"Stavano presso la croce
di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa
e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre
e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse
alla madre:
"Donna,
ecco il tuo figlio!".
Poi disse al discepolo:
"Ecco la tua madre!".
E da quel momento
il discepolo la prese nella sua casa".
Luca 2,33-35
(Profezia di Simeone)
"Il padre e la madre di
Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone
li benedisse e parlò a Maria, sua madre:
"Egli
è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri
di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima"".
Guardando
a Maria
* Ci troviamo di fronte ad una pagina
drammatica, la più buia della storia: il creatore del
mondo è messo in croce dal mondo da lui creato.
* È una pagina sublime, dove
l'amore di Dio raggiunge il suo apice: "Prima della festa
di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare
da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine" (Gv 13,1). Gesù
dà la sua vita perché "Nessuno ha un amore
più grande di questo: dare la vita per i propri amici""
(Gv 15,13).
* Il Calvario è il luogo della realizzazione
di questa verità: il Signore Gesù dona la sua vita
per amore e questo amore porta frutti di salvezza: "In verità,
in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra
non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto"
(Gv 12,24).
* E sul Calvario, in questo momento
supremo della manifestazione dell'amore di Cristo, Maria è
lì, al suo posto: "Stavano presso la croce di Gesù
sua madre
" (Gv 19,25), ritta nel suo dolore, ma dignitosa,
compartecipe fino in fondo del dolore del figlio: "
e
anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2,35)
aveva predetto il vecchio Simeone.
* Maria non si sottrae a questa prova: con Gesù
vuole offrire il suo dolore e la sua vita per la salvezza del
mondo e sarà proprio in quel momento che Gesù completerà
il suo dono d'amore regalandoci lei, e regalandoci a lei: "Gesù
allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!".
Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da
quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,26-27).
* La devozione popolare, il sentimento
del popolo cristiano ha sempre guardato a questa scena con profonda
commozione: la Vergine Addolorata ha assunto l'immagine del dolore
umano della sofferenza, della lacerazione interiore.
Pensiamo agli
inni liturgici e popolari: lo "Stabat Mater" di Jacopone
da Todi, musicato da tanti autori musicali, come Pergolesi, Rossini,
Dvorak, solo per citarne alcuni; le varie raffigurazioni del
Cristo morto fra le braccia di Maria: come non ricordare le "Pietà"
di Michelangelo, che prima di essere dei capolavori d'arte, sono
espressione di un sentimento profondo di fede dell'autore.
Pensiamo alle
sacre rappresentazioni antiche della Passione, a quella di Sordevolo,
in Piemonte, di Oberammergau in Germania, a tante processioni
popolari del Cristo morto e della Vergine addolorata al Venerdì
Santo, in vari paesi dell'Europa, con tradizioni secolari.
Senza dimenticare i film, ultimo
fra tutti quello di Mel Gibson, dove la figura di Maria emerge
in tuttala sua sofferenza e al tempo stesso in tutta la sua ricchezza
d'amore e di compassione.
* Pur immersa in quel dolore, Maria
non è una donna distrutta; nel suo cuore sa che la sofferenza
e la morte non sono le ultime battute dell'esistenza di questo
Figlio; il dolore di Maria non è un dolore senza speranza:
c'è un progetto di Dio e i progetti di Dio sono sempre
dei progetti di vita, anche se passano attraverso la prova e
la sofferenza.
L'uomo non
può eliminare né la sofferenza, né la morte,
fanno parte dell'eredità del peccato, ma sa che questa
sofferenza e momentanea, è già vinta in radice;
così si esprime il libro dell'Apocalisse:
"Ecco
la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà tra di
loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il "Dio-con-loro"".
E tergerà ogni lacrima
dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né
lutto, né lamento, né affanno, perché le
cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse:"Ecco,
io faccio nuove tutte le cose"; e soggiunse: "Scrivi,
perché queste parole sono certe e veraci"" (Apoc
21, 3-5). Dovremmo far risuonare spesso queste parole nei momenti
di fatica e di buio.
* Dopo tutta questa condivisione di
Maria con la sofferenza di Gesù, credo non sia fuori luogo,
in sintonia con tanti autori, pensare che proprio lei, la madre,
sia stata la prima a condividere la gioia della risurrezione
e a vedere suo Figlio vivo, vincitore della morte e signore della
vita.
Guardando
a noi
* All'appello del dolore o si risponde
con la fede e con la scena del Calvario o si giunge alla disperazione.
Non bisogna mai togliere il Cristo dalla Croce: senza di lui
essa non ha più senso, non parla più di speranza:
è uno strumento di tortura, non è più l'espressione
di un amore.
* Accanto a Cristo sofferente sulla croce c'è
Maria. Non stupisce allora che il popolo cristiano, sentendo
così vicino a sé il dolore di Maria, guardi a lei
per ottenere conforto, aiuto, guarigione, non si affidi a lei
con fiducia e speranza. Pensiamo a Lourdes, quanta sofferenza
si presenta a lei e accanto a guarigioni del corpo sono innumerevolmente
più numerose le guarigioni dell'anima, la serenità
ritrovata, la croce portata con fede e con amore.
