Carissimi Confratelli,
Carissimi Amici, Fratelli e Sorelle della Famiglia Salesiana.
Ci troviamo
insieme a celebrare, qui, nella Basilica di Maria Ausiliatrice
la Festa del beato Michele Rua. Molti di noi stanno vivendo,
in questi giorni l'esperienza del Congresso di Storia Salesiana
dedicato appunto alla figura del Primo successore di don Bosco
e certamente è un grande dono avere l'opportunità
di costatare attraverso documenti e ricerche condotte con metodo
e professionalità quanto fu grande e certamente "grande
uomo di Dio" il Beato Michele Rua.
La continua
e specifica attenzione data al nostro Fondatore, San Giovanni
Bosco, ha collocato spesso in un secondo piano questa eccezionale
figura della storia dei primi cinquant'anni di vita della nostra
congregazione Salesiana. E' giusto dunque che nell'Anno Centenario
della sua morte, il 2010, recuperiamo, in tutta la sua ricchezza,
la luminosa testimonianza di questo confratello santo che, con
un'espressione mutuata dal quarto Vangelo, potremmo chiamare
il discepolo amato da don Bosco.
La nostra meditazione
si muove prima di tutto dalla Parola di Dio che ci è stata
proposta.
Penso che ciascuno di noi sia rimasto colpito dalla scena che
ci propone la prima lettura della Liturgia di oggi
La scena
di Eliseo che chiede al suo maestro, al profeta Elia, che due
terzi del suo spirito possano diventare sua proprietà
ed esperienza di vita. Così accade e immediatamente il
discepolo è capace dei gesti e dei miracoli che il maestro
profeta aveva compiuto poco prima.
Nel caso di
Michele Rua non è il discepolo che chiede ma il Maestro
che offre. "Io e Te faremo a metà". Così
gli parla don Bosco e certamente questo invito a fare a metà
più che esprimere proporzioni matematiche è invece
segno di un invito a una piena comunione e a una condivisione
carismatica. E' come se don Bosco volesse dire: "Il mio
sogno io lo divido con Te. Quello che vivo io, lo vivrai tu.
Come io mi sono dato tutto alla missione giovanile così
farai anche tu. Continuerai e farai crescere quello che io ho
piantato
".
Giustamente
si è detto dunque che don Rua, nella sua esperienza rappresenta
un "altro don Bosco"! Altrettanto corretto è
sottolineare che don Rua espresse una personalità ben
diversa da don Bosco. Questi carattere forte, esuberante, fu
il grande carismatico, don Rua l'uomo dell'Istituzione, colui
che consolidò la Congregazione Salesiana.
Don Bosco:
aperto, pronto alla relazione, deciso nell'attuazione del suo
sogno fondazionale, coraggioso e un po' temerario talvolta nelle
scelte; don Rua più uomo della mitezza della metodicità,
prudente e attento nelle decisioni, nascosto e comunque sempre
pronto a operare secondo le indicazioni del Padre.
E' un miracolo
dello Spirito, potremmo dire, la comunione che si creò
tra queste due personalità; diverse, ma con una grandissima
stima reciproca ed entrambe vive nella stessa passione di un
carisma che av rebbe portato una ventata di grande novità
nel campo della pastorale dei giovani. Così Don Bosco
indicava in don Rua la perfezione di una regola vissuta in pienezza.
E Don Rua, da parte sua, non perdeva l'occasione per sottolineare
la bontà, la paternità, la santità di don
Bosco.
Detto questo
possiamo chiederci qual è l'aspetto più caratteristico
di questo santo della Famiglia Salesiana
Che cosa ci insegna
soprattutto. Il Papa Paolo VI nell'Omelia della beatificazione
così si esprimeva: "Ebbene meditiamo, un istante,
sopra l'aspetto caratteristico di Don Rua, l'aspetto che lo definisce,
e che con un solo sguardo ce lo dice tutto, ce lo fa capire.
Chi è Don Rua?
È il
primo successore di Don Bosco, il Santo Fondatore dei Salesiani.
E perché adesso Don Rua è beatificato, cioè
glorificato? è beatificato e glorificato appunto perché
suo successore, cioè continuatore: figlio, discepolo,
imitatore; il quale ha fatto con altri ben si sa, ma primo fra
essi, dell'esempio del Santo una scuola, della sua opera personale
un'istituzione estesa, si può dire, su tutta la terra;
della sua vita una storia, della sua regola uno spirito, della
sua santità un tipo, un modello; ha fatto della sorgente,
una corrente, un fiume".
Questo centenario
della morte di don Rua, per noi Salesiani, o membri della Famiglia
Salesiana si pone come un richiamo della Provvidenza a ritrovare
il dono che Dio ci ha fatto nel carisma e nella vocazione salesiana.
E' bello che sia don Rua a introdurci nel quinquennio che ci
porterà al secondo centenario della nascita di don Bosco.
In un tempo
in cui la vita religiosa vive un momento critico (ne sono testimonianza
la difficoltà della crescita vocazionale, le interpretazioni
talora sfasate della stessa vita religiosa, la perdita di significatività
all'interno della società, la debolezza della testimonianza)
questo grande testimone del nostro carisma, prima di tutto ci
indica che cosa significa vivere autenticamente l'identità
del suo essere religioso.
Le virtù
evangeliche vissute in maniera profonda e convinta, i consigli
evangelici vissuti all'interno di una spiritualità semplice
e profonda e nello stesso tempo curati con forte impegno ascetico
e l'atteggiamento pastorale del suo ministero di sacerdote e
superiore lo indicano come un discepoli fedele al maestro
Fedele in tutto, Don Rua è una persona autentica nel suo
essere salesiano e sacerdote.
Altro aspetto
importante, evidenziato anche nella lettera del Rettor Maggiore,
don Chavez, è il suo impegno per la missione giovanile
che rappresenta il cuore stesso del Da mihi animas di don Bosco.
Le presenze salesiane che si moltiplicano in Europa, America,
Africa, Medio Oriente, sono un segno evidente del suo coraggio
apostolico, della sua convinzione che il carisma di don Bosco
era un grande dono per la chiesa e per i giovani del mondo e
soprattutto rappresentava lo zelo per il Regno di Dio, soprattutto
per i giovani più poveri che don bosco aveva sempre coltivato.
Ecco don Rua,
continuatore del sogno di don Bosco, consolidatore della sua
opera, testimone fedele di identità carismatica e spirito
missionario instancabile.
Il Signore
ce lo pone davanti agli occhi per contemplare la sua testimonianza,
per chiedere il suo aiuto, per imitare la sua grandezza spirituale.
Per essere insomma davvero come lui figli di don Bosco. E' questa
la nostra preghiera. La innalziamo al Signore per noi e per tutta
la Famiglia Salesiana.