27
gennaio
IL
DONO DEL TIMOR DI DIO IN DON BOSCO
1. Introduzione
Con il dono del "timor
di Dio" viene vissuto in profondità il mistero per
il quale Dio è Dio e noi siamo le sue creature; lui è
grande e noi siamo piccoli; lui è l'adorabile, l'immenso,
l'imperscrutabile Signore e noi siamo miserabili creature. Si
prende coscienza dell'abisso che c'è tra noi e Dio. Ma
tale coscienza, nello stesso tempo, è colmata dal dono
della pietà, che è intimamente legato al dono del
timor di Dio.
Il dono del
timor di Dio ci rende consapevoli della sua grandezza, della
sua dignità, della sua sovranità. Dio è
buono, ma è anche forte e potente. Riconoscere tutto questo
è frutto del dono del timor di Dio. Tutte le volte che
manchiamo di rispetto a Dio dimostriamo di non "temere"
chi è la somma e il fondamento dei valori stessi: Dio,
che è il Giusto, il Buono, il Vero, l'Amore
Don Bosco educava i suoi giovani
a questo santo timore. Diceva: "Ricordatevi, o giovani,
che noi siamo creati per amare e servire Dio nostro creatore
e che nulla ci gioverebbe tutta la scienza e tutte le ricchezza
del mondo, senza timor di Dio. Da questo santo timore dipende
ogni nostro bene temporale ed eterno".
2. Il dono
del timor di Dio nella vita cristiana
Nella Bibbia, soprattutto nei
salmi, sovente si ripete l'invocazione: "Beato l'uomo che
teme il Signore" (Sal 111). Interessante però è
il fatto che questo sentimento è sempre legato ad un altro
concetto tipicamente biblico: la gloria del Signore. Dio è
glorioso quando manifesta la sua maestà, la sua potenza,
nei suoi fatti miracolosi. Vedendo questi grandi segni, gli uomini
temono Dio.
Quando appare la gloria di
Dio, il popolo si rende conto che bisogna dare una grande importanza
all'esistenza di Dio, alle sue parole, a ciò che esige.
Quando uno acquista questa ferma convinzione, vive nel timore
di Dio. Perciò il timore di Dio ci libera dai timori inutili,
ci insegna a non temere gli uomini, gli elementi, perchè
Dio è il Dio forte, potente e misericordioso, accanto,
cioè, con il suo cuore, ad ogni "misero", ad
ogni "povero".
In Gesù risplende il "timore" nei confronti
di Dio, che è obbedienza assoluta alla volontà
del Padre e lo spinge a prostrarsi nell'orto degli Ulivi pregando
così: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà"
(Lc 22,42).
Gesù
insegna così che il timore di Dio è innanzitutto
adesione piena e fiduciosa alla volontà del Padre.
Nel Vangelo di Luca, dopo le beatitudini, Gesù scaglia
una serie di "guai" ai ricchi, ai sazi, alla gente
di successo, che non accolgono la Buona notizia, che non accolgono
l'iniziativa d'amore di Dio. (Lc 6, 24-26). Anche le città
di Corazin, Betsaida e Cafarnao sono oggetto di lamentazione
da parte di Gesù: egli sottolinea che non hanno ascoltato
la Parola, la grazia del vangelo, l'invito alla conversione che
lui è venuto a portare (Lc 10, 13-15).
Di fronte a Gerusalemme Gesù piange. Il peccato della
città è di non aver voluto riconoscere il tempo
della visita del Figlio di Dio, il Messia. (Lc 19, 41-44)
Anche nei confronti dei farisei
e degli scribi ipocriti, Gesù non condanna la loro incoerenza,
ma la resistenza all'azione salvifica di Gesù, di chiusura
di fronte alla sua parola. (Mt, 23,13-32)
Possiamo dire, in definitiva, che Gesù evidenzia con le
sue condanne (i "guai"), l'unico grande imperdonabile
peccato: quello contro lo Spirito Santo, il chiudere gli occhi
e gli orecchi alle manifestazioni della grazia, all'offerta di
perdono e di salvezza.
Il dono del timor di Dio è in sostanza questa capacità
di riconoscere la potenza e la grandezza di Dio e delle sue continue
"visite".
3. Don Bosco
e il dono del "timor di Dio"
Il dono del timor di Dio ci
fa sempre parlare di Dio con sobrietà, rispetto, con molta
umiltà ... talora si sente dire con troppa superficialità:
Dio è così, vuole questo, vuole quello
Come
puoi saperlo se è al di là di ogni comprensione
umana?
Dovremmo quindi parlare di Dio in sordina, con timore, con umiltà.
