5 maggio 1596:
Apparizione della Beata Vergine dell'Adorazione in Fivizzano: SONO
GUARITA, SONO GUARITA Fivizzano,
cittadina della Toscana ai confini della provincia di Massa e
Carrara, si adagia su una fertile collina che scende dallAppennino
Tosco-Emiliano sulla strada nazionale per il Passo del Cerreto,
verso Reggio Emilia. La sua prima origine risale ad un insediamento
ligure-etrusco che sopravvive alle invasioni sannitiche e che
in seguito si aggrega ad una colonia
romana. Attraverso i secoli ha diverse dominazioni di Principi
e Marchesi che ne fanno un feudo importante. Dal 1478 passa sotto
il dominio di Firenze che la tiene come residenza estiva; Cosimo
I De Medici la circonda di solide mura. Passa quindi sotto
il governo di Modena fino allunificazione dellItalia,
quasi baluardo di sicurezza con le sue mura ed i suoi castelli.
Oggi è una ridente cittadina di villeggiatura, in parte
ricostruita in stile moderno, dopo il tremendo terremoto del
1920 che la devastò. In questa perla sperduta tra
i monti fiorisce fin dal 1596 una grande devozione alla
Madonna radicata nel Santuario della Madonna dellAdorazione,
al quale accorrono le popolazioni della Lunigiana.
Unumile donna di nome Margherita, detta Caugliana dal paese
dorigine del marito, vive la sua vita semplice e ordinaria
di mamma di famiglia e di sposa, quando improvvisamente si ammala.
Si pensa ad una di quelle solite malattie dalle quali ben presto
ci si rimette, ma passano i giorni, le settimane e Margherita
non accenna a migliorare. I medici non sanno stabilire la natura
dellinfermità; le cure non approdano a nulla. Lammalata
giace immobile nel suo letto senza speranza di poter riacquistare
le forze e di potersi rialzare.
La vicenda suscita profonda pietà; ovunque si parla di
lei, del suo caso infelice, ed inizia un lungo pellegrinaggio
di gente che viene a salutare e confortare la povera inferma.
Poi, a poco a poco subentra lassuefazione e lindifferenza.
La speranza della guarigione si allontana, le visite si fanno
sempre meno frequenti. Solo qualche comare del vicinato e qualche
conoscente affezionato vengono a tenerle compagnia e a prestarle
qualche servizio. Il mondo continua il suo ritmo di vita e Margherita
è sempre presente a se stessa, conscia del suo dolore
e del suo stato infelice. Dal letto delle sue sofferenze prega
e spera.
Dopo diciotto anni di questa infermità e solitudine, giunge
alle orecchie di Margherita la notizia che a Reggio Emilia, in
una località deserta, chiamata La Ghiara,
si venera unImmagine della Madonna che dispensa grazie
e favori straordinari.
La fiducia dellinferma si rianima; è certa che la
Madonna farà anche a lei la grazia. Da quel momento si
rianima e cresce in lei la fiducia.
In questo stato danimo, un giorno sente chiedere permesso
e vede aprirsi la porta; è Nicola Vaseschi, vicino di
casa ed amico, che dovendosi recare per affari a Reggio, è
passato a chiedere, per cortesia più che per convinzione,
se Margherita abbia bisogno di qualche cosa. Linferma vede
in questa visita lispirazione del cielo, e subito risponde:
«Di una gran cosa, che vi recherà poco fastidio.
Portatemi unImmagine della Madonna della Ghiara».
Non dice altro, ma si raccomanda che Nicola non se ne dimentichi,
e vive nella speranza. «Vi pare, Margherita! risponde
Nicola Fate conto di avere già lImmagine
con voi».
Qualche giorno dopo, precisamente il 5 maggio 1596, Vaseschi
ritorna, e Margherita per prima cosa gli chiede: «E lImmagine?».
Dallansia dellinferma, il povero uomo comprende la
gravità della sua dimenticanza, e confuso, a testa bassa
risponde con un fil di voce «Margherita, mi sono dimenticato!».
Linferma che nellimpeto del desiderio, alla vista
di Vaseschi si è leggermente sollevata, ricade sui cuscini,
gli occhi le si riempiono di lacrime e, con un gesto di invocazione,
volge lo sguardo al cielo. Meraviglia! Alla trave del soffitto
è appesa unImmagine della Madonna, piuttosto grande:
lImmagine tanto desiderata. È la Madonna della Ghiara,
dolce e soave nellatto di adorare il Figlio, con graziosi
fiorellini ai suoi piedi.
Margherita lancia un grido e sente una vitalità nuova
nelle sue membra; dun tratto le è ritornata lelasticità
dei movimenti. Si fa portare le vesti, si precipita dal letto
ed in ginocchio, con le braccia protese verso lImmagine,
esclama: «Sono guarita, sono guarita!». Le lacrime
sgorgano abbondanti dai suoi occhi. Dopo diciotto anni di immobilità
e di malattia, ora è fuori dal letto, sana e in forze,
davanti allImmagine miracolosamente apparsa. Anche per
lei si ripete il miracolo di Marchino, il ragazzo muto, che allapparizione
della Madonna della Ghiara, a pochi chilometri di distanza, sei
giorni prima, il 29 aprile di quellanno, ha riavuto la
parola.
La notizia si diffonde in un baleno e la gente accorre. In quella
umile stanza, testimone per tanti anni dei dolori della povera
inferma, ora guarita, inizia la prima fervida venerazione di
quellImmagine, che giunge fino ai giorni nostri.
La Madonna chiamata dagli abitanti di Fivizzano «Madonna
di Reggio» è liturgicamente venerata sotto il titolo
di «Madonna dellAdorazione», per latteggiamento
di adorazione con il quale Maria si rivolge al Figlio. La devozione
popolare è molto diffusa e sentita; ogni casa possiede
la sua Immagine, posta sui frontoni e nelle camere, e fino a
questa generazione le spose hanno portato incisa nellanello
matrimoniale lImmagine della «Madonna dellAdorazione».2
Don Mario Morra 1 Anonimo, Istoria della
miracolosa Immagine di Maria Santissima che sotto il titolo dellAdorazione
si venera nella chiesa dellinsigne Prepositura di Fivizzano
di cui è la Patrona principale (Parma, Carmignani 1802).
2 Ezio Pandiani, La miracolosa apparizione. Storia della
prodigiosa Immagine della Beata Vergine dellAdorazione
(Fivizzano, Conti 1966). IMMAGINI: 1 Scorcio panoramico della valle di
Fivizzano 2 Interno del Santuario di Fivizzano RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2004-5 VISITA Nr.

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