SANTUARIO-BASILICA MARIA AUSILIATRICE
     TORINO-VALDOCCO


       NOVENA FESTA DI MARIA AUSILIATRICE 2005
      
CON MARIA PELLEGRINI NELLA FEDE:

       
5° giorno

     
 INCONTRARE DIO
    NELLA QUOTIDIANITA', COME MARIA

     
Vangelo secondo Luca 2, 21- 40

21 Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù,
come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

La circoncisione e la presentazione al Tempio sottolineano l'obbedienza di Maria e Giuseppe alla legge. Essere madre di Dio non fu per Maria un privilegio: dovette compiere quanto è comandato nella Legge del Signore.
Il servizio di Dio in una vocazione particolare come quella ricevuta da Maria non la libera dal compimento della legge comune.
Maria obbedisce alla legge comune del suo tempo e riceve una nuova rivelazione da Dio. La volontà di Dio è mediata dagli obblighi normali, dagli eventi: non si può trovare Dio fuori dalla storia.

La circoncisione indica l'appartenenza al popolo che si è impegnato con Dio in una alleanza, a cui però è sempre stato infedele.
Dio non viene meno alla sua parola, ma in un patto a due, se uno viene meno anche l'altro è nell'impossibilità di mantenere l'impegno.
Dio, a cui nulla è impossibile, nel suo Amore trova una soluzione: Gesù vero Dio ma anche vero uomo sarà il vero Israele, il popolo fedele all'alleanza.
In Gesù c'è la fedeltà di Dio all'uomo e la fedeltà dell'uomo a Dio. In Gesù noi possiamo essere fedeli all'alleanza con Dio, al patto d'amore con lui.

Gli fu messo il nome Gesù come era stato chiamato dall'Angelo. Dire 'nome' significa dire tutta la persona, significa dire una relazione.
Possiamo chiamare per nome Dio, colui che dà il nome a tutto, che dal nulla ha chiamato tutte le cose e le ha fatte esistere.
Chiamare per nome una persona significa che essa esiste per me e io per lei: è l'esistere uno per l'altro.

Gesù vuol dire 'Dio salva'.

Dio può dunque essere nominato in ogni luogo di perdizione e di disperazione, perché è Salvatore.
Nel Vangelo gli unici a chiamare Gesù per nome sono i lebbrosi: "Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: Gesù maestro, abbi pietà di noi!" (17,12-13), il cieco: "Allora incominciò a gridare: Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" (18,38) e il malfattore: "E aggiunse: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". (23,42)
E' una gioia anche per Dio essere chiamato per nome da colui che ama, l'uomo.

22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosé,
portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
23 come è scritto nella Legge del Signore: 'ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore';
24 e per offrire in sacrificio 'una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore: presentarlo a Dio significa riconoscere pubblicamente che Dio era l'autentico Padre e che viene da Lui il dono della vita e da Lui è sostenuta e può giungere alla sua pienezza.
I due anziani, Simeone e Anna, riconobbero nel bambino il Salvatore atteso perché erano invecchiati senza perdere la speranza di vedere il Signore.
Nell'ascolto avevano conservato occhi e cuore svegli.
Vivere alla presenza di Dio, trasformare la nostalgia che abbiamo di Lui in speranza di incontrarlo faciliterebbe il nostro riconoscerlo nella persona che incontriamo, nel successo imprevisto che ci capita o nell'insuccesso.

Identificare Dio in questi eventi, avere la consolazione di trovarsi di fronte a Dio diventa possibile con Maria.
Occorre imitare i suoi atteggiamenti e comportamenti: disponibilità al progetto di Dio, ascolto della sua parola, riflessione nel cuore su tutto ciò che ci accade, servizio a chi è nel bisogno.


25 Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone,
uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;
26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato
che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.
27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio;
e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge,
28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29 "Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Simone (=Dio ha ascoltato) è l'uomo che ascolta la Parola, attende la venuta di Dio. Lo Spirito, da cui si lascia guidare, gli fa riconoscere Dio in quel bambino e lo fa esplodere di gioia.
Ora che ha incontrato il Salvatore non ha più paura della morte, anzi questo fatto, prima così drammatico, diventa nostalgia di un ritorno: ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza.
Solo chi incontra Gesù salvatore può morire in pace e di conseguenza vivere anche in pace, perché non sente più la morte come una minaccia.

34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre:
"Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione
35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima".

Simeone dice a Maria che una spada le trafiggerà l'anima: è profetizzato il mistero della morte e risurrezione di Gesù, che come spada attraverserà il cuore di Maria e di ogni discepolo. Il rifiuto che soffrirà il figlio trafiggerà l'anima di Maria. Maria vede il futuro cammino del Figlio: Dio non è qualcuno di lontano e inaccessibile, ma un bambino, un uomo, uno che soffre in mezzo agli uomini. I rapporti tra gli uomini cambieranno: amatevi l'un l'altro perché il Signore è un uomo tra di voi e in tutti i rapporti umani vive qualcosa del Figlio di Dio.

Simeone rivela a Maria che la missione affidatele da Dio non è compiuta: d'ora in poi la sua missione è la missione del Figlio e sarà una missione di sofferenza.
Maria, accettando questa missione, non solo svolge la sua opera materna in rapporto al Figlio, ma anche per i credenti, per noi. Acconsente che tra lei e il Figlio, si inseriscano tutti coloro per i quali lui darà la vita.

Simeone informa Maria sulla missione di Gesù perché ella possa educarlo, come fa una Madre per suo figlio.
Maria non ha perso nulla della sua maternità divina quando ha accolto le parole di Simeone. Lei ha intravisto che doveva passare dal rapporto tra lei e suo figlio Gesù a un rapporto con tutti i destinatari della missione di Gesù, che siamo noi.

Maria ci educa ad accogliere e a svolgere il compito che Dio ci ha affidato e che è diverso per ciascuno di noi.
Don Bosco aveva ben compreso questa missione che Dio ha dato a Maria ed è stato instancabile nell'orientare tutti, specialmente i giovani, ad affidarsi a Maria.

Un esempio, ce ne sarebbero a migliaia é il giovane Michele Magone. Don Bosco un giorno dà a Michele un'immagine di Maria con la scritta: "Venite, figli, ascoltatemi. Vi insegnerò il timore di Dio". Per tutto il giorno queste parole gli risuonano dentro, come un invito personale di Maria. Alla sera Michele scrive a Don Bosco: "La Madonna mi ha fatto capire cosa desidera da me: mi invita a farmi santo senza indugio".
Nell'ultimo mese di maggio della sua vita, l'anno 1858, sembra che Michele non sappia più cosa fare per dimostrare a Maria il suo amore. Cerca di tradurre questo amore nell'adempimento perfetto di tutti i suoi doveri. E' il segreto della pedagogia di Don Bosco: far sentire l'aiuto di Maria in ogni istante della vita. "Quando ho da fare qualcosa - confida un giorno ad un amico - invoco Maria e lei mi aiuta sempre".

36 C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Anna (=favore di Dio) avanzata negli anni e vedova è figura di Israele e di tutta l'umanità che ha perso lo sposo e vive nel desiderio di vederlo, lo cerca e attende con digiuni e preghiere. Lo incontra e loda il Signore.
Una relazione con Dio che non porta allo stupore e alla lode non sana le nostre ferite.

39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret.
40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

Nazaret è la quotidianità. Qui Gesù rimarrà trent'anni. Niente di particolare, eccetto l'episodio dello smarrimento, viene narrato, nulla trapela su Gesù, il Figlio di Dio.
Anche questa però è rivelazione: il silenzio, il lavoro, obbedienza alla Parola dicono la grandezza della quotidianità, delle piccole cose riempite di senso, parlano del mistero dell'assunzione totale della nostra vita da parte di Dio.

ICONA: MADRE DELLA TENEREZZA. LASCIARSI ABBRACCIARE

E Maria?
Maria si lascia avvolgere da questa comunione d'amore, da questo tenero amore di Figlio. Maria si lascia plasmare il cuore, si lascia irradiare.
Reclinando il capo sul Bambino, si abbandona tutta a questo suo amore.
Maria si fa tutta accoglienza di questo amore: non lo stringe fortemente e non in maniera possessiva come se fosse qualcosa di suo, ma lo accoglie con delicatezza e rispetto, come qualcosa di preziosissimo che non le appartiene e le è stato donato gratuitamente, pronta a donarlo.
Tutta Maria è interamente in funzione del Figlio: sta qui la vera verginità di Maria espressa nelle tre stelle che ornano la sua fronte e le sue spalle.

                                                           Sr Franca Ridella fma


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