Per questo sarebbe importante, prima di ogni momento di preghiera,
sostare nel domandarci: Chi sto per incontrare? Che cosa mi accingo
a fare?
Quando si apre
la vita di don Bosco, noi siamo presi subito da un profondo senso
di umiltà e semplicità. È proprio il frutto
del timor di Dio, questa capacità di umiltà di
fronte alla grandezza di Dio. Una disciplina a cui don Bosco
si abitua fin da piccolo alla scuola di Mamma Margherita. Una
disciplina che educava al senso del peccato perché nessun
figlio può sopportare l'offesa del Padre e come fa ogni
sforzo per esprimere la sua devozione, così vuole che
tutti gli altri si comportino allo stesso modo. Questa forza
di combattimento ha la sua sorgente nel santo timor di Dio. Diceva
don Bosco: "Occorre far digiunare il demonio con non commettere
peccati!".
Il timor di Dio si manifestava
anche nel saper affrontare le situazioni più delicate
con la tranquilla sicurezza di chi si sa al riparo da ogni male,
perché portatore di Cristo.
È curioso
l'episodio
di Lanzo al tempo dell'inaugurazione della ferrovia, il 6 agosto
1876. Le autorità
avevano chiesto e ottenuto che il rinfresco fosse servito nel
Collegio Salesiano e don Bosco non si lasciò sfuggire
l'occasione per essere presente. Dopo il pranzo, sedendo sotto
i portici con vari chierici e sacerdoti, don Bosco diceva: "Credo
che da molto tempo quei ministri e deputati non sentivano più
tante prediche, quante ne hanno sentite a Lanzo!". Poi continuò
dicendo: "Per una parte sono anche povera gente, che non
sentono mai una parola detta col cuore o una verità in
modo da non inasprirli. Io li ho ricevuti cordialmente e ho detto
loro col cuore alla mano, quanto l'occasione mi portava a dire,
ed anche quelle verità che, senza offenderli, poteva dir
loro, le ho dette tutte, nel modo più schietto".
Un atteggiamento ispirato dal
dono del timor di Dio: nessuna paura, rispetto sincero e leale
per tutti, franchezza coraggiosa.
Un atteggiamento che rivela la grande umiltà di don Bosco.
Temere Dio e ricordarsi dei suoi comandamenti appartiene alla
radice dell'umiltà. In effetti chi descrive don Bosco,
lo descrive come un uomo mite e umile: "L'impressione che
egli mi faceva nel primo entrar in discorso, era si un uomo di
non grande elevatura, ma semplice e buono. La sua parola era
calma, istruttiva, edificante".
Più
volte fu sentito esclamare: "Don Bosco è povero,
ma Iddio può tutto. Cercate solo di non far peccati, e
chi provvede agli uccelli dell'aria, provvederà anche
a noi".
Il timor di Dio gli infondeva
una fiducia illimitata in colui che se dà il più,
dà anche il meno, quando si cerca anzitutto il suo regno
e l'affermazione della sua giustizia. Quando il cuore è
dilatato da questo sentimento di immensa fiducia, tutta l'anima
è protesa verso l'esatto compimento del proprio dovere.
4. "Vieni
padre dei poveri"
Il dono del timore di Dio lo
cogliamo nella esortazione di Paolo ai Filippesi.
"Attendete
alla vostra salvezza con timore e tremore. È Dio infatti
che suscita in voi il volere e l'operare secondo i suoi benevoli
disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché
siate irreprensibili e semplici
in mezzo ad una generazione
perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri
nel mondo" (Fil 2, 12-16).
È l'immagine affascinante di una comunità evangelica,
di quella comunità "alternativa", una comunità
che in una società competitiva, spesso litigiosa, pettegola,
maldicente, accusatoria, è obbediente, semplice, serena,
non impicciona, non pettegola.
Una comunità che, vivendo il dono del timore di Dio ha
uno stile di signorilità, di buon gusto, di povertà
reale e però non sciatta, uno stile di nobiltà
di parole, di tatto di cortesia, di buona educazione.
I vizi opposti
al timor di Dio, oltre al pettegolezzo, sono il cattivo gusto,
le male parole che sfuggono nei momenti di nervosismo, la mancanza
di umiltà, la spavalderia, la leggerezza e la tiepidezza.
Don Bosco ha creato delle comunità
"alternative" perché ha saputo "splendere
come astro nel mondo". Ci ottenga dal Signore lo stesso
"timore" che lo ha innalzato e illuminato, non di luce
propria, ma di quella di Gesù Cristo e di Dio unico, a
cui va onore, lode e gloria nei secoli dei secoli! Amen.
D. CARLO M. ZANOTTI
SDB
VISITA Nr. 