Tempo del convitto
ecclesiastico: ragazzi emigranti dalla campagna piemontese, contadini,
operai incipienti, aiutanti in qualunque affare
Ragazzi muratori, manuali, portalettere,
Ragazzi che cercano Don Bosco sacerdote giovane, sanno di lui
e vanno dove pensano trovarlo, o nel convitto, chiesa, sacrestia
dove Don Cafasso fa il catechismo.
Ragazzi che escono
dal carcere, piccoli delinquenti, senza famiglia, abbandonati
a se stessi.
Gli amici di Bartolomeo Garelli, sentito parlare di Don Bosco.
Ragazzi studenti, amici degli amici. Gli allievi delle scuole
serali. I primi frequentatori dell'Oratorio di Valdocco. Incerti
momenti assommano 500 ragazzi in giro.
Tempo del consolidamento
degli Oratori: Sono considerate le parole dello stesso don Bosco,
quando scrive da Roma 10 maggio 1884.
" Sono le parole di chi vi ama teneramente in Gesù
Cristo ed ha dovere di parlarvi con la libertà di un padre.".
" Mi pareva di essere nell'antico Oratorio nell'ora della
ricreazione: Era una scena tutta vita, tutta moto, tutta allegria.
Chi correva, chi saltava, chi faceva saltare" " Veda,
la famigliarità porta affetto e l'affetto porta confidenza.
Ciò è che apre i cuori, e i giovani palesano tutto
senza timore ai maestri, agli assistenti ed ai superiori. Diventano
schietti in confessione e fuori di confessione e si prestano
docili a tutto ciò che vuol comandare colui dal quale
sono certi di essere amati."
La triste situazione:
" vidi l'oratorio e tutti voi che facevate ricreazione.
Ma non udiva più grida di gioia e cantici, non più
vedeva quel moto, quella vita, come nella prima scena
nel
viso di molti giovani si leggeva una noia, una spossatezza, una
musoneria, una diffidenza che faceva pena nel mio cuore
.ma
altri non pochi io ne vedeva star soli, appoggiati ai pilastri
in preda ai pensieri sconfortanti; altri su per le scale e nel
corridoi o sopra poggioli dalla parte del giardino per sottrarsi
alla ricreazione comune; altri passeggiare lentamente in gruppi
parlando sotto voce fra di loro, dando attorno occhiate sospettose
e maligne
"
"Ma come si
possono rianimare questi miei cari giovani, acciocché
riprendano l'antica vivacità, allegrezza ed espansione?
Colla carità!
Colla carità? Ai miei giovani non sono amati abbastanza?
Tu lo sai che io li amo. Tu sai per loro ho sofferto e tollerato
per il corso di ben quaranta anni e quanto tollero e soffro ancora
adesso.
Quanti stenti, quanti
umiliazioni, quante opposizioni, quante persecuzioni, per dare
ad essi pane, casa, maestri e specialmente per procurare la salute
alle anime. Ho fatto quanto ho saputo e potuto per chi forma
l'affetto di tutta la mia vita. Non parlo di Lei! Di coloro che
fanno le mie veci? Vedo, conosco, ma ciò non basta: ci
manca il meglio.
Che cosa manca dunque? Che i giovani non solo siano amati, ma
che essi stessi conoscano di essere amati.
Che essendo amati
in quelle cose che loro piacciono col partecipare alle loro inclinazioni
infantili, imparino a veder l'amore in quelle cose che naturalmente
loro piacciono poco; quali sono la disciplina, lo studio, la
mortificazione di sé stessi: a queste cose imparino a
far con slancio ed amore.
Famigliarità
con i giovani specialmente in ricreazione. Senza famigliarità
non si dimostra l'affetto e senza questa dimostrazione non vi
può essere confidenza. Chi vuole essere amato, bisogna
che faccia vedere che ama.
Chi sa di essere
amato, ama, e chi è amato, ottiene tutto. Specialmente
dai giovani
Finisco: sapete che cosa desidera da voi questo povero vecchio
che per i suoi giovani ha consumato tutta la sua vita? Niente
altro fuorché le debite proporzioni ritornino i giorni
felici dell'Oratorio primitivo.
I giorni dell'affetto
e della confidenza cristiana tra i giovani e i superiori, i giorni
dello spirito di accondiscendenza e di sopportazione, per amore
di Gesù Cristo, degli uni verso gli altri; i giorni dei
cuori e della vera semplicità w candore, o giorni della
carità e della vera allegrezza per tutti. Ho bisogno che
mi consolidate dandomi la speranza e la promessa che voi farete
ciò che desidero per il bene delle anime vostre."(Lettera
di D. Bosco da Roma. 10 maggio 1884)
Aggiungo un pensiero
sull'esperienza di Don Bosco, accanto a D. Cafasso, nella cura
dei ragazzi incarcerati: lo spettacolo delle prigioni, come anche
a noi, faceva meditare a Don Bosco " sulla sorte dei giovani
delinquenti, in prigione abbandonati a se stessi, se avessero
un amico, che avesse preso cura di loro, istruirli e prepararli
alla vita, non sarebbero ora in prigione."
