9° Giorno:
Don
Bosco, il figlio di Margherita
Quando Gesù si recò
a Nazaret e commentò le scritture, la gente si domandava
di lui: "Ma non è lui il figlio di Giuseppe? Non
è il figlio del falegname? Non è Maria sua madre?"
Sotto questa veste conoscevano Gesù. La sua sapienza,
quello che veramente Gesù era, non era percepito dalla
gente più vicina a Lui.
Giovanni Bosco era conosciuto
come figlio di Margherita.
Però lui stesso e chi gli viveva accanto, eccetto sua
madre, non capiva quello che la Provvidenza gli riservava. -
Sarai un capo di briganti; non bisogna dare retta ai sogni -.
Diventato 'don Bosco', chi gli era vicino, come tanti preti,
non lo capì; lo prese per pazzo, per sognatore, fino a
predisporre una carrozza per portarlo in manicomio. Anche l'autorità
civile
temette che fosse un prete rivoluzionario, pericoloso per l'ordine
e la tranquillità pubblica : un soggetto da tenere d'occhio,
da vigilare: è bene mandare alcune guardie. E così
fu fatto.
Anche Gesù fu giudicato
sobillatore (è l'accusa fattagli per condannarlo), un
disturbatore della quiete pubblica, un denigratore delle tradizioni
giudaiche.
Come Gesù era seguito dalla folla semplice, don Bosco
era assediato da ragazzi e giovani che avevano trovato in lui
la persona che sinceramente voleva loro bene.
"Un discepolo non è da più del maestro, né
un servo da più del suo padrone. E' sufficiente per il
discepolo essere come il maestro e per il servo come il suo padrone.
Se hanno chiamato Beelzebul il padrone di casa, quanto più
i suoi familiari! Non temete dunque." E don Bosco era preparato,
per le sue battaglie provocate dai ben pensanti, a volte dall'autorità
e sovente dal diavolo.
Il figlio di Margherita era
un prete diverso dagli altri. Diremmo un prete di "punta",
come nel secolo passato sono stati don Zeno, don Milani, don
Mazzolari
Già da piccolo Giovanni voleva essere prete, ma diverso
dai preti del suo tempo.
Lui stesso scrive: "Io vedevo parecchi buoni preti, che
lavoravano nel sacro ministero, ma non potevo con loro contrarre
alcuna familiarità. Li salutavo di lontano, più
vicino facevo un inchino. Ma essi in modo grave e cortese restituivano
il saluto, continuando il loro cammino.
Più volte piangendo
dicevo tra me ed anche con gli altri: se io fossi prete, vorrei
fare diversamente; mi avvicinerei ai fanciulli e parlerei con
loro.
Come sarei felice, potessi discorrere un poco col mio prevosto!"
Già ai Becchi attirava e raccoglieva piccoli e anche grandi
con giochi, letture, con la predica del parroco, da Giovanni
ripetuta con fedeltà. Quindi faceva pregare tutti i presenti.
A Chieri organizza e intrattiene
i suoi amici, non avendo paura di essere apostolo del bene e
di mostrarsi cristiano praticante.
Giovane prete rinuncia a sistemazioni economicamente convenienti,
per non rinunciare ai suoi giovani, al loro schiamazzo e alla
loro fragorosa allegria, perché vuol farne cittadini rispettosi
delle leggi e cristiani osservanti e coraggiosi.
Lui che provava vergogna a chiedere e gli costava stendere la
mano, per i suoi giovani diventa un prete rompiscatole. Così
almeno lo giudicano alcuni suoi contemporanei, persone altolocate
e influenti: i benpensanti insomma.
Per i suoi ragazzi, che sono
diventati centinaia, bussa a tante porte, che non sempre si aprono;sale
e scende scale a volte a vuoto, frequenta palazzi importanti.
E' disposto a scappellarsi davanti al diavolo pur di salvare
l'anima di un giovane, e a strisciare la lingua per terra fino
a Superga per strapparla dall'inferno.
Pur di salvare i suoi giovani
inventa iniziative a non sì dire: oratori, scuole, laboratori
e officine, piazza su tipografie, mette su bande, corali, teatri
e giochi: le cose che piacciono ai ragazzi. Va a cercarli per
strada, va a trovarli dove lavorano, si fa aiutare dai più
grandicelli per assistere gli ammalati di colera (e nessuno ne
è stato contagiato!).
Il segreto del successo di don Bosco è stato quello di
farsi amare e di responsabilizzare ognuno, coinvolgendolo nell'azione
educativa e rendendolo protagonista nelle iniziative di bene.
Dia coraggio, cuore e fiducia
ad ogni educatore (genitore, docente, animatore e formatore a
vario titolo) ad accostarsi (non ad affrontare) ai piccoli, ai
ragazzi e ai giovani, proponendo loro valori positivi, che costruiscano
la persona.
Caro don Bosco,
siamo raccolti nel santuario della tua Madonna davanti all'urna
contenente il tuo corpo. Donaci la volontà di operare
con l'esempio e con le parole, nella condizione di vita in cui
ci troviamo, alla crescita e alla salvaguardia della famiglia
e dei suoi componenti, esposti come sono alla dissacrazione,
alla disgregazione in nome di una falsa e ingannevole libertà,
contrabbandata come conquista civile.
Fa' che non
mi fermi a rimpiangere il tempo passato, ma sappia invece scoprire
i valori positivi che i giovani del nostro tempo donano alla
società.
"I rimpianti ti fanno solo continuare a star seduto senza
fare nulla. Alzati per dura che sia, vieni alla luce, quello
è il tuo posto."
E' un giovane operaio meccanico
ventiduenne, che ci sprona.