SANTUARIO-BASILICA MARIA AUSILIATRICE
     TORINO-VALDOCCO


       NOVENA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE 2005
      
CON MARIA PELLEGRINI NELLA FEDE / 9° GIORNO:

     I L  M A G N I F I C A T
Concludiamo il nostro venire pellegrini verso Maria in questa sera di vigilia, meditando il Magnificat e cercando di capire quello che a noi oggi può dire questo canto-preghiera.
Nell'Enciclica "Redemptoris Mater", Giovanni Paolo II dice: "Il canto del Magnificat,… sgorgato dal profondo della fede di Maria nella Visitazione, non cessa nei secoli di vibrare nel cuore della Chiesa".

Maria "magnifica" il Signore; vorrei commentare brevemente questa parola: "magnifica" vuol dire "fa grande Dio", cioè lo vede con l'occhio dei piccoli del Vangelo, quelli a cui è promesso il Regno dei cieli. Lo vede con l'occhio dell'umiltà che riconosce Dio come Dio, che attribuisce ogni dono a lui, chinato con tenerezza sulla sua creatura.

Maria non esalta se stessa, sa di essere depositaria di un dono che non le appartiene, che le è stato dato per pura grazia, e lo dice, con semplicità e gioia. Può ospitare in sé Dio proprio perché è libera, è la serva obbediente del Signore, è la povera di JHWH.
L'esperienza che Maria fa della fedeltà del Signore alle promesse, la fa cantare di gioia: anche a noi è riservata questa gioia. S. Ambrogio dice: "Ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di Dio e ne riconosce le opere".
Anche noi, allora, possiamo dire, per averne fatto l'esperienza interiore, che Dio è santo, cioè amore, misericordia, tenerezza.

Nella seconda parte del cantico, Maria guarda la storia dalla parte della speranza, contempla nella storia la presenza del Signore che trasforma la povera esistenza umana: è l'avanzare del Regno. Maria può farlo perché ha sperimentato per prima la salvezza, lei, l'umile figlia di Israele chiamata a divenire la Madre del Signore.
Sono proclamate sette azioni che Dio compie a favore dell'uomo e che possiamo sintetizzare come suoi interventi per raddrizzare la storia. I verbi sono al passato, anche se si tratta dell' "inizio passato di un'azione futura" (G. Rossé) e questo è molto interessante: Maria vede la storia dalla parte di Dio, già salvata, già arrivata nel circuito dell'amore.
Quando Maria pronuncia queste parole che sanno di rivoluzione, che annunciano un rovesciamento totale della situazione a favore dei poveri e degli ultimi, il cambiamento non è ancora reale, ma il Salvatore che sta per nascere inaugura questi tempi, in cui la comunità cristiana sa che le ingiustizie e le oppressioni possono essere vinte nell'amore che condivide.

Per attualizzare

Qualcuno potrebbe dire: ma quando mai i superbi sono messi a tacere? E quanti potenti sono ancore sui troni, quanti ricchi continuano ad affamare i poveri in un mondo che vede allargarsi sempre di più il divario, appunto, tra ricchi e poveri…Anche l'antico Israele, di fronte a ciò che è umanamente impossibile, di fronte alla violenza e all'ingiustizia, aveva sospettato che il braccio del Signore si fosse accorciato…(Nm 11-23; Ger 32,17)

Il canto di Maria è una profezia ancora incompiuta, ma in via di compimento. Il credente sa che alla fine l'ultima parola la dirà il bene e non il male. Sa che la storia è guidata non da forze cieche, meccaniche e neppure dal nostro egoismo, ma da Dio, a cui ci rivolgiamo ogni giorno con il nome di Padre. Il credente sa che l'approdo della storia del mondo è l'abbraccio del Padre.

Ascoltiamo questo splendido testo del profeta Geremia (Ger 29, 11-14) "Così Dice il Signore:"…conosco i piani che sto progettando sul vostro conto…piani di pace e non di sventura, per darvi un futuro pieno di speranza. Mi invocherete, camminerete dietro di me, mi pregherete e io vi ascolterò, mi cercherete e mi troverete…mi farò trovare da voi, oracolo del Signore…".

Don Bosco ci ha lasciato la spiritualità del positivo, della speranza. Noi non potremo mai unirci al coro di quelli che scuotono la testa e dicono che oggi va tutto male. Dio non manda a vuoto le sue promesse. E del realizzarsi di queste promesse noi abbiamo oggi molti segni, anche se questi sono mescolati a realtà ancora buie.

Bisogna saperli vedere questi segni, riconoscerli. Ognuno di noi potrebbe elencarne tanti nella vita del mondo, della Chiesa e nel vissuto personale.. Bisogna avere le antenne dritte e il cuore vigilante per intravedere questo dispiegarsi del progetto di Dio nella storia e nella nostra vita.

Certo, questo progetto é per noi anche compito e responsabilità. Non possiamo attendere restando inoperosi. Abbiamo l'impegno di essere lievito nella pasta, di contribuire cioè con una vita riconciliata all'attuarsi di questo progetto. Siamo chiamati alla conversione del cuore e della vita, nelle sue varie dimensioni: nelle relazioni, nel lavoro, nella vita famigliare e sociale.

Bisogna che si veda che il cristiano ha una speranza e che questa speranza gli dà la pazienza dell'attesa, lo fa essere mite, disarmato, capace di assorbire i colpi senza restituirli, quindi di fermare la violenza; lo fa accogliente, disinteressato, capace di perdono, attento ai poveri, capace di condividere…

E Maria è qui a dirci: "Con la grazia del Signore si può essere così".

Allora impariamo da lei a diventare, giorno dopo giorno, figli della promessa, quella che Dio ha fatto ai nostri padri e che si tramanda di generazione in generazione come forza e luce sul nostro cammino.

                                                                       Sr. VANDA PENNA fma


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