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  SANTUARIO-BASILICA MARIA AUSILIATRICE
   Via Maria Ausiliatrcie 32   /  10152 Torino-Valdocco | Italia



          
FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO 2009:
          
NOVENA DI PREPARAZIONE:
       
 Animatore: D. Sergio A. CUEVAS, Comunità Maria Ausiliatrice di Torino-Valdocco


          24 gennaio  | Don Bosco e i ragazzi: i giovani che Don Bosco accoglie
 
         Virtù e miracoli dei ragazzi.

Tempo del convitto ecclesiastico: ragazzi emigranti dalla campagna piemontese, contadini, operai incipienti, aiutanti in qualunque affare
Ragazzi muratori, manuali, portalettere,
Ragazzi che cercano Don Bosco sacerdote giovane, sanno di lui e vanno dove pensano trovarlo, o nel convitto, chiesa, sacrestia dove Don Cafasso fa il catechismo.

Ragazzi che escono dal carcere, piccoli delinquenti, senza famiglia, abbandonati a se stessi.
Gli amici di Bartolomeo Garelli, sentito parlare di Don Bosco. Ragazzi studenti, amici degli amici. Gli allievi delle scuole serali. I primi frequentatori dell'Oratorio di Valdocco. Incerti momenti assommano 500 ragazzi in giro.

Tempo del consolidamento degli Oratori: Sono considerate le parole dello stesso don Bosco, quando scrive da Roma 10 maggio 1884.
" Sono le parole di chi vi ama teneramente in Gesù Cristo ed ha dovere di parlarvi con la libertà di un padre.". " Mi pareva di essere nell'antico Oratorio nell'ora della ricreazione: Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta allegria. Chi correva, chi saltava, chi faceva saltare" " Veda, la famigliarità porta affetto e l'affetto porta confidenza. Ciò è che apre i cuori, e i giovani palesano tutto senza timore ai maestri, agli assistenti ed ai superiori. Diventano schietti in confessione e fuori di confessione e si prestano docili a tutto ciò che vuol comandare colui dal quale sono certi di essere amati."

La triste situazione: " vidi l'oratorio e tutti voi che facevate ricreazione. Ma non udiva più grida di gioia e cantici, non più vedeva quel moto, quella vita, come nella prima scena…nel viso di molti giovani si leggeva una noia, una spossatezza, una musoneria, una diffidenza che faceva pena nel mio cuore….ma altri non pochi io ne vedeva star soli, appoggiati ai pilastri in preda ai pensieri sconfortanti; altri su per le scale e nel corridoi o sopra poggioli dalla parte del giardino per sottrarsi alla ricreazione comune; altri passeggiare lentamente in gruppi parlando sotto voce fra di loro, dando attorno occhiate sospettose e maligne…"

"Ma come si possono rianimare questi miei cari giovani, acciocché riprendano l'antica vivacità, allegrezza ed espansione? Colla carità!
Colla carità? Ai miei giovani non sono amati abbastanza? Tu lo sai che io li amo. Tu sai per loro ho sofferto e tollerato per il corso di ben quaranta anni e quanto tollero e soffro ancora adesso.

Quanti stenti, quanti umiliazioni, quante opposizioni, quante persecuzioni, per dare ad essi pane, casa, maestri e specialmente per procurare la salute alle anime. Ho fatto quanto ho saputo e potuto per chi forma l'affetto di tutta la mia vita. Non parlo di Lei! Di coloro che fanno le mie veci? Vedo, conosco, ma ciò non basta: ci manca il meglio.
Che cosa manca dunque? Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati.

Che essendo amati in quelle cose che loro piacciono col partecipare alle loro inclinazioni infantili, imparino a veder l'amore in quelle cose che naturalmente loro piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la mortificazione di sé stessi: a queste cose imparino a far con slancio ed amore.

Famigliarità con i giovani specialmente in ricreazione. Senza famigliarità non si dimostra l'affetto e senza questa dimostrazione non vi può essere confidenza. Chi vuole essere amato, bisogna che faccia vedere che ama.

Chi sa di essere amato, ama, e chi è amato, ottiene tutto. Specialmente dai giovani
Finisco: sapete che cosa desidera da voi questo povero vecchio che per i suoi giovani ha consumato tutta la sua vita? Niente altro fuorché le debite proporzioni ritornino i giorni felici dell'Oratorio primitivo.

