solo due; ma gode di una sempre
maggiore libertà civica, sancita dagli Statuti ottenuti
nellanno 1374. Può fregiarsi anche della Torre,
alta circa 25 metri, che ancora oggi svetta verso il cielo, ma
a solo scopo di osservatorio sulle vallate e pianure circostanti.
Nel 1533, inizia il terzo periodo storico che fa da cornice ed
in un certo qual senso da occasione, al fatto miracoloso della
Madonna del Pozzo avvenuto in San Salvatore. In quellanno
si accende feroce la disputa per la successione al Marchesato
del Monferrato tra il Duca di Savoia, sostenuto da Francesco
I re di Francia, ed il Duca di Mantova, sostenuto da Carlo V
re di Spagna ed Imperatore. La guerra, secondo il costume del
tempo, dura parecchi anni, portando ovunque morti, saccheggi
e devastazioni. La popolazione inerme è quella che subisce
le peggiori conseguenze delle lotte tra i potenti e nutre perciò
un cordiale odio verso gli eserciti occupanti, causa ultima dei
propri disagi.
In questo clima di guerra e di ribellione, matura il tentativo
delluccisione del soldato spagnolo Martino De Nava, occasione
della conseguente apparizione della Madonna che lo salva.
Il 15 maggio del 1616, verso mezzogiorno una Compagnia di soldati
spagnoli muove da Valenza per portarsi a Casale Monferrato, attraverso
le colline di San Salvatore. A questa compagnia appartiene il
soldato Martino De Nava, particolarmente devoto della Madonna,
il quale ha con sé un Rosario datogli dalla madre, alla
sua partenza dalla Spagna. Forse avrà detto tutti i giorni
il Rosario nei momenti di riposo dagli esercizi militari. Comunque
è certamente un buon cristiano ed un devoto di Maria.
Il fatto che la Madonna gli sia venuta in soccorso visibilmente,
dimostra che Martino è in comunione di preghiera con la
Madonna e che ne è innamorato.
Il nemico
in agguato
La giornata è eccezionalmente
torrida, e avendo la Compagnia necessità di acqua, i soldati
sono sparpagliati nella zona alla ricerca di pozzi. Martino si
inoltra per una viuzza ombrosa che dolcemente sale dalla valle
di Saliceto, in una zona
detta
Pelagallo, verso laltura della collina. Raggiunge un pilone
sul quale è dipinta unimmagine della Madonna; vicino
si apre, quasi nascosto tra il fogliame, un pozzo senza parapetto,
profondo circa dieci metri. Il ritrovamento dellacqua è
per Martino come una grazia del cielo; si getta in ginocchio
per terminare la recita del Rosario che ha iniziato appena si
è trovato solo lungo il viottolo campestre. Rivolge ancora
uno sguardo allimmagine della Madonna sul pilone, poi cerca
di industriarsi con la funicella ed il secchiello che porta con
sé ad attingere acqua.
È felice daver trovato lacqua, ma sente un
lieve fruscio e vede nascondersi, tra il verde fogliame, un contadino
che lo sta ad osservare. Ha un attimo di sospetto che qualcosa
gli stia accadendo, essendo senza le armi, ma poi si fa animo.
Continua quindi ad industriarsi per attingere acqua; si sdraia
per terra per guadagnare spazio con il braccio dentro il pozzo,
quando si sente aggredito, insultato e ferito più volte
al braccio disteso fuori del pozzo. Balza di scatto in piedi
ed ingaggia una violenta colluttazione con la forza della disperazione,
ma lassalitore vibra colpi allimpazzata, rabbiosamente,
tanto che Martino, sopraffatto, perde molto sangue e cade quasi
svenuto. Laggressore, per nascondere il delitto e per evitare
la vendetta dei commilitoni poco distanti, getta Martino nel
pozzo.
