1° Giorno:
22 gennaio
2008
Gli ingredienti principali dei "cioccolatini
salesiani".
Una catechista aveva raccontato
ai suoi ragazzi la passione, la morte di Gesù in croce
e la sua risurrezione con tanto entusiasmo, con tanti particolari,
con tanta fede che uno sei suoi ascoltatori al termine domandò:
"Ma tu c'eri?".
Questo fatto mi è venuto
in mente l'anno scorso, durante il mese di Gennaio, quando al
termine di una delle tante prediche fatte su Don Bosco, un ragazzo
mi chiese: "Ma tu l'hai conosciuto?" io non l'ho conosciuto
personalmente
. Ma via assicuro che anche il più
distratto entrando all'oratorio di Valdocco nel mese di Gennaio
si accorge che c'è un clima speciale, che qui tutti vogliono
un gran bene a Don Bosco, come fosse vivo e presente sempre.
Con grande gioia quindi l'oratorio
di Valdocco ha accolto l'invito di animare la novena in preparazione
alla Festa di don Bosco, con vivo senso di responsabilità
cercherò di mettere in risalto quegli aspetti di don Bosco
che hanno attratto la mia vita per cui ragazzo quattordicenne
ho deciso di farmi salesiano, quegli elementi della spiritualità
salesiana che mi hanno sorretto ormai giovane adulto nei momenti
di crisi culturale, proverò ad entusiasmare anche voi
che merita seguire don Bosco, se dopo tanti anni di vita salesiana
posso dire anche oggi "la mia vita è stare con voi
, ragazzi
.. e non ringrazierò mai abbastanza il
Signore della grazia che mi ha concesso di stare così
tanti anni in questo 1° oratorio di don Bosco.
Vi invito con la fantasia ad
andare indietro nel tempo
.a portarvi a Valdocco tra il
1846 e il 1888: 42 anni di permanenza di don Bosco a Valdocco.
Giovannino Bosco, attraverso la fanciullezza trascorsa sulle
colline dell'Astigiano e la giovinezza a Chieri è diventato
Don Bosco.
Don Bosco divenne San Giovanni
Bosco qui
. E qui 42 anni. La sua spiritualità, la
sua santità crebbero qui all'oratorio di Valdocco.
Non nel deserto come i monaci,
non in terre lontane come i missionari, ma proprio qui in questi
cortili e in questi fabbricati, si sviluppò e maturò
la spiritualità di don Bosco.
Spiritualità è una parola grossa, ma significa
soltanto "il modo di essere cristiano", "il modo
di vivere come figlio di Dio", che ognuno di no ha. Il modo
con cui io, voi, ogni cristiano riesce a vivere come cristiano,
viene condizionato dal tempo, dalla salute, dalla cultura, dalle
circostanze concrete nelle quali ci veniamo a trovare.
All'origine, alla radice della
spiritualità di ogni cristiano, specialmente di ogni santo
(che sono poi i cristiani meglio riusciti) c'è in genere
un elemento che dà un marchio particolare a questa spiritualità.
Per esempio, all'origine della
spiritualità di Filippo Neri
c'è la gioia di sapersi figli di Dio. Alla radice della
spiritualità di Ignazio di Loyola c'è la convinzione
di essere un soldato di Gesù Cristo. Alla radice della
spiritualità di Giuseppe Cottolengo c'è l'abbandono
totale alla Divina Provvidenza.
È facile capire come
il modo di essere cristiano di Filippo, di Ignazio, del Cottolengo,
ha ricevuto un marchio speciale da quell'elemento che sta alla
radice della loro spiritualità.
Filippo è stato un figlio di Dio gioioso, ottimista inguaribile,
qualunque cosa gli capitasse. Ignazio è stato un deciso
stratega delle battaglie della Chiesa, il forgiatore di una compagnia,
ha esigito da questa compagnia un'obbedienza da soldati di Dio.
Il Cottolengo ha avuto una confidenza tale in Dio
da proibire, negli ultimi anni, di registrare le offerte e di
contare i ricoverati: "sono affari della Provvidenza - diceva
- Noi non dobbiamo pensarci".
Guardate, ragazzi, queste scatole
di cioccolatini:
- Cuneesi al rhum
- Baci perugina
- Mon Cherì
- Praline Sorini
- Gianduiotti
- Pochet caffè
- I Ferrero Rochè
Tutti ottimi cioccolatini
.
come ottimi tutti i santi.
Se leggiamo gli ingredienti sulle scatole, zucchero, burro, latte,
cacao, farina di mais, nocciole, liquori, farina di frumento,
frutta
.. ci accorgiamo che sono quasi gli stessi in ogni
tipo di cioccolatino.
Cambiano i diversi tipi di
cioccolatini solo perché hanno dosi diverse. Così
i Santi
. Così la spiritualità di ogni santo,
di ogni cristiano.
Gli ingredienti sono sempre gli stessi: l'amore di Dio, l'amore
del prossimo, le virtù teologali della fede, della speranza,
della carità
. Le virtù cardinali della prudenza,
della fortezza, della giustizia, della temperanza.
Ogni santo
è diverso perché cambiano le dosi di queste virtù.
Quali sono gli ingredienti principali della spiritualità
di don Bosco? Qual è il segreto della sua santità
che attrae ancora oggi tanti giovani, tante persone!
Guardiamo
i frutti, i frutti migliori, i cioccolatini più buoni:
pensate al ragazzo Domenico Savio proclamato
Santo, alla ragazza
Laura Vicina, che la Chiesa ricorda oggi liturgicamente e propone
come modello di vita cristiana ad ogni ragazza degli ambienti
salesiani. Qual è il segreto della loro santità?
Il 24 giugno era il giorno
onomastico di don Bosco. Si fece festa grande all'oratorio, come
tutti gli anni. Don Bosco, per ricambiare l'affetto e la buona
volontà, disse:
- Ognuno scriva su un biglietto il regalo che desidera da me.
Vi assicuro che farò il possibile per accontentarvi.
Quando lesse i biglietti, don Bosco trovò domande serie
e sensate, ma trovò anche richieste stravaganti che lo
fecero sorridere: qualcuno gli chiese cento chili di torrone
"per averne per tutto l'anno". Sul biglietto di Domenico Savio trovò cinque parole: "Mi
aiuti a farmi santo".
Don Bosco prese sul serio quelle parole. Chiamò Domenico
e gli disse:
"Ti voglio regalare la formula della santità. Eccola:
* primo: allegria. Ciò che ti turba e
ti toglie la pace non viene da Dio.
* secondo: i tuoi doveri di studio e di pietà.
Attenzione a scuola, impegno nello studio, impegno nella preghiera.
Ad un ragazzo nuovo dell'Oratorio Domenico Savio dirà:
"Noi qui all'oratorio di Valdocco facciamo consistere la
santità nello stare sempre allegri e nell'esatto compimento
dei nostri doveri di studio e di preghiera"
* terzo: far del bene agli altri. Aiuta i tuoi
compagni sempre.
La Santità è tutta qui".
Quante volte, confessando i
ragazzi e le ragazze mi accorgo che anche oggi ci sono tanti
ottimi ragazzi.
Qualche volta anche io come
don Bosco domando a qualcuno di loro: Hai paura a diventare santo?
A farti santo?
Qualcuno mi guarda un po' perplesso. Sovente incalzo: "se
tu fossi santo durante il pranzo cosa faresti? Cosa faresti stanotte?"
Un giorno un ragazzo mi ha
risposto: "prego tutta la notte!". "Ma sei matto?"
ho replicato
. "Se preghi tutta la notte il giorno
dopo a scuola sei stordito del tutto".
Ragazzi, Don Bosco ci ha insegnato la formula della santità,
ci sprona ad una santità quotidiana che si riassume "nel
far le cose giuste al momento giusto: studiare quando c'è
da studiare spegnendo la Tv, giocare quando c'è da giocare
.
Facendo giocare tutti
dormire di notte, dicendo una preghiera
prima di addormentarsi.
Don Bosco
ci sprona al massimo della vita cristiana, alla santità
.
Ma attraverso le piccole cose della vita quotidiana, attraverso
piccoli gesti. "Far della mia vita un dono" sarà
il proposito della beata Laura Vicuna, anche se offrirà
la sua vita attraverso i piccoli gesti della vita quotidiana.
Offrirà la sua vita per ottenere il ritorno a Dio della
mamma.
Un giorno don Bosco va a trovare
Domenico Savio in infermeria. Il ragazzo è accaldato,
arde di febbre. Don Bosco gli domandò: "c'è
qualcosa che ti farebbe piacere adesso?" Domenico Savio
che guardava i muratori dalla finestra risponde: "Mi piacerebbe
bere acqua nella mestola dei muratori". Don Bosco si mette
a ridere come di una stranezza.
Scende giù, sale sulle impalcature dei muratori
.
E torna in infermeria con la mestola sgocciolante e gli dà
da bere.
All'inizio, alla radice della
spiritualità di don Bosco, del suo modo di essere cristiano,
c'è un elemento che gli dà un marchio particolare?
E se c'è, qual è?
Teresio
Bosco, che ha scritto
la biografia più conosciuta su Don Bosco, risponde:
"L'elemento
che sta alla radice, alla base della personalità e della
spiritualità di Don Bosco, non è una convinzione
ma un atteggiamento: è l'amore, quell'amore personalizzato
per ogni ragazzo, un amore grande e realistico, che non si ferma
mai alle parole ma va subito ai fatti."
Don Bosco non aveva "una
tecnica", non studiava "degli ammennicoli" per
rivelare il suo amore. Ti voleva bene, semplicemente. Non faceva
nessun sforzo per nasconderlo né per manifestarlo. E tu
lo sentivi, fino ad esserti più gradito un suo no che
un si detto da altri: perché sentivi che te lo diceva
perché ti voleva bene, voleva il tuo bene.
Quando agli oratoriani di Valdocco,
che avevano conosciuto personalmente Don Bosco, veniva chiesto
un ricordo, tutti davano un po' la stessa risposta: "Mi
voleva bene", "Mi ha voluto bene". Don Bosco un
giorno mi ha detto:
"Sono
un povero prete ma ti voglio così bene che se un giorno
rimanessi soltanto con un pezzo di pane, ne farei a metà
con te".
Don Luigi
Orione (Santo), ragazzo
a Valdocco che diventerà Padre di una Congregazione con
case e oratori per i ragazzi poverissimi, pensando a Don Bosco
dirà: "Camminerei sui carboni ardenti per vederlo
ancora una volta e dirgli grazie".
D. GIANNI MORIONDO
sdb
Direttore
dell'Oratorio Don Bosco (Primo) di Torino-Valdocco
Per
messaggi scrivere a: valdocco@libero.it