SANTUARIO-BASILICA MARIA AUSILIATRICE
     TORINO-VALDOCCO


       NOVENA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE 2005
      
CON MARIA PELLEGRINI NELLA FEDE:
     
6° giorno

 CERCARE DIO CON TUTTO SE STESSI, COME MARIA (Luca 2, 41 - 52)


Vangelo secondo Luca 2, 41 - 52

41 I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza;
43 ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno,
il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.

Di Gesù sappiamo che è il Figlio di Dio, Salvatore, Cristo Signore, il contraddetto... Tutto questo si rivelerà concretamente nel corso della sua vita, che si svolgerà come un pellegrinaggio a Gerusalemme.
Il racconto anticipa il viaggio pasquale di Gesù: i tre giorni di smarrimento a Gerusalemme sono il preludio della sua morte e risurrezione.

Gesù si inserisce nell'obbedienza della sua famiglia alla legge del Signore.

44 Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio,
e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;
45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

I suoi non possono non pensare che lui sia con gli altri. Ma le sue vie non sono le nostre vie, i suoi pensieri non sono i nostri pensieri.
Maria perse suo figlio e non sapeva dove trovarlo.

Anche a noi capita di perdere Gesù e spesso per nostra trascuratezza. Un Dio che possiamo perdere è un Dio al quale non ci possiamo abituare, non possiamo considerare la relazione con lui come scontata.
Dio spesso si lascia smarrire affinché ci lanciamo alla sua ricerca perché ci manca.

Maria ci dimostra che la cosa peggiore della nostra vita non è perdere di vista Dio, ma continuare a vivere senza cercare di ritrovarlo, senza sentire l'angoscia della sua assenza.
Cercare è la forma di amare e di apprezzare ciò che abbiamo perso.

Da Maria dovremmo imparare che la relazione con Dio è un'avventura sempre nuova, segue la logica propria di ogni relazione significativa: é ciò che accade nel rapporto tra amici, tra persone care, tra innamorati.
Maria ci insegna a non darci per vinti, ci indica come bisogna cercarlo, soffrendo della sua assenza, e dove possiamo trovarlo.

46 Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.
47 E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
48 Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto così?
Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo".
49 Ed egli rispose: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
50 Ma essi non compresero le sue parole.

Lei aveva perso suo figlio e trova il Figlio di Dio.
A Gerusalemme, nel tempio, Gesù nomina per la prima volta il Padre: è la sua prima ed ultima parola. E' venuto per rivelarci il Padre e farci entrare nell'intimità con Lui. Finora Maria si era dedicata all'educazione di Gesù seguendo le normali vie umane, anche se sapeva che Gesù era il Figlio di Dio.

Gesù intraprende qualcosa di completamente nuovo, mentre Maria riteneva che l'ora della missione del Figlio fosse ancora lontana.
Diventa improvvisamente consapevole del fatto che il Figlio è sottoposto ad una duplice guida: la Madre sulla terra ed il Padre direttamente dal cielo: non tutto passa per le sue mani, esiste un rapporto di diretta obbedienza del Figlio di fronte al Padre.

Scorge quasi una contraddizione tra la sua missione personale, consistente nel proteggere ed educare il Figlio e la missione del Figlio stesso che si sottrae a questa protezione e nello stesso tempo ritorna con loro a Nazaret e sta sottomesso. Non riesce più a capire: Gesù non le dà nessuna spiegazione ma le mostra la via da percorrere: affidarsi a Dio nell'obbedienza a Lui, senza capire. Deve donare ed affidare a Dio anche la sua incapacità a comprendere.
Dio la sta preparando ad affrontare il momento della croce.


51 Partì dunque con loro e tornò a Nàzaret e stava loro sottomesso.
Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù 'cresceva' in sapienza, età 'e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Maria ritorna nella casa di Nazaret e custodisce questo segreto come un seme che crescerà. E' la gestazione spirituale, quella del cuore fino a formare la piena statura di Cristo (Ef 4,13).
Maria è l'ideale del credente: non comprendere e come lei custodire nel cuore la Parola. In questo ricordo costante della Parola, il cuore progressivamente si illumina nella conoscenza del Signore.
Maria ci aiuta a verificare la maturità della nostra fede. Nel Vangelo possiamo riscontrare la capacità di Maria di educare figli e fratelli secondo il cuore di Gesù.

