Secondo l'esperienza
di Don Bosco, quale scelta da fare?
Stiamo celebrando
la conversione di San Paolo, apostolo delle genti.
Ci sono diversi
spiegazione sul fatto della conversione cristiana di una persona.
Generalmente è un percorso che si fa per tappe o piccoli
traguardi, un cammino al seguito di chi è stato scoperto
come il Salvatore.
Una grazie della fede. Una coscienza di un amore infinito è
arrivato d'un colpo, fa vedere la realtà in modo totalmente
diverso.
Man mano che viene
la radicalità della fede, si scopre diverse domande, come
il valore della preghiera, del pentimento, della misericordia
di Dio, il valore dell'amore verso Dio, verso gli altri e verso
se steso. Si fa presente il desiderio d'essere buono, di crescita
nel bene, nella volontà dell'impegno personale, di uscire
da se stesso per andare incontro verso gli altri, emerge il bisogno
di comunicare anche agli altri quello che succede nella propria
interiorità. Forte il bisogno di Dio, di essere sua appartenenza,
proprietà, Trasformare l'amore verso Dio in una apertura
verso gli altri, il suo prossimo.
Ogni persona che
si converte, generalmente fa un percorso proprio, alle volte,
originali, incomprensibili.
La conversione diventa un atteggiamento interiore. Marcato per
un forte desiderio di Dio, della sua amicizia. Totale preferenza
per Dio, al posto degli antichi idoli.
Questo ritorno a
Dio, anche chiamata, conversione del cuore, sovente è
repentino, come nel caso di Saulo, sul cammino di Damasco; però
anche può capitare con delle tappe, come una presa di
coscienza progressiva del proprio peccato, dopo una decisione
per accogliere la grazia o il dono di Dio: Nel vangelo appaiono
alcuni de questi esempi: Zaccheo, che restituisce o da la metà
dei suoi bene ai poveri; lo stesso Paulo che va al di là
di una illuminazione interiore, che domanda il battessimo a un
amico.
La conversione si fa sotto i segni dello Spirito; e un'opera
della grazia del Signore che fa cambiare i cuori.
La conversione è
un'opera di una vita, Qualunque sia stato il punto di partenza,
il percorso nella vita si prolunga nella sua misura. La idea
di una prima grazia. Insieme al Signore si fa cammino di amore,
tutti i modi dell'amore vengono confrontasti con il vero orizzonte
dell'amore. Si scopre anche la conversione non presenta un motivo
nell'avere realizzato qualche cosa, ma lasciarsi trasformare
per lo stesso amore.
Anche si senti dire
che la conversione precisa di un combattimento, esercitazioni
sulla giustizia, difesa dei poveri, del diritto della persona,
riconciliazione, correzione fraterna, revisione di vita, esame
di coscienza, ecc.
La conversione,
contiene una certa ascesi, ma più che penitenza, va riferita
ad un esercizio de rinnovamento. E'necessario che lo sforzo in
atto serva para liberare l'uomo nuovo. Si sente il bisogno di
lavorare a poco a poco; viene vaporato il tempo dedicato a Dio,
mentre si prende coscienza della filiazione divina. Devo prendere
atto di questa situazione, e anche delle conseguenze che appariranno
in rapporto ai fratelli.
Si riceve un dono
ed è naturale che emerga un atteggiamento di responsabilità
per il dono ricevuto. Percepita la fedeltà di Dio, è
logico che anche la mia fedeltà di faccia presente. La
conversione si giudica per gli atti che produce e per la coscienza
del soggetto che in questo momento è e anche coscienza
di quello che diventerà.
La conversione personale
e la conversione comunitaria se complimenta vicendevolmente.
La chiesa costantemente si richiama alla conversione, ma anche
il singolo cristiano. Riceve l'aiuto della predicazione e dei
sacramenti: chiamata e aiuto nel cammino de la propria conversione.
Ritorniamo al concetto espresso prima sulla conversione, in questo
caso vogliamo accompagnare Don Bosco, in uno dei suoi momenti
di approfondimento della sua conversione.
Ricordiamo le prime
malattie di Don Bosco, quasi in pericolo di morte, i suoi collaboratori
insieme ai ragazzi, chiedono a Dio la salute del loro padre e
guida; alcuni di loro, arrivano ad offrire a Dio la loro stessa
vita por D. Bosco. Certamente che le loro suppliche hanno ottenuto
da Dio la guarigione totale del loro maestro.
Don Bosco, sa di
questo miracolo ed espressi cosi la sua gratitudine ai ragazzi:
" Io vi ringrazio delle prove d'amore che mi hanno dato
durante la malattia. Vi ringrazio delle preghiere fatte per la
mia guarigione Io sono persuaso che Dio concesse la mia vita,
alle vostre preghiere e perciò la gratitudine vuole che
io spenda la mia vita, tutta a vostro vantaggio; così
prometto di fare, finché il Signore mi lascerà
su questa terra".
Come legge, anche
Don Bosco è vissuto questo processo di cambiamento personale,
interiore ed esterno, da momento che deve lasciarsi trasformare
per Dio, attraverso una malattia, per donarsi totalmente ai giovani.
Su questi cambiamenti Do Bosco stesso ci ha lasciato delle testimonianze,
quando ha dovuto cambiare il suo carattere, già in seno
alla famiglia, con le decisioni di vita, negli studi, nel cambio
di casa, nel discernimento vocazionale.
In mezzo ai suoi
ragazzi diventa amabile, accogliente, interessato nella persona,
paziente, generoso, pronto nel servizio a sua madre, ai compagni
del seminario, a Don Cafasso, ai suoi giovani dell'Oratorio.
Imparte a sopportare le difficoltà che provengono dalle
autorità civili, ecclesiastiche. E religiose dallo stesso
Vaticano.
Guardiamo la nostra
conversione, forse non ci succede come a Saulo sulla strada di
Damasco, ma è un fatto che Dio dalla stessa creazione
accompagna la nostra vita perché siamo santi ed immacolati
nella nostra esistenza. La conversione è un dono di Dio.
Poi ci offre tanti mezzi per concretizzare da parte nostra il
suo piano de salvezza. Certamente tiene conto della nostra libertà,
delle nostre scelte.
Ci assiste, ci stimola,
mette davanti a noi numerosi modelli e riferimenti validi, per
favorire la nostra conversione. Dio mai chiede troppo, ma aspetta
il nostro si, nell'opera della nostra salvezza. Quanto noi siamo,
sappiamo e vi appartiene, sono messi al servizio dei nostri cambiamenti
spirituali, morali e religiosi. Si può affermare che tutta
la vita e impegnata in queste decisioni interiori, anche la nostra
cultura, formazione, tradizione familiare e sociale.
Per noi educatori,
pastori, animatori e responsabili familiari, e importante percepire,
intuire e comprendere i processi di cambiamenti che si manifestano
la vita dei nostri giovani, figli ed educanti. Come Davide, Paulo,
Zaccheo, Don Bosco e i santi hanno avuto bisogno degli altri
per essere aiutati nella loro conversione e ricerca di Dio e
del prossimo.
Ci vuole la cultura
della conversione anche per educare e guidare altre persone.
E' una spiritualità questa della conversione che diventa
opera apostolica, come anche educativa e sociale. Vale anche
la pena coltivare la solidarietà per imparare ad accompagnare
e guidare, con lo spirito del Signore, le persone che conosciamo
e che vogliono servire con fedeltà e profondità
il mistero di Dio.(scl).
D. Sergio A. CUEVAS sdb
SAN GIOVANNI BOSCO: PREGA PER NOI