21 Quando furono passati
gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo
nome Gesù,
come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito
nel grembo della madre.
La circoncisione
e la presentazione al Tempio sottolineano l'obbedienza di Maria
e Giuseppe alla legge. Essere madre di Dio non fu per Maria un
privilegio: dovette compiere quanto è comandato nella
Legge del Signore.
Il servizio di Dio in una vocazione particolare come quella ricevuta
da Maria non la libera dal compimento della legge comune.
Maria obbedisce alla legge comune del suo tempo e riceve una
nuova rivelazione da Dio. La volontà di Dio è mediata
dagli obblighi normali, dagli eventi: non si può trovare
Dio fuori dalla storia.
La circoncisione
indica l'appartenenza al popolo che si è impegnato con
Dio in una alleanza, a cui però è sempre stato
infedele.
Dio non viene meno alla sua parola, ma in un patto a due, se
uno viene meno anche l'altro è nell'impossibilità
di mantenere l'impegno.
Dio, a cui nulla è impossibile, nel suo Amore trova una
soluzione: Gesù vero Dio ma anche vero uomo sarà
il vero Israele, il popolo fedele all'alleanza.
In Gesù c'è la fedeltà di Dio all'uomo e
la fedeltà dell'uomo a Dio. In Gesù noi possiamo
essere fedeli all'alleanza con Dio, al patto d'amore con lui.
Gli fu messo
il nome Gesù come era stato chiamato dall'Angelo. Dire
'nome' significa dire tutta la persona, significa dire una relazione.
Possiamo chiamare per nome Dio, colui che dà il nome a
tutto, che dal nulla ha chiamato tutte le cose e le ha fatte
esistere.
Chiamare per nome una persona significa che essa esiste per me
e io per lei: è l'esistere uno per l'altro.
Gesù
vuol dire 'Dio salva'.
Dio può
dunque essere nominato in ogni luogo di perdizione e di disperazione,
perché è Salvatore.
Nel Vangelo gli unici a chiamare Gesù per nome sono i
lebbrosi: "Entrando in un villaggio, gli vennero incontro
dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce,
dicendo: Gesù maestro, abbi pietà di noi!"
(17,12-13), il cieco: "Allora incominciò a gridare:
Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!"
(18,38) e il malfattore: "E aggiunse: Gesù, ricordati
di me quando entrerai nel tuo regno". (23,42)
E' una gioia anche per Dio essere chiamato per nome da colui
che ama, l'uomo.
22 Quando venne il tempo
della loro purificazione secondo la Legge di Mosé,
portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore,
23 come è scritto
nella Legge del Signore: 'ogni maschio primogenito sarà
sacro al Signore';
24 e per offrire in sacrificio
'una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la
Legge del Signore.
Portarono il
bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore: presentarlo a
Dio significa riconoscere pubblicamente che Dio era l'autentico
Padre e che viene da Lui il dono della vita e da Lui è
sostenuta e può giungere alla sua pienezza.
I due anziani, Simeone e Anna, riconobbero nel bambino il Salvatore
atteso perché erano invecchiati senza perdere la speranza
di vedere il Signore.
Nell'ascolto avevano conservato occhi e cuore svegli.
Vivere alla presenza di Dio, trasformare la nostalgia che abbiamo
di Lui in speranza di incontrarlo faciliterebbe il nostro riconoscerlo
nella persona che incontriamo, nel successo imprevisto che ci
capita o nell'insuccesso.
Identificare
Dio in questi eventi, avere la consolazione di trovarsi di fronte
a Dio diventa possibile con Maria.
Occorre imitare i suoi atteggiamenti e comportamenti: disponibilità
al progetto di Dio, ascolto della sua parola, riflessione nel
cuore su tutto ciò che ci accade, servizio a chi è
nel bisogno.
25 Ora a Gerusalemme c'era un uomo di
nome Simeone,
uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele;
26 lo Spirito Santo che era sopra di lui,
gli aveva preannunziato
che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia
del Signore.
27 Mosso dunque dallo
Spirito, si recò al tempio;
e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere
la Legge,
28 lo prese tra le braccia
e benedisse Dio:
29 "Ora lascia, o Signore, che il
tuo servo vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei
occhi hanno visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti
a tutti i popoli,
32 luce per illuminare
le genti e gloria del tuo popolo Israele".
33 Il padre e la madre
di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.
Simone (=Dio
ha ascoltato) è l'uomo che ascolta la Parola, attende
la venuta di Dio. Lo Spirito, da cui si lascia guidare, gli fa
riconoscere Dio in quel bambino e lo fa esplodere di gioia.
Ora che ha incontrato il Salvatore non ha più paura della
morte, anzi questo fatto, prima così drammatico, diventa
nostalgia di un ritorno: ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza.
Solo chi incontra Gesù salvatore può morire in
pace e di conseguenza vivere anche in pace, perché non
sente più la morte come una minaccia.
34 Simeone li benedisse
e parlò a Maria, sua madre:
"Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti
in Israele, segno di contraddizione
35 perché siano
svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà
l'anima".
Simeone dice
a Maria che una spada le trafiggerà l'anima: è
profetizzato il mistero della morte e risurrezione di Gesù,
che come spada attraverserà il cuore di Maria e di ogni
discepolo. Il rifiuto che soffrirà il figlio trafiggerà
l'anima di Maria. Maria vede il futuro cammino del Figlio: Dio
non è qualcuno di lontano e inaccessibile, ma un bambino,
un uomo, uno che soffre in mezzo agli uomini. I rapporti tra
gli uomini cambieranno: amatevi l'un l'altro perché il
Signore è un uomo tra di voi e in tutti i rapporti umani
vive qualcosa del Figlio di Dio.
Simeone rivela
a Maria che la missione affidatele da Dio non è compiuta:
d'ora in poi la sua missione è la missione del Figlio
e sarà una missione di sofferenza.
Maria, accettando questa missione, non solo svolge la sua opera
materna in rapporto al Figlio, ma anche per i credenti, per noi.
Acconsente che tra lei e il Figlio, si inseriscano tutti coloro
per i quali lui darà la vita.
Simeone informa
Maria sulla missione di Gesù perché ella possa
educarlo, come fa una Madre per suo figlio.
Maria non ha perso nulla della sua maternità divina quando
ha accolto le parole di Simeone. Lei ha intravisto che doveva
passare dal rapporto tra lei e suo figlio Gesù a un rapporto
con tutti i destinatari della missione di Gesù, che siamo
noi.
Maria ci educa
ad accogliere e a svolgere il compito che Dio ci ha affidato
e che è diverso per ciascuno di noi.
Don Bosco aveva ben compreso questa missione che Dio ha dato
a Maria ed è stato instancabile nell'orientare tutti,
specialmente i giovani, ad affidarsi a Maria.
Un esempio,
ce ne sarebbero a migliaia é il giovane Michele Magone.
Don Bosco un giorno dà a Michele un'immagine di Maria
con la scritta: "Venite, figli, ascoltatemi. Vi insegnerò
il timore di Dio". Per tutto il giorno queste parole gli
risuonano dentro, come un invito personale di Maria. Alla sera
Michele scrive a Don Bosco: "La Madonna mi ha fatto capire
cosa desidera da me: mi invita a farmi santo senza indugio".
Nell'ultimo mese di maggio della sua vita, l'anno 1858, sembra
che Michele non sappia più cosa fare per dimostrare a
Maria il suo amore. Cerca di tradurre questo amore nell'adempimento
perfetto di tutti i suoi doveri. E' il segreto della pedagogia
di Don Bosco: far sentire l'aiuto di Maria in ogni istante della
vita. "Quando ho da fare qualcosa - confida un giorno ad
un amico - invoco Maria e lei mi aiuta sempre".
36 C'era anche una profetessa, Anna, figlia
di Fanuèle, della tribù di Aser.
Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette
anni dal tempo in cui era ragazza,
37 era poi rimasta vedova
e ora aveva ottantaquattro anni.
Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno
con digiuni e preghiere.
38 Sopraggiunta in quel momento, si mise
anche lei a lodare Dio
e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Anna (=favore
di Dio) avanzata negli anni e vedova è figura di Israele
e di tutta l'umanità che ha perso lo sposo e vive nel
desiderio di vederlo, lo cerca e attende con digiuni e preghiere.
Lo incontra e loda il Signore.
Una relazione con Dio che non porta allo stupore e alla lode
non sana le nostre ferite.
39 Quando ebbero tutto compiuto secondo
la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città
di Nàzaret.
40 Il bambino cresceva
e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra
di lui.
Nazaret è
la quotidianità. Qui Gesù rimarrà trent'anni.
Niente di particolare, eccetto l'episodio dello smarrimento,
viene narrato, nulla trapela su Gesù, il Figlio di Dio.
Anche questa però è rivelazione: il silenzio, il
lavoro, obbedienza alla Parola dicono la grandezza della quotidianità,
delle piccole cose riempite di senso, parlano del mistero dell'assunzione
totale della nostra vita da parte di Dio.
ICONA: MADRE
DELLA TENEREZZA. LASCIARSI ABBRACCIARE
E Maria?
Maria si lascia avvolgere da questa comunione d'amore, da questo
tenero amore di Figlio. Maria si lascia plasmare il cuore, si
lascia irradiare.
Reclinando il capo sul Bambino, si abbandona tutta a questo suo
amore.
Maria si fa tutta accoglienza di questo amore: non lo stringe
fortemente e non in maniera possessiva come se fosse qualcosa
di suo, ma lo accoglie con delicatezza e rispetto, come qualcosa
di preziosissimo che non le appartiene e le è stato donato
gratuitamente, pronta a donarlo.
Tutta Maria è interamente in funzione del Figlio: sta
qui la vera verginità di Maria espressa nelle tre stelle
che ornano la sua fronte e le sue spalle.