Maria "magnifica"
il Signore; vorrei commentare brevemente questa parola: "magnifica"
vuol dire "fa grande Dio", cioè lo vede con
l'occhio dei piccoli del Vangelo, quelli a cui è promesso
il Regno dei cieli. Lo vede con l'occhio dell'umiltà che
riconosce Dio come Dio, che attribuisce ogni dono a lui, chinato
con tenerezza sulla sua creatura.
Maria non esalta
se stessa, sa di essere depositaria di un dono che non le appartiene,
che le è stato dato per pura grazia, e lo dice, con semplicità
e gioia. Può ospitare in sé Dio proprio perché
è libera, è la serva obbediente del Signore, è
la povera di JHWH.
L'esperienza che Maria fa della fedeltà del Signore alle
promesse, la fa cantare di gioia: anche a noi è riservata
questa gioia. S. Ambrogio dice: "Ogni anima che crede concepisce
e genera il Verbo di Dio e ne riconosce le opere".
Anche noi, allora, possiamo dire, per averne fatto l'esperienza
interiore, che Dio è santo, cioè amore, misericordia,
tenerezza.
Nella seconda parte del cantico,
Maria guarda la storia dalla parte della speranza, contempla
nella storia la presenza del Signore che trasforma la povera
esistenza umana: è l'avanzare del Regno. Maria può
farlo perché ha sperimentato per prima la salvezza, lei,
l'umile figlia di Israele chiamata a divenire la Madre del Signore.
Sono proclamate sette azioni che Dio compie a favore dell'uomo
e che possiamo sintetizzare come suoi interventi per raddrizzare
la storia. I verbi sono al passato, anche se si tratta dell'
"inizio passato di un'azione futura" (G. Rossé)
e questo è molto interessante: Maria vede la storia dalla
parte di Dio, già salvata, già arrivata nel circuito
dell'amore.
Quando Maria pronuncia queste parole che sanno di rivoluzione,
che annunciano un rovesciamento totale della situazione a favore
dei poveri e degli ultimi, il cambiamento non è ancora
reale, ma il Salvatore che sta per nascere inaugura questi tempi,
in cui la comunità cristiana sa che le ingiustizie e le
oppressioni possono essere vinte nell'amore che condivide.
Per attualizzare
Qualcuno potrebbe
dire: ma quando mai i superbi sono messi a tacere? E quanti potenti
sono ancore sui troni, quanti ricchi continuano ad affamare i
poveri in un mondo che vede allargarsi sempre di più il
divario, appunto, tra ricchi e poveri
Anche l'antico Israele,
di fronte a ciò che è umanamente impossibile, di
fronte alla violenza e all'ingiustizia, aveva sospettato che
il braccio del Signore si fosse accorciato
(Nm 11-23; Ger
32,17)
Il canto di Maria è
una profezia ancora incompiuta, ma in via di compimento. Il credente
sa che alla fine l'ultima parola la dirà il bene e non
il male. Sa che la storia è guidata non da forze cieche,
meccaniche e neppure dal nostro egoismo, ma da Dio, a cui ci
rivolgiamo ogni giorno con il nome di Padre. Il credente sa che
l'approdo della storia del mondo è l'abbraccio del Padre.
Ascoltiamo questo splendido
testo del profeta Geremia (Ger 29, 11-14) "Così Dice
il Signore:"
conosco i piani che sto progettando sul
vostro conto
piani di pace e non di sventura, per darvi
un futuro pieno di speranza. Mi invocherete, camminerete dietro
di me, mi pregherete e io vi ascolterò, mi cercherete
e mi troverete
mi farò trovare da voi, oracolo del
Signore
".
Don Bosco ci ha lasciato la
spiritualità del positivo, della speranza. Noi non potremo
mai unirci al coro di quelli che scuotono la testa e dicono che
oggi va tutto male. Dio non manda a vuoto le sue promesse. E
del realizzarsi di queste promesse noi abbiamo oggi molti segni,
anche se questi sono mescolati a realtà ancora buie.
Bisogna saperli vedere questi
segni, riconoscerli. Ognuno di noi potrebbe elencarne tanti nella
vita del mondo, della Chiesa e nel vissuto personale.. Bisogna
avere le antenne dritte e il cuore vigilante per intravedere
questo dispiegarsi del progetto di Dio nella storia e nella nostra
vita.
Certo, questo
progetto é per noi anche compito e responsabilità.
Non possiamo attendere restando inoperosi. Abbiamo l'impegno
di essere lievito nella pasta, di contribuire cioè con
una vita riconciliata all'attuarsi di questo progetto. Siamo
chiamati alla conversione del cuore e della vita, nelle sue varie
dimensioni: nelle relazioni, nel lavoro, nella vita famigliare
e sociale.
Bisogna che si veda che il
cristiano ha una speranza e che questa speranza gli dà
la pazienza dell'attesa, lo fa essere mite, disarmato, capace
di assorbire i colpi senza restituirli, quindi di fermare la
violenza; lo fa accogliente, disinteressato, capace di perdono,
attento ai poveri, capace di condividere
E Maria è
qui a dirci: "Con la grazia del Signore si può essere
così".
Allora impariamo da lei a diventare,
giorno dopo giorno, figli della promessa, quella che Dio ha fatto
ai nostri padri e che si tramanda di generazione in generazione
come forza e luce sul nostro cammino.