Continuiamo
con Maria il nostro pellegrinaggio nella fede. Percorriamo il
Vangelo perché è lì che incontriamo Gesù
e sua Madre Maria.
La tappa di oggi è quella della nascita di Gesù.
Maria si trova davanti, come noi, a un Dio che si è fatto
piccolo.
Perché questa scelta? E' tanto l'amore, la simpatia di
Dio per l'uomo da volere condividere la nostra stessa condizione
di persone vulnerabili, indifese di fronte al dolore, alla fatica,
alla morte.
Vogliamo imparare da Maria, imitare il suo atteggiamento e comportamento
di fronte a questo grande mistero. Come si comporta, Lei, la
Madre del Signore?
1 In quei giorni un
decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento
di tutta la terra.
2 Questo primo censimento fu fatto quando
era governatore della Siria Quirinio.
3 Andavano tutti a farsi
registrare, ciascuno nella sua città.
Con Giuseppe,
suo sposo, obbedisce agli eventi della storia del suo tempo.
Il censimento, infatti, è voluto dai potenti: si tratta
di contare i sudditi per poterne disporre.
Eppure in questa storia, guidata da logiche di potere, di interesse,
di male avviene la salvezza. I progetti dei potenti non possono
fermare il progetto di Dio, anzi ne permettono il compimento:
Gesù, proprio per via del censimento, nasce a Betlemme,
come era stato annunciato dai Profeti.
4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide,
dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì
in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme,
5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta.
Maria continua
a sperimentare che "tutto è possibile a Dio".
6 Ora, mentre si trovavano
in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.
7 Diede alla luce il suo figlio primogenito,
lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia,
perché non c'era posto per loro nell'albergo.
Le fasce parlano
di cura, tenerezza, affetto e al tempo stesso raccontano di un
Dio che si fa bisognoso dell'uomo, un Dio che si affida alle
mani dell'uomo. Questo Dio giungerà fino a "consegnarsi"
nelle mani degli uomini, a lasciarsi crocifiggere senza mai più
tirarsi indietro per dirci fino all'ultimo quanto ci ama, quanto
siamo preziosi per Lui.
L'evangelista
Luca dipinge con molta cura questa scena della nascita. Cosa
vuole dirci?
Dobbiamo fare come Maria: contemplare questo fatto e rispondere
alla chiamata che racchiude: credere in quel Dio che si è
fatto carne, ossia debolezza, povertà, bisogno degli altri,
fiducia negli altri ... e specchiare il nostro volto in quel
volto. Contemplandolo, a poco a poco ne possiamo assumere i lineamenti.
I lineamenti di Gesù diventano quelli di Maria e del cristiano.
8 C'erano in quella regione alcuni pastori
che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge.
9 Un angelo del Signore si presentò
davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Essi furono presi da grande spavento,
10 ma l'angelo disse
loro: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che
sarà di tutto il popolo:
11 oggi vi è nato
nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo
Signore.
12 Questo per voi il segno: troverete
un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia".
15 Appena gli angeli si furono allontanati
per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: "Andiamo
fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci
ha fatto conoscere".
16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono
Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia.
I pastori,
povera gente, senza stima, appartenenti alla più bassa
categoria sociale. A loro viene dato l'annuncio. Dio si rivela
ai semplici "ha scelto ciò che nel mondo è
ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre
a nulla le cose che sono" dice Paolo ai Corinzi (1Cor 1,28).
I poveri sono la debolezza di Dio: sceglie loro perché
non si scandalizzano che il loro Dio sia un bambino.
Possiamo vedere in essi gli emarginati di oggi, coloro che non
hanno nessuna pretesa di poter contare agli occhi della gente.
Noi potremmo ritrovarci tra i ricchi, pieni di progetti, di necessità...
anche se buone.
Dio entra invece nella storia degli uomini dalla porta della
sconfitta: è l'emarginato per il quale non c'è
posto all'albergo, è un bimbo come tutti gli altri, patisce
il freddo, è deposto in una mangiatoia per animali.
17 E dopo averlo visto,
riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
18 Tutti quelli che udirono, si stupirono
delle cose che i pastori dicevano.
20 I pastori poi se ne
tornarono, glorificando e lodando Dio
per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto
loro.
I pastori credono
nell'annuncio e a loro volta lo trasmettono: da ascoltatori si
fanno annunciatori e il loro annuncio li porta alla preghiera:
lodano il Signore.
Tutto questo può avvenire oggi per ciascuno di noi.
Come Maria e i pastori siamo chiamati ad ascoltare, ad obbedire
nella fede alla Parola che ci viene rivolta.
Come credere
e crescere nella fede? E' il Signore che apre il cuore. Paolo
a Filippi rivolge la parola a delle donne, tra cui c'è
Lidia. Di lei gli Atti dicono "e il Signore le aprì
il cuore per aderire alle parole di Paolo" (At 16,14) e
sempre gli Atti riportano il fatto di Pietro, che parla alla
folla nel giorno di Pentecoste, e affermano "All'udir tutto
questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero che cosa dobbiamo
fare?" (At 2,37).
Credere è
possibile perché la Parola è già presente
nel nostro cuore, anche se sepolta. L'ascolto la risveglia, la
sentiamo in sintonia con la parte più profonda di noi
stessi. Occorre però accoglierla senza indugio e andare
dove ci conduce.
C'è
un atteggiamento da assumere, che è quello di Maria:
19 Maria, da parte sua,
serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Cosa significa?
Ogni avvenimento, ogni fatto, ogni incontro nella nostra vita
di ogni giorno contiene un mistero più profondo.
Occorre guardarlo con gli occhi del cuore. Non allontanarci da
quello che ci capita ma cercare il senso degli eventi che viviamo,
anche quelli interiori fatti di sentimenti, di emozioni di pensieri:
ci parlano di Dio.
In quello che ci capita c'è un richiamo, un desiderio
di Dio.
Ci dobbiamo chiedere come Maria: che significato ha? e poi confrontarlo
con la Parola, con gli altri fatti che viviamo. Giorno dopo giorno
ci fanno scoprire sempre un po' di più il mistero di amore
in cui siamo avvolti e allora non possiamo che gioire e lodare
come Maria, come i pastori.
La nostra chiamata
è ancora più grande: come Maria generare Gesù
nella concretezza della nostra vita, al centro di ogni evento
che ci capita. Come?
Trasformando in bene la nostra storia. Ritrovare il Bene nascosto
dietro ogni situazione e farlo emergere. Si tratta di vivere
non più nella violenza ma nell'amore, non più nella
rivalità ma nel perdono. Tutti siamo chiamati a diventare
la madre di Gesù, a farlo nascere nella nostra storia,
qualunque essa sia.
Ogni volta
che delle persone cercano di sconfiggere il male, nasce Dio,
proprio là dove la preoccupazione dell'altro ha preso
il posto dell'individualismo.
Nessuna situazione è così negativa da non permettere
questo miracolo. Se non fosse così, vorrebbe dire che
Dio sarebbe vinto dal male, che esisterebbe un dio più
forte dell'unico Signore. Ogni volta che scegliamo la verità,
il perdono, il servizio agli altri, lì nasce Dio.
Occorre vivere e dirigerci dal di dentro, guidati dallo Spirito
e non condizionati dall'esterno.
Abbiamo una
possibilità stupenda per vivere questa realtà:
l'Eucaristia.
Nell'Eucaristia adoriamo il Corpo di Cristo "nato da Maria
Vergine". Il Concilio Romano del 1079 afferma che il pane
e il vino dopo la consacrazione sono "il vero corpo di Cristo
che è nato dalla Vergine". Questo riferimento a Maria
ricorda che il Verbo incarnato nel suo seno è lo stesso
Pane di vita offerto in cibo ai fedeli.
Giovanni Paolo
II in Ecclesia de Eucharistia ( 55-56), afferma che c'è
un'analogia profonda tra il fiat pronunciato da Maria e l'amen
che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore.
A Maria fu chiesto di credere che Colui che avrebbe dato alla
luce era il Figlio di Dio, così a ognuno di noi viene
chiesto di credere che quello stesso Gesù, Figlio di Dio,
viene in noi sotto i segni del pane e del vino.
Se l'Eucarestia è mistero di fede da obbligarci al più
puro abbandono alla parola di Dio, nessuno come Maria può
esserci di sostegno e di guida in questo atteggiamento.
ICONA: MADRE
DELLA TENEREZZA
E' l'icona
più conosciuta nel mondo cristiano. Veniva dipinta nel
digiuno e nella preghiera. E' un bellissimo commento alle parole
che abbiamo ascoltato: Maria serbava tutte queste cose meditandole
nel suo cuore. Questa frase del Vangelo può essere riassunta
in una sola: contemplazione.
LA CONTEMPLAZIONE
E' UN ABBRACCIO
La contemplazione,
ci grida l'icona, è un abbraccio, è vivere di un
abbraccio, l'abbraccio il cielo dorato di Dio e Maria, l'umanità,
il quotidiano, la terra di ognuno di noi.
Il Figlio, in braccio a Maria, ha gli occhi puntati in alto verso
il Padre. E' un Dio, comunione d'amore, che viene a noi e ci
abbraccia. E viene a noi sotto le sembianze di un bambino, piccolo,
umile, disarmato: le sembianze di ogni autentico amore.
L'ABBRACCIO
E' DI DIO
Chi ha l'iniziativa
di questo abbraccio?
E' Dio, è Lui che ci abbraccia. E' lui che allunga con
passione amorosa la sua guancia verso Maria, trasmettendole il
suo splendore. E' Lui che con quella manina sinistra sproporzionatamente,
volutamente troppo lunga, avvolge tutto il collo di Maria stringendola
a sé con forza e con amore. E' Lui che poggia lievemente
la manina destra sul cuore di Maria per renderla capace di amare
del suo amore. E' Lui che sostiene la propria Madre come una
colonna.
L'abbraccio è anzitutto suo. E' lui che ci abbraccia.
E' di questo saperci e sentirci abbracciati che noi abbiamo bisogno
per amare noi stessi, per amare gli altri.