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    SANTUARIO BASILICA DI MARIA AUSILIATRICE
    Via Maria Ausiliatrice 32 / 10152 Torino-Valdocco, Italia

 NOVENA DI PREPARAZIONE: 15 - 23 MAGGIO 2006
 ANIMATORE
: D. FRANCO LOTTO SDB


        17 maggio / 3° giorno:
      
Ausiliatrice della vita di Carità e di Servizio

          Luca 1, 39-56 (Visita ad Elisabetta e Magnificat)

"In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:

"Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore".

Allora a Maria disse:

" L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre".

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua".

Guardiamo a Maria

* Ogni vocazione presuppone una missione, non è chiusa all'interno della persona, ma diventa segno e dono anche per altri. Anche Maria è chiamata per essere mandata. L'angelo dopo aver annunciato la sua maternità, le annuncia anche la gravidanza di Elisabetta:

"Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio " (Lc 1,36-37).

Maria attenta non solo a sé, ma capace di ascolto fino in fondo, comprende che la cosa riguarda anche lei. Comprende che se dice di sì ad essere madre di Dio, dice anche di sì al fatto che questo Figlio non può tenerselo per sé, ma deve donarlo, perché lui è venuto per la salvezza di tutti e non solo di alcuni.

* È la donna della carità, del servizio, chiamata a servire Dio, ma anche a servire i fratelli. Nel momento in cui si dichiara serva del Signore, si dichiara anche serva dell'umanità. Elisabetta in quel momento di incontro rappresenta l'umanità a cui Maria porta il dono di Cristo. Così inizia la sua missione a favore degli uomini prima che il figlio nasca: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?.

* Va da Elisabetta per servire, per essere di aiuto, per manifestare in quel servizio, fatto di cose molto umili, la sua chiamata all'amore; è la logica della carità, di quell'amore che Dio ha riversato nel suo cuore e che ora lei è chiamata a riversare sugli altri.

* Colpisce ed è bello quel "raggiunse in fretta". Questa fretta è data dal sentire i bisogni che ci sono accanto a lei, attorno a lei, e senza badare al cammino, alla fatica, alla scomodità, lei fa fagotto, parte e va, e per tre mesi si farà serva della cugina.

* Non possiamo non ricordare, sulla linea di questa fretta di Maria, la fretta di tanti Santi nel dare risposta alle esigenze dei più poveri.

Pensiamo a don Bosco: la vista di quei giovani nelle prigioni lo sconvolge, sente dentro di sé la loro sofferenza e il loro dolore; piange e medita dentro di sé: se trovassero un amico che fuori li accogliesse, non sbaglierebbero di nuovo e non tornerebbero in prigione; se invece di una strada trovassero una casa, se invece di minacce trovassero un sorriso…(cfr. MB II, 62-63), e subito si butta, cerca di fare qualcosa, costi quel che costi.

Pensiamo al Cottolengo: appena incontra quella donna malata e i suoi bambini… subito affitta una stanza alla Volta Rossa, e di lì parte l'incredibile sviluppo della Piccola Casa della Divina Provvidenza.

Pensiamo a Madre Teresa: appena comprende cosa Dio vuole da lei, subito esce per le strade e raccoglie il primo povero e malato che incontra. Tutto questo " Poiché l'amore del Cristo ci spinge", "Charitas Christi urget nos" (2Cor 5,14) . La fretta di Maria è contagiosa! Lei è il modello e l'aiuto per questa "fretta evangelica".

* Ci troviamo di fronte alla "gratuità" proclamata dal Vangelo: in Maria, nei Santi non c'è interesse, non ci si aspetta un premio, una ricompensa, un grazie. Si serve per amore di Dio, e questo basta.

* Questa gratuità fa esplodere la gioia, la gioia del sentire Dio presente nella storia, la gioia di sentirsi chiamati da Dio ad essere segni del suo amore, la gioia di portare Gesù al mondo:

"Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!".

Contagiata da questa reazione di gioia, anche Maria è invasa da una profonda esultanza interiore e canta: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore…". Maria a detto di sì e...canta.

Zaccaria dubita dell'annuncio dell'angelo, e resta muto: "Ed ecco, sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno a loro tempo" (Lc 1,20); guardiamo il giovane ricco: Gesù lo ha fissato negli occhi, gli ha voluto bene, ma lui ha detto di no alla chiamata di Gesù: "Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto" (cfr. Mc 10,17-22) e si allontana silenzioso e triste.

* Tutto questo Maria lo compie in umiltà, senza esaltare se stessa, anzi definendosi la serva del Signore: "ha guardato l'umiltà della sua serva". È vero che dirà: "tutte le generazioni mi chiameranno beata"; ma beata, perché "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome": il protagonista è Dio, non lei.

Guardiamo a noi

* Guardando al mondo che ci circonda, guardando anche dentro di noi, sentiamo che c'è ancora tanto egoismo, tanto interesse, tanto egocentrismo, a livello personale e a livello sociale, comunitario. È il trionfo dell'interesse, dell'economico, del ripiegamento su se stessi.

* Sembra spesso che il motto di oggi sia "fatti gli affari tuoi", inteso però non come delicatezza nell'entrare nella vita dell'altro, ma come indifferenza, disinteresse, ripiegamento su di sé.