* "Consolatrice degli afflitti" "Salute
degli infermi", "Rifugio dei peccatori", "Aiuto
dei cristiani" sono tutte invocazioni di uomini e donne
che soffrono e chiedono di essere confortati, guariti, aiutati
nella ricerca di un senso da dare alla loro sofferenza.
* La preghiera della "Salve Regina" così
la invoca: "a te ricorriamo
a te sospiriamo gementi
e piangenti
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria".
Quante labbra da secoli mormorano questa preghiera!
* Non senza commozione si percorrono
le gallerie degli ex voto di tante chiese mariane. Il poeta Nino
Costa nella sua poesia "La Consolà" in dialetto
piemontese, ricca di tenerezza, e con tratti commossi, parla
così di questi ex voto: poveri quadretti della povera
galleria, pieni di dolori, di affanni e di spaventi; siete brutti,
ma pieni di poesia; siete goffi, ma pieni di sentimento; sotto
le vostre tavole rozze c'è più buon senso che dentro
i grossi libri; c'è quel buon senso che dà la forza
di vivere, finché restiamo in questo mondo "balordo".
* Quante volte anche noi ci siamo inginocchiati
davanti a un immagine di Maria, forse proprio in questa chiesa,
e abbiamo aperto il nostro cuore provato: se questa statua e
questo quadro potessero parlare... quante cose potrebbero dirci!
E sempre ci siamo sentiti avvolti
da serenità, da pace, nonostante la fatica e la sofferenza;
spesso il dolore è rimasto: Maria non è la fata
di Cenerentola che con un colpo di bacchetta magica trasforma
tutto, ma è la Madre che intercede sicuramente, ottenendoci
dal Signore ciò che è meglio per noi, anche se
non riusciamo sempre a comprenderlo; è la madre che si
fa accanto e cammina con noi facendoci accettare e comprendere
il valore salvifico del dolore quando è unito al dolore
di Cristo, dandogli così un profondo significato.
* "Insieme con Maria, Madre di Cristo, che
stava sotto la croce, ci fermiamo accanto a tutte le croci dell'uomo
d'oggi"; così termina la lettera apostolica di Giovanni
Paolo II, del febbraio 1984, sul valore salvifico del dolore.
Come Maria e con Maria siamo chiamati non solo a dare significato
alla nostra sofferenza, ma ad essere accanto a chi soffre nel
corpo e nello spirito, perché in quel fratello e in quella
sorella Gesù è presente (cfr. Mt 25,31-46: il giudizio
finale).
* E c'è ancora una seconda sottolineatura
che emerge dalla presenza di Maria ai piedi della Croce, accanto
al Figlio che muore.
* Da secoli la Chiesa e i cristiani
le dicono: "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte"
* Maria è esperta di quell'ora; nelle rappresentazioni
della morte di Giuseppe, Gesù e lei sono presenti accanto
a lui: anche una vetrata qui in Basilica, accanto al quadro di
San Giuseppe lo ricorda. E fu presente nell'ora della morte del
Figlio. Ne visse da protagonista la peripezia suprema di morte
e di glorificazione, verso cui precipita tutta la storia della
salvezza.
* In quell'ora Gesù le ha consegnato
i suoi fratelli simbolizzati da Giovanni, perché li considerasse
come suoi figli. Da quel momento lei è divenuta custode
anche della nostra ultima ora, e si rende presente in quella
frazione di tempo in cui ognuno di noi si gioca il suo eterno
destino: questo ogni volta ripetiamo nella conclusione della
preghiera dell'Ave Maria.
* In un sogno, fatto a Lanzo nel dicembre
1876, don
Bosco vede Domenico Savio,
morto nel marzo 1857, che dialoga con lui, e fra le tante cose
dette in quel lungo dialogo, don Bosco domanda: "
dimmi quale cosa ti consolò di più in punto di
morte?". Domenico risponde: "Quale sembra a te che
possa essere?.
Don Bosco elenca
una serie di cose, che Domenico riconosce presenti, ma non sono
la cosa più bella; alla fine supplicato da don Bosco che
non è riuscito ad indovinare ed è imbarazzato,
Domenico dice:
"Ecco,
ciò che più mi confortò in punto di morte
fu l'assistenza della potente ed amabile Madre del Salvatore!
E questo dillo ai tuoi figli! Che non si dimentichino di pregarla
finché sono in vita!"
(MB XII, 591; cfr. tutto il sogno descritto
nelle pagine 585-595).
* E infine ricordiamo ancora le parole
di don
Bosco, sul letto di
morte:
"Accorrete, accorrete
presto a salvare quei giovani!
Maria Santissima, aiutateli
Madre, Madre!" (MB XVIII, 531); "Ho sempre avuto tutta
la fiducia in Maria Ausiliatrice (MB XVIII, 533); " Oh Madre...
Madre... apritemi le porte del Paradiso" (MB XVIII, 537).
Ripetiamo allora
sempre con fiducia: Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi
peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen!
Maria, Ausiliatricenel Dolore, nella Prova
e nella Morte
prega
per noi!
D. FRANCO LOTTO SDB
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