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        Casa Madre Salesiani di Don Bosco
    Santuario-Basilica di Maria Ausiliatrice

   
    Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia


6 MAGGIO 2010 : FESTA DI SAN DOMENICO SAVIO
                 
           Letture 1 Tess 5, 12-24 - giov 6, 1-15




Celebriamo la Festa di san Domenico Savio, un ragazzo santo, curato e sbocciato nel giardino educativo di don Bosco, in questa terra di Valdocco, terra e spazio in cui operiamo e lavoriamo per i giovani ancora oggi, nel nome di don Bosco.

Oggi la nostra riconoscenza si rinnova nella preghiera di ringraziamento per quanto il Signore ha voluto realizzare nella breve vita di DS e deve esprimersi nel rinnovato impegno di essere educatori ed educatrici secondo il cuore di don Bosco, capaci di accompagnare il cammino di vita e di santità dei nostri giovani.

Oggi la sfida educativa si fa sempre più forte ed impegnativa.

"Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?" (Lc 18, 8). La troverà su queste terre della nostra Europa di antica tradizione cristiana? È un interrogativo aperto che indica con lucidità la profondità e drammaticità di una delle sfide più serie che le nostre Chiese sono chiamate ad affrontare. Si può dire - come è stato sottolineato nel Sinodo - che tale sfida consiste spesso non tanto nel battezzare i nuovi convertiti, ma nel condurre i battezzati a convertirsi a Cristo e al suo Vangelo: nelle nostre comunità occorre preoccuparsi seriamente di portare il Vangelo della speranza a quanti sono lontani dalla fede o si sono allontanati dalla pratica cristiana. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Ecclesia in Europa, 28 giugno 2003, n. 47.

Il tempo che stiamo vivendo […] appare come una stagione di smarrimento. [...] Vorrei ricordare lo smarrimento della memoria e dell'eredità cristiane, accompagnato da una sorta di agnosticismo pratico e di indifferentismo religioso, per cui molti europei danno l'impressione di vivere senza retroterra spirituale e come degli eredi che hanno dilapidato il patrimonio loro consegnato dalla storia. Non meravigliano più di tanto, perciò, i tentativi di dare un volto all'Europa escludendone la eredità religiosa e, in particolare, la profonda anima cristiana, fondando i diritti dei popoli che la compongono senza innestarli nel tronco irrorato dalla linfa vitale del cristianesimo. Idem n.7

"Il giovane del Vangelo - lo sappiamo - chiede a Gesù: "Che cosa devo fare per avere la vita eterna?". Oggi non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. "Cambiare" è diventata, in molti casi, la parola d'ordine, l'esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita. Ma è questo il modo giusto di usare la libertà?" (Benedetto XVI ai giovani a Torino 2 maggio '10)
Di fronte a queste difficoltà non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Don Bosco sicuramente si è trovato in difficoltà maggiori. Conosciamo la sua storia e le sue grandi fatiche per trovare un posto, per creare un ambiente, per avere collaboratori stabili che come lui dedicassero la loro vita al Signore per sempre, nell'educazione dei giovani. Non è molto che abbiamo ricordato la storia della fondazione della società salesiana 150 anni fa.

Guidato dalla sua fede, dai suoi doni di grazia, dai suoi sogni, dalle sue intuizioni di fine psicologo, dalla sua capacità di affetto e di donazione, dal suo senso pratico, mette a punto un metodo di educazione alla fede e di santità per i suoi ragazzi; a loro offre un ambiente educativo ad alta misura di vita cristiana. Degli autentici santi si formano tra le povere mura della sua scuola, negli allegri cortili della ricreazione, nell'umile cappella di san Francesco di Sales. Don Bosco, specie i primi decenni, sempre in contatto con i giovani, in cortile, negli incontri a tu per tu, al confessionale, nella buona notte serale.
I ragazzi ed i giovani erano sempre nel suo cuore, erano il suo costante "motivo di vita". E loro avvertivano che don Bosco voleva loro un bene immenso, nel Signore e sentivano che per loro consumava la vita, lavorando per costruire la loro felicità nel tempo e nell'eternità.
E i ragazzi desideravano in qualche modo esprimergli affetto e ricambiare le preoccupazioni che don Bosco aveva per loro.

Un giorno don Bosco , di ricambio, "… volete farmi la festa e io vi ringrazio. Da parte mia, voglio farvi il regalo che più desiderate. Perciò ognuno prenda un biglietto e vi scriva sopra il regalo che desidera. . non sono ricco, ma se non mi chiederete il Palazzo reale, farò di tutto per accontentarvi."
Quando lesse i biglietti, trovò domande serie e domande bizzarre. Un piccolino gli chiedeva "cento chili di torrone per averne tutto l'anno"
Un ragazzo che era appena arrivato dal suo paese gli chiedeva un cucciolo "al posto di quello che ho lasciato a casa e a cui ero tanto affezionato."
Giovanni Roda (un amico di Domenico Savio) gli chiese "una tromba come quella dei bersaglieri, perché voglio entrare nella banda musicale"
Sul biglietto di Domenico Savio don Bosco trovò cinque parole "Mi aiuti a farmi santo".


Don Bosco prese sul serio tutte le domande, specialmente quella di Domenico. Lo chiamò e gli disse: "per essere santi ci vogliono tre cose. Eccole:

Primo: Allegria: ciò che ti toglie la pace non viene dal Signore
Secondo: Doveri di studio e di preghiera
Terzo: Fare del bene agli altri

Tutti comprendiamo la grande portata educativa di queste semplici parole, e tutti sentiamo che quando sono davvero vissute possono costruire una bella personalità.
Con Domenico Savio la ricetta ha funzionato. Aiutato da don Bosco, Domenico ha camminato nella via della santità e della gioia. Le parole di don Bosco sonovalide ancora oggi, nonostante il cambiamento della situazione sociale.

Se sappiamo guardare ai giovani con il cuore di don Bosco e con occhi del Signore Gesù , saremo capaci di lavorare con maggior impegno a favore della loro educazione. La festa di Domenico Savio deve ravvivare in noi l'impegno di educatrici e di educatori che lavorano per la chiesa di Dio e per la felicità vera dei giovani che il Signore ci affida; deve riconfermarci nella bontà di quanto ha intuito don Bosco essere valido per i suoi tempi, e valido ancora oggi per costruire robuste personalità umane e cristiane.

"Dinanzi alle vecchie e nuove domande dei giovani siate sempre pronti a rispondere, senza incertezze e smarrimenti. - sono espressioni del card Tettamanzi -Proponete loro un programma di vita come fece Don Bosco con Domenico Savio. Aiutate i ragazzi e i giovani ad assumere la vita come un dono ed a viverla nella vera libertà e con gioia. Dite loro che l'energia e la garanzia della loro crescita è l'amicizia con Gesù, è fare esperienza di Dio. E, infine, educateli ad aprirsi alla responsabilità, al servizio, alla solidarietà, alla carità" (dall'Omelia del Card. Tettamanzi, in occasione del 50° della canonizzazione di San Domenico Savio, nella celebrazione eucaristica nel Duomo di Milano, presente l'urna del Santo, il 9 marzo 2004).

Ed il nostro Papa Benedetto XVI , qualche giorno fa a Torino (2 maggio 2010) , ai giovani, ci conferma sulla strada indicataci da don Bosco; una strada che ha fatto fiorire la santità di Domenico Savio.

"Cari giovani, - lascio le parole del Papa Benedetto XVI - Gesù vuole essere vostro amico, vostro fratello nella vita, il maestro che vi indica la via da percorrere per giungere alla felicità. Egli vi ama per quello che siete, nella vostra fragilità e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere trasformati. Vivete questo incontro con l'amore di Cristo in un forte rapporto personale con Lui; vivetelo nella Chiesa, anzitutto nei Sacramenti. Vivetelo nell'Eucaristia, in cui si rende presente il suo Sacrificio: Egli realmente dona il suo Corpo e il suo Sangue per noi, per redimere i peccati dell'umanità, perché diventiamo una cosa sola con Lui, perché impariamo anche noi la logica del donarsi. Vivetelo nella Confessione, dove, offrendoci il suo perdono, Gesù ci accoglie con tutti i nostri limiti per darci un cuore nuovo, capace di amare come Lui. Imparate ad avere familiarità con la parola di Dio, a meditarla, specialmente nella lectio divina, la lettura spirituale della Bibbia. Infine, sappiate incontrare l'amore di Cristo nella testimonianza di carità della Chiesa". (Benedetto XVI, 2 maggio '10)


Don Bosco avrebbe aggiunto - ed anche il Papa lo avrebbe fatto -Siate devoti di Maria, madre di Dio e madre nostra, abbiate per la madre celeste una devozione forte e filiale e vedrete che cosa sono i miracoli.

Domenico Savio… "ogni venerdì, in un momento della ricreazione, entrava in chiesa con alcuni compagni, e recitava la coroncina o le litanie della Madonna addolorata.
Voleva bene a Maria SS, ed era contento quando riusciva a portare qualcuno a pregare davanti al suo altare.
Nel pomeriggio di un sabato invitò un compagno ad accompagnarlo in chiesa a recitare una preghiera davanti alla Madonna. Quello rispose che aveva troppo freddo alle mani per star fermo in chiesa. Domenico si sfilò i guanti dalle mani e glieli diede, e così andarono entrambi davanti all'altare della Madonna.
Un'altra volta si tolse il mantello dalle spalle e lo impresto ad un amico perché lo accompagnasse a pregare nella chiesa fredda. Si rimane ammirati davanti a questi gesti" (Da una testimonianza sulla eroicità delle sue virtù.)

San Domenico Savio aiuti a vivere ciò che don Bosco ha indicato a lui e a noi per testimoniare una vita cristiana bella, luminosa nella fede, coraggiosa nella speranza, ardente nell'amore verso Dio e verso i fratelli.
Domenico Savio aiuti i nostri giovani, attraverso la vicinanza di appassionati educatori, a scoprire o ritrovare un senso al loro cammino e alla loro vita.

                                          D. Enzo BACCINI sdb
                 
Direttore Comunità San Francesco di Sales,                                           Torino-Valdocco

  
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