Carissime
Lettrici e Lettori della nostra Rivista,
Scegliendo
liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri, mostriamo
concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è
estraneo. Lo scrive il Papa nel messaggio per la Quaresima
2009. Benedetto XVI ci invita a riscoprire la pratica di donare
ai poveri i frutti delle rinunce dei ­fedeli.
Penso, utile per il nostro cammino, in sintonia con tutta la
Chiesa, condividere alcune riflessioni che emergono dalle parole
del Papa per sottolineare il valore e il senso del digiuno cristiano.
Egli si chiede:
quale valore e quale senso ha per noi cristiani il privarci di
un qualcosa che sarebbe in se stesso buono e utile per il nostro
sostentamento? La Parola di Dio e tutta la tradizione cristiana
insegnano come prima cosa che il digiuno è di grande aiuto
per evitare il peccato e tutto ciò che ad esso induce.
Gesù
pone in luce la ragione profonda del digiuno, non un atteggiamento
formale, esteriore, ma un orientamento profondo del cuore. Il
vero digiuno è compiere la volontà del Padre, il
quale «vede nel segreto, e ti ricompenserà»
(Mt 6,18).
Ai nostri giorni,
la pratica del digiuno pare aver perso un po della sua
valenza spirituale e aver
acquistato piuttosto,
in una cultura segnata dalla ricerca del benessere materiale,
il valore di una misura terapeutica per la cura del proprio corpo.
Per i credenti
invece è in primo luogo una terapia per curare
tutto ciò che impedisce loro di conformare se stessi alla
volontà di Dio.
Il significato
autentico e perenne di questantica pratica penitenziale,
è che essa può aiutarci a mortificare il nostro
egoismo, a relativizzare le cose, a diventare padroni di noi
stessi e ad aprire il nostro cuore allamore di Dio e del
prossimo.
La pratica
del digiuno contribuisce a conferire unità alla persona,
corpo ed anima, aiutandola ad evitare il peccato, ad essere libera
dalle passioni e a crescere nellintimità con il
Signore.
Privarsi del
cibo materiale che nutre il corpo facilita uninteriore
disposizione ad ascoltare Cristo e a nutrirsi della sua parola
di salvezza e a metterla quotidianamente in pratica nella vita.
Il digiuno rappresenta allora una pratica ascetica importante,
unarma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento
disordinato a noi stessi.
Privarsi volontariamente
del piacere del cibo e di altri beni materiali, aiuta il discepolo
di Cristo a controllare gli appetiti della natura indebolita
dal peccato, i cui effetti negativi investono la persona.
Al tempo stesso,
il digiuno ci aiuta a prendere coscienza della situazione in
cui vivono tanti nostri fratelli e sorelle. Digiunare volontariamente
ci aiuta a coltivare lo stile del Buon Samaritano, che si china
e va in soccorso del fratello sofferente. Scegliendo liberamente
di privarci di qualcosa per aiutare gli altri, mostriamo concretamente
che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo.
La Vergine
Maria, totalmente distaccata da sé, aperta al progetto
di Dio, dopo il suo sì allangelo, senza
esitazione parte per andare a servire la cugina nel bisogno.
Il sì a Dio diventa subito un sì
al prossimo. Sia lei ad accompagnarci in questo cammino.
Per tutti voi il nostro ricordo e la nostra preghiera in Basilica.
D. Franco LOTTO, Rettore
| E-mail: fralotto@tiscali.it
IMMAGINI:
1 Il Buon Samaritano