"In quei
giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse
in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria,
salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto
di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta
fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:
"Benedetta
tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo
che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce
del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha
esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto
nell'adempimento delle parole del Signore".
Allora a Maria
disse:
" L'anima
mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio
salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua
serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose
ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di
generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli
che lo temono.
Ha spiegato
la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri
del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato
gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a
mani vuote i ricchi.
Ha soccorso
Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come
aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza,
per sempre".
Maria rimase
con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua".
Guardiamo a Maria
* Ogni vocazione presuppone
una missione, non è chiusa all'interno della persona,
ma diventa segno e dono anche per altri. Anche Maria è
chiamata per essere mandata. L'angelo dopo aver annunciato la
sua maternità, le annuncia anche la gravidanza di Elisabetta:
"Vedi:
anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito
un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti
dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio " (Lc
1,36-37).
Maria attenta
non solo a sé, ma capace di ascolto fino in fondo, comprende
che la cosa riguarda anche lei. Comprende che se dice di sì
ad essere madre di Dio, dice anche di sì al fatto che
questo Figlio non può tenerselo per sé, ma deve
donarlo, perché lui è venuto per la salvezza di
tutti e non solo di alcuni.
* È la donna della carità,
del servizio, chiamata a servire Dio, ma anche a servire i fratelli.
Nel momento in cui si dichiara serva del Signore, si dichiara
anche serva dell'umanità. Elisabetta in quel momento di
incontro rappresenta l'umanità a cui Maria porta il dono
di Cristo. Così inizia la sua missione a favore degli
uomini prima che il figlio nasca: "Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre
del mio Signore venga a me?.
* Va da Elisabetta per
servire, per essere di aiuto, per manifestare in quel servizio,
fatto di cose molto umili, la sua chiamata all'amore; è
la logica della carità, di quell'amore che Dio ha riversato
nel suo cuore e che ora lei è chiamata a riversare sugli
altri.
* Colpisce ed è bello quel "raggiunse
in fretta". Questa fretta è data dal sentire i bisogni
che ci sono accanto a lei, attorno a lei, e senza badare al cammino,
alla fatica, alla scomodità, lei fa fagotto, parte e va,
e per tre mesi si farà serva della cugina.
* Non possiamo non ricordare,
sulla linea di questa fretta di Maria, la fretta di tanti Santi
nel dare risposta alle esigenze dei più poveri.
Pensiamo
a don Bosco:
la vista di quei giovani nelle prigioni lo sconvolge, sente dentro
di sé la loro sofferenza e il loro dolore; piange e medita
dentro di sé: se trovassero un amico che fuori li accogliesse,
non sbaglierebbero di nuovo e non tornerebbero in prigione; se
invece di una strada trovassero una casa, se invece di minacce
trovassero un sorriso
(cfr. MB II, 62-63), e subito si butta,
cerca di fare qualcosa, costi quel che costi.
Pensiamo
al Cottolengo:
appena incontra quella donna malata e i suoi bambini
subito
affitta una stanza alla Volta Rossa, e di lì parte l'incredibile
sviluppo della Piccola Casa della Divina Provvidenza.
Pensiamo
a Madre Teresa:
appena comprende cosa Dio vuole da lei, subito esce per le strade
e raccoglie il primo povero e malato che incontra. Tutto questo
" Poiché l'amore del Cristo ci spinge", "Charitas
Christi urget nos" (2Cor 5,14) . La fretta di Maria è
contagiosa! Lei è il modello e l'aiuto per questa "fretta
evangelica".
* Ci troviamo di fronte
alla "gratuità" proclamata dal Vangelo: in Maria,
nei Santi non c'è interesse, non ci si aspetta un premio,
una ricompensa, un grazie. Si serve per amore di Dio, e questo
basta.
* Questa gratuità
fa esplodere la gioia, la gioia del sentire Dio presente nella
storia, la gioia di sentirsi chiamati da Dio ad essere segni
del suo amore, la gioia di portare Gesù al mondo:
"Entrata
nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta
ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò
nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò
a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto
del tuo grembo!".
Contagiata
da questa reazione di gioia, anche Maria è invasa da una
profonda esultanza interiore e canta: "L'anima mia magnifica
il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore
".
Maria a detto di sì e...canta.
Zaccaria dubita
dell'annuncio dell'angelo, e resta muto: "Ed ecco, sarai
muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno,
perché non hai creduto alle mie parole, le quali si adempiranno
a loro tempo" (Lc 1,20); guardiamo il giovane ricco: Gesù
lo ha fissato negli occhi, gli ha voluto bene, ma lui ha detto
di no alla chiamata di Gesù: "Ma egli, rattristatosi
per quelle parole, se ne andò afflitto" (cfr. Mc
10,17-22) e si allontana silenzioso e triste.
* Tutto questo Maria lo compie in umiltà,
senza esaltare se stessa, anzi definendosi la serva del Signore:
"ha guardato l'umiltà della sua serva". È
vero che dirà: "tutte le generazioni mi chiameranno
beata"; ma beata, perché "Grandi cose ha fatto
in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome": il protagonista
è Dio, non lei.
Guardiamo
a noi
* Guardando al mondo
che ci circonda, guardando anche dentro di noi, sentiamo che
c'è ancora tanto egoismo, tanto interesse, tanto egocentrismo,
a livello personale e a livello sociale, comunitario. È
il trionfo dell'interesse, dell'economico, del ripiegamento su
se stessi.
* Sembra spesso che il motto di oggi
sia "fatti gli affari tuoi", inteso però non
come delicatezza nell'entrare nella vita dell'altro, ma come
indifferenza, disinteresse, ripiegamento su di sé.
* Alla logica della
gratuità, tipica dell'amore di Dio, si contrappone la
logica del ..."che cosa ci guadagno", del "che
cosa mi dai", "quali vantaggi ne ho". Si vive
spesso un ripiegamento su di sé, e sembra che ce ne sia
già abbastanza di problemi senza doversi impelagare in
quelli degli altri. Ma questo non è il Vangelo, non è
l'esempio di Cristo, non è l'attivarsi di Maria. Nella
logica evangelica è la felicità dell'altro che
diventa la nostra felicità.
Raccontano
di una visitatrice che al Cottolengo, passando in un reparto dove i ricoverati
avevano bisogno di tutto, compresi i servizi più elementari
di igiene, disse alla suora addetta che stava compiendo quel
servizio: "io non farei questo nemmeno per tutto l'oro del
mondo"; e la suora di rimando con un bel sorriso: "Nemmeno
io lo farei per tutto l'oro del mondo!" Gratuità
è donare senza aspettarsi nulla, solo per amore.
* Il mondo di oggi va
di fretta, tutto corre, ma spesso è una "fretta vuota",
a servizio della distrazione, della frammentazione e della superficialità
delle esperienze, che lasciano dietro di sé il vuoto.
Siamo chiamati invece ad una "fretta piena", attenta
e premurosa nei confronti dei bisogni dei fratelli. Questa è
la fretta di Maria, dimentica di sé e preoccupata degli
altri.
Il mondo ha
bisogno di Cristo, del suo amore, di voci che annuncino la verità,
di mani che si sporchino nella solidarietà e nel servizio;
non possiamo perdere tempo in banalità e nel ripiegamento
su noi stessi; don
Bosco
così si esprimeva:
"Io per
voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto
anche a dare la vita" (Don Ruffino, Cronaca dell'Oratorio, ASC 110,
ms 5,10);
e ancora:
"nelle
cose che tornano a vantaggio della pericolante gioventù
o servono a guadagnare anime a Dio, io corro avanti fino alla
temerità"
(MB XIV, 662).
Queste non
sono state in lui solo parole, ma reale impegno di tutta la vita.
Ricordiamo
cosa don
Rua,
il suo primo successore, diceva di lui:
"Non diede
passo, non pronunciò parola, non mise mano ad impresa
che non avesse di mira la salvezza della gioventù... Realmente
non ebbe a cuore altro che le anime" (Don Rua Lettera del 24.8.1894).
* Chi ha in sé
il Signore Gesù non può tenerselo per sé,
deve portarlo agli altri, regalarlo con generosità; come
Maria siamo chiamati per essere mandati e diventare segno vivo
e credibile dell'amore di Dio. Questo sempre e nella concretezza
della vita, dai gesti più piccoli a quelli più
grandi, non c'è differenza: ciò che dà qualità
è l'amore. E non c'è nessuno così povero
da non poter donare amore e nessuno così ricco da non
averne bisogno.
* Si racconta che un
giorno un visitatore della casa di accoglienza di Madre Teresa a Calcutta,
fermatosi
davanti ad un uomo ormai alla fine, raccolto il giorno prima
sulla strada, sul quale una suorina si stava chinando con attenzione,
dolcezza e tenerezza, chiese a quell'uomo:
"Tu credi
in Dio?". L'uomo con un filo di voce rispose: "Fino
a ieri no, oggi sì". La voce di Dio e del suo amore
si erano fatti sentire attraverso l'amore di quella suora.
Questo è
regalare Gesù: "Da questo tutti sapranno che siete
miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv
13,35), un amore concreto, fattivo, disponibile a tutto, spezzettato
nella quotidianità.
San Paolo
nel suo inno alla carità, perché la parola non resti
astratta e sulle nuvole, così si esprime:
"La carità
è paziente, è benigna la carità; non è
invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non
manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà
mai fine"
(1Cor 13,4-8).
* L'attenzione va data
in modo particolare ai più bisognosi, ai più poveri:
i cristiani devono essere in prima fila nella difesa dei più
deboli e bisognosi.
Scorrendo la
storia vediamo che sono proprio i cristiani, molto prima delle
istituzioni civili, che hanno dato vita a tante molteplici opere
di carità nel corso dei secoli: ospedali, ricoveri, orfanotrofi,
redenzione degli schiavi, attenzione agli emarginati, ricupero
dei traviati
per citarne alcune.
Non possiamo,
qui
in Piemonte,
dimenticare la
serie di Santi sociali secolo scorso: Cottolengo, Cafasso, don Bosco,
Murialdo, Michelotti, Faa di Bruno, i marchesi Barolo, Maria
Mazzarello, Enrichetta Dominici
la lista è numerosissima.
Un fenomeno davvero rilevante nella storia della Chiesa.
* Ecco allora l'insegnamento
che oggi ci viene da Maria, la serva del Signore: per tutta la
vita è stata disponibile e a servizio. Il modello, ormai
glorificato, diventa allora aiuto per la Chiesa e per ognuno
di noi nel mettere in atto il comandamento dell'amore, nel renderci
disponibili al servizio verso i nostri fratelli e sorelle.
* Tutto sulla scia di
Gesù che, prima del dono della sua vita, significato nell'Eucaristia,
lava i piedi ai suoi discepoli, lui il maestro, perché
anche loro si comportino come lui:
"Prima
della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la
sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato
i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
Mentre cenavano,
quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota,
figlio di Simone, di tradirlo, Gesù sapendo che il Padre
gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio
ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso
un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
Poi versò
dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei
discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto
Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette
di nuovo e disse loro:
"Sapete
ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore
e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore
e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi
i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi" (Gv 13,1-5.12-15).
* In questo cammino
riscopriremo la verità della parola di Gesù, ricordata
da Paolo: è nascosto il segreto della gioia: "Vi
è più gioia nel dare che nel ricevere" (Atti
20,35)
* Maria vive la pienezza
dell'amore e canta di gioia: è un invito anche per noi:
con la voce di Sant'Agostino anche Maria ci dice: