Ieri, abbiamo
sentito una breve introduzione sul significato e valore di questa
novena, contemplando la persona di San Giovanni Bosco. Adesso
vogliamo domandarci come leggere questa vita, o qualunque vita
di un santo o di una santa.
Dipende con quale spirito o interesse ci avviciniamo per conoscere
la vita de un santo, beato o modello di vita.
Qui noi cerchiamo
di avvicinarci San Giovanni Bosco con spirito di fede, anche
per conoscerlo meglio e sapere della sua opera, del suo spirito
educativo e apostolico e giudicare meglio il suo contributo alla
causa della Chiesa e della educazione dei giovani. Buona parte
di queste notizie e riflessioni hanno alla base le memorie dell'Oratorio,
scritte dallo stesso D. Bosco e le sue lettere ai giovani di
allora.
Le Memorie, sono
state scritte per mandato del Papa Pio IX, quando, dallo stesso
D. Bosco, ha incominciato a conoscere l'opera degli oratori a
Torino. Sembra un'autobiografia.
Sembra un testamento sull'incipiente opera che D. Bosco ha costruito
nei primi vent'anni d'apostolato tra i giovani di Torino.
Potrebbe essere giudicata come una cronica di quel tempo.
Personalmente preferirei
avvicinarmi con spirito di fide cristiana, con riconoscenza per
quanto D. Bosco ha voluto lasciare per iscritto come un cammino
per entrare nel suo mistero o enigma( cosi come Don Cafasso ha
definito don Bosco) e della sua opera tra i giovani nei primi
tempi della sua vita.
Vogliamo conoscere sempre meglio le sue parole, i suoi sentimenti,
emozioni, difficoltà, riuscite, pericoli, ecc.
Come persone ed
anche come sacerdote ha trovato delle forte difficoltà
nel far accettare il suo lavoro apostolico tra i giovani, nell'ambiente
dei parroci ed altri sacerdoti della diocesi di Torino. Diffidenze,
chiacchiere maligne, gelosie, ecc. " I giovani sono tolti
dalla nostra parrocchia
" e cosi via
Il cambio di luogo per portare avanti il lavoro tra i giovani,
costanti cambiamenti : il convitto ecclesiastico o la sacrestia
della chiesa di S. Francesco, il Rifugio della marchesa, S.Pietro
in Vincoli, il Prato Filippi, fino alla tettoia Pinardi, a Valdocco.
In certi momenti fu abbandonato da tutti
( imparare a rimanere
da solo
succede sovente nella vita sacerdotale e religiosa
ci
sono tante cause oggettive e soggettive).
Qualche volta, è
finito malato con gravi problemi nei polmoni, obbligato a prendere
dei lunghi riposi a meno che i suoi ragazzi si mettessero a pregare
per lui. ( Sassi e I Becchi luoghi di riposo) ma i ragazzi lo
cercano per confessarsi con lui.
Qualche volta sorvegliato dalla polizia, per mandato di qualche
ministro del governo, accusato di creare dei disordini che disturbavano
i vicini ed altri.
La scoperta dei
ragazzi bisognosi.
Poiché D.
Bosco va scoprendo la missione indicata dal Signore nel sogno
dei 9 anni, nasce in lui come una dimensione esistenziale, certamente
guidata dalla fede: conoscere, pensare, ascoltare, accompagnare
e guidare i giovani che scoprono un amico, un padre, una guida.
D. Bosco se preoccupa
di essi , li segue nei luoghi dove svolgono i loro mestieri,
parla con i capi, dialoga sulla loro famiglia, pensa al loro
futuro, come levarli dalle strada a molti diessi, accoglierli
quando escono dal carcere, quando hanno bisogno di un posto o
luogo per giocare, per radunarsi, per studiare
a tutto i
questo pensa D. Bosco. E non si scoraggia
finché
non troverà un luogo adatto per i suoi giovani.