Al contatto con lacqua fresca, Martino rinviene e si aggrappa
ad una radice dolmo che vi si trova. Chiede aiuto, ma leco
della sua voce si perde nel silenzio. Alzando lo sguardo vede,
nello spazio di cielo che si apre sul pozzo, limmagine
della Madonna dipinta sul pilone. Si rivolge allora a Lei chiedendo
con fede soccorso. Sullorlo del pozzo Martino scorge una
bellissima Signora che regge in braccio un dolce Bambino, mentre
lacqua, tinta di rosso dal suo sangue, cresce lentamente,
portandolo
fino allorlo del pozzo. Martino è sorpreso: la Signora
dal volto celestiale, gli tende la mano e così pure il
Bambino. È felice e si sente sicuro anche sullacqua
che non cede più al peso del suo corpo. Martino guarda
estasiato, ora il volto della Donna, ora quello del Bambino ed
esce, sorretto, dal pozzo. Non ha parole per ringraziare la sua
Benefattrice che lo aiuta, sorreggendolo, ad andare verso il
bivacco dei soldati, a circa trecento metri.
Sorretto dalla Signora, Martino giunge tra i commilitoni. Alcuni
camerati gli vanno incontro per soccorrerlo, mentre la Signora
si arresta. Martino ed i soldati ringraziano la gentile Salvatrice.
Sopraggiunge nel frattempo il Capitano Don Giovanni Bravo De
Laguna con alcuni ufficiali, il quale, udito il fatto straordinario
dallo stesso Martino, ordina di dare «due doppie spagnole»
alla Signora; ma quando il soldato si avvicina, la Signora che
è stata così buona e caritatevole, dispare agli
sguardi esterrefatti degli Spagnoli. I soldati rimangono stupiti
e sono i primi a credere al miracolo ed a parlarne tra loro.
Il Capitano, da buon soldato, vuole vederci chiaro. Ordina che
siano prestate le prime cure a Martino. Poi fa perlustrare immediatamente
i dintorni; fa interrogare tutte le persone che incontrano per
avere notizie di quella donna che è scomparsa tanto misteriosamente
dalla loro vista. Per quanto minuziose siano le ricerche, della
Donna non si sa più nulla. Intanto Martino va migliorando.
Il Capitano e gli Ufficiali, riuniti, si fanno nuovamente raccontare
lepisodio, sottoponendo Martino a strettissimo
interrogatorio.
Si cerca il colpevole, ma il colpevole non viene mai raggiunto,
anche perché Martino è sempre stato restio a cercarlo,
avendolo in cuor suo sinceramente perdonato.
Appena Martino è in condizioni di camminare bene, si reca
con il suo Capitano dallArciprete di San Salvatore, perché
ormai la fama del miracolo si è divulgata in tutto il
paese e tutti vogliono sapere e sentire da Martino come si è
svolto il fatto prodigioso. La Madonna del Pozzo, che così
subito viene chiamata, è il tema di tutte le conversazioni.
Ogni giorno gran folla di fedeli si reca al luogo del miracolo:
molti bevono lacqua del pozzo per devozione, molti pregano
in ginocchio. Già si parla di grazie ricevute, di voti
esauditi, di guarigioni operate.
Mons. Giovanni Battista Biglia, vescovo di Pavia, da cui dipende
San Salvatore, al quale è pervenuta, da più parti,
notizia del fatto prodigioso, incarica lArciprete di San
Martino, don Giovanni Pietro Buzio, a ricevere alla presenza
di testimoni la deposizione del miracolo. Martino conferma, con
giuramento, quanto gli è capitato ed espone tutto con
parola franca ed appassionata. Anche in altre deposizioni Martino
conferma sempre con giuramento quanto gli è capitato.
Il Vescovo, dopo maturo esame di ogni minimo particolare, con
suo decreto del 2 aprile 1617, riconosce il fatto prodigioso,
autorizzando lerezione sul posto di una cappella ad
onore della gloriosissima Madre di Dio. Questo conferma
lattendibilità di quei particolari che vennero per
circa un anno indagati con ogni accuratezza e passati al vaglio
del più rigoroso esame.1
Don Mario Morra
1 Diego Armando Donatelli,
Il Viale del Santuario di N. S. del pozzo (Tip. Barberis 1972).
IMMAGINI:
1 La Vergine Maria salva Martino de
Nava dalla morte
2 Il santuario della Madonna
del Pozzo
3 La Madonna si allontana quando si
vuole pagare il 'servizio'
4 Facciata dell'attuale
Santuario in sostituzione della cappella eretta nel 1617
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-8
VISITA Nr. 