I giorni dell'affetto e della confidenza cristiana tra i giovani e i superiori, i giorni dello spirito di accondiscendenza e di sopportazione, per amore di Gesù Cristo, degli uni verso gli altri; i giorni dei cuori e della vera semplicità w candore, o giorni della carità e della vera allegrezza per tutti. Ho bisogno che mi consolidate dandomi la speranza e la promessa che voi farete ciò che desidero per il bene delle anime vostre."(Lettera di D. Bosco da Roma. 10 maggio 1884)

Aggiungo un pensiero sull'esperienza di Don Bosco, accanto a D. Cafasso, nella cura dei ragazzi incarcerati: lo spettacolo delle prigioni, come anche a noi, faceva meditare a Don Bosco " sulla sorte dei giovani delinquenti, in prigione abbandonati a se stessi, se avessero un amico, che avesse preso cura di loro, istruirli e prepararli alla vita, non sarebbero ora in prigione."

Da questi pensieri come buon sacerdote, Don Bosco saliva al pensiero e alle iniziative di San Filippo Neri, apostolo dei ragazzi a Roma, e pensava allora, nel bisogno di radunare questi ragazzi in un luogo adeguato, dove pregare, fare catechismo, cantare e dare dei divertimenti ai ragazzi.

Prevenire: il metodo educativo di Don Bosco:

Don Bosco, prima di parlare, attua. La attua nei primi contatti con i giovani a Torino, quando la sua azione è tutta tesa delle loro difficoltà, dei loro problemi, delle loro sconfitte. La attua in quel suo ostinato costruire situazioni ed ambienti adatti a preservare i giovani, da pericolose cadute morali e sociali. La attua per mezzo dei collegi, delle case d'educazione che egli apre, degli istituti religiosi che egli fonda, delle case d'educazione che egli apre, degli istituti religiosi che egli fonda e che altro non sono che spazi pensati per fare efficace prevenzione sul piano propriamente spirituale, pedagogico e sociale….
E ancora la attua, quando far prevenzione, vuol dire formare un prete nuovo che sia padre, fratello, amico dei giovani più poveri ed abbandonati. Un prete che esce dalle sagrestie per aiutarli a costruire un loro avvenire, non più triste, non più disperato. Un prete a contatto con problemi vecchi e nuovi da risolvere, impegnato a educare in chiave morale, religiosa e civile, pronto a dare tutto se stesso finanche la propria vita, per il bene dei giovani e della società tutta."

Soltanto nell'estate del 1877 sarà reso pubblico uno scritto di Don Bosco, dal titolo: "Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù"…

In quanto "trattatelo" con il quale Don Bosco metteva per iscritto i vantaggi del sistema preventivo sottolineandole tutta l'importanza. Un documento con il quale egli fece proposta d'un sistema educativo in cui trionfava il rispetto per l'infanzia, per la dignità di ogni giovanetto e che ,per questo " si appoggia tutto sopra la ragione, la religione e l'amorevolezza".

Principi fondamentali per "guadagnare il cuore dei giovani".

La Ragione ( intelligenza della persona), per far sorgere nei giovani atti dettati dalla "ragionevolezza", dove questa vuol dire intelligenza, tatto e comprensione secondo il metodo della persuasione. Perché il consenso del giovane ai valori umani e cristiani che egli deve far suoi come stile di vita, sia un consenso sorretto da valide motivazioni.
" Lasciati guidar sempre dalla ragione e non dalla passione", è il suggerimento di Don Bosco.

La Religione(senso della trascendenza) perchè sola la"religione è capace di cominciare e compiere la grand'opera di una vera educazione". Quella religione senza la quale, per Don Bosco, non vi può essere morale e di conseguenza non vi può essere ordine sociale. Se è vero, come egli scrive, che si è onesti cittadini perché si è buoni cristiani.

L' Amorevolezza( senso della carità cristiana) perché "i giovani non solo siano amati", ma anche, scrive Don Bosco, "essi stessi conoscano di essere amati.". Quel sentirsi amati che fa essere i giovani ben disposti ad accettare l'impegno serio e disciplinato allo studio e al dovere, anche quando il cammino si presenta pieno di fatiche e di sempre nuove difficili prove, L'amorevolezza da Don Bosco intesa come dolcezza, carità, pazienza nel trattare con i giovani. Ma che come sentimenti di benevolenza dimostrati con poche parola e molti fatti e volti "esclusivamente al vantaggio spirituale e temporale" dei giovani.
Prevenire è, quindi per il nostro Don Bosco, raggiungere il fine di un'autentica educazione che, passando per le vie della ragione, della religione e dell'amorevolezza, garantisce la piena maturazione dei giovani.

Scrive Don Bosco: "Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne da in mano le chiavi"

Nell'azione educativa di Don Bosco non c'è un "sistema educativo, ma c'è un atteggiamento interiore, c'è un modo d'essere, c'è il sapere amaro i giovani conquistando e trasformando i cuori con l'amore del Padre: la pedagogia dell'anima ( Maria Grazia Fide, La pedagogia dell'anima, ed. Berti, 2008, pp. 421, citate pag. 293-299).

                                                                                        D. Sergio A. CUEVAS sdb



                                          
 SAN GIOVANNI BOSCO:  PREGA PER NOI

     
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