9° Giorno:
30 gennaio
2008
TANTA
VOGLIA DI ORATORIO
con qualche spina.
Gesù stava un giorno
predicando all' interno del cortile di una casa. C'era tanta
gente a sentirlo. Erano tantissimi e nessuno poteva più
entrare. Un uomo paralizzato aveva sentito parlare di Gesù.
Aveva sentito dire che Gesù guariva anche le malattie
più gravi. Aveva la sfortuna di essere paralizzato, ma
aveva la fortuna di avere degli amici. Su un lettuccio si fa
portare dagli amici ad incontrare Gesù. Non riescono ad
entrare. Non si perdono d'animo. Salgono sul terrazzo della casa
e lo calano giù con delle corde. Gesù interrompe
la sua predica e a quell' uomo dice: " ti sono rimessi i
tuoi peccati " . Tanti sforzi
per essere guarito e
si sente dire: " ti son rimessi i tuoi peccati ". Avrebbe
voluto fare un gestaccio, ma non poteva perché era paralizzato.
Gesù, che aveva continuato
la sua predica , s' accorge dagli occhi di quell' uomo che qualcosa
non funziona. " Scusate - dice, interrompendo nuovamente
il suo discorso- ho dimenticato una cosa: alzati, prendi il tuo
lettuccio e cammina" .
Questa volta sì che quell' uomo incomincia a benedire
Dio, a raccontare a tutti che Gesù è il Salvatore,
il migliore di tutti ! "
Qual'è il grande dono fatto da Gesù ? La risposta
immediata è : la guarigione. In realtà il grande
dono è stato " averlo riconciliato con Dio, aver
rimesso i suoi peccati, averlo Salvato per sempre ". Questo
è stato capito
ma solo dopo il miracolo della guarigione.
Quando io apro il portone dell' Oratorio quali sono le prime
cinque domande fatte dai ragazzi ? " il pallone ? - le palline
? - quando apre la sala giochi? - quando inizia il corso di danza
o quello di informatica ? "
Se io a quei ragazzi dicessi
: il grande dono che l' oratorio vi può fare è
riconciliarvi con Dio
" venite tutti in chiesa
prima le confessioni e poi una bella messa"
quelli , che non sono paralizzati, farebbero un bel gestaccio
ed andrebbero da un'altra parte.
E allora diamo i palloni e le palline, facciamo il corso di danza
e di informatica, ma cerchiamo di far capire a tutti quelli che
accostano l' oratorio
anche a quelli che non sono cristiani,
che saranno felici anche il giorno in cui non potranno più
giocare a calcio o cantare a squarcia gola solo se avranno incontrato
un Amico con la A maiuscola, Gesù Cristo, l' unico Salvatore.
Questo è lo scopo dell' oratorio Don Bosco .
Una gran "VOGLIA DI ORATORIO"
percorre oggi la società civile e la comunità ecclesiale.
E' sufficiente riferire qualche battuta sentita qua da:
- Un genitore: "Nostro
figlio lo mandiamo all'oratorio nel tempo libero, almeno li è
al sicuro e lontano da ogni pericolo".
- Un parroco: "200 bambini per la Prima Comunione, 120 ragazzi
per la Cresima e poi così pochi adolescenti in Chiesa
alla domenica, proviamo a rimettere su l'Oratorio".
- Una ragazza: "Vado all'Oratorio, perché ci vanno
tutte le mie amiche".
- Un sindaco: "L'estate ragazzi la affidiamo all'oratorio.
Ci costa di meno, ci sono molti animatori volontari, hanno ampi
spazi e le famiglie son contente".
- Un ragazzo: "Perché andare a spendere 5 euro in
una sala giochi quando all'oratorio con 1 euro compri 4 gettoni
per i videogiochi".
- Un vescovo: "Una parrocchia senza oratorio è una
parrocchia incompleta".
- Un calciatore: "Quest'anno sarà la volta buona
che con i miei amici vinceremo il torneo notturno organizzato
dall'Oratorio".
- Una professoressa: "Consiglio a quest'alunna di frequentare
il doposcuola dell'Oratorio".
- Un assessore: "Diamo volentieri il patrocinio e un contributo
finanziario ad una iniziativa dell'Oratorio che vede coinvolgere
una larga fascia giovanile del quartiere".
- Un assistente sociale: "Per questo ragazzo introverso
sarebbe opportuno l'inserimento in un Oratorio, dove trovi degli
interessi, incontri qualcuno che lo accetti".
- Un altro assistente sociale: "Per questo ragazzo troppo
vivace sarebbe opportuno l'inserimento in un oratorio, dove può
scatenare le proprie energie ma impari anche il rispetto delle
persone, delle regole, degli orari".
- L'ufficio minori stranieri: "Consigliamo questi giovani
stranieri di frequentare l'Oratorio, perché più
facilmente potranno imparare l'italiano, la civile convivenza
e trovare amici".
- Un politico: "E' importante fare una legge sugli Oratori
che ne riconosca il ruolo sociale, educativo, ricreativo sul
territorio .