Da questi pensieri
come buon sacerdote, Don Bosco saliva al pensiero e alle iniziative
di San Filippo Neri, apostolo dei ragazzi a Roma, e pensava allora,
nel bisogno di radunare questi ragazzi in un luogo adeguato,
dove pregare, fare catechismo, cantare e dare dei divertimenti
ai ragazzi.
Prevenire: il
metodo educativo di Don Bosco:
Don Bosco, prima
di parlare, attua. La attua nei primi contatti con i giovani
a Torino, quando la sua azione è tutta tesa delle loro
difficoltà, dei loro problemi, delle loro sconfitte. La
attua in quel suo ostinato costruire situazioni ed ambienti adatti
a preservare i giovani, da pericolose cadute morali e sociali.
La attua per mezzo dei collegi, delle case d'educazione che egli
apre, degli istituti religiosi che egli fonda, delle case d'educazione
che egli apre, degli istituti religiosi che egli fonda e che
altro non sono che spazi pensati per fare efficace prevenzione
sul piano propriamente spirituale, pedagogico e sociale
.
E ancora la attua, quando far prevenzione, vuol dire formare
un prete nuovo che sia padre, fratello, amico dei giovani più
poveri ed abbandonati. Un prete che esce dalle sagrestie per
aiutarli a costruire un loro avvenire, non più triste,
non più disperato. Un prete a contatto con problemi vecchi
e nuovi da risolvere, impegnato a educare in chiave morale, religiosa
e civile, pronto a dare tutto se stesso finanche la propria vita,
per il bene dei giovani e della società tutta."
Soltanto nell'estate
del 1877 sarà reso pubblico uno scritto di Don Bosco,
dal titolo: "Il sistema preventivo nell'educazione della
gioventù"
In quanto "trattatelo"
con il quale Don Bosco metteva per iscritto i vantaggi del sistema
preventivo sottolineandole tutta l'importanza. Un documento con
il quale egli fece proposta d'un sistema educativo in cui trionfava
il rispetto per l'infanzia, per la dignità di ogni giovanetto
e che ,per questo " si appoggia tutto sopra la ragione,
la religione e l'amorevolezza".
Principi fondamentali
per "guadagnare il cuore dei giovani".
La Ragione ( intelligenza
della persona), per far sorgere nei giovani atti dettati dalla
"ragionevolezza", dove questa vuol dire intelligenza,
tatto e comprensione secondo il metodo della persuasione. Perché
il consenso del giovane ai valori umani e cristiani che egli
deve far suoi come stile di vita, sia un consenso sorretto da
valide motivazioni.
" Lasciati guidar sempre dalla ragione e non dalla passione",
è il suggerimento di Don Bosco.
La Religione(senso
della trascendenza) perchè sola la"religione è
capace di cominciare e compiere la grand'opera di una vera educazione".
Quella religione senza la quale, per Don Bosco, non vi può
essere morale e di conseguenza non vi può essere ordine
sociale. Se è vero, come egli scrive, che si è
onesti cittadini perché si è buoni cristiani.
L' Amorevolezza(
senso della carità cristiana) perché "i giovani
non solo siano amati", ma anche, scrive Don Bosco, "essi
stessi conoscano di essere amati.". Quel sentirsi amati
che fa essere i giovani ben disposti ad accettare l'impegno serio
e disciplinato allo studio e al dovere, anche quando il cammino
si presenta pieno di fatiche e di sempre nuove difficili prove,
L'amorevolezza da Don Bosco intesa come dolcezza, carità,
pazienza nel trattare con i giovani. Ma che come sentimenti di
benevolenza dimostrati con poche parola e molti fatti e volti
"esclusivamente al vantaggio spirituale e temporale"
dei giovani.
Prevenire è, quindi per il nostro Don Bosco, raggiungere
il fine di un'autentica educazione che, passando per le vie della
ragione, della religione e dell'amorevolezza, garantisce la piena
maturazione dei giovani.
Scrive Don Bosco:
"Ricordatevi che l'educazione è cosa del cuore e
che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire
a cosa alcuna se Dio non ce ne insegna l'arte e non ce ne da
in mano le chiavi"
Nell'azione educativa
di Don Bosco non c'è un "sistema educativo, ma c'è
un atteggiamento interiore, c'è un modo d'essere, c'è
il sapere amaro i giovani conquistando e trasformando i cuori
con l'amore del Padre: la pedagogia dell'anima ( Maria Grazia
Fide, La pedagogia dell'anima, ed. Berti, 2008, pp. 421, citate
pag. 293-299).
D. Sergio A. CUEVAS sdb
SAN GIOVANNI BOSCO: PREGA PER NOI