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MAGGIO 2010 : FESTA
DI SAN DOMENICO SAVIO
Letture 1 Tess 5, 12-24
- giov 6, 1-15
Celebriamo la Festa di san Domenico Savio, un ragazzo santo,
curato e sbocciato nel giardino educativo di don Bosco, in questa
terra di Valdocco, terra e spazio in cui operiamo e lavoriamo
per i giovani ancora oggi, nel nome di don Bosco.
Oggi la nostra
riconoscenza si rinnova nella preghiera di ringraziamento per
quanto il Signore ha voluto realizzare nella breve vita di DS
e deve esprimersi nel rinnovato impegno di essere educatori ed
educatrici secondo il cuore di don Bosco, capaci di accompagnare
il cammino di vita e di santità dei nostri giovani.
Oggi la sfida
educativa si fa sempre più forte ed impegnativa.
"Il Figlio
dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla
terra?" (Lc 18, 8). La troverà su queste terre della
nostra Europa di antica tradizione cristiana? È un interrogativo
aperto che indica con lucidità la profondità e
drammaticità di una delle sfide più serie che le
nostre Chiese sono chiamate ad affrontare. Si può dire
- come è stato sottolineato nel Sinodo - che tale sfida
consiste spesso non tanto nel battezzare i nuovi convertiti,
ma nel condurre i battezzati a convertirsi a Cristo e al suo
Vangelo: nelle nostre comunità occorre preoccuparsi seriamente
di portare il Vangelo della speranza a quanti sono lontani dalla
fede o si sono allontanati dalla pratica cristiana. Giovanni
Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Europa,
28 giugno 2003, n. 47.
Il tempo che
stiamo vivendo [
] appare come una stagione di smarrimento.
[...] Vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità
cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico
e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione
di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che
hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia.
Non meravigliano più di tanto, perciò, i tentativi
di dare un volto all'Europa escludendone la eredità religiosa
e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i diritti
dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato
dalla linfa vitale del cristianesimo. Idem n.7
"Il giovane
del Vangelo - lo sappiamo - chiede a Gesù: "Che cosa
devo fare per avere la vita eterna?". Oggi non è
facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché
la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla
di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. "Cambiare"
è diventata, in molti casi, la parola d'ordine, l'esercizio
più esaltante della libertà, e in questo modo anche
voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile
compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita.
Ma è questo il modo giusto di usare la libertà?"
(Benedetto XVI ai giovani a Torino 2 maggio '10)
Di fronte a queste difficoltà non dobbiamo lasciarci scoraggiare.
Don Bosco sicuramente si è trovato in difficoltà
maggiori. Conosciamo la sua storia e le sue grandi fatiche per
trovare un posto, per creare un ambiente, per avere collaboratori
stabili che come lui dedicassero la loro vita al Signore per
sempre, nell'educazione dei giovani. Non è molto che abbiamo
ricordato la storia della fondazione della società salesiana
150 anni fa.
Guidato dalla
sua fede, dai suoi doni di grazia, dai suoi sogni, dalle sue
intuizioni di fine psicologo, dalla sua capacità di affetto
e di donazione, dal suo senso pratico, mette a punto un metodo
di educazione alla fede e di santità per i suoi ragazzi;
a loro offre un ambiente educativo ad alta misura di vita cristiana.
Degli autentici santi si formano tra le povere mura della sua
scuola, negli allegri cortili della ricreazione, nell'umile cappella
di san Francesco di Sales. Don Bosco, specie i primi decenni,
sempre in contatto con i giovani, in cortile, negli incontri
a tu per tu, al confessionale, nella buona notte serale.
I ragazzi ed i giovani erano sempre nel suo cuore, erano il suo
costante "motivo di vita". E loro avvertivano che don
Bosco voleva loro un bene immenso, nel Signore e sentivano che
per loro consumava la vita, lavorando per costruire la loro felicità
nel tempo e nell'eternità.
E i ragazzi desideravano in qualche modo esprimergli affetto
e ricambiare le preoccupazioni che don Bosco aveva per loro.
Un giorno don
Bosco , di ricambio, "
volete farmi la festa e io
vi ringrazio. Da parte mia, voglio farvi il regalo che più
desiderate. Perciò ognuno prenda un biglietto e vi scriva
sopra il regalo che desidera. . non sono ricco, ma se non mi
chiederete il Palazzo reale, farò di tutto per accontentarvi."
Quando lesse i biglietti, trovò domande serie e domande
bizzarre. Un piccolino gli chiedeva "cento chili di torrone
per averne tutto l'anno"
Un ragazzo che era appena arrivato dal suo paese gli chiedeva
un cucciolo "al posto di quello che ho lasciato a casa e
a cui ero tanto affezionato."
Giovanni Roda (un amico di Domenico Savio) gli chiese "una
tromba come quella dei bersaglieri, perché voglio entrare
nella banda musicale"
Sul biglietto di Domenico Savio don Bosco trovò cinque
parole "Mi aiuti a farmi santo".
Don Bosco prese sul serio tutte le domande, specialmente quella
di Domenico. Lo chiamò e gli disse: "per essere santi
ci vogliono tre cose. Eccole:
Primo: Allegria:
ciò che ti toglie la pace non viene dal Signore
Secondo: Doveri di studio e di preghiera
Terzo: Fare del bene agli altri
Tutti comprendiamo
la grande portata educativa di queste semplici parole, e tutti
sentiamo che quando sono davvero vissute possono costruire una
bella personalità.
Con Domenico Savio la ricetta ha funzionato. Aiutato da don Bosco,
Domenico ha camminato nella via della santità e della
gioia. Le parole di don Bosco sonovalide ancora oggi, nonostante
il cambiamento della situazione sociale.
Se sappiamo
guardare ai giovani con il cuore di don Bosco e con occhi del
Signore Gesù , saremo capaci di lavorare con maggior impegno
a favore della loro educazione. La festa di Domenico Savio deve
ravvivare in noi l'impegno di educatrici e di educatori che lavorano
per la chiesa di Dio e per la felicità vera dei giovani
che il Signore ci affida; deve riconfermarci nella bontà
di quanto ha intuito don Bosco essere valido per i suoi tempi,
e valido ancora oggi per costruire robuste personalità
umane e cristiane.
"Dinanzi
alle vecchie e nuove domande dei giovani siate sempre pronti
a rispondere, senza incertezze e smarrimenti. - sono espressioni
del card Tettamanzi -Proponete loro un programma di vita come
fece Don Bosco con Domenico Savio. Aiutate i ragazzi e i giovani
ad assumere la vita come un dono ed a viverla nella vera libertà
e con gioia. Dite loro che l'energia e la garanzia della loro
crescita è l'amicizia con Gesù, è fare esperienza
di Dio. E, infine, educateli ad aprirsi alla responsabilità,
al servizio, alla solidarietà, alla carità"
(dall'Omelia del Card. Tettamanzi, in occasione del 50° della
canonizzazione di San Domenico Savio, nella celebrazione eucaristica
nel Duomo di Milano, presente l'urna del Santo, il 9 marzo 2004).
Ed il nostro
Papa Benedetto XVI , qualche giorno fa a Torino (2 maggio 2010)
, ai giovani, ci conferma sulla strada indicataci da don Bosco;
una strada che ha fatto fiorire la santità di Domenico
Savio.
"Cari
giovani, - lascio le parole del Papa Benedetto XVI - Gesù
vuole essere vostro amico, vostro fratello nella vita, il maestro
che vi indica la via da percorrere per giungere alla felicità.
Egli vi ama per quello che siete, nella vostra fragilità
e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere
trasformati. Vivete questo incontro con l'amore di Cristo in
un forte rapporto personale con Lui; vivetelo nella Chiesa, anzitutto
nei Sacramenti. Vivetelo nell'Eucaristia, in cui si rende presente
il suo Sacrificio: Egli realmente dona il suo Corpo e il suo
Sangue per noi, per redimere i peccati dell'umanità, perché
diventiamo una cosa sola con Lui, perché impariamo anche
noi la logica del donarsi. Vivetelo nella Confessione, dove,
offrendoci il suo perdono, Gesù ci accoglie con tutti
i nostri limiti per darci un cuore nuovo, capace di amare come
Lui. Imparate ad avere familiarità con la parola di Dio,
a meditarla, specialmente nella lectio divina, la lettura spirituale
della Bibbia. Infine, sappiate incontrare l'amore di Cristo nella
testimonianza di carità della Chiesa". (Benedetto
XVI, 2 maggio '10)
Don Bosco avrebbe aggiunto - ed anche il Papa lo avrebbe fatto
-Siate devoti di Maria, madre di Dio e madre nostra, abbiate
per la madre celeste una devozione forte e filiale e vedrete
che cosa sono i miracoli.
Domenico Savio
"ogni venerdì, in un momento della ricreazione, entrava
in chiesa con alcuni compagni, e recitava la coroncina o le litanie
della Madonna addolorata.
Voleva bene a Maria SS, ed era contento quando riusciva a portare
qualcuno a pregare davanti al suo altare.
Nel
pomeriggio di un sabato invitò un compagno ad accompagnarlo
in chiesa a recitare una preghiera davanti alla Madonna. Quello
rispose che aveva troppo freddo alle mani per star fermo in chiesa.
Domenico si sfilò i guanti dalle mani e glieli diede,
e così andarono entrambi davanti all'altare della Madonna.
Un'altra volta si tolse il mantello dalle spalle
e lo impresto ad un amico perché lo accompagnasse a pregare
nella chiesa fredda. Si rimane ammirati davanti a questi gesti"
(Da una testimonianza sulla eroicità delle sue virtù.)
San Domenico
Savio aiuti a vivere ciò che don Bosco ha indicato a lui
e a noi per testimoniare una vita cristiana bella, luminosa nella
fede, coraggiosa nella speranza, ardente nell'amore verso Dio
e verso i fratelli.
Domenico Savio aiuti i nostri giovani, attraverso la vicinanza
di appassionati educatori, a scoprire o ritrovare un senso al
loro cammino e alla loro vita.
D.
Enzo BACCINI sdb
Direttore
Comunità San Francesco di Sales, Torino-Valdocco