L'oratorio diventa un incrocio
di attese ecclesiali, educative, sociali, giovanili con configurazioni
diverse: ci sono degli Oratori "ludico-sportivi" e
per reazione, quelli "catechistici", quelli "associazionistici",
quelli "movimentisti" del quartiere, quelli che si
propongono come "casa della comunità".
Nasce di volta in volta:
- l'oratorio-palestra che ruota
ai ritmi delle partite e degli allenamenti sportivi;
- l'oratorio-discoteca, tutto festa, complessi e musica: Ogni
occasione è buona per far festa;
- l'oratorio-cenacolo chiuso nel giro di pochi intimi sintonizzati
su pratiche religiose;
- l'oratorio-weekend, che soddisfa variamente l'annoiato fine
settimana della gioventù;
- l'oratorio-bronx, di chi vuole imporre la legge del più
forte e ovunque e ovunque regnano sporcizia e rotture;
- l'oratorio-fritto misto che miscela confusamente attività
e spiritualità attinte all'A.C.I. agli SCOUT, a CL, alla
GIOC, all'MGS
- l'oratorio-azienda che articola cinema, teatro, sala giochi
inzuppata di videogames, bar, campo da calcio, palestrina danza,
purchè ci sia un congruo rientro finanziario.
Le caricature mostrano il rischio
di dare troppa importanza all'una o all'altra caratteristica
dell'oratorio.
Alla base di tutto resta però sempre una cosa: "L'Oratorio
è innanzitutto CASA che accoglie tutti, soprattutto i
bambini, i ragazzi, i giovani soprattutto quelli più poveri,
più sfortunati.
L'Oratorio è un ambiente di ampia accoglienza, con un
grande ventaglio di attività e interessi, ricco di umanità,
di gioia e di allegria, luogo privilegiato di protagonismo giovanile,
d'incontro, di comunicazione.
Qualche giorno fa ho chiesto
ai ragazzi nel quotidiano incontro delle ore 17 presso l'anfiteatro:
"Di chi è l'Oratorio?"
La prima risposta è stata: "di tutti". "Assolutamente
NO, ho precisato".
L'oratorio non è una piazza anonima, dove tutti possono
andare, né un supermercato dove ognuno può prendere
ciò che vuole, né una sala giochi o un bar pubblico
che tutti possono frequentare.
La seconda risposta è stata: "L'Oratorio è
dei Salesiani". "NO, ho replicato".
Anche se giuridicamente la
proprietà dei locali è dei Salesiani o della Parrocchia
o della Diocesi, all'Oratorio non ci sono né servi, né
padroni ma come in una famiglia tutti collaborano e si danno
da fare secondo le proprie possibilità.
La terza risposta è
stata di Enrico, un simpatico ragazzo di prima media: "L'Oratorio
è di tutti gli oratoriani". Bravissimo
risposta
esattissima.
L'oratorio è la seconda
casa (
per alcuni addirittura la prima) degli oratoriani.
Ma chi sono gli oratoriani?
- chi viene all'Oratorio solo per giocare è oratoriano?
NO
- chi viene all'Oratorio solo d'estate è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo perché i prodotti del bar
costano meno che altrove è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo quando piove, o solo quando fa
troppo caldo è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per il catechismo o per la riunione
di gruppo è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per utilizzare i gabinetti è
oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo quando vengono gli amici è
oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per il cinema, per il laboratorio
di teatro, per il corso di informatica, per la scuola di danza,
per il basket
è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per la Messa Domenicale è
oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo con la propria scuola è
oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo da bambino è oratoriano?
NO
- chi viene all'Oratorio solo per lavorare e dare una mano è
un oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per incontrare il suo ragazzo/a
è oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo per far piacere a qualcuno è
oratoriano? NO
- chi viene all'Oratorio solo quando non sa cosa fare è
oratoriano? NO
- la lista potrebbe continuare a lungo.
E' ORATORIANO chi viene almeno
a fare 2 cose, chi viene d'estate ma anche qualche volta d'inverno
chi
insomma cresce con la partecipazione.
Davide, ragazzo spiritoso (
e
all'Oratorio son sempre tanti!) concluse con tranquillità:
"Io sono oratoriano, perché vengo per andare al gabinetto
e prima di uscire compro qualcosa al baruccio" GIUSTO l'Oratorio
è la seconda casa anche di Davide, con la speranza che
dietro al bancone del bar ci sia la persona giusta che con le
patatine sappia offrire una proposta oratoriana, un invito alla
buona educazione, una battuta simpatica e accattivante.
E' interessante riandare con
il pensiero all'incontro di don Bosco con il 1° Oratorio l'8 dicembre 1841:
data giustamente considerata
come il compleanno dell'oratorio salesiano.
L'incontro
con Bartolomeo Garelli è stato chiamato "L'annunciazione
di Don Bosco":
che gli viene incontro non con un arcangelo ma con un giovane
immigrato di 16 anni, capelli rapati, la giacchetta forse ancora
sporca di calce.
Probabilmente a questo ragazzetto
di Asti venuto a Torino a cercar lavoro, i suoi hanno detto:
"Quando sarai a Torino, vai a Messa". Lui è
venuto ma non si è sentito di entrare nella chiesa tra
la gente cittadina. Ha provato ad entrare nella sacrestia, come
gli uomini e i giovanotti usano fare nei paesi di campagna. L'hanno
cacciato via. Don Bosco sgrida il sacrestano.
"Un
giorno dell'anno 1847,
avendo io molto meditato sul modo di far del bene alla gioventù,
mi comparve la Regina del cielo e mi condusse in un giardino
incantevole. C'era un pergolato di rose che si prolungava a vista d'occhio, fiancheggiando
e coperto da rosai in piena fioritura. Anche il suolo era tutto
coperto di rose. La Beata Vergine mi disse:
- Togliti le scarpe e và
avanti: è quella la strada che devi percorrere. Cominciai
a camminare, ma subito mi accorsi che quelle rose celavano spine
acutissime, cosicché i miei piedi sanguinavano. Quindi,
fatti appena pochi passi, fui costretto a ritornare indietro.
- Qui ci vogliono le scarpe, - dissi allora alla mia Guida.
- Certamente - mi rispose - qui ci vogliono buone scarpe.
Mi calzai e mi rimisi in via
con un certo numero di compagni, che avevano chiesto di seguirmi.
Il pergolato appariva sempre più stretto e basso. Molti
rami si abbassavano e si alzavano come festoni; altri pendevano
perpendicolari sopra il sentiero. Erano tutti rivestiti di rose.
Mentre ancora provavo vivi dolori ai piedi, toccavo rose di qua
e di là, sentendo spine ancor più pungenti; e sanguinavo
non solo nelle mani, ma in tutta la persona. Tuttavia, incoraggiato
dalla Beata Vergine, proseguii il mio cammino.
Intanto tutti coloro che mi
osservavano, dicevano:
- Oh, come don Bosco cammina sempre sulle rose! Egli va avanti
tranquillissimo: tutte le cose gli vanno bene.
Ma essi non vedevano le spine che laceravano le mie membra. Molti
preti, chierici e laici, allettati dalla bellezza di quei fiori,
si erano messi a seguirmi con gioia, ma quando sentirono la puntura
delle spine, si misero a gridare:
- Siamo stati ingannati!
Percorsi un bel tratto di via, mi volsi indietro e con dolore
vidi che mi avevano abbandonato. Ma fui tosto consolato perché
vidi un altro stuolo di preti, chierici e laici avanzarsi verso
di me dicendo:
- Eccoci: siamo tutti suoi, siamo pronti a seguirla".
Don Bosco continua dicendo che, giunto in fondo al pergolato,
si levò una brezza leggera e a quel soffio tutti guarirono
come per incanto.
"Alla fine la Vergine SS. che era stata la mia guida, mi
interrogò:
- Sai che cosa significa tutto ciò?
- No - risposi; - vi prego di spiegarmelo.
Allora Ella
mi disse:
- Sappi che la via che hai percorso tra le rose e le spine significa
la cura che tu hai da prenderti della gioventù: tu vi
devi camminare con le scarpe della mortificazione. Le spine per
terra rappresentano le affezioni sensibili, le simpatie e le
antipatie umane che distraggono l'educatore e lo distolgono dal
vero fine.
Le rose sono simbolo della
carità ardente che deve distinguere te e tutti i tuoi
collaboratori. Le altre spine significano gli ostacoli, i patimenti,
i dispiaceri che vi toccheranno.
Ma non vi perdete di coraggio.
Con la carità e la mortificazione tutto supererete e giungerete
alle rose senza spine".
Anche oggi molti esclamano:
"All'Oratorio va tutto bene". Camminano sempre tra
le rose... e non vedono le spine.
Gli animatori sanno bene che è facile animare in montagna
con ragazzi scelti, tanti animatori e animatrici amici, una buona
cucina, un po di casino la sera. Ma sanno quanto è difficile
durante l'anno scolastico, quando i ragazzi non sono fedeli agli
incontri di gruppo, quando i ragazzi non ti ringraziano delle
tue fatiche, non vengono perché incontrano altri interessi
e scaricano su di te le responsabilità di ciò che
non funziona.
Tanti papà e mamme sanno
bene che è bello accompagnare in gita alle Cupole i ragazzi
e i bambini durante l'estate...soprattutto se tanti genitori
venendo alla sera a ritirare i propri figli, si complimentano
con voi per l'ottima riuscita dell'iniziativa...ma sanno anche
che invidie, rancori tra gli adulti lasciano delle grosse ferite,
che neppure il tempo a volte riesce a rimarginare.
Non perdiamoci di coraggio. Don Bosco al fondo del pergolato
ci assicura : " rose senza spine... e gioia eterna per tutti
in paradiso " .
DON GIANNI MORIONDO
sdb
Direttore
dell'Oratorio Don Bosco (Primo) di Torino-Valdocco
Per
messaggi scrivere a: valdocco@libero.it