Compie un lavoro educativo nei confronti dell'apostolo ed evangelista Giovanni. Sappiamo che Giovanni era chiamato 'figlio del tuono' (Mc 3,17) perché aveva un temperamento violento.
Quando i Samaritani non vogliono ricevere Gesù e i suoi apostoli, dice a Gesù "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?" (Lc 9,54).
E' sempre lui che fa intrighi, attraverso sua madre, per ottenere che lui e suo fratello Giacomo fossero i primi: " Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno" (Mt 20,21).

L'influsso di Maria lo convertirà nell'apostolo per eccellenza del Dio di Amore, che lo farà esclamare: "Quale grande Amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente" (1Gv 3,1).
Tutti noi possiamo lasciarci educare così da Maria, per educare a nostra volta gli altri. E' proprio questo segreto che ha guidato Don Bosco e Madre Mazzarello nell'educazione dei giovani.

Dopo il ritorno a Nazaret, Maria quasi scompare dalla scena; viene sostituita dalle folle e dalle varie persone che sono chiamate a ripercorrere la sua stessa esperienza per diventare come lei, modello e madre di ogni credente. Nel Vangelo di Luca, altri due episodi rafforzano la verità che Gesù si dichiara figlio e fratello di chi ascolta e mette in pratica la Parola di Dio.

Solo coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola sono familiari di Gesù.

Vangelo secondo Luca 8, 19-21

19 Un giorno andarono a trovarlo la madre e i fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla
20 Gli fu annunziato: "Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti".
21 Ma egli rispose: "Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica".

Per Gesù l'ascolto di Dio è l'unica occupazione che vale la pena di compiere. Diventa intimo di Gesù chi conosce e vive la Parola di Dio.
Nel comportamento di Gesù c'è il migliore elogio di Maria: lei divenne madre per avere accolto nel suo grembo la Parola e perché continuò ad esser obbediente pur non comprendendo.
Questo è alla nostra portata: diventa intimo di Dio chi lo ascolta. Maria ci può fare da guida e compagna in questa avventura.

Vangelo secondo Luca Lc 11, 27-28

27 Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse:
"Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!".
28 Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!".

L'essenziale non è l'averlo dato alla luce, ma l'essere rimasta sempre in ascolto di lui. La felicità di Maria nasce dall'ascolto di Dio e si alimenta nella sua obbedienza.

La sua felicità è alla portata di tutti, di chiunque ascolta la Parola di Dio e la conserva, ossia di chi ascolta la sua volontà e le mette in pratica.

ICONA: MADRE DELLA TENEREZZA
UN ABBRACCIO APERTO

Lo sguardo di Gesù, e di riflesso lo sguardo di Maria, è uno sguardo da cui si sprigiona tanta tenerezza, ma nello stesso tempo un qualcosa di profondo, di mesto, di grave, di sofferto.
Ogni vero abbraccio, ogni vero amore, per essere autentico e fecondo, passa per la Croce. Ed è proprio perché Maria ha conosciuto la sofferenza che il suo è uno sguardo compassionevole, capace di compatire.

E questo sguardo è rivolto a ciascuno di noi, ci guarda tutti, qualunque sia la nostra posizione.
Anzi colui che tra noi è più in pena, più povero e solo, più si deve sentire scrutato da questi occhi amorevoli e compassionevoli.

Non solo, ma questo sguardo profondissimo di Maria, che sembra perdersi nell'infinito, lo sentiamo allungarsi fino ai confini del mondo ed abbracciare ogni uomo e ogni donna: il bimbo che muore di fame, l'emigrato, il malato, il fratello che attende il mio perdono, il vicino bisognoso.
E' un abbraccio che ci rende capaci di amare l'altro dello stesso amore con cui siamo stati abbracciati e ci dispone ad accogliere l'abbraccio d'ogni fratello come se fosse l'abbraccio stesso di Dio.

                                                                      Sr Franca Ridella fma


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