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          Casa Madre Salesiani Don Bosco
     
Santuario-Basilica di Maria Ausiliatrice

        Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia

Sabato 26 settembre, al Colle Don Bosco (Asti) e domenica 28 settembre a Valdocco in Torino si è svolta la 20ª edizione dell’“Harambée”, l’incontro più significativo dell’Animazione Missionaria Salesiana Italiana. Quest’anno aveva come titolo “Veramente non c’è niente di più bello che incontrare e comunicare Cristo a tutti”, e si ricollegava all’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI.

A questa edizione, oltre ai giovani provenienti dalle Ispettorie salesiane d’Italia, hanno partecipato alcuni gruppi di Ispettorie europee. La scorsa estate quasi tutti hanno vissuto un mese nelle Comunità Salesiane o Diocesane in diverse parti del mondo.

Questa esperienza, un cammino di formazione missionaria, ha permesso loro di condividere la dedizione dei Salesiani verso i giovani, incontrare altre culture, analizzare insieme le cause della povertà e contribuire a definire nuovi progetti di sviluppo.

Proprio grazie ai racconti di chi ha partecipato alle esperienze di formazione missionaria, l’Harambée è da sempre un appuntamento intenso ed emozionante. È un’occasione per conoscere la vita dei giovani nei Paesi in via di sviluppo e per comprendere come, oggi, sia sempre più indispensabile la scelta di un progetto di vita serio e definitivo.

Il termine stesso Harambée – parola presa in prestito dalla lingua swahili, che significa “lavorare insieme”, “incontro” o “raduno festoso” – racchiude in sé il senso più profondo di questo appuntamento annuale.
Per un mese, in missione, pagando di tasca propria tutte le spese, quei giovani sono stati chiamati ad essere “segno dell’amore di Dio”. Adesso sono chiamati a continuare la loro missione nei luoghi dove loro vivono.

L’emozione che ogni volta l’Harambée instilla nel cuore di ognuno è il desiderio e la volontà di ascoltare con il cuore la chiamata di Cristo verso la missione. Ogni anno, dopo questo week end di confronto, riflessione e preghiera, aumenta il numero dei giovani che chiedono di iniziare un discernimento vocazionale per capire se la missione è la strada che il Signore sta disegnando per loro.
L’Harambée è rivolta a tutti, sia a chi è partito per Paesi lontani, sia a chi ha animato i nostri oratori e campi scuola: è un’esperienza significativa di Pastorale Giovanile, perché la consegna del crocifisso e il mandato missionario testimoniano la vitalità della congregazione e rafforzano il cammino vocazionale di coloro che vi partecipano.

Nel pomeriggio di sabato, presso il teatro del Colle Don Bosco, c’è stato il saluto di don Vaclav Klement, Consigliere Generale per le Missioni. Poi, si sono alternate alcune testimonianze sull’esperienza estiva; a seguire, i giovani si sono ritrovati in gruppo per confrontarsi sulle esperienze vissute e su come convertire il bene ricevuto in missione in gesti concreti ora che sono ritornati in Italia. Nella serata, si è svolta la prevista fiaccolata “aux flambeaux”, la recita del rosario e la successiva “buonanotte” di suor Alaìde Deretti, Consigliera Generale per le Missioni delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Domenica mattina i partecipanti si sono spostati a Torino-Valdocco, dove hanno incontrato il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pascual Chávez Villanueva, che ha sviluppato il tema dell’incontro.
La due giorni si è arricchita del contributo di Massimo Zortea, Presidente del VIS, che ha presentato i volontari della ONG in partenza, e di don Franco Fontana, Animatore Missionario Nazionale, che ha guidato tutta la manifestazione.

Nella basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, da dove l’11 novembre 1875 Don Bosco inviò il primo gruppo di missionari in Patagonia, il Rettor Maggiore ha presieduto l’Eucaristia, e con un gesto rituale di Don Bosco, che si ripete da 140 anni, accanto a madre Yvonne Reungoat, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha consegnato il crocifisso e il mandato missionario ad alcuni Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti da tutto il mondo e in partenza per le missioni, ed ai laici che presteranno servizio per due anni come volontari internazionali.

A loro don Chávez ha ricordato che sono come quel gruppo di giovani che il 18 dicembre 1859 scelsero di seguire il sogno di Don Bosco. “L’essere missionario/a è un dono dello Spirito che chiama incessantemente tutti i cristiani ad essere discepoli, testimoni ed apostoli del Signore Crocifisso e Risorto, ad andare ovunque per annunciare la salvezza che Dio ci ha offerto nel suo Figlio Diletto e a tradurla nell’impegno di rendere più umana la vita di tutti attraverso la donazione della propria vita nel campo dell’evangelizzazione, dell’educazione, della promozione umana e dell’impegno sociale”.

Quest’anno, poi, data la concomitanza con il 150º anniversario della Fondazione della Congregazione Salesiana, la spedizione missionaria ha acquistato un significato speciale. Non resta che concludere con le parole del Rettor Maggiore: “Il cristianesimo non è un’etichettatura, ma una prassi di vita!”.

Don Luca Barone
Donatella Bosa

Ufficio Animazione missionaria
Salesiani Piemonte e Valle d’Aosta


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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2009 - 9  
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