* Alla logica della gratuità, tipica dell'amore di Dio, si contrappone la logica del ..."che cosa ci guadagno", del "che cosa mi dai", "quali vantaggi ne ho". Si vive spesso un ripiegamento su di sé, e sembra che ce ne sia già abbastanza di problemi senza doversi impelagare in quelli degli altri. Ma questo non è il Vangelo, non è l'esempio di Cristo, non è l'attivarsi di Maria. Nella logica evangelica è la felicità dell'altro che diventa la nostra felicità.

Raccontano di una visitatrice che al Cottolengo, passando in un reparto dove i ricoverati avevano bisogno di tutto, compresi i servizi più elementari di igiene, disse alla suora addetta che stava compiendo quel servizio: "io non farei questo nemmeno per tutto l'oro del mondo"; e la suora di rimando con un bel sorriso: "Nemmeno io lo farei per tutto l'oro del mondo!" Gratuità è donare senza aspettarsi nulla, solo per amore.

* Il mondo di oggi va di fretta, tutto corre, ma spesso è una "fretta vuota", a servizio della distrazione, della frammentazione e della superficialità delle esperienze, che lasciano dietro di sé il vuoto. Siamo chiamati invece ad una "fretta piena", attenta e premurosa nei confronti dei bisogni dei fratelli. Questa è la fretta di Maria, dimentica di sé e preoccupata degli altri.

Il mondo ha bisogno di Cristo, del suo amore, di voci che annuncino la verità, di mani che si sporchino nella solidarietà e nel servizio; non possiamo perdere tempo in banalità e nel ripiegamento su noi stessi; don Bosco così si esprimeva:

"Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita" (Don Ruffino, Cronaca dell'Oratorio, ASC 110, ms 5,10);

e ancora:

"nelle cose che tornano a vantaggio della pericolante gioventù o servono a guadagnare anime a Dio, io corro avanti fino alla temerità" (MB XIV, 662).

Queste non sono state in lui solo parole, ma reale impegno di tutta la vita.

Ricordiamo cosa don Rua, il suo primo successore, diceva di lui:

"Non diede passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa che non avesse di mira la salvezza della gioventù... Realmente non ebbe a cuore altro che le anime" (Don Rua Lettera del 24.8.1894).

* Chi ha in sé il Signore Gesù non può tenerselo per sé, deve portarlo agli altri, regalarlo con generosità; come Maria siamo chiamati per essere mandati e diventare segno vivo e credibile dell'amore di Dio. Questo sempre e nella concretezza della vita, dai gesti più piccoli a quelli più grandi, non c'è differenza: ciò che dà qualità è l'amore. E non c'è nessuno così povero da non poter donare amore e nessuno così ricco da non averne bisogno.

* Si racconta che un giorno un visitatore della casa di accoglienza di Madre Teresa a Calcutta, fermatosi davanti ad un uomo ormai alla fine, raccolto il giorno prima sulla strada, sul quale una suorina si stava chinando con attenzione, dolcezza e tenerezza, chiese a quell'uomo:

"Tu credi in Dio?". L'uomo con un filo di voce rispose: "Fino a ieri no, oggi sì". La voce di Dio e del suo amore si erano fatti sentire attraverso l'amore di quella suora.

Questo è regalare Gesù: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,35), un amore concreto, fattivo, disponibile a tutto, spezzettato nella quotidianità.

San Paolo nel suo inno alla carità, perché la parola non resti astratta e sulle nuvole, così si esprime:

"La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine" (1Cor 13,4-8).

* L'attenzione va data in modo particolare ai più bisognosi, ai più poveri: i cristiani devono essere in prima fila nella difesa dei più deboli e bisognosi.

Scorrendo la storia vediamo che sono proprio i cristiani, molto prima delle istituzioni civili, che hanno dato vita a tante molteplici opere di carità nel corso dei secoli: ospedali, ricoveri, orfanotrofi, redenzione degli schiavi, attenzione agli emarginati, ricupero dei traviati… per citarne alcune.

Non possiamo, qui in Piemonte, dimenticare la serie di Santi sociali secolo scorso: Cottolengo, Cafasso, don Bosco, Murialdo, Michelotti, Faa di Bruno, i marchesi Barolo, Maria Mazzarello, Enrichetta Dominici… la lista è numerosissima. Un fenomeno davvero rilevante nella storia della Chiesa.

* Ecco allora l'insegnamento che oggi ci viene da Maria, la serva del Signore: per tutta la vita è stata disponibile e a servizio. Il modello, ormai glorificato, diventa allora aiuto per la Chiesa e per ognuno di noi nel mettere in atto il comandamento dell'amore, nel renderci disponibili al servizio verso i nostri fratelli e sorelle.

* Tutto sulla scia di Gesù che, prima del dono della sua vita, significato nell'Eucaristia, lava i piedi ai suoi discepoli, lui il maestro, perché anche loro si comportino come lui:

"Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.

Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.

Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto… Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro:

"Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13,1-5.12-15).

* In questo cammino riscopriremo la verità della parola di Gesù, ricordata da Paolo: è nascosto il segreto della gioia: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere" (Atti 20,35)

* Maria vive la pienezza dell'amore e canta di gioia: è un invito anche per noi: con la voce di Sant'Agostino anche Maria ci dice:

              "Canta e cammina".

Canta perché il Signore ha fatto grandi cose in te, rendendoti capace di accogliere e di dare amore; cammina sulle strade dell'amore per servire Cristo Gesù nei tuoi fratelli e sorelle.

Maria, Ausiliatrice della vita di carità e di servizio, prega per noi!     
                                                                                               D. FRANCO LOTTO SDB


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