"In quel tempo, l'angelo
Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea,
chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un
uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava
Maria. Entrando da lei, disse: "Ti saluto, o piena di grazia,
il Signore è con te".
A queste parole ella rimase
turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo
le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato
grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce
e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio
dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide
suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe
e il suo regno non avrà fine".
Allora Maria disse all'angelo:
"Come è possibile? Non conosco uomo". Le rispose
l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su
te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui
che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio
di Dio.
Vedi: anche Elisabetta, tua
parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo
è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla
è impossibile a Dio".
Allora Maria disse: "Eccomi,
sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".
E l'angelo partì da lei".
Guardiamo
all'esperienza di Maria
* C'è un Dio che chiama e che
vuole aver bisogno dell'aiuto dell'uomo, per realizzare il suo
progetto di salvezza: "L'angelo Gabriele fu mandato da Dio"
* C'è una donna accogliente e
in ascolto, sensibile alla dimensione del silenzio e
dell'interiorità: "Maria, da parte sua, serbava tutte
queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc 2,19).
* Una creatura si sente chiamata e dice
di sì, finalmente dopo i tanti no fino ad allora pronunciati
dall'umanità (pensiamo a tutte le infedeltà all'Allenza
ricordate nella Bibbia).
* La firma di Maria sulla proposta di
Dio è una firma in bianco, senza "ma" e senza"se":"sono
la serva
avvenga
"
* Manifesta una totale fiducia in Dio:
tutto dipende da lui: "Nulla è impossibile a Dio".
* "Eccomi": è la risposta
alla chiamata; è un sì pronto, deciso, attivo alla
propria vocazione.
* Il sì si fa storia e diventa
fedeltà coerente fino alla fine; ogni donna ebrea sognava
di essere la madre del Messia, ma
questo Messia è
finito sulla croce, e ai piedi della croce Maria è là:
"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella
di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala"
(Gv 19,25), coerente fino in fondo, avvolta dal dolore, ma non
rinunciataria; e là, proprio ai piedi della croce riceve
una seconda vocazione: essere la madre della Chiesa, il corpo
di Cristo, rappresentata dall'apostolo Giovanni: "Gesù
allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco il tuo figlio!".
Poi disse al discepolo: "Ecco la tua madre!". E da
quel momento il discepolo la prese nella sua casa" (Gv 19,26-27).
Guardiamo
alla nostra esperienza
* Vivere significa "essere chiamati",
avere una "vocazione", per realizzare il progetto,
il sogno di Dio su ciascuno di noi:
"Mi fu
rivolta la parola del Signore: "Prima di formarti nel grembo
materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo
consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni""
(Ger 1,4-5);
"Signore,
tu mi scruti e mi conosci
Sei tu che hai creato le mie
viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo perché
mi hai fatto come un prodigio; sono stupende tutte le tue opere
Non ti erano
nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto
nelle profondità della terra.
Ancora informe
mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro;
i miei giorni erano fissati, quando ancora non ne esisteva uno"
(Sal 138 passim).
* Oggi viviamo una crisi "vocazionale",
non solo di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, ma
anche di vocazioni al matrimonio, alla maternità e alla
paternità, all'impegno fattivo nella Chiesa.
Dio oggi è spesso messo
in angolo dalla cultura dominante: la secolarizzazione ha tolto
e continua a togliere Dio dall'orizzonte dell'uomo e della storia
e, tolto Dio dall'orizzonte, ovviamente non ci può essere
una chiamata da parte di lui. Ogni idea e possibilità
di vocazione è rifiutata come un non senso: ognuno si
progetta secondo il proprio modo di vedere e di sentire.
* Altra
situazione negativa è la crisi di silenzio; potremmo definire
il nostro tempo "la fiera dei decibel", la dittatura
del rumore: di qui l'incapacità a vivere il silenzio esteriore
ed interiore, l'ascolto; ma senza silenzio e ascolto
la
voce di Dio non si sente, perché è una voce lieve,
come la brezza leggera ricordata nell'episodio della caverna
di Elia (cfr. 1Re 19,9-14).
Nel frastuono di mille voci
e di rumori, la voce di Dio è difficile da percepire,
troppe interferenze disturbano la ricezione. Maria viveva il
silenzio e l'ascolto e ovviamente sentiva la voce di Dio che
la chiamava.
* Dobbiamo
prendere coscienza, come Maria, che l'unica cosa che conta è
il progetto di Dio, il compiere la sua volontà: "avvenga
di me quello che hai detto". Gesù nel "Padre
nostro" ce lo fa ripetere più volte al giorno. Assistiamo
oggi alla proliferazione di progetti effimeri, di facili promesse
di felicità a buon mercato, di illusioni fondate sulla
precarietà del relativismo soggettivo, del "mi piace",
del "mi sento", del "mi serve", della "immagine",
del "look", del "prestigio", del "guadagno",
del "risultato immediato"...: è la logica del
supermercato delle proposte, degli spot pubblicitari, dove ognuno
sceglie a suo piacimento, a dispetto dei valori.
* Proprio perché queste proposte sono fragili
e a facile portata di mano, ogni proposta seria, impegnativa,
duratura, che chiede impegno e fedeltà nel tempo, fa nascere
la paura del "rischio", accontentandosi di una vita
a bassa quota, superficiale, di una normalità appiattente,
nell'incapacità di sognare in grande... e di accoglienza
di proposte significative, ricche di senso: le scuse sono tante
(vedi invitati alle nozze del Vangelo in Lc 14,15-24).
E il tutto si risolve in una
toccata e fuga, un mordi e fuggi, che lasciano il vuoto. Guardandoci
attorno non vediamo molta felicità e gioia in chi vive
in questo modo: tutto corre, tutto scivola velocemente, non riempie
il cuore e noi spesso cogliamo tanta tristezza e noia.
* Tutto
cambia quando è presente la fiducia nel Dio che ci ama
e ci vuole felici. Non ci promette un cammino senza difficoltà,
una passeggiata senza ostacoli, ma ci assicura che lui è
vicino a noi e ci accompagna anche nei momenti faticosi della
vita e nell'impegno di coerenza del nostro agire sulla linea
della sua chiamata (cfr. il sogno di Don Bosco del pergolato
di Rose in MB III, 32-36).
E anche Maria
è accanto a noi, come modello, ma soprattutto come Ausiliatrice,
aiuto sempre pronto a camminare con noi, a rincuorarci, a darci
forza per essere coerenti con il nostro "Eccomi" iniziale.
* Come Maria siamo stati chiamati anche noi, con
vocazioni diverse, ma tutte progettate da Dio e dal suo amore.
Abbiamo davvero firmato una carta in bianco, fidandoci totalmente
di Lui? Il nostro "Eccomi", detto con generosità
una volta, è ripetuto ogni giorno come quello di Maria,
di fronte alle esigenze, talora molto impegnative, nelle realtà
della vita?
È vissuto con coerenza
nel matrimonio e nella vita famigliare, nella vita consacrata,
nel sacerdozio, nel servizio generoso ai fratelli, nella carità
verso tutti, nell'impegno del proprio dovere quotidiano, come
ci insegna don Bosco, nella fatica del nostro invecchiamento,
nelle difficoltà di lavoro, di salute, con una vita fondata
totalmente sulle Beatitudini del Regno, proclamate da Gesù
Beati i poveri, i miti, i puri di cuore, i misericordiosi, i
costruttori di pace, che soffrono per causa della loro fedeltà
al Signore?
* È
proprio in gioco allora la nostra fedeltà. Nonostante
le difficoltà, noi siamo certi prima di tutto che Dio
è fedele e, fondati sulla sua fedeltà anche noi,
come Maria, troviamo la capacità di essere fedeli sino
in fondo, ogni giorno, sicuri che niente e nessuno "
potrà
mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro
Signore" (Rom 8,39). Per cui "
come olivo verdeggiante
nella casa di Dio. Mi abbandono alla fedeltà di Dio ora
e per sempre" (Sal 51,10).
* Molti di noi hanno già risposto alla
chiamata di Dio, alla propria vocazione e cercano, pur con i
tanti limiti e fragilità, di essere fedeli. Ma dobbiamo
anche pensare ai nostri giovani, ragazzi e ragazze che sono nel
momento critico delle scelte.
Dobbiamo chiedere a Maria Ausiliatrice
di aiutarli a mettere Dio al primo posto, a vivere in atteggiamento
di silenzio e di ascolto, ad essere aperti alla generosità
e capaci di dire il loro "Eccomi" a seconda della particolare
chiamata: per la vita matrimoniale, per la vita consacrata, per
il sacerdozio, per le missioni, per tutte quelle scelte che vengono
da Dio e sono rivolte personalmente ad ognuno di loro.
Preghiamo e rendiamoci disponibili
ad aiutarli nel loro discernimento, presentando mete alte, valori
autentici e testimonianza di vita. Madre Teresa diceva: "Vuoi scoprire la tua vocazione?
Pensati là dove trovi più gioia!".
Maria nel Magnificat canta
di gioia, perché ha capito la sua vocazione e si è
buttata con coraggio e disponibilità. Noi vogliamo che
i nostri giovani possano cantare come lei la loro gioia per aver
detto di sì a Dio.
I Santi e i Beati presenti
in questa nostra Basilica, don Bosco, madre Mazzarello, Domenico
Savio, don Rua, don Rinaldi, tutti appassionatamente devoti di
Maria, con il suo aiuto hanno compreso la loro vocazione, hanno
risposto con generosità, e con il suo esempio e la sua
protezione hanno raggiunto la pienezza della gioia, la santità.
Impariamo da loro!
Maria,
Aiuto dei cristiani e Ausiliatrice delle Vocazioni
Prega per
noi!
D. FRANCO LOTTO SDB
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