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         DEVOTI DI MARIA. PERCHE'?

Carissime lettori,

Credo che anche voi, ogni tanto, vi siate posti questo interrogativo: perché tanta attenzione e tanto affidamento a questa umile creatura, Maria? Ciascuno sarà tornato alle origini della propria devozione ritrovando, generalmente, una forte educazione familiare, segnata da tradizionali preghiere, processioni, visite ai santuari, formazione particolarmente religiosa in qualche ambiente e ciò ha fatto crescere la consapevolezza che una Mamma così importante non può che volerti un gran bene e quindi aiutarti in qualsiasi momento.

Effettivamente sappiamo che è stato così anche per Don Bosco, un’esperienza che ha segnato non solo tutta la sua infanzia ma tutta la sua vita affermando continuamente che nulla aveva mai progettato o fatto senza l’aiuto di Maria. Inoltre sa cogliere le intuizioni interiorizzate e farle fruttare nel suo nuovo ambiente educativo.
La stessa compagnia dell’Immacolata che nasce a Valdocco e raduna i migliori ragazzi del Primo Oratorio Salesiano farà maturare, in questa atmosfera particolare, i temi più importanti dell’educazione dei giovani: la grazia, la purezza, la familiarità col soprannaturale, l’amore a Gesù. Per i salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice si configurò il sistema preventivo, come assistenza materna e cammino verso la santità, con una esigenza di generosa donazione a Dio e ai giovani. Uno dei frutti più belli di tale ambiente è stato Domenico Savio.
Si sviluppò anche un insieme di intuizioni sul valore pedagogico della devozione a Maria come la presenza materna e invisibile di Maria nel lavoro quotidiano e la Sua assistenza nel cammino di crescita. La presenza materna di Maria, sentita interiormente dai giovani, infonde in loro sicurezza e speranze per costruirsi come persone in un momento difficile e delicato della loro vita, a causa dell’instabilità, dello sviluppo corporale, della discussione della fede. Maria Immacolata come ideale di purezza esercita un’attrazione sui giovani e dà loro il gusto e la voglia d’impegnarsi in progetti nobili e impegnativi.

Inoltre la devozione a Maria aiuta a familiarizzarsi con le realtà soprannaturali e a sentire Dio un po’ più vicino ed incarnato. Lo si pensa in rapporto con una donna che viene presentata sempre come Madre e come Aiuto nostro. È lo stimolo spirituale.

La catechesi oratoriana tendeva dunque a far accogliere e interiorizzare questa immagine fino a penetrare nella vita dei giovani come una garanzia per la perseveranza futura. A questo tendevano tridui, novene, fioretti, addobbi, pellegrinaggi, gite a luoghi mariani.

Verso il 1862 Don Bosco sente la necessità di avere una chiesa più grande perché i suoi giovani sono troppi e non ci stanno più nella chiesa di San Francesco di Sales. E poi domanda ancora a Cagliero, suo giovane chierico: “Sai un’altra ragione per fare una nuova chiesa?”. “Penso – rispose lui – che sarà la chiesa madre della nostra futura Congregazione ed il centro dal quale emaneranno tutte le opere nostre a favore della gioventù”.
“Hai indovinato – disse Don Bosco – Maria è la fondatrice e sarà la sostenitrice delle opere nostre”.
E fu così che diede compimento a questa nuova grande impresa sostenuto, inoltre, da tre grandi impressioni che aveva colto nel suo tempo: la presenza manifesta di Maria nel popolo cristiano (vedi le apparizioni avvenute a Spoleto), i pericoli della Chiesa (vedi le reazioni contro il Papa) e le difficoltà del suo tempo. Don Bosco sceglie il titolo per la sua chiesa e ne dà le ragioni: “Finora abbiamo celebrato con solennità e pompa la festa dell’Immacolata ed in questo giorno sono cominciate le nostre prime opere degli oratori festivi. Ma la Madonna vuole che la veneriamo sotto il titolo di Maria Ausiliatrice. I tempi corrono così tristi che abbiamo proprio bisogno che la Vergine Santissima ci aiuti a difender la fede cristiana...”.

La costruzione del tempio è più che un lavoro tecnico, che una preoccupazione per i piani, i materiali e i finanziamenti. Rappresenta per Don Bosco un’esperienza spirituale ed una maturazione della sua mentalità pastorale. L’opera del santuario fece emergere nel lavoro salesiano una visione di Chiesa, come popolo di Dio sparso su tutta la terra, in lotta con le potenze del male: una prospettiva che rappresenterà in un’altra forma nel sogno delle due colonne (1862), rappresentato oggi in una pittura sulla parete di fondo del santuario. Forgiò uno stile pastorale fatto di audacia e fiducia: saper cominciare con poco, osare molto quando si tratta del bene, andare avanti affidandosi al Signore. Scolpì una convinzione nel cuore della Congregazione: “Propagate la devozione a Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli...” in tutti i campi, economici, sociali, pastorali, educativi.
Riflettiamo, cari amici, e sappiamo fare tesoro di tale ricchezza interiore.
Maria è veramente “Vergine potente, rifugio della Chiesa, guida e maestra di vita. Invochiamola per essere fedeli e saggi contadini nella vigna del Signore. Buona festa!


24 maggio
La veglia del 23 maggio (dalle ore 23,00 all’1,30), la Santa Messa del 24 maggio (delle ore 10,00) e la processione (dalle ore 20,30 alle 23,00) saranno trasmesse sul canale satellitare TELEPACE grazie a Missioni Don Bosco Media Center.

                                                                         Don Sergio Pellini, Rettore


 IMMAGINI:
1  
Gruppo catechistico parrocchiale San Michele in Precotto, Milano.
2  
Scuola Superiore FMA, Shimizu, Giappone.
Gruppo Casa Salesiana di Marrero, Stato della Louisiana, Stati Uniti, con padre Michael Conway.

           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2007 - 5  
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