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        Santuario-Basilica di Maria Ausiliatrice
      Via Maria Ausiliatrice 32 | 10152 Torino-Valdocco | Italia


     
     FESTA DEL B. MICHELE RUA:
Inizio del centenario della morte 1909-2010
                                                         
Torino-Valdocco – 29 Ottobre 2009


Carissimi Confratelli,
Carissimi Amici, Fratelli e Sorelle della Famiglia Salesiana.

Ci troviamo insieme a celebrare, qui, nella Basilica di Maria Ausiliatrice la Festa del beato Michele Rua. Molti di noi stanno vivendo, in questi giorni l'esperienza del Congresso di Storia Salesiana dedicato appunto alla figura del Primo successore di don Bosco e certamente è un grande dono avere l'opportunità di costatare attraverso documenti e ricerche condotte con metodo e professionalità quanto fu grande e certamente "grande uomo di Dio" il Beato Michele Rua.

La continua e specifica attenzione data al nostro Fondatore, San Giovanni Bosco, ha collocato spesso in un secondo piano questa eccezionale figura della storia dei primi cinquant'anni di vita della nostra congregazione Salesiana. E' giusto dunque che nell'Anno Centenario della sua morte, il 2010, recuperiamo, in tutta la sua ricchezza, la luminosa testimonianza di questo confratello santo che, con un'espressione mutuata dal quarto Vangelo, potremmo chiamare il discepolo amato da don Bosco.

La nostra meditazione si muove prima di tutto dalla Parola di Dio che ci è stata proposta.
Penso che ciascuno di noi sia rimasto colpito dalla scena che ci propone la prima lettura della Liturgia di oggi… La scena di Eliseo che chiede al suo maestro, al profeta Elia, che due terzi del suo spirito possano diventare sua proprietà ed esperienza di vita. Così accade e immediatamente il discepolo è capace dei gesti e dei miracoli che il maestro profeta aveva compiuto poco prima.

Nel caso di Michele Rua non è il discepolo che chiede ma il Maestro che offre. "Io e Te faremo a metà". Così gli parla don Bosco e certamente questo invito a fare a metà più che esprimere proporzioni matematiche è invece segno di un invito a una piena comunione e a una condivisione carismatica. E' come se don Bosco volesse dire: "Il mio sogno io lo divido con Te. Quello che vivo io, lo vivrai tu. Come io mi sono dato tutto alla missione giovanile così farai anche tu. Continuerai e farai crescere quello che io ho piantato…".

Giustamente si è detto dunque che don Rua, nella sua esperienza rappresenta un "altro don Bosco"! Altrettanto corretto è sottolineare che don Rua espresse una personalità ben diversa da don Bosco. Questi carattere forte, esuberante, fu il grande carismatico, don Rua l'uomo dell'Istituzione, colui che consolidò la Congregazione Salesiana.

Don Bosco: aperto, pronto alla relazione, deciso nell'attuazione del suo sogno fondazionale, coraggioso e un po' temerario talvolta nelle scelte; don Rua più uomo della mitezza della metodicità, prudente e attento nelle decisioni, nascosto e comunque sempre pronto a operare secondo le indicazioni del Padre.

E' un miracolo dello Spirito, potremmo dire, la comunione che si creò tra queste due personalità; diverse, ma con una grandissima stima reciproca ed entrambe vive nella stessa passione di un carisma che av rebbe portato una ventata di grande novità nel campo della pastorale dei giovani. Così Don Bosco indicava in don Rua la perfezione di una regola vissuta in pienezza. E Don Rua, da parte sua, non perdeva l'occasione per sottolineare la bontà, la paternità, la santità di don Bosco.

Detto questo possiamo chiederci qual è l'aspetto più caratteristico di questo santo della Famiglia Salesiana… Che cosa ci insegna soprattutto. Il Papa Paolo VI nell'Omelia della beatificazione così si esprimeva: "Ebbene meditiamo, un istante, sopra l'aspetto caratteristico di Don Rua, l'aspetto che lo definisce, e che con un solo sguardo ce lo dice tutto, ce lo fa capire. Chi è Don Rua?

È il primo successore di Don Bosco, il Santo Fondatore dei Salesiani. E perché adesso Don Rua è beatificato, cioè glorificato? è beatificato e glorificato appunto perché suo successore, cioè continuatore: figlio, discepolo, imitatore; il quale ha fatto con altri ben si sa, ma primo fra essi, dell'esempio del Santo una scuola, della sua opera personale un'istituzione estesa, si può dire, su tutta la terra; della sua vita una storia, della sua regola uno spirito, della sua santità un tipo, un modello; ha fatto della sorgente, una corrente, un fiume".

Questo centenario della morte di don Rua, per noi Salesiani, o membri della Famiglia Salesiana si pone come un richiamo della Provvidenza a ritrovare il dono che Dio ci ha fatto nel carisma e nella vocazione salesiana. E' bello che sia don Rua a introdurci nel quinquennio che ci porterà al secondo centenario della nascita di don Bosco.

In un tempo in cui la vita religiosa vive un momento critico (ne sono testimonianza la difficoltà della crescita vocazionale, le interpretazioni talora sfasate della stessa vita religiosa, la perdita di significatività all'interno della società, la debolezza della testimonianza) questo grande testimone del nostro carisma, prima di tutto ci indica che cosa significa vivere autenticamente l'identità del suo essere religioso.

Le virtù evangeliche vissute in maniera profonda e convinta, i consigli evangelici vissuti all'interno di una spiritualità semplice e profonda e nello stesso tempo curati con forte impegno ascetico e l'atteggiamento pastorale del suo ministero di sacerdote e superiore lo indicano come un discepoli fedele al maestro… Fedele in tutto, Don Rua è una persona autentica nel suo essere salesiano e sacerdote.

Altro aspetto importante, evidenziato anche nella lettera del Rettor Maggiore, don Chavez, è il suo impegno per la missione giovanile che rappresenta il cuore stesso del Da mihi animas di don Bosco. Le presenze salesiane che si moltiplicano in Europa, America, Africa, Medio Oriente, sono un segno evidente del suo coraggio apostolico, della sua convinzione che il carisma di don Bosco era un grande dono per la chiesa e per i giovani del mondo e soprattutto rappresentava lo zelo per il Regno di Dio, soprattutto per i giovani più poveri che don bosco aveva sempre coltivato.

Ecco don Rua, continuatore del sogno di don Bosco, consolidatore della sua opera, testimone fedele di identità carismatica e spirito missionario instancabile.

Il Signore ce lo pone davanti agli occhi per contemplare la sua testimonianza, per chiedere il suo aiuto, per imitare la sua grandezza spirituale. Per essere insomma davvero come lui figli di don Bosco. E' questa la nostra preghiera. La innalziamo al Signore per noi e per tutta la Famiglia Salesiana.

                                                   Don Adriano Bregolin, Vicario Rettor Maggiore SDB   
                                                                        
Torino-Valdocco, 29ottobre 2009

  
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