28
gennaio
IL
DONO DELL PIETÀ IN DON BOSCO
1. Introduzione
Il dono della "pietà",
è il dono che ci aiuta a considerare Dio come Padre. Credere
sul serio che Dio è padre e ci ama, dà forza, dà
pace, dà gioia. Rende vivibile la vita che, altrimenti,
in più di un caso sarebbe insopportabile. Il dono della
pietà porta a fidarci di Dio con lo stesso abbandono di
un bambino che si sente sicuro tra le braccia del papà,
anche quando è sospeso sull'abisso.
La pietà, non solo ci
aiuta ad onorare Dio come Padre, ma sorregge anche in noi la
volontà ad onorare tutto ciò che appartiene a Dio.
Carlo Carretto diceva: "Se Dio è mio Padre, conto
qualcosa e trovo in lui la mia vera dignità. Se è
mio padre, non continuerò a ripetere fino alla noia "Perché
perché
perché?", ma dirò invece
con realismo e fiducia: "Tu sai
Tu sai
Tu sai"".
2. Il dono
della "pietà" nella vita del cristiano
Per comprendere meglio questo
dono basta far riferimento al testo del Vangelo di Luca (3,21-22),
del racconto del battesimo del Signore.
Il testo presenta cinque fatti successivi:
* "Quando tutto il popolo fu battezzato
"
Giovanni Battista propone un gesto penitenziale pubblico, di
cui la gente capiva subito il significato: era necessaria la
penitenza.
* "Gesù, ricevuto anche lui
il battesimo
" Gesù stesso vuole farsi battezzare:
si lascia coinvolgere e s'immerge nell'acqua, nel desiderio di
esprimere la partecipazione all'ansia di purificazione del suo
popolo.
* "
stava in preghiera
"
nel vangelo di Luca, Gesù compare in pubblico per la prima
volta, come un uomo in preghiera, e la gente lo vede.
* "scese su di lui lo Spirito Santo,
in apparenza corporea, come di colomba
"
La colomba non è un uccello che vola molto ma che soprattutto
si posa; l'espressione allude ad un fenomeno visibile, che attira
l'attenzione e fa pensare allo Spirito che riposa in Gesù.
C'è dunque una venuta e una permanenza dello Spirito.
* "Tu sei il mio figlio prediletto,
in te mi sono compiaciuto."
Il Padre fa tre affermazioni
fondamentali: " tu sei mio figlio..." È la parola
rivelatrice di Gesù.
Intanto possiamo dire "Padre", in quanto qualcuno ha
detto prima su di noi: tu sei mio figlio, tu sei mia figlia.
Il "Padre nostro" è una preghiera in risposta
a Colui che ci chiama "figli". Questo è lo spirito
di pietà che è sostanzialmente la pietà
filiale presente in Gesù.
La seconda affermazione è l'aggiunta "prediletto"
un aggettivo che troviamo nel libro della Genesi quando Dio per
mettere alla prova Abramo, gli disse: "Prendi il tuo unico
figlio che ami Isacco" (22, 2)
La terza affermazione è: "In te mi sono compiaciuto".
Il richiamo biblico è Isaia 42.
Notiamo che il Padre si compiace in lui proprio in quell'atto
di profonda umiltà che Gesù sta vivendo perché
il battesimo era un gesto di penitenza. Mentre Gesù è
in stato di umiltà e di preghiera, il Padre lo proclama
Figlio.
Che cos'è
lo spirito della pietà o il dono della pietà?
Il dono della pietà
è il sentimento profondo di essere figli, è il
gusto intimo di chi chiama Dio "Padre".
La pietà è quindi alla base di ogni autentica devozione,
di ogni spiritualità, di ogni preghiera cristiana.
3. Don Bosco
e il dono della "pietà"
Dice san Tommaso: "Il
dono della pietà presta culto e onore non solo a Dio,
ma a tutti gli uomini in quanto appartengono a Dio, in quanto
sono figli dello stesso Padre".
La pietà spinge dunque
a dare e a darsi agli altri, è gioia di consolare, di
capire e di compatire fino in fondo.
In don Bosco la pietà è stata una forza educativa
importante. Aveva capito che la pietà era una forza per
avvicinare ogni giovane e ogni persona a Dio, fonte di ogni felicità.
Diceva: "Datevi
da giovani alla virtù, perché l'aspettare a darsi
a Dio in età avanzata è porsi in gravissimo pericolo
di andare eternamente perduti". E ancora: "La frequente
confessione e comunione, la messa quotidiana sono le colonne
che devono reggere un edificio educativo".
Già da ragazzo Giovannino
si serviva di tutto pur di condurre i suoi compagni a Gesù:
lo spirito di pietà animava anche la Società dell'Allegria.
È soprattutto dalla vita interiore di don Bosco che conosciamo
il livello alto di pietà. Sono abbondanti le testimonianze
su come pregava don Bosco, su come celebrava l'Eucaristia.
"Semplice
e pur incantevole era il suo raccoglimento nella preghiera. Immobile
e ritto sulla persona, le mani giunte posate sull'inginocchiatoio
o appoggiate al petto, la testa leggermente china, lo sguardo
fisso, il volto sorridente, non aveva nulla d'affettato; ma chi
lo vedeva, non poteva fare a meno di sentirsi stimolato a pregare
bene, scorgendogli riflesso in fronte lo splendore della fede
e dell'amor di Dio".
Nel celebrare la Messa era
così composto, raccolto, devoto, esatto, che il solo guardarlo
era edificante. Per il SS. Sacramento aveva un culto tenerissimo:
"Ogni giorno si portava ad adorarlo; e, malgrado l'età
avanzata e i mali da cui era travagliato, e sebbene per la straordinaria
gonfiezza delle gambe stentasse ad inginocchiarsi, si prostrava
sino a terra ad adorare; quindi si raccoglieva in orazione, e
il suo volto pareva allora quello di un serafino".
Ai suoi giovani
ripeteva: "Volete che il Signore vi faccia molte grazie?
Visitatelo sovente. Volete che ve ne faccia poche? Visitatelo
di rado".
Ai suoi salesiani chiedeva di celebrare con devozione la S. Messa.
E ciò avveniva. Un giorno il marchese Scarampi disse a
Monsignor Cagliero: "Io vengo tanto volentieri a sentir
messa nell'Oratorio, perché i preti giovani di don Bosco
dicono Messa da vecchi, mentre vedo che in qualche altro luogo
i preti vecchi dicono Messa da giovani, cioè frettolosamente".
Voleva che i suoi salesiani
si correggessero l'un l'altro se notavano delle imperfezioni
nel modo di celebrare, e anche lui voleva essere corretto. Sentite
questa simpatica testimonianza.
"Nel 1880 pregò il suo segretario don Berto ad indicargli
i difetti che avesse notato in lui. Quegli dovette obbedirgli
e gli disse: "Celebrando Messa, dopo il confesso invece
di nostrorum, dice talora vestrorum". Don Bosco ascoltava
col capo chino, poi sorridendo, insistette, e dopo, altro? "Inoltre
ho osservato che nel prendere le abluzioni del calice, le fa
gorgogliare per qualche istante in bocca prima d'inghiottirle,
come farebbe chi volesse risciacquarsela. Questo strepito si
ode da tutti quelli che le stanno intorno e a me fa una disgustosa
impressione; mi pare un difetto e siccome voglio molto bene a
don Bosco mi piacerebbe che lasciasse tali abitudini. Ora le
chiedo perdono, se ho parlato con troppa libertà"".
Anche ai giovani
insegnava la vera pietà nell'accostarsi all'eucaristia.
"Un giovanetto, servendo
la messa smozzicava le parole. Don Bosco ritornato in sacrestia
gli disse sottovoce: - Ma tu hai sempre troppo appetito! - Perché?
- Perché mangi perfino le parole della Messa. Il ragazzo
non rispose e lungo il giorno si esercitò a pronunciare
bene le parole. L'indomani fu chiamato nuovamente a servirgli
la messa. Finita che fu: - Ebbene - disse il giovane a don Bosco
- e l'appetito? - Diminuisce, diminuisce - rispose don Bosco".
Don Milanesio narrava: "Un altro giorno don Bosco avvisò
il servente di uno sbaglio da lui fatto nel servigli la Santa
Messa. Il giovane, che era vivacissimo e franco, gli rispose:
anche lei ha fatto uno sbaglio! - E gli disse quale. Forse per
inavvertenza, cosa rara però, aveva benedetta l'acqua
da mettersi nel calice. Don Bosco amorevolmente gli rispose:
- Che cosa vuoi? Siamo due s-ciapin (guastamestieri)".
Davvero nell'amare Gesù
eucaristico e nel farlo amare, si può dire che Don Bosco
spese tutta la sua vita.
"Ah, miei
cari, entrando in Chiesa fissate gli occhi nel tabernacolo, ove
sta Gesù Cristo. Benché non lo vediate Egli è
là! Ravvivate la vostra fede; pensate che qui abita Colui,
innanzi al quale tremano tutte le legioni degli Angeli e tutte
le schiere dei Santi stanno colla fronte a terra".
"Il Santo Tabernacolo, cioè Gesù Sacramentato,
è fonte di ogni benedizione e di ogni grazia".
Nella "pietà"
di don Bosco hanno pure un rilievo luminoso tre sentimenti affettuosi:
verso la Vergine Santissima, verso il Papa, verso le anime dei
miseri lontani da Dio. Quante sarebbero le testimonianze a questo
riguardo. Diciamo soltanto che questo zelo per le anime rende
veramente don Bosco grande e lo rende per tutti, i giovani soprattutto,
sorgente perenne di vita.
Le fondazioni stesse di don
Bosco sono la testimonianza chiara dell'intenzione di don Bosco
affinché le sue opere fossero luoghi di vera pietà:
"Pia Società Salesiana; Pia Unione dei Cooperatori".
La pietà è la base, l'alimento e l'energia quotidiana
alla multiforme attività rivolta alla maggior gloria di
Dio.
4. "Pietà
fervente"
Concludo con alcune battute
di don Albera, secondo successore di don Bosco, che scrisse una
lettera ai salesiani intitolata proprio "lo Spirito di pietà",
che sono di una attualità impressionante.
"Il Salesiano se non è
sodamente pio, non sarà mai atto all'ufficio dell'educatore.
Ma il miglior metodo per insegnare la pietà è quello
di darne l'esempio
la grande malattia di molti addetti
al servizio di Dio è l'agitazione e il troppo ardore con
cui si occupano delle cose esteriori. Quanto è difficile
trattenere nei giusti limiti la nostra attività! Adoperiamoci
perché la nostra pietà sia fervente. E chiamasi
fervore un desiderio ardente, una generosa volontà di
piacere a Dio in ogni cosa".
Ci conceda
il Signore uno spirito fervente e la calma per occuparci serenamente
e seriamente "delle cose del Padre nostro che è nei
cieli" (Lc 2,49).
D. CARLO M. ZANOTTI
SDB
VISITA Nr. 