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  SANTUARIO-BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE
    Via Maria Ausiliatrice 32 / 10152 TORINO-VALDOCCO


NOVENA: 15-23 MAGGIO 2008 | ANIMATRICE: Sr. MANUELA ROBAZZA FMA / Torino-Valdocco
17 maggio / 3° giorno:
GUARDANDO L'AUSILIATRICELa Bocca e le Parole di Maria
Anche oggi non possiamo non ricordare la Cina e pregare per le vittime di questo terribile terremoto che sono in aumento. Ora poi è anche straripato il lago, pensate la tragedia. Preghiamo veramente Maria che aiuti, ci aiuti a farci carico…

Nella nostra novena guardando Maria Ausiliatrice, considereremo oggi la bocca di Maria. Ovviamente non in quanto labbra, denti… Vogliamo piuttosto pensare e lasciarci provocare dalle parole di Maria.
Non so se avete mai considerato quanto sono poche le parole che Maria dice nel vangelo, o meglio i quattro evangelisti riferiscono a Maria pochissime parole, nonostante molte volte sia stata presente. Anzi, nei momenti più importanti della vita di Gesù, sappiamo che Maria era presente ma in silenzio. Pensate a Betlemme, pensate all'ultima cena, alla passione, alla risurrezione, anche alla pentecoste, sappiamo che Maria c'è ma non dice nulla.
Che parole dice Maria?
E noi? Che parole diciamo? Io penso che le parole hanno un potere grandissimo, pensate sono il potere più grande che abbiamo e ce l'abbiamo tutti! Con una parola siamo in grado di distruggere una persona o di farla stare molto meglio. In un
certo senso le parole sono magiche, però le parole che diciamo possono essere delle fate o delle streghe…
Sentite cosa dice l'apostolo Giacomo nella lettera che proprio oggi è stata letta nella messa:
Se uno non manca nel parlare, è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Quando mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e vengano spinte da venti gagliardi, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole chi le manovra. Così anche la lingua: è un piccolo membro e può vantarsi di grandi cose.

Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta può incendiare! Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell'iniquità, vive inserita nelle nostre membra e contamina tutto il corpo e incendia il corso della vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna.
Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dalla razza umana, ma la lingua nessun uomo la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio.
È dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev'essere così, fratelli miei!
È proprio così benedizione o maledizione… dalla bocca possono uscire parole come fate o parole come streghe…


Raccontava un tale "Per anni sono stato un nevrotico. Ero ansioso ed egoista. E tutti continuavano a dirmi di cambiare. E tutti continuavano a dirmi quanto fossi nevrotico. E io mi risentivo con loro, ed ero d'accordo con loro, e volevo cambiare, ma non ci riuscivo, per quanto mi sforzassi. Ciò che mi faceva più male era che anche il mio migliore amico continuava a dirmi quanto fossi nevrotico. Anche lui continuava a insistere che cambiassi. E io ero d'accordo con lui, e non riuscivo ad avercela con lui. E mi sentivo così impotente e intrappolato. Poi, un giorno, mi disse: "Non cambiare. Rimani come sei. Non importa se cambi o no. Io ti amo così come sei; non posso fare a meno di amarti". Quelle parole suonarono come una musica per le mie orecchie:
"Non cambiare! Non cambiare! Non cambiare… Ti voglio bene". E mi rilassai. E mi sentii vivo. E, oh meraviglia delle meraviglie, cambiai! Ora so che non potevo cambiare davvero finché non avessi trovato qualcuno che mi avrebbe amato, che fossi cambiato o meno".

Ci sono parole che feriscono, che uccidono, che scoraggiano e ci sono invece parole che costruiscono, che rallegrano, che aiutano.


C'erano un uomo e una donna che celebravano i 50 anni di matrimonio.
Erano felici, circondati da figli e nipoti. Al marito fu chiesto quale fosse il segreto di un matrimonio così duraturo. Il vecchio signore chiuse un attimo gli occhi e poi, come ripescando nella memoria un ricordo lontano, raccontò. "Thérèse, mia moglie, era l'unica ragazza con cui fossi mai uscito. Ero cresciuto in un orfanotrofio e avevo sempre lavorato duro per ottenere quel poco che avevo. Non avevo mai avuto tempo di uscire con le ragazze, finché Thérèse non mi conquistò.

Prima ancora di rendermi conto di quello che stava accadendo, l'avevo chiesta in moglie. Eravamo così giovani, tutti e due. Il giorno delle nozze, dopo la cerimonia in chiesa, il padre di Thérèse mi prese in disparte e mi diede in mano un pacchettino. Disse: "Con questo regalo, non ti servirà altro per un matrimonio felice". Ero agitato e litigai un po' con la carta e con il nastro prima di riuscire a scartare il pacchetto.

Nella scatola c'era un grosso orologio d'oro. Lo sollevai con cautela. Mentre lo osservavo da vicino, notai un'incisione sul quadrante: era un'esortazione molto saggia e l'avrei vista tutte le volte che avessi controllato l'ora".
L'anziano signore sorrise e mostrò il suo vecchio orologio. C'erano delle parole un po' svanite, ma ancora leggibili incise sul quadrante. Quelle parole recavano in sé il segreto di un matrimonio felice. Erano le seguenti: "Dì qualcosa di carino a Thérèse".
Quanto costa dire una parola gentile invece che una scontrosa? Assolutamente niente, eppure come mai facciamo così fatica a dirle?



Maria ha detto solamente parole come fate, la sua bocca ha sempre solo benedetto, mai maledetto
La prima parola che gli evangelisti riportano di Maria è una parola di disponibilità: "Eccomi"…Cosa diciamo noi quando qualcuno ci chiama o ci chiede qualcosa? Forse se va bene non rispondiamo neppure… Sapete che nella famiglia salesiana si tramanda una bella tradizione: si dice la parola d'ordine salesiana e la bestemmia salesiana. La bestemmia salesiana è "non tocca a me"… quando si dice non tocca a me vuol dire che non abbiamo ancora imparato cosa vuol dire stare negli ambienti di Don Bosco, ma il comandamento salesiano è "vado io" oppure "eccomi" così come ha detto Maria.
E subito dopo da Elisabetta Maria ha detto "L'anima mia magnifica il Signore" cioè ha detto "evviva, meraviglia grazie Signore!"

È molto importante che ricordiamo che non dipende proprio da nessuno, dire parole belle o parole cattive, dipende solo da noi.
Possiamo decidere di dire le parole più belle e faremo il miracolo…


C'era una volta una bambina che si chiamava Luna. Il papà e la mamma della bambina lavoravano tanto. La loro era una bella famiglia e vivevano felici. Mancava solo una cosa, ma Luna non se ne era mai accorta.
Un giorno, quando aveva nove anni, andò per la prima volta a dormire a casa della sua amica Adele. Quando fu ora di dormire, la mamma di Anny rimboccò loro le coperte e diede a ognuna il bacio della buonanotte.
"Ti voglio bene" disse la mamma ad Anny.
"Anch'io" sussurrò la bambina.
Luna era così sconvolta che non riuscì a chiudere occhio. Nessuno le aveva mai dato il bacio della buonanotte o le aveva detto di volerle bene. Rimase sveglia tutta la notte, pensando e ripensando: "È così che dovrebbe essere".
Quando tornò a casa, non salutò i genitori e corse in camera sua. Li odiava. Perché non l'avevano mai baciata? Perché non l'abbracciavano e non le dicevano che le volevano bene? Forse non gliene volevano? Luna pianse fino ad addormentarsi e rimase arrabbiata per diversi giorni.
Alla fine decise di scappare di casa. Preparò il suo zainetto, ma non sapeva dove andare. Era bloccata per sempre con i genitori più freddi e peggiori del mondo. All'improvviso, trovò una soluzione. Andò dritta da sua madre e le stampò un bacio sulla guancia: "Ti voglio bene".
Poi corse dal papà e lo abbracciò: "Buonanotte papà", disse, "ti voglio bene". Quindi andò a letto, lasciando i genitori ammutoliti in cucina.
Il mattino seguente, quando scese per colazione, diede un bacio alla mamma e uno al papà. Alla fermata dell'autobus si sollevò in punta di piedi e diede ancora un bacio alla mamma: "Ciao, mamma. Ti voglio bene".
Luna andò avanti così giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese. A volte, i suoi genitori si scostavano, rigidi e impacciati. A volte ne ridevano. Ma Luna non smise. Aveva il suo piano e lo seguiva alla lettera. Poi, una sera, dimenticò di dare il bacio alla mamma prima di andare a letto. Poco dopo, la porta della sua camera si aprì e sua madre entrò. "Allora, dov'è il mio bacio?" chiese, fingendo di essere contrariata.
Luna si sollevò a sedere: "Oh, l'avevo scordato". La baciò e poi: "Ti voglio bene, mamma". Quindi tornò a coricarsi e chiuse gli occhi.
Ma la mamma rimase lì e alla fine disse: "Anch'io ti voglio bene". Poi si chinò e baciò Luna proprio sulla guancia.
Poi aggiunse con finta severità: "E non ti dimenticare più di darmi il bacio della buonanotte".
Luna rise e promise: "Non succederà più".

O Maria che hai detto le parole Eccomi e Magnificat, aiutaci a dire le parole della benedizione e della bontà per far nascere il bene attorno a noi.


                                                         Sr. MANUELA ROBAZZA FMA
                                                        
  Piazza Maria Ausiliatrice 35 | 10152 Torino-Valdocco